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Detestor - In the Circle of Time
( 2900 letture )
Affascinanti fin dallo splendido logo e con in dote un album meraviglioso di death tecnico, ultramelodico e spraffinamente intricato, i genovesi Detestor nel 1995 giungono alla ribalta con In the Circle of Time, portando il metal tricolore a competere con i giganti svedesi del filone, reso celebre da formazioni come At The Gates ed In Flames. Il debut del quintetto ligure, facente seguito ad un paio di demo, è un piccolo caposaldo della musica dura nazionale, una gemma con pochi competitori: la violenza e la potenza del death vengono maestosamente modellati e saggiamente messi al servizio di una tecnica eccellente, tesa a costituire trame mozzafiato, nelle quali si mescolano alla grande riff d'impatto, melodia armonica e devastante forza d'urto. Registrato senza sbavature e pubblicato dalla Dracma, il disco giunge a nove anni dalla formazione della band e, con tredici tracce che coprono quarantasei minuti di durata, assicura un ascolto longevo ed avvincente, moderno e freschissimo anche a distanza di diversi anni. I fasti aurei di questo potenziale astro internazionale, purtroppo, durano poco: in seguito a questa pubblicazione, l'act italiano sterzerà inspiegabilmente nello pseudo nu-metal che spruzza il disco successivo, Red Sand (1998), e dopo un EP rilasciato lo stesso anno sparisce dalle scene: una parabola singolare, iniziata suonando thrash nel corso degli eighties e successivamente transitata per due dei generi più popolari della decade successiva. Bisognerà attendere il 2011 per sentir parlare nuovamente dei Detestor: una reunion che metterà l'acquolina in bocca a chi era rimasto ammaliato dal suono prorompente di una realtà che avrebbe meritato di più.

Riff killer, sinistri e affilati, ritmiche martellanti capaci di variare dal velocissimo tupa-tupa a monolitici passaggi ultrapesanti, pezzi intricati che nascono da una vasta gamma di armonie e giri di chitarra, capaci di cucire assieme un numero elevato di sezioni, partiture e passaggi musicali diversi: la bravura dell'act nostrano sta nel proporre un death nel quale potenza e violenza restano sempre evidenti, nelle ritmiche come nel sound globale, ma innervato di melodie cristalline che conferiscono a In the Circle of Time un 'tiro' sempre efficace, accattivante, garanzia di headbanging incessante; proprio il vasto riffing genera un godimento assicurato, avvolto da una tetra melodia che resta un'elemento decisamente fondamentale e preponderante nel fluidificare i suoni e renderli nitidi, cristallini, armonici. Le radici della band, che poggiano nell'heavy tradizionale, emergono proprio nel coso di questi arrangiamenti squillanti, che mescolati alla potenza d'uno schiacciasassi e ad alcuni passaggi più soft e raffinati, donano al platter un valido e ampio spettro sonoro, maturo, articolato: può essere definito una sorta di techno-death, quello dei Detestor, con capatine copiose nel melodic death e persino qualche sparuta anticipazione di metalcore. Prevalentemente malinconici, ma capaci di sferzare anche nel rapido e convulso, i guitar solos melodici delle due asce, con scale vertiginose e intrecci scintillanti, completano uno stile che fomenta il delirio soprattutto quando si pesta sul pedale dell'acceleratore e alzare il volume diventa una mossa inevitabile, in un crescendo di devastazione sfrenata ed appagante. Inevitabile spendere qualche parole per il capitolo-vocals: il singer Jaiko, che si occupa anche delle tastiere, canta con un growling rozzo e grezzo, ma non perde il contatto con refrain catchy e memorizzabili. Il drumwork, compatto, glaciale, perfetto nella sua esecuzione, è un altro tassello basilare per l'esito positivissimo del disco e dei suoi pezzi trascinanti. Un puzzle magistrale di ritmi coinvolgenti, dunque, che prende e cattura, fa dimenare e non poco. Cambi di tempo, growling primitivo da delirio, riff al vetriolo, stop'n'go rendono l'opener Clear The World un'ottima anticipazione di ciò che l'album andrà a contenere: le emozionanti evoluzioni melodiche delle chitarre, i blastbeat e le linee vocali ancora brutali ma catchy di Life Goes, la pachidermica cupezza e le violente aperture di Alone, che irrompono come alito d'un vento nero a scuotere le nuvole nel cielo, mazzate telluriche di death labirintico e orgasmico, ma melodico il giusto, come perfettamente esplicato anche in un brano come E.S.P.

Non può mancare una strumentale sublime, Death inside, un caleidoscopio di riff, ritmiche, melodie suadenti e toccanti, ma anche di accelerazioni da torcicollo. I Have The Power è un brano che fa sfoggio, ancora una volta, di una prolungatissima sezione strumentale da sballo, riff a pioggia ed una serie impressionante di armonie squisite, sposate con una potenza tellurica ed un vocalism che qui si limita all'essenziale: bastano gli strumenti a riempire il suono di profondità e feeling. Le taglienti armonie sinistre e i massacranti blastbeat di Kill Me, le buone impressioni confermate nei brani finali e i bellissimi guitar solos di pezzi come Neurocircuit e della titletrack completano un disco stupendo, da avere a tutti i costi. Senza mai scadere nel commerciale, in un contesto storico nel quale il melodic death era ancora all'alba e privo di plagi e ripetitivi scimmiottamenti, i Detestor sferrano un colpo che dovrebbe far gola sia ai seguaci del genere perpetuato dalle band scandinave che a quelli del technical style sofisticato ascoltabile nella produzione d'alto rango di leggende come i Death. Nessun pezzo debole nella scaletta, zero distrazioni, un sound riconoscibilissimo e personale, un carroarmato da distruzione capace, all'occorrenza, di muoversi con delicatezza attraverso deliziosi fendenti melodici. Non si capisce perchè la carriera di questa band sia stata sotto le aspettative seminate da questa releases: le potenzialità esibite nel debut, infatti, meritavano ben oltre, e non sono in pochi ad auspicare un ritorno in grande stile dell'act genovese.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
56.94 su 38 voti [ VOTA]
Diego
Mercoledì 31 Luglio 2019, 1.49.37
5
Album mitico anche se non al livello del loro demo. Qualcuno oltre me ricorda la loro apparizione a rai due in un programma di Cecchi Paone dove si parlava di rock satanico? Li fecero suonare ma staccarono le immagini dopo pochi secondi...
Morlock
Domenica 30 Aprile 2017, 10.35.31
4
quanti ricordi .....grande disco che riascolto sempre volentieri!!!
Doomale
Mercoledì 17 Febbraio 2016, 23.42.44
3
Non sapevo che su metallized ci fosse la rece di questo gran bell'album!che sorpresa....Comunque...Comprai il cd appena uscito dopo aver letto la recensione su metal shock...Adesso e' tanto che non lo ascolto, ma mi e' sempre piaciuto un casino...Un buon album di "quasi" tecno Death melodico senza cali. Ottimi tutti i pezzi...domani lo rimetto su...Voto confermato
LAMBRUSCORE
Martedì 28 Giugno 2011, 22.09.49
2
io ho la versione originale in cd. valido.all'epoca, o pochi anni dopo, li ho visti live, belli carichi.
fabriziomagno
Lunedì 27 Giugno 2011, 21.22.02
1
che fico, c'ho la cassetta che ancora funziona! chissà se lo hanno ristampato su cd?!
INFORMAZIONI
1995
Dracma Records
Melodic Death
Tracklist
1. Intro - Clear the world
2. Life goes
3. Alone
4. E.S.P.
5. Death inside
6. I have the power
7. Kill me
8. Lord of gold
9. Silence
10. Neurocircuit
11. Well of madness
12. In the circle of time
13. Outro
Line Up
Jaiko (vocals and keyboards)
Paola (rhythm and lead guitars)
Niki (rhythm and lead guitars)
Ale (bass & backing vocals)
Rigel (drums)
 
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