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Loudness - The Birthday Eve
( 3829 letture )
Venerati alla stregua di divinità nel natìo Paese del Sol Levante, gli storici Loudness debuttano nel 1981 con un disco che mostra ancora tangibili segni di inesperienza, peraltro in lidi geograficamente poco avvezzi alla cultura e alla sonorità tipica dell'heavy metal. La storia ci tramanda un gruppo di poprock, i Lazy, costruiti a tavolino dai discografici con gli occhi a mandorla, che selezionarono i migliori virgulti del serbatoio musicale nazionale; dalle cenere di questa sorta di boyband, ben presto divenuta icona giovanile e attiva con una manciata di album di successo, nacquero i Loudness: desiderosi di omaggiare le sonorità con le quali erano cresciuti -Led Zeppelin, Deep Purple, Yes, Premiata Forneria Marconi- e affiatati dall'esperienza nei Lazy, i quattro giovani musicisti, armati di sana passione e reali competenze tecniche (associabili per lo più alla bravura del chitarrista Akira Takasaki), geograficamente agli antipodi dei grandi bacini tedeschi, inglesi ed americani, rilasciarono sotto Columbia Records The Birthday Eve (1981). Un debutto ancora acerbo, abbastanza fragile e ancorato al virtuosismo delle sei corde di Takasaki: facendo riferimento al celebre Van Halen, il chitarrista conferma la tradizione dei validi guitar hero partoriti nelle lande dei samurai, sempre abili a flirtare con lo shredding. La line-up viene ultimata dalla presenza del singer Minoru Niihara, del poco vistoso bassista Masayoshi Yamashita e dell'ordinato drummer Munetaka Higuchi.

Appena otto tracce compongono la tracklist di un full length che va a coprire quaranta minuti e mezzo di durata, rinchiuso da un artwork non certo spettacolare. Nonostante ancora privo di quella maturità e di quella competitività necessaria per poter essere considerato all'altezza delle grandi releases europee, il disco riscosse un buon successo nei patri confini ed è da molti considerato un inizio incoraggiante per un ensemble che, volenti o nolenti, farà la storia dell'heavy metal asiatico. Suono e riffing sono radicati nell'hard rock classico e nel progressive rock settantiano, e vanno a costituire un ibrido di pop, rock e metal dalla melodia allegrotta, semplice e diretta: l'album fa sentire esplicitamente tutto il peso dei propri anni, nello stile come nella produzione, nelle linee vocali orecchiabili e leggerissime, peraltro in lingua madre. La voce esile e acuta del singer, che a tratti evoca parvenze femminili, sarà l'ostacolo più ostico da superare nell'ascolto di questo album. Bisogna considerare che la modulazione vocale, per gli orientali, avviene in una maniera particolare, che la fa risultare lamentosa e nasale: ciò ha da sempre rappresentato una zavorra per tutte le band giapponesi, che oltrettutto incontravano ulteriori difficoltà nella pronuncia della lingua inglese; da qui la scelta di privilegiare la propria lingua, in testi nei quali venivano saltuariamente inserite parole inglesi, spesso senza nesso logico. Insomma, non siamo ancora al cospetto dello stile competitivo e vicino a quello occidentale -come diverrà in seguito- anche se è certamente affascinante assaporare ciò che l'heavy metal nipponico era nella sua forma ancora seminale. La struttura dei signoli pezzi è basilare e arricchita dal buon tasso qualitativo in fase solista, apportato dall'ascia Takasaki, vale a dire il vero elemento capace di fare la differenza nel computo globale del disco; sfornando brani -generalmente mid tempos, ma non solo- dinamici, ariosi e rockegianti, i quattro samurai confezionano un full length di discrete fattezze, privo di potenza e particolare heaviness e più orientato verso la melodia di band come i Dokken o i Ratt, sempre senza mai perdere qualche riferimento di connessione priestiana. Resta, tuttavia, l'idea di qualcosa di fortemente datato, un poprock non troppo profondo, con una voce -che oltretutto non è nemmeno la sintesi dell'eccellenza- troppo in primo piano rispetto al complesso strumentale. I musicisti danno l'idea di essere dei singoli assemblati assieme più che una vera e propria 'band', perchè l'amalgama e il collettivo avrebbero meritato cura maggiore. La trama dei singoli componimenti si fa a tratti più interessante, con rallentamenti e ripartenze di rito, ma in altre occasioni prevale l'idea di sezioni 'scucite' le une alle altre, pecca dovuta anche all'inesperienza e alla giovane età dei Nostri; il tipico virtuosismo chitarristico di Takasaki arricchisce il disco, altrimenti troppo effervescente ed evanescente per poter esser definito 'heavy metal': non fosse per i guitar solos, molte canzonette qui presenti non sarebbero assolutamente trascendentali. L'ascolto si conferma pertanto assai ostico, poco avvincente se vogliamo -a volte- e con pochi squilli degni di vera nota, rallentato non poco dalle vocals e da quei suoni di pronuncia che, a noi occidentali, potrebbero sembrare poco digeribili. La ricerca evocativa del singer e l'attitudine melodica dello stesso è destinata a dividere nettamente chi si fa ammaliare dalla lingua orientale e chi, invece, proprio non riesce ad assimilarla.

L'omonima Loudness, col suo riff gradevole e l'innocuo ritornello vocale, apre l'album, che si indirizza verso ritmi più veloci e scoppiettanti con il piccolo classico Sexy Woman: il trittico di brani iniziali, completato da Open Your Eyes, manifesta subito il tepore della sezione solista, anche se le vocals sono di livello non eccelso, come detto nel corso della recensione, e fanno quasi tenerezza per la loro semplicità e il flebile accento nipponico. Street Woman è più sinistra, ma ancora azzoppata dalle parti cantate, To Be Demon un lamento lento che cresce in coda ma risulta alquanto noioso. Il disco è chiuso da Rock Shock (More And More), veloce e dal tiro più dinamico, con trame di notevole bellezza nel guitar solo. Non è facile giudicare un album come questo, infarcito di inesperienza, suoni non eccellenti, linee vocali troppo lontane dalla nostra accezione di musica dura, ma che pur rappresenta il seme primigenio di una formazione che ha tentato da subito di tenere alta la bandiera dell'heavy metal in un Paese, il Giappone, molto attento e caldo nei confronti di tali sonorità. In ogni caso, probabilmente, The Birthday Eve non era ancora pronto a competere con i colossi di statura internazionale. Valutando il disco in sè, è possibile trovare qualche spunto positivo, da ricercarsi esplicitamente ed esclusivamente nell'operato della chitarra, per un complesso di songs non travolgenti, semplici e di valore circoscritto.



VOTO RECENSORE
62
VOTO LETTORI
46.68 su 32 voti [ VOTA]
Nick
Martedì 3 Ottobre 2017, 12.37.24
15
Disco ancora acerbo sia nella produzione che nella composizione delle canzoni. Faranno di meglio in futuro. Chi dice che questo sia acerbo come Iron Maiden mi sa che non ha mai ascoltato il disco.
The Nightcomer
Giovedì 8 Dicembre 2011, 11.57.14
14
Interessanti le considerazioni che fate su questo disco ed il dibattito che ne è seguito. A seconda dei punti di vista mi sento di condividere parte delle ragioni espresse da entrambi. Per quanto riguarda me, giudico positivamente questo album, basandomi per lo più sul fattore soggettivo/affettivo. Che un debutto possa essere un pò acerbo ci può stare, ma questo album mi pare ben inserito nel contesto dell'epoca, la quale vedeva uscire in Europa diversi lavori dalle strutture semplicIi (qualcuno direbbe minimaliste), a tutto favore dell'immediatezza. Per valutare The Birthday Eve, più che riferirmi ad esempi celebri come gli Iron Maiden (i quali erano sicuramente superiori per tecnica, strutture ed arrangiamenti a molti gruppi contemporanei), prenderei ad esempio altre bands della N.W.O.B.H.M. che allora si muovevano su coordinate simili a quelle dei Loudness, magari senza neanche poter vantare nell'organico un lead guitarist del calibro di Akira Takasaki.
embryo6
Venerdì 30 Settembre 2011, 11.36.56
13
Ciao Raven... magari avessi il tempo di tenervi costantemente d'occhio Non so se l'hai già ascoltato, ma mi piacerebbe leggere una tua recensione su Eve To Dawn.
Raven
Venerdì 30 Settembre 2011, 10.07.28
12
Quando scriviamo qualcosa dei Loudness embryo6 ci tiene d'occhio, ed in più -dopo qualche....incomprensione- abbiamo scritto una rece dei Fatima Hill
embryo6
Venerdì 30 Settembre 2011, 9.49.54
11
No, non è una battuta, mi riferisco al fatto che un po' di tempo fa avevo avuto uno scambio di opinioni "burrascoso" con Raven, ma alla fine ci eravamo chiariti ... se leggi la sua recensione dell'album Valhalla dei Fatima Hill spiega il curioso aneddoto A proposito, questo mese è uscito l'ultimo album dei Loudness (in occasione del loro 30° anniversario), si intitola Eve To Dawn, te ne consiglio l'ascolto perché è a mio avviso più ispirato dei precedenti lavori sfornati in questi ultimi anni.
the Thrasher
Giovedì 29 Settembre 2011, 20.48.57
10
inimicarti? è una battuta,la tua, però ne approfitto per dire che la discussione se civile è sempre piacevole, e anche se magari idee e opinioni sono diverse l'importante +è sempre rispettarle!
embryo6
Giovedì 29 Settembre 2011, 16.23.14
9
Figurati, alla fine leggere una recensione sui Loudness è sempre un piacere (se con voti più alti, ancora meglio )... e comunque non è affatto mia intenzione inimicarmi tutta la redazione del sito... leggi la recensione sui Fatima Hill per capire
the Thrasher
Mercoledì 28 Settembre 2011, 13.10.19
8
tranquillo embryo6, proverò ad ascoltare quanto mi hai suggerito! intanto grazie per l'attenzione e la partecipazione! hai inoltre ragione su quello che dici riguardo lo stile: per esempio i death, o i metallica fino a justice for all, i blind guardian o gli stessi judas priest fino al 1990 sono riusciti a sfornare album dallo stile inconfondibile ma differenti l'uno dall'altro, secondo me..
embryo6
Mercoledì 28 Settembre 2011, 12.12.25
7
Su quest'ultima cosa hai ragione, è impossibile accontentare tutti, ci saranno sempre delle critiche. Ma in fondo è proprio questa soggettività il bello della musica. Secondo me l'ideale sarebbe un gruppo capace di sperimentare e proporre sempre cose nuove, ma mantenendo allo stesso tempo un proprio "stile". E' una cosa molto difficile e in pochissimi, a mio avviso, sono riusciti a farlo per un lungo periodo di tempo. Tornando ai Loudness, è il mio gruppo preferito in assoluto in ambito metal, quindi perdona l'emotività della mia difesa Ti consiglio nuovamente l'ascolto degli Sly (band di Niihara e Higuchi dal 1994 al 1998), gli album solisti di Takasaki, e l'album solista "Free World" di Higuchi (R.I.P.), al quale hanno partecipato molti nomi noti del panorama musicale occidentale (Steve Vai, Ronnie James Dio, Terry Bozzio...): un classico esempio di come la musica sia un linguaggio internazionale e non conosca confini geografici.
the Thrasher
Martedì 27 Settembre 2011, 13.01.35
6
anche perchè poi se qualcuno ambia (e quindi non fa dischi tutti uguali, leggasi megadeth, metallica e compagnia) viene criticato tanto quanto quelli che mantengono il loro stile. mi chiedo cosa voglia la gente: mantenere uno stile non va bene (ma perchè allora tutti addossano questa colpa ai maiden e mai agli intoccabili motorhead, acdc e simili che , quelli si, sfornano album costituiti su un canovaccio speculare), cambiare stile neanche.. mah
the Thrasher
Martedì 27 Settembre 2011, 12.59.44
5
non metto in dubbio che l'ascolto dei loudness sia qualcosa di complesso in relazione alla grande diversità di culture -e, come dici tu, in questo rientra anche la prova vocale del singer- per cui la discussione resterà sempre aperta... sulla frecciatina non condivido per molteplici motivi: giudico iron maiden, number of the beast, master of puppets o reign in blood in funzione di quello che sono, non in relazione aagli album che quelle band hanno realizzato negli anni recenti. oltretutto è un falso storico che i maiden hanno sempre ripetuto le stesse cose, seventh son è più melodico e progressivo, no prayer più stradaiolo, i due con blaze cupi e sinistri, i dischi della reuonion strutturalmente più complessi e stratificati degli anni ottanta. è un luogo comune dire che i maiden fanno dischi tutti uguali, chi lo dice secondo me è fuori strada..
embryo6
Martedì 27 Settembre 2011, 11.07.21
4
@Trasher: ho fatto l'esempio degli Iron Maiden perché ho visto nel tuo profilo che è uno dei tuoi gruppi preferiti (ma la lista che potrei fare è molto lunga...), e ripeto, secondo me la title track "Iron Maiden" è esattamente allo stesso livello di "Loudness": un inno per introdurre il gruppo, senza pretese, orecchiabile e divertente. C'è anche da dire che non sempre una canzone "complessa" tecnicamente è sinonimo di qualità: a me ad esempio la maggior parte dei gruppi metal che sono solo capaci di fare canzoni tirate con la doppia cassa a manetta non mi dicono assolutamente nulla, e li trovo di una noia mortale. Mi diverte molto di più l'ascolto di un album come The Birthday Eve, con tutti i suoi limiti. Rimango convinto che per apprezzarne le parti vocali è necessaria una conoscenza perlomeno base della lingua giapponese, così come per la sezione strumentale bisognerebbe avere una certa conoscenza del panorama musicale nipponico anche fuori dall'ambito metal. Ovviamente questa non è certo la migliore prestazione di Niihara, che negli anni a venire sfornerà cose notevoli (mai sentiti gli Sly?), così come Takasaki dimostrerà tutta la sua vena creativa e voglia di sperimentazione, nel bene e nel male... mentre gli Iron Maiden a 30 anni di distanza continuano a fare esattamente le stesse cose... sarà forse per questo che il primo album ti sembra ancora "attuale"? (permettimi questa frecciatina )
the Thrasher
Lunedì 26 Settembre 2011, 21.14.13
3
@embryo6: ci saranno anche tante band giapponesi affermate, nel 2011, ma questo disco è del 1981 e l'ho ascoltato senza pregiudizi; i dischi d'esordio di band come gli iron maiden, che tu citi, non erano sempre così acerbi: o forse lo erano, ma soltanto in riferimento a quello che è stato dopo, ovvero il massimo della produizone metallica. reputo 'iron maiden' o 'kill'em all' dischi che giùà di per sè potevano essere definitivi e leggendari, questo non lo valuto altrettanto, ma non ho avuto alcun pregiudizio. iron maiden secondo me suona ancora fresco e attuale, questo invece molto datato.
embryo6
Lunedì 26 Settembre 2011, 17.00.04
2
Dare 62 a The Birthday Eve equivale ad una bestemmia... Acerbo sì, come tutti i primi album delle grandi band, del resto. Il primo album degli Iron Maiden non è forse acerbo? L'omonimo brano "Iron Maiden" non è forse una canzonetta innocua e che fa tenerezza, così come tu hai descritto "Loudness"? Il punto è che tutti i "difetti" e gli "ostacoli" che sono stati descritti nella recensione sono problemi soggettivi, tipici di un ascoltatore occidentale non avvezzo alla musica giapponese. Ad esempio, per un occidentale il cantato in giapponese può essere un difetto, mentre per me un pregio. Anche la parte musicale, che fonde l'heavy metal con sonorità più vicine alla musica giapponese, è per me un valore aggiunto. Street Woman azzoppata dalle parti cantate? Sigh... To Be Demon un lamento alquanto noioso? Argh... Alla fine si tratta di un problema culturale, c'è la tendenza (inconscia?) a considerare gli asiatici "inferiori" e non capaci di suonare musica originale allo stesso livello, o meglio, degli occidentali. Siamo nel 2011, un sacco di band giapponesi sono ormai conosciute e apprezzate in tutto il mondo, non potete continuare a scrivere recensioni parlando di "samurai" come se fossero dei dilettanti allo sbaraglio, dai!
Ares
Giovedì 23 Giugno 2011, 16.27.55
1
Un gran bel disco ancora acerbo ma bello
INFORMAZIONI
1981
Columbia Records
Heavy
Tracklist
1. Loudness
2. Sexy Woman
3. Open Your Eyes
4. Street Woman
5. To Be Demon
6. I'm On Fire
7. High Try
8. Rock Shock (More And More)
Line Up
Minoru Niihara (Voce)
Akira Takasaki (Chitarra)
Masayoshi Yamashita (Basso)
Munetaka Higuchi (Batteria)
 
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