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White Wizzard - White Wizzard EP
( 1438 letture )
Nell’heavy metal il ricambio generale è un problema di cui noi tutti dovremmo preoccuparci: cosa faremo quando tutti i mostri sacri del Metallo andranno in pensione e noi perderemo i punti di riferimento? Quest’anno, dopo 40 anni di carriera, i Judas Priest salutano (più o meno...) la musica che loro stessi hanno creato, l’anno prossimo a lasciarci saranno gli Iron Maiden? E di giovincelli che raccolgano l’eredità del più nobile e classico tra i generi metal ce ne sono davvero pochi. E allora ringraziamo tutti insieme i White Wizzard che ci danno un briciolo di speranza: proprio come gli Airbourne stanno agli AC/DC, i ragazzi di Los Angeles stanno ai Judas e ai Maiden! E il loro EP di debutto è un’opera di chiara ispirazione “classica”, dove le chitarre gemelle si intrecciano in possenti cavalcate e la sezione ritmica è sempre puntuale e ben definita per tutta la durata del disco. Purtroppo però non è tutto oro quello che luccica e molte volte ad un ascoltatore avvezzo ai grandi dell'HM non sfuggirà un citazionismo a volte davvero troppo marcato in certi pezzi.

A confermare quanto scritto sopra ci pensa fin da subito l’opener, High Speed GTO, molto maideniana nell’incidere e nella rullata inziale (qualcuno ha detto Be Quick Or Be Dead?) e che mostra interessanti cambi di tempo, linee vocali non banali e un’ottima prova al basso di Jon Leon (leader carismatico al basso, vi ricorda qualcosa?), davvero molto godibile. Tende di più all’hard rock la seguente Celestina, dove le melodie più basse e cadenzate non sembrano calzare al vocalist James-Paul Luna: in alcuni frangenti sembra di sentire un vecchio pezzo degli Oasis su una base più pesante, mentre quando alza il tiro nel finale sembra quasi che siano subentrati i Wolfmother! Si mantiene sullo stesso livello la successiva Into The Night, che si apre con un riff che ci riporta ai Queensryche dei tempi d’oro e il cui ritornello, per quanto articolato, non sembra davvero efficace, ma ancora una volta sono le influenze maideniane a salvare i nostri in March of the Skeletons, che ci riporta alle vette qualitative della opener, e in Megalodon, dove si segnala una prestazione di Luna davvero sopra le righe. Una menzione a parte merita Octane Gypsy, il pezzo migliore dell’album, che sembra davvero uscite dagli anni ’80, mentre è atipica rispetto al resto del platter la conclusiva Iraq Attack (poi ribattezzata Red Desert Skies), veloce e molto catchy e con un’interessante parte strumentale.

Insomma, troppe citazioni e poche ide, o nuova speranza per una Newer Wave Of British (anche se loro a dire il vero sono americani) Heavy Metal? Penso che tutti noi sappiamo bene che al giorno d’oggi nessuna band, né di grandi del passato né di nuove reclute, potrà mai dar luce ad un nuovo Iron Maiden o ad un secondo British Steel, e anche se lo facesse, sicuramente questi non avrebbero i caratteri innovativi che ebbero all’epoca nel creare, dai primi esperimenti di Led Zeppelin, Black Sabbath e Rainbow, un genere nuovo di musica: è chiaro che non possiamo aspettarci niente di innovativo da chi, oggi, si proponga di suonare del buon vecchio heavy metal classico. Facendo tutte queste considerazioni, il citazionismo passa in secondo piano, e i nostalgici che vogliono qualcosa di “nuovo” da ascoltare apprezzeranno gli sforzi degli White Wizzard, mentre a coloro che cercano idee nuove e diverse consiglio di spostare la propria attenzione su altri generi.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
69.29 su 51 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2008
Autoprodotto
Heavy
Tracklist
1. High Speed GTO
2. Celestina
3. Into the Night
4. March of the Skeletons
5. Megalodon
6. Octane Gypsy
7. Iraq Attack
Line Up
James-Paul Luna (Voce)
James J. LaRue (Chitarra)
Jon Leon (Basso, Chitarra)
Tyler Meahl (Batteria)
 
RECENSIONI
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