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Steve Vai - Real Illusions: Reflections
( 8404 letture )
Se c’è qualcosa di più difficile di definire Steve Vai come artista, è definire un suo album.
Lui è semplicemente Steve Vai: chitarrista immenso, personaggio eclettico ed eclatante, dotato di una fantasia compositiva che farebbe sinceramente invidia anche al Creatore. Un artista sopra le righe, fuori dagli schemi, e per questo difficile da decifrare. Ma l’arte, come ben sappiamo, a volte non è alla portata di tutti: l’arte si fa inseguire, chiede a colui che l’ammira uno sforzo che lo obblighi a salire al suo livello. L’arte va sudata, va guadagnata, perché solo così (poi) se ne riesce a percepire davvero la bellezza, l’emozione, la perfezione. E l’album in questione rientra proprio in questa categoria…
Lui è semplicemente Steve Vai: un funambolo della chitarra che riesce letteralmente a far vedere al pubblico le sue note, che mette a nudo la sua personalità eccentrica lasciando allo spettatore libero arbitrio sulle sue azioni. Sul palco stupisce, passa dalla magia al delirio, dal pacchiano all’eroico, dall’intimo al maestoso, dal normale (anche questa è stravaganza, in fondo) all’alieno. E l’italo-americano lega tutto questo a volte con palese noncuranza della sensibilità altrui, a volte invece con un tatto e una delicatezza inauditi. Si contorce, danza con le sue abilità tecniche, e le mette al completo servizio della sua espressività, in modo tale da non lasciarle né limiti né vincoli.
Insomma, un artista che ha dell’incredibile in qualsiasi cosa faccia. E questo album (il primo di una trilogia di concept) non ne rappresenta un’eccezione. Sveglia fin dall’inizio i timpani dell’incauto ascoltatore con una Building the Church tendenzialmente prog, caratterizzata da mistici (e come al solito impossibili ad ogni altro comune essere umano) fraseggi nei quali Steve si diverte talvolta anche a fare il verso alle tastiere. Nelle due successive, invece, la chitarra chiama a rapporto un vasto assortimento di effetti e distorsioni: prima la passionale e suadente Dying for Your Love, poi la ritmata e delirante Glorious. Successivamente, ci intrattiene con K’m-Pee-Du-Wee, un monologo sussurrato ad un passo dalla schizofrenia, scortato con discrezione da un basso pulito ed una batteria che sembra strizzare l’occhio all’alieno là davanti. Si arriva poi a Firewall, un estroverso funky che, con l’accompagnamento dei fiati e di una curiosa parte vocale, assume una profondità e una valenza nuove e senza dubbio particolari. Si tornano ad assaggiare le sonorità orientali in Freak Show Excess, uno scanzonato e folle miscuglio di rock, forse jazz e di qualcos’altro non meglio identificato, all’insegna (come dice il titolo) dell’eccesso. Dopo questo pugno estetico di suoni e melodie, l’orecchio si riposa ascoltando Lotus Feet, una malinconica poesia con un avvolgente seguito orchestrale, che subito dopo, senza preavviso di alcun genere, lascia il posto ad una… ehm… strana Yai Yai: chitarra canta! Tornano prepotenti gli effetti nella successiva Midway Creatures, spaziale e futuristica, per poi lasciare il posto (con un salto nel passato, dal punto di vista sonoro) a I’m Your Secret, in cui Steve riabbraccia la dolcezza e la melodia con una chitarra classica e una batteria anche in questo caso appena accennata: una composizione intensa e meditativa. Termina infine con Under It All, traccia conclusiva che nei suoi 8 minuti sembra voler simbolicamente riassumere le stravaganze e le esagerazioni di un album che, di elementi di questo genere, ne ha avuti ovunque e di gran qualità.
Come ricordavo all’inizio, questo disco è arte: serve coraggio, servono ascolti ripetuti, è una musica che richiede completa disponibilità al contagio. Si rischia l’afasia, si rischia d’affogare in questo mare di suoni, si rischia di perdersi in questo incantevole intreccio di melodie s-connesse e s-melodie connesse. Si rischia di…

...troppo tardi.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
34.63 su 41 voti [ VOTA]
M0RPHE01978
Mercoledì 27 Novembre 2013, 12.49.57
5
Album difficilissimo da assimilare ma questo è Steve Vai prendere o lasciare. Comunque per me molto meglio il successivo TSOL. 65
Mario
Venerdì 16 Agosto 2013, 19.52.23
4
Benson è l'unico che dice la verità su questa CIOFECA!
lorenzo
Venerdì 25 Luglio 2008, 11.49.31
3
lotus feet vale il disco
LittleItalianVirtuoso
Domenica 21 Gennaio 2007, 2.02.17
2
ahhhh...il mio steve,quanto è grande.Non essendo un disco eccezionale (cerca a mio parere note e armonie poco chiare sperimentando soluzioni poco orecchiabili) ,è comunque riuscito anche stavolta a farmi scendere una lacrima dall'emozione...Lotus Feet...che delizia..
Simone
Lunedì 18 Aprile 2005, 19.48.53
1
Steve Vai ?? Spumeggiante come al solito !! Grande Band, Grande Ritmo, Grande Album !! tempy@92
INFORMAZIONI
2005
Favored Nations
Rock
Tracklist
1. Building The Church
2. Dying For Your Love
3. Glorious
4. K'm-Pee-Du-Wee
5. Firewall
6. Freak Show Excess
7. Lotus Feet
8. Yai Yai
9. Midway Creatures
10. I'm Your Secret
11. Under It All
Line Up
Guitar, Vocals: Steve Vai
Bass, Vocals: Billy Sheehan
Guitar, Vocals and Keys: Tony MacAlpine
Guitar: Dave Weiner
Drums: Jeremy Colson
 
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