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Trollfest - En Kvest For Den Hellige Gral
( 3040 letture )
Com'è risaputo, i viaggi sono esperienze che possono cambiare le persone in maniera profonda. Dico questo perché sono appena tornato da un “cammino” molto importante, durante il quale ho avuto modo di riflettere su alcune questioni a me molto care, cercando di trovare una risposta a quesiti che fino ad allora non ne avevano e che, infine, sono arrivate come un fulmine a ciel sereno. Tuttavia, il cambiamento non sempre implica un miglioramento delle condizioni, e spesso si rimane “delusi” quando un parente o amico torna dal suddetto viaggio (anche spirituale) profondamente cambiato e stravolto.

I Trollfest devono essere stati particolarmente colpiti dalle loro escursioni nei territori dell'Est, ed è facile accorgersene: già con la precedente release, Villanden, avevamo assistito a una brusca virata verso melodie dal sapore gitano, che andavano ad affiancare quelle classicamente folk del nord Europa; ora però, giunti al traguardo del quarto album, rispondente al nome En Kvest For Den Hellige Gral, i nuovi elementi hanno preso la quasi totalità della scena, lasciandoci intuire il desiderio della band di proseguire in quella direzione. Detto della volontà dell’act norvegese di sperimentare apportando importanti novità nel sound, non è però facile accettare completamente (e giustificare) il desiderio dei Trollfest di non ripetersi.

Mia nonna era solita dire chi ben comincia è a metà dell’opera, ma, mi dispiace molto per lei, non sempre questa massima può essere presa come verità. Se così fosse, avremmo incoronato il disco in esame come capolavoro della band, perché l'opener Die Verdammte Hungersnot ha tutto ciò che viene richiesto ad una grande canzone per essere tale: ritmi thrash si sposano alla perfezione con gli inserti folkloristici, creando un connubio capace di far scuotere la testa per l'intera durata della composizione. L'impatto è notevole, al punto da lasciare sconcertati e intontiti, anche se dopo un po' ci si abitua alla nuova veste dei Nostri. Purtroppo la foga scema col passare dei minuti, e la formula del primo brano viene riutilizzata troppo spesso, a volte con risultati buoni, come nella successiva Karve, dotata di un bel ritornello, oppure l'altrettanto interessante Gjetord, che colpisce per una melodia molto riuscita ed orecchiabile, mentre altre volte i risultati sono altalenanti e a tratti noiosi.
La seconda parte del disco presenta episodi abbastanza surclassabili, non tanto per l'effettiva mancanza di qualità nelle melodie o nei ritmi, quanto per la loro posizione sfortunata nella tracklist: come già detto, la ripetitività del lavoro rende complicato l'ascolto continuato, al punto che arrivare alla fine dei quarantacinque minuti senza mollare uno o più sbadigli è veramente un'impresa degna di lode. Non tutto il male vien per nuocere, però: in mezzo a questo agglomerato di omologazione, c'è una traccia interamente acustica, la bellissima Der Südenbock Gegalte, che risalta in maniera positiva in mezzo al resto della produzione. Nell’introduzione della canzone, le melodie lasciano intravedere una certa rimembranza celtica, unico insignificante rimasuglio della musica composta in passato dalla band, per poi lanciarsi di nuovo nell'ormai consueto ballo gitano di facile presa composto da ritmi veloci e festaioli.

La prova di tutti i musicisti è abbastanza buona, merita però un plauso a parte il batterista Trollbank, autore di un lavoro energetico e preciso, capace di risultare abbastanza vario nonostante la furia cieca della quale si fa portatore. Complimenti davvero.
La produzione è nella norma: si sente un irrobustimento nel suono delle chitarre e la batterie è forse un po’ troppo secca e ritoccata, inficiando in parte quanto di buono detto sopra.

Non mi sento di bocciare quest'ultima fatica della band di Oslo, anche se l'amaro in bocca ha un sapore purtroppo forte e difficile da mandar via. Mi spiace constatare come la nobilissima voglia di evolversi che ha investito i Trollfest nell'ultimo periodo non abbia dato i frutti che, visto il pregevole livello dei precedenti dischi, era lecito attendersi: le buone idee sicuramente ci sono, le belle canzoni pure, mentre dovrebbero lavorare maggiormente sulla varietà e meno sulla quantità: mi mangio le mani pensando a quello che sarebbe potuto essere questo En Kvest For Der Hellige Graal se solo i Nostri si fossero sforzati di più in fase di songwriting.
Rimandati alla prossima prova in studio, in modo da capire se si è trattato di uno scivolone, in attesa della maturazione definitiva, oppure se il prologo della caduta.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
71.47 su 38 voti [ VOTA]
VIKING2000
Venerdì 2 Maggio 2014, 19.49.04
5
A me personalmente non hanno mai detto nulla... Non mi sono mai piaciuti;men che meno questo album... Poi ovviamente i gusti sono gusti. Voto:50
Celtic Warrior
Domenica 27 Gennaio 2013, 16.12.50
4
Delirio! di album , consigliato ...dopo avere bevuto un paio di litri di birra o vino in compagnia.....
Hook In Mouth
Sabato 25 Febbraio 2012, 18.02.32
3
per me i trollfest già con villanden e poi con questo hanno creato un loro stile, lasciando indietro le loro influenze "fintrolliane" troppo evidenti. a me piace molto la nuova direzione intrapresa
alzailcorno93
Giovedì 7 Luglio 2011, 14.19.02
2
mi sà che non riusciranno più a fare un album bello come i primi...comunque non mi dispiace neanche questo die verdammte hungersnot da proprio la carica!!
PadreMaronno
Martedì 5 Luglio 2011, 1.09.16
1
Trollfest? la mia festa?
INFORMAZIONI
2011
Noise Art
Folk
Tracklist
1. Die Verdammte Hungersnot
2. Karve
3. Die Berüchtiges Bande
4. Gjetord
5. Der Südenbock Gegalte
6. Korstog
7. Undermålere
8. Jevnes med Jorden
9. En Gammel Trollsti
10. Epilog (bonus track)
Line Up
Trollmannen – voce
Manskow – accordion, banjo
Per Spelemann – chitarra
Psychotroll – basso
Trollbank – batteria
Mr. Seidel – chitarra
Drekkadag – sax
 
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