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August Burns Red - Leveler
( 3772 letture )
Fossero tutti come gli August Burns Red, il metalcore procederebbe ancora a vele spiegate.

Del metalcore si è detto tutto. Forte di una propulsione innovativa che ne ha caratterizzato i primi anni di vita, questo genere negli anni ha subito -ma anche cavalcato- un inflazionismo che ultimamente lo ha relegato a bersaglio di critiche feroci ben oltre il dileggio. Gran parte delle band che hanno seguito il trend stanno pagando tali scelte in termini di popolarità, vedendosi abbandonate ad una decrescita nell’audience. I liberi utenti di musica hanno il diritto di scegliere liberamente dove orientarsi, in particolar modo quando uno stile degenera in marketing, e non a caso la stessa espressione metalcore è ormai fautrice di sbadigli o peggio, d’indifferenza. E’ pur vero che del buono c’è ancora e sarebbe disonesto non sottolinearlo partecipando ad una denigrazione generalizzata. Per questo è necessario segnalare chi ancora riesce a ricavare prodotti degni: Leveler è uno di questi.

Gli August Burns Red - dalla Pennsylvania, USA - sono nati nel pieno fomento di quello stile che andava crescendo e da allora sono stati sempre concordi con le proprie scelte stilistiche. Metalcore si diceva, ma per tali ragazzi non si tratta della fetta più ipocrita ed ossequiosa ad interessi materiali, ma di quella stretta frangia di gruppi che in tale genere hanno creduto e tutt’ora credono davvero. I nostri non hanno intenzione di appiattirsi a melodie zuccherose o a refrain strappalacrime piuttosto si sforzano di curare i propri prodotti, raffinandoli dal superfluo.

Il mood che segna Leveler è come una linea che lega da una parte al post/core meno ostico, e dall’altra all’estremo che fa rima con “core”. Difficilmente catalogabili, gli August Burns Red vanno difatti oltre quanto li si dovrebbe definire con un ascolto sommario e -potenzialmente- potrebbero accontentare una fetta di pubblico davvero ampia.
L’album inizia con l’impatto di Empire, la quale se è sorretta da fraseggi heavy, ha una portata che va al di là del banale, e spinge oltre un ritornello forse troppo ragionato. Come inizio non è male, ma si può far meglio. Non a caso con Internal Cannon e poi con Divisions aumenta l’uso del break ed il sound ne risulta modulato ed incarognito. Pangea si segnala addirittura per l’arrivo dei blast beats, eseguiti con notevole perizia, i quali innalzano l’asticella del furore. Carpe Diem traccia il cammino inverso, ed i suoni raccontano di un’ introversione, di un percorso intimo, sofferto, per niente banale. E’ con questi passaggi che gli August Burns Red si caratterizzano per quel qualcosa che travalica il genere di riferimento, che non strizza l’occhio alla melodia, ma si preoccupa della qualità del racconto, qualunque sia il finale destinatogli. Non poco frequenti sono gli estremi toccati dalla band, ed anche se è vero che di tanto in tanto si assiste alla tipica cavalcata metalcore, è altrettanto giusto osservare come il gruppo riesca a divagare frequentemente andando a sfiorare tutt’altro, elevando una proposta e caratterizzandola con costanza fino all’ultima traccia.

Leveler si segnala per una produzione perfetta e non pompata oltremodo, che dona caratteristiche ulteriori che non lo relegano a prodotto-copia di tanti altri, ma ne esaltano il climax. I musicisti all’opera dimostrano ad ogni passaggio la dovizia e le qualità tecniche necessarie. Il cantante è sempre a suo agio, palesando doti al di sopra della media. Raramente le divagazioni melodiche prendono il sopravvento -mai con la voce- e quando il refrain compare nel songwriting non sembra figlio di un’operazione interessata. Al di là dei gusti e delle opinioni personali, se c’è una caratteristica che dipinge gli August Burns Red, è il disinteresse totale per la piega che ha preso il metalcore nell’ultimo lustro; non a caso tali ragazzi hanno fatto parte di un tour con Lamb Of God, Job For A Cowboy e Between The Buried And Me: mica pizza, ritornelli e fichi.

La sensazione che si ha per l’intero ascolto è quindi quella di cinque ragazzi che continuano semplicemente a realizzare ciò che gli piace, e lo fanno bene, bisogna ammetterlo.
Leveler è un disco consigliato a chi apprezza la genuinità dei primi Killswitch Engage ed in generale per coloro che dividono la musica per qualità e non per categorie contrapposte.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
50.65 su 40 voti [ VOTA]
Eric
Venerdì 15 Luglio 2011, 14.54.54
5
Ultimamente, dopo esser passato più o meno da ogni genere di metal, mi sono abbastanza avvicinato anche a questo stile...purtroppo è ricco di band indistinguibili l'una dall'altra, e ormai povero di idee...ma ci sono anche gruppi che meritano davvero tanto, maturi e influenzati da molti altri stili, come gli August appunto...oppure protest the hero, between the buried and me, Born of osiris...
Flag Of Hate
Giovedì 7 Luglio 2011, 21.36.52
4
Non ci siamo. Ad ogni disco Metalcore che ascolto mi convinco sempre di più dell'assoluta & totale inutilità di questo genere. L'unica cosa interessante è la stupida storiella sull'origine del nome "August burns Red", vi invito a leggerla su Wikipedia se volete farvi due risate....
Giaxomo
Giovedì 7 Luglio 2011, 5.07.03
3
Chi ha dato quei voti? Poveri tvue del cazzo.
ROSSMETAL65
Martedì 5 Luglio 2011, 15.04.20
2
Giusta e centrata la recensione di Alex per un gruppo che non fa gridare al miracolo,ma si disimpegna sempre con un buon gusto nelle composizioni e,ovviamente,una buona tecnica di base.Tra i migliiori del saturo settore metalcore.
EdoCFH
Martedì 5 Luglio 2011, 10.39.17
1
ascoltato già diverse volte,è un lavoro veramente ben scritto,degno di una maturità musicale che nel metalcore si sente ancora troppo poco
INFORMAZIONI
2011
Solid State Records
Metal Core
Tracklist
01. Empire
02. Internal Cannon
03. Divisions
04. Cutting the Ties
05. Pangaea
06. Carpe Diem
07. 740 Nights
08. Salt & Light
09. Poor Millionaire
10. 1/16/2011
11. Boys of Fall
12. Leveler
Line Up
Jake Luhrs - Vocal
JB Brubaker - Guitar
Brent Rambler - Guitar
Dustin Davidson - Bass
Matt Greiner - Drums
 
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