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Dimmz - Still Human?
( 1534 letture )
Copertina gotica ed assolutamente fuorviante per questo gruppo di baldi ragazzi svedesi dediti al più classico e sfruttato heavy muscolare a metà strada tra hard e sprazzi quasi thrash. Un filone che rimanda direttamente agli anni '80 (qualcuno ha detto Grave Digger o Strana Officina?), che rifiuta, scalciando, di andare in soffitta in mezzo alle cose polverose di cui conserviamo un vago e sepolto ricordo. Purtroppo, non ci troviamo davvero di fronte ad uno di quei dischi memorabili per cui valga la pena scomodare il ricordo di precedenti e grandi act. La verità è che arrivati in fondo all'ascolto ci si domanda quasi come un gruppo del genere, con un monicker del genere -Dimmz-, possa aver convinto qualcuno, comodamente seduto dietro ad una scrivania statunitense, ad investire tempo e denaro per mettere questo Still Human? sul mercato. Il gruppo suona benino, da sufficienza risicata più che altro la sezione ritmica, in realtà, e propone le sue nove canzoni per un totale di trentasei minuti che vanno via senza lode e con qualche infamia. Spento lo stereo, si avverte immediatamente il disperato bisogno di ascoltare qualcosa di veramente valido, giusto per recuperare un po' il tempo a loro dedicato. Riascoltando il disco due o tre volte, qualcosa in più emerge, difetti compresi e può anche succedere che un approccio così naive e demodè, possa convincere un ascoltatore nostalgico e di bocca buona a concedere loro il beneficio del dubbio. Non più di questo però.

I Dimmz battono una strada ormai talmente percorsa che il minimo che ci si possa aspettare è che lo facciano perlomeno in maniera convinta. Ed ecco il risultato: tatuaggi, jeans, scarpe da ginnastica, l'aria di chi cerca disperatamente di apparire convincente tra una birra e l'altra. Purtroppo per loro, dev'essere anche la musica a parlare e qua arrivano le dolenti note. La band, infatti, manca proprio di quello spessore che differenzia dei bravi e volenterosi ragazzi da un gruppo di musicisti che ha qualcosa da proporre. I riff sono tutti strasentiti, le linee melodiche deficitarie e scoraggianti, incapaci di recitare un ruolo che non sia di pura presenza, risultando anzi spesso quasi fastidiose, rispetto ad una musica banale ma per lo meno sicura. Qualcosa in più lo si sente in Addiction, una scheggia grezza rivestita di power-thrash ottantiano, in Time e nella conclusiva As We Die. Ma sono sprazzi in un mare di grigiore, assolutamente non valorizzati dalla voce di Sonny Andersson. Proprio quest'ultimo, oltre alle linee melodiche ed all'assoluta vacuità della chitarra solista, rappresenta il limite più grande di questo dischetto. E' heavy metal, ci mancherebbe, ed un po' di grezzume non guasta mai. Ma qua ci sono carenze palesi, inadeguatezze che sembrano incolmabili, come dimostra la ballad Another One (peraltro un semiplagio di Fade To Black) nella quale la voce viene mixata ad un livello bassissimo che non riesce a nascondere un rantolo svociato e stonato. Un limite confermato, per assurdo, dalla presenza della guest Erika Jansson in Bye Bye Baby, la quale, con una prestazione di medio/buon livello, cancella il povero Sonny, anche qua relegato in un disturbante sottofondo gracchiante. Gli assoli dello spiantatissimo Andreas Eriksson non riescono mai ad emergere, se non nella loro bovina scolasticità in Scars ed in Time. Il meglio di sé la band riesce a darlo in qualche passaggio strumentale leggermente più elaborato e quando si abbandona alla velocità sopperendo alle proprie carenze con i muscoli. Anche sotto questo aspetto, comunque, non c'è da gridare al miracolo. Per il resto, banale mediocrità.

Non resta in realtà molto altro da aggiungere, se non consigliare ai Dimmz di considerare l'ipotesi di prendere un vero cantante, uno vero chitarrista solista e di elaborare linee melodiche che abbiano una profondità un po' maggiore di quelle proposte in questo Still Human?. Anche volendo non riesco a trovare un solo motivo per spingervi all'ascolto di questo disco, nemmeno fosse per l'orrenda bruttura. Perché anche la bruttezza ha un suo fascino, ma qua non c'è ombra neanche di quello. Solo odore di inutilità. Bye Bye Baby.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
22.5 su 16 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2011
Sliptrick Records
Heavy
Tracklist
1. Sweet Dreams
2. Roll the Dice
3. Addiction
4. Bye Bye Baby
5. My Guitar
6. Scars
7. Another One
8. Time
9. As We Die
Line Up
Sonny Andersson (Voce, Chitarra)
Andreas Eriksson (Chitarra)
Jens Akesson (Basso)
Andreas Karlsson (Batteria)
 
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