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Blackmore`s Night - Ghost of a Rose
( 3164 letture )
Il quarto album in studio dei Blackmore's Night si offre all'orecchio come un viaggio: stavolta non si tratta solo di un percorso tra villaggi e castelli medioevali, ma di un continuo passaggio tra melodie lente e veloci, tra movimento e stasi, e tra il passato ed il presente. L'originalità condivide lo spazio con molte cover di artisti contemporanei e non, per un album che cerca di mantenere la peculiarità del "Reinassance Rock" con anche una serie di passaggi utili e adatti. "Adatti" perché ogni brano dell'album ha un riferimento -reale o accennato- all'idea di un fantasma.

La scena si apre con Way to Mandalay, che sin dai suoni iniziali sprigiona il fascino di una Gerusalemme o di un Oriente medioevali. Viene offerto all'ascoltatore un primo assaggio di quel viaggio ritmato e, seppur con un struttura semplice, l'attenzione è catturata vorticosamente. Soprattutto la musica traccia i contorni di questo primo luogo evanescente e lontano dal tempo (Mandalay), anche perché la voce di Candice, benché sia piuttosto armoniosa, non fa particolari sforzi. In questo pezzo, come anche in altri, suoni più raffinati sembrano messi a disposizione della cantante per supportare la sua interpretazione; fortunatamente è una situazione destinata a cambiare perché negli album successivi le abilità canore miglioreranno grandemente. A dispetto del suo titolo oscuro 3 Black Crows è già un primo punto di ristoro per l'orecchio del viaggiatore dell'album; il brano è una piccola ballata rustica tenuta dalla cornamusa di Ritchie Blackmore, "the official minstrel", che offre quattro minuti di dolcezza e delicato trasporto nel passato. Si prosegue verso tempi più moderni con Diamonds and Rust, un pezzo dall'intento scuro, forte e malinconico nel quale la voce si abbassa e la chitarra si incupisce, mantenendo il loro marchio inconfondibile che è comunque la melodiosità. Si tratta della cover di uno dei più celebri brani di Joan Baez, cantante statunitense di musica folk, la cui versione contava solo la chitarra. L'aggiunta di altri strumenti da parte dei Blackmore's Night rende invece il brano confuso e affrettato e non riesce a ricreare lo stesso effetto malinconico e fiero che vive nella versione originale. Un pezzo insolito e straordinario è l'insospettabile Cartouche: con un inizio ritmato di percussioni e tamburello, comincia a salire un'atmosfera misteriosa le cui sonorità ricordano tanto l'Oriente quanto addirittura la tradizione gitana ed ebraica. Nel ritornello il sussurro della parola "cartouche" segna l'inizio di un innalzamento musicale dato anche dalla moltiplicazione degli strumenti e persino una simile voce di seta tira fuori la grinta ed il temperamento di donna che predice il futuro; il brano allora si apre e si rivela per quello che è: un incantesimo sensuale in cui la mente è trascinata in un vortice il cui centro è proprio quella parola (scelta un po' tradizionale quella della modulazione alla fine).
Il pezzo "nel castello" naturalmente non manca e si intitola Queen For A Day (Part One), lamento romantico della principessa rinascimentale che prende vita nell'interpretazione di Candice Night. Tuttavia, il fatto che lei ci creda non significa necessariamente che ci riesca ed il brano cade in un banale ondeggiato ammantato di melassa; forse nel tentativo di riportarla in su, viene creata una seconda parte, strumentale con violino, chitarra e battito di mani, della serie "svegliamo l'ascoltatore che si era addormentato alla traccia precedente". Parlando del brano che dà il titolo all'album, Ghost Of A Rose (che si trova al centro esatto della tracklist, un po' come un punto di arrivo intermedio) si può definire come il pezzo lento e ballato dell'album: un andamento di valzer con note di violoncello che diventa però incisivo nel tema centrale. Anche questo brano ha per protagonista una fanciulla, ma la sua complessità armonica lo rende gustabile e non lento, appassionato e non mieloso. Sembra quasi di fare "conoscenza" con quelli che sono i personaggi che si incontrano lungo il percorso. Un'altra conoscenza si fa in Loreley: benché questo nome si riferisca ad uno sperone roccioso sul fiume Reno, la leggenda vuole che prima esso fosse il nome di una ninfa che con il suo canto ammaliava i naviganti per trarli in inganno e affogarli. Stavolta Candice non interpreta la protagonista ma la narratrice, riuscendo a tracciare un vivace ritratto di un personaggio ammaliante e pericoloso, ma allo stesso tempo solo ed incompreso. La musica è allegra e carica di atmosfera folk anche se non manca tuttavia quel coinvolgimento onirico che ricorda al viaggiatore di trovarsi in una dimensione fuori dal tempo. Un ritorno alla modernità, con la cover dei Jethro Tull, Rainbow Blues, per la quale c'é solo una definizione: completamente fuori luogo. Invece un brano che nonostante la ripetitività del testo merita un buon ascolto è All For One: con un inizio di Blackmore (il quale chiuderà con lo stesso virtuosismo) si tratta di una traccia veloce e molto cadenzata, ambientata in un allegro banchetto da godersi in compagnia prima di una battaglia. Benché il brano sia assolutamente vivido, non si fa a meno di avvertire come il presagio di una fine prossima. Altra citazione preziosa, trattandosi di un tema di Giorgio Mainerio, compositore italiano del sedicesimo secolo (1535-1582), mentre il suo componimento, Schiarazula Marazula, venne ripreso da un ancor più antico ballo medioevale friulano.

Benché l'album mantenga sempre le solite caratteristiche(fascino, ricostruzione musicale accurata e notevole, temi accattivanti, riferimenti culturali alti e sonorità tra il folk e il magico) compaiono alcune cadute di stile e dei piccoli errori sparsi, che lo rendono un prodotto buono ma non tra i migliori della serie. Il filo che lega insieme l'intero album è il tema dell'"evanescenza" che compare in ogni pezzo: come parola chiave, come atmosfera del brano, oppure come argomento della storia. Il tutto si esalta nel titolo stesso dell'album: Ghost Of A Rose, fantasma di una rosa, l'evanescenza del reale, o per lo meno di qualcosa che lo è stato. Ma la loro preziosità e raffinatezza è sempre innegabile.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
33.87 su 24 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 17 Gennaio 2016, 10.21.10
5
Forse il suo miglior album dopo l'esordio. Diamond and Dust, la TT, Way to Mandalay e la ballata Where are we going from home sono autentiche perle. Ritchie è un dio e quando imbraccia l'elettrica come in Rainbow blues la lacrima ci scappa pure. 75
Jimi The Ghost
Domenica 24 Luglio 2011, 15.42.42
4
"A volte, ahimè, la coscienza degli uomini si carica di un fardello tanto orribile che riusciamo a liberarcene solo nella tomba."[Edgar Allan Poe]. Mi fu regalato dalla mia ex compagna nel 2004...e già questo depone a sfavore del lavoro di Ritchie Blackmore e i suoi cavalieri templari. Ho sempre desiderato imparare le tecniche stilistiche di Ritchie, la sua perfezione, la quintessenza nel ricerca delle note giuste selezionadole con un tocco surreale. I suoni di contorno rinascimentali sono appunto creati per esaltare e mettere in evidenza proprio il "tocco" di Blackmore...quindi vi invito a soffermarvi esclusivamente su questa caratteristica delle tracce del cd. La voce deliziosa della ex Raimbow di Candice Night si fonde e si mescola molto bene con lo swing di Ritchie, insieme cercano di creare quel mondo fatto di cavalieri e dame che hanno sempre sognato insieme.....dopo tutto è la moglie e cosa non si farebbe per farla felice....! Dal vivo è un disco molto spontaneo, divertente e di facile ascolto solo per loro che se la suonano. Mi soffermo solo sulla traccia "Diamonds and Rust " e credo che la versione originale di Baez si meravigliosa come quella coverizzata dai Judas Priest. Tra tutti gli album realizzati dai Blackmore s Night - Family credo che questo sia il più discreto. Io l'ho buttato via un paio di anni fà....Jimi TG [Ps.Brava Francesca per la tua squisita recensione e per l'ottimo voto assegnato. Io avrei dato 1.]
Painkiller
Martedì 19 Luglio 2011, 12.02.35
3
Devo dire che l'ultimo Autumn sky è davvero di una noia mortale......
NeuRath
Martedì 19 Luglio 2011, 1.32.05
2
Anche secondo me uno dei loro album meno ispirati... comunque a me piace un sacco anche questo...
Painkiller
Lunedì 18 Luglio 2011, 12.20.28
1
Condivido solo in parte i giudizi specifici su ogni singola canzone espressi da Francesca ma ne condivido il voto generale.E' un album che raggiunge vette notevoli e che presenta altrettante cadute nella noia. Ma Way to Mandalay, Cartouche e Loreley sono sempre bellessime, anche dopo innumerevoli ascolti.
INFORMAZIONI
2003
SPV Gmbh Records
Folk
Tracklist
1. Way to Mandalay
2. 3 Black Crows
3. Diamonds and Rust (Joan Baez cover)
4. Cartouche
5. Queen For A Day (part 1)
6. Queen For A Day (part 2)
7. Ivory Tower
8. Nur Eine Minute
9. Ghost Of a Rose
10. Mr.Peagram's Morris and Sword
11. Loreley
12. Where Are We Going From Here
13. Rainbow Blues (Jetro Tull cover)
14. All For One
15. Dandelion Wine
16. Mid Winter's Night (Live Acoustic version)
17. Way to Mandalay (Radio Edit)
Line Up
Candice Night (Voce, Cori, Cornamusa, Piffero, Chiarina, Rauchpfeife, Chanters)
Ritchie Blackmore (Chitarra elettrica, Acustica, Tambourine, Hurdy Gurdy, Batteria)
Lady Nancy e Lady Madeline (The Sisters of the Moon) (Cori su "Ghost Of A Rose", "Way To Mandalay")
Bard David of Larchmont (Cori su "All For One")
Tim Cotov (Cori su "All For One")
Pat Regan and Minstrel Hall Consort (Tastiere)
Lord Marnen of Wolfhurst (Violino)
Sir Robert of Normandie (Basso)
Mike Sorrentino (Batteria, Percussioni)
 
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