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Yngwie Malmsteen - High Impact
( 4080 letture )
“Il Maestro”, così chiamato dai suoi fan più fedeli, non ha bisogno di presentazioni. Yngwie Malmsteen è da solo riuscito a smuovere l'intero movimento shred/neoclassico, diventando un'icona della chitarra in brevissimo tempo, cambiando drasticamente la concezione della musica virtuosa negli anni '80. Armato della sua bravura, del suo carattere spocchioso ed egocentrico e delle sue fidate Fender Stratocaster scallopate (per i profani: significa che ha i tasti scavati), riesce a raggiungere il successo mondiale con il suo primo album Rising Force, pietra miliare della chitarra shred e album fondamentale per la carriera del virtuoso svedese, nel quale sono racchiuse alcune delle sue hit più famose, come Far Beyond The Sun e Black Star.

Dicevamo che "Il Maestro" non ha bisogno di presentazioni, ma forse questo High Impact si: il disco infatti non è un album di inediti, ma una raccolta che copre buona parte della discografia di Malmsteen e che interessa principalmente i suoi pezzi strumentali, pertanto il mio giudizio si potrà semplicemente basare sulla scelta dei pezzi, e non sulla qualità della loro composizione, rimandando per quest'analisi alla recensione dei relativi dischi.
Tornando a noi, ho apprezzato la scelta dei brani: l'iniziale trittico Caprici di Diablo, Brother e Blitzkrieg racchiude l'essenza del Malmsteen chitarrista: una pennata fluida, dovuta all'uso intenso dell'economy picking e dello sweep picking, con il quale si creano intricati arpeggi triadici con cadenze tipiche della musica barocca; una pennata alternata decisa e sicura, che Malmsteen utilizza spesso per affrontare i suoi caratteristici lick monocorda (che solitamente si basano su una scala –Malmsteen predilige la Minore Armonica e il Frigio di Dominante, come ogni buon chitarrista metal che si rispetti– suonata su un'unica corda, sulla quale viene ripetuto sempre il medesimo pattern) e i classici riff con l'ausilio dei bicordi tanto cari a Randy Rhoads, a Jake E. Lee ed a molti chitarristi glam. Anche nel campo emozionale e compositivo Malmsteen sa dire la sua: emozionalità che si esprime tramite un ottimo controllo di bending e vibrati (facilitati dal cosiddetto manico "scalloped"), presenti in questa raccolta su pezzi come Blue, che mostrano Malmsteen alle prese con note lunghe e melodie cantabili.
Alcune tracce dell'album sono brani registrati live, come Trilogy Suite op.5 o la cover di Red House di Jimi Hendrix, che vede Malmsteen cimentarsi con uno stile chitarristico diverso da quello da lui suonato, riuscendo ad unire un tocco blues ad una scelta delle note più curata, il tutto unito alle tipiche valanghe di note che lo caratterizzano. Chi ha strutturato la tracklist ha poi ben pensato bene di mettere una traccia presa dal concerto eseguito con la New Japan Philarmonic Orchestra (risalente al 2001), sicuramente il suo live ben riuscito, grazie ad un mix di teatralità e riarrangiamenti per orchestra dei suoi pezzi. Il pezzo tratto da questo live è Finale, che inizia con una citazione a Badinerie, a firma dell'immortale Johann Sebastian Bach, che nella parte centrale un assolo di chitarra privo degli accompagnamenti di altri strumenti -assolo che però non mi è piaciuto affatto: dato che sembra veramente sporco ed impreciso, al suo posto avrei scelto un altro pezzo tratto da questo live.
In linea di massima comunque la tracklist per questa raccolta può accontentare tutti, anche se avrei evitato di mettere Magic City, a favore di qualcosa da Fire and Ice o da Rising Force, ed avrei puntato ad alcuni pezzi più famosi essendo una raccolta, invece che cercare brani poco conosciuti ed incisivi.

A dire il vero, un pezzo inedito è presente. Si tratta della cover di Beat It, celebre brano di Michael Jackson realizzato in collaborazione con Eddie Van Halen e Steve Lukather. L'aggettivo che più si addice a questa cover è "inutile", sembra esser stata messa qui soltanto per fare numero e per fingere una sorta di tributo a Jackson. Una mossa che non mi è piaciuta per niente: il pezzo è sciatto, poco curato, e persino suono e produzione non sono da Malmsteen.

In conclusione, nonostante non sia un amante delle compilation, non posso negare che Malmsteen sia riuscito in questi 14 brani a racchiudere la sua essenza, permettendoci anche di scoprire alcune sue caratteristiche musicali forse sconosciute a molti (penso alla sua “grezzezza Blues”, ma anche ai i fini riarrangiamenti orchestrali scritti di suo pugno). In definitiva una raccolta che credo apprezzeranno in molti, in particolare chi vuole approcciarsi ai lavori del Maestro.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
37.69 su 26 voti [ VOTA]
ste
Lunedì 12 Marzo 2018, 23.35.28
2
inutile, se non per i neofiti di Malmsteen ai quali consiglierei comunque i primi sette capolavori piuttosto che questa scialba compilation.
iommi
Martedì 9 Aprile 2013, 16.42.44
1
meglio relentless nel complesso
INFORMAZIONI
2009
Rising Force Records
Shred/Neo-Classic
Tracklist
01 Caprici Di Dablo
02 Brothers
03 Blitzkrieg
04 Trilogy Suite
05 Red House
06 Finale
07 Magic City
08 Arpeggios From Hell
09 Far Beyond The Sun
10 Cantabile
11 Blue
12 Overture 1622
13 Fugue
14 Beat It (cover di Michael Jackson)
Line Up
Yngwie Malmsteen - Chitarra
Tim "The Ripper" Owens - Voce (Beat It)
Barriemore Barlow - Batteria (Far Beyond the sun)
Anders Johansson - Batteria (Trilogy Suite op. 5)
Patrick Johansson - Batteria (Magic City, Caprici Di Diablo)
Shane Gaalaas - Batteria (Overture 1622)
John Macaluso - Batteria (Blitzkrieg, Blue, Molto Arpeggiosa)
Barry Sparks - Basso (Overture 1622)
Barry Dunaway - Basso (Blitzkrieg, Blue)
Derek Sherinian - Tastiere (Caprici di diablo, Magic City)
Mats Olausson - Tastiere (Blitzkrieg, Overture 1622, Blue, Molto Arpeggiosa)
Jens Johansson - Tastiere (Trilogy Suite op. 5)
Czech Philarmonic (Fugue)
New Japan Philarmonic (Finale)
 
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