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DC4 - Electric Ministry
( 1958 letture )
DC4, hard-rocker di Los Angeles alla terza uscita discografica dopo Volume One (2001) ed Explode (2007), sono una band all’insegna del tutto in famiglia: al chitarrista Rowan Robertson (ex Dio) si affiancano infatti i fratelli Jeff Duncan (Armored Saint ed Odin) alla voce e chitarra, Shawn Duncan (Odin) alla batteria e Matt Duncan al basso, dando vita ad un ensemble che fa di coesione sanguigna ed affiatamento il proprio, vigoroso, tratto distintivo. Già dalle prime battute si intuisce che questo Electric Ministry gronda energia da tutti i pori, forte della sicura padronanza tecnica in capo a tutti i musicisti, della collaborazione di nomi conosciuti quali Dizzy Reed (Guns’n’Roses) e Gonzo Sandoval (Armored Saint) e, non ultima, della produzione del leggendario Bill Metoyer, amico ed ammiratore della band già alle prese con Slayer, W.A.S.P., Fates Warning e Corrosion of Conformity.

Congedata l’intro Wrecktory, nella quale scariche elettriche degne del dimenticato Nikola Tesla ci avvolgono in una stereofonia scoppiettante, accompagnate da un crescendo di chitarre classiche ed elettriche, l’opener Electric Ministry rivela con candore e disarmante semplicità lo stile adottato dalla band: si tratta di un potente mid-tempo a cavallo tra metal classico e thrash, poderoso nell’incedere, sufficientemente agile e convinto dei propri mezzi. Pennata regolare, pattern di batteria quadrati ed una voce graffiante ed espressiva (che ricorda un Mustaine più pulito e meno melodico, metricamente perfetto) creano un mix credibile, coeso, che profuma di idee chiare e senso del pezzo. La musica dei DC4 trova una sua identità nella sottrazione, nella mancanza della melodia ruffiana, alla quale si preferisce la creazione di una sorta di flusso, di tensione, di inarrestabile carica emotiva che viene mantenuta dall’inizio alla fine, creando vibrazione e buona energia. L’attitudine che emerge dai solchi del disco è un indovinato mix di freschezza e maturità (ascoltate People, ad esempio), potente e responsabile, bilanciato e rifinito, nel quale gli eccessi sono banditi, al pari degli elementi non funzionali all’immagine della band ed alla musica proposta. Rock essenziale, dunque, anagraficamente coerente e perfetto per non far scadere nel patetico dei musicisti non più giovanissimi, che sentono di avere ancora energia da vendere. Il riffing semplice ed immediato definisce la successiva XXX, ed è il suo perfetto intrecciarsi con il cantato a creare un secondo episodio di pari intensità, ammiccante e furioso come Sex dei Nickelback, candidando la traccia ad ideale primo singolo del disco: la ciclicità con la quale si sviluppa il brano, dopo il climax orgasmico che fa tanto glam (“ahh, so dirty!”), rende il pezzo familiare sin dal primo ascolto, come se la scelta fatta in sede compositiva fosse stata quella di rinunciare volutamente ad una ricerca macchinosa e fine a se stessa. Il chorus scorre che è un piacere, funzionalità ed efficienza affascinano i cultori della gestione d’impresa e l’assolo di chitarra di Rowan Robertson è come lo zucchero a velo sulla semplice bontà di questa torta margherita. Particolarmente apprezzabile è la chimica tra lo stesso Rowan, ultimo membro della band in ordine di chiamata, e Jeff: tra le due chitarre s'instaura un fruttuoso dialogo di rincorse e suggerite complicità, ripetizioni ed interpretazioni, divagazioni ritmiche e pronti rientri nel seminato, che concorrono in modo discreto ed efficace a sostenere le impalcature dei singoli brani. Validissima anche l’intesa con il basso di Matt, che trova in Rock God una delle migliori consacrazioni. Esaurito un avvio catchy e convincente, Electric Ministry propone una parte centrale stilisticamente più meditata, a partire da una 25 to Life sospesa ed eterea nelle premesse, di una freschezza seventies nel riffing ondeggiante/zeppeliniano e nelle voci raddoppiate che, a tratti e curiosamente, ricordano allo stesso tempo Simon & Garfunkel e lo straordinario lavoro di John Bush in We’ve Come for You All. Broken Soul, The Ballad of Rock And Roll e Dirty Hands proseguono il momento introspettivo: ballad di melodie qualitativamente altalenanti e tangibile corposità (una delle quali spalmata su oltre otto minuti, ma è come non sentirli), si tratta di canzoni nelle quali è ancora una volta l’insieme a prevalere sugli spunti dei singoli. Senza mai concedersi completamente alla cantabilità, la band mantiene una sorta di approccio curioso e distaccato verso derive non strettamente metal, come certo rock qualificante alla Alter Bridge, concedendosi piccole digressioni, sondando il terreno, e scegliendo sempre di fare ritorno in territori più metal. Questo muoversi tra le note e le influenze è segnale di personalità, di conoscenza dei propri mezzi, di chiara direzione e di un progetto che possiede una ragion d’essere, merci rare di questi tempi.

L’ultima parte del disco si presenta ugualmente energica (Sociopath ricorda i Foo Fighters), ma meno ispirata: i ritmi tornano ad essere sostenuti (Glitter Girl) ma a mancare è il puro fiato, e con esso quell’agilità creativa capace di creare un’attesa ad ogni nuova battuta. Quello dei DC4 si conferma comunque come un rock/metal artigianale ed attuale, adatto ad un pubblico di tutte le età, ottimo esempio di gioco di squadra nel quale sono l’affiatamento e l’ispirazione a dare Vita, letteralmente, ad un prodotto valido e personale. E’ un metal che nulla perde in studio di registrazione, ben suonato e prodotto con una trasparenza capace di preservarne sapori ed umori, reso in una forma veritiera non lontana dalla dimensione live. I DC4 preferiscono veleggiare sulle onde del ritmo piuttosto che indugiare sul paziente accostamento delle sonorità e sulla fine cesellatura delle melodie: band capace di fare il lavoro sporco, i quattro californiani divertono divertendosi, sempre pronti a premere sull’acceleratore, senza paura, rivelando un’amalgama degna di rispetto, frutto di naturale talento ed anni di esperienza accumulata sul palco.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
25.06 su 16 voti [ VOTA]
Lizard
Mercoledì 27 Luglio 2011, 21.59.05
1
Uhm... Jeff Duncan, Gonzo Sandoval... Questo disco promette bene
INFORMAZIONI
2011
Metal Blade Records
Heavy
Tracklist
1. Wrecktory
2. Electric Ministry
3. XXX
4. Rock God
5. 25 to Life
6. Broken Soul
7. People
8. The Ballad of Rock And Roll
9. Glitter Girl
10. Sociopath
11. Dirty Hands
Line Up
Jeff Duncan (Voce, chitarra)
Rowan Robertson (Chitarra)
Matt Duncan (Basso)
Shawn Duncan (Batteria, percussioni)
 
 
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