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Bridger - Bridger
( 1788 letture )
Mi viene difficile definire hard rock questo omonimo debutto dei Bridger, come vorrebbe invece il foglietto di accompagnamento. Innanzitutto, le chitarre sono evidentemente relegate ad un ruolo di secondo piano, impegnandosi in riff inesistenti e comunque penalizzate in sede di produzione; il basso è, per lo stesso motivo, sepolto dalle tracce di chitarra ritmica, mentre la batteria svolge davvero il minimo indispensabile per portare a casa il risultato. Vera protagonista di questo album è la voce Terry Ilous, messa in primo piano dal mixaggio, che però non sembra davvero adatta ad una band hard rock, ma questo, evidentemente, non è il problema dei Bridger. Mancano infatti, come già detto, tutte le caratteristiche più essenziali del genere: i pezzi non hanno assolutamente niente di hard, al massimo qualcosa di rock, ma nemmeno troppo. Tralasciando il fatto che il disco non ha una direzione precisa (i pezzi consistono, alla fine, in riff di due o tre accordi seguiti da una brevissima sezione centrale che contiene un altrettanto breve solo, e lasciano aperto il dubbio sulla direzione che i nostri vogliano intraprendere), la qualità delle tracce proposte non è nemmeno lontanamente sufficiente: più di metà album è composto da melense ballad senza capo né coda e l'altra metà si stanzia su livelli appena accettabili.

Apre le danze l'opener Tuesday Afternoon, uno dei pezzi più pesanti del platter, il che è tutto dire: la struttura della canzone è quella già annunciata, le chitarre sembrano veramente un optional e lo spazio loro lasciato è davvero troppo poco. Il lavoro di Ilous,d'altro canto, si conferma più da Jonas Brothers che da Led Zeppelin, facendo sorgere ulteriori dubbi sulla bontà della release. Della stessa pasta è la seguente How Long, che continua la strada tracciata in precedenza senza aggiungere davvero niente, mentre On The Ledge finalmente si presenta come una traccia qualitativamente accettabile ed ispirata: il pezzo migliore dell'album, anche se i difetti descritti sopra non spariscono, anzi. Dont Push Me presenta qualche interessante spunto e conferma la vena più hard dei nostri, senza però mai stupire davvero, ed ecco che mentre comincia a farsi strada la noia, i Bridger decidono di seppellire le sorti del loro primo lavoro con la prima delle già citate ballad: Withouth A Sound sarà la gioia di moltissime ragazzine americane ma non di certo la nostra (oltretutto sembra un pezzo recuperato da vecchie session degli Oasis) e la seguente Free, per quanto un gradino sopra, si assesta sullo stesso livello. Il momento buio si conferma ancora con Live For The Moment e questa volta rimane davvero pochissimo da salvare: la noia regna sovrana ormai da troppo tempo. La successiva Good To Be Home tenta, con scarso successo purtroppo, di alzare leggermente il tiro, ma il risultato non convince e il problema della band sembra, a conti fatti, una pochezza di idee davvero disarmante. Sulla stessa linea procede anche Gonna Get Better, con un risultato questa volta tremendamente vicino ai Sum 41, mentre con Once In a Lifetime i nostri tornano sui territori melensi tanto temuti, che mi convincono ancora di più del target che questo prodotto avrà dal punto di vista commerciale. Si chiude in bellezza: la cover di Heaven And Hell dei Sabbath come tributo al grandissimo Ronnie James Dio. Sicuramente, questo è il pezzo più pesante della release e forse anche il più riuscito, ulteriore conferma che per trovare qualcosa di buono su questo platter bisogna che non sia stata composta dai Bridger. Da sottolineare la buona performance, questa volta, di Terry Ilous alla voce: per quanto la differenza dall'originale si senta inevitabilmente, il singer sembra a suo agio su certe basi più pesanti.

Insomma, questo Bridger non possiede una formula vincente dal punto di vista del songwriting e non è nemmeno piacevole da ascoltare, a causa della ripetitività degli episodi proposti per tutta la durata della tracklist: il platter è viziato non solo dalla commercializzazione del sound, ma anche da un'ispirazione totalmente assente. La band si limita a svolgere il minimo sindacale e l'impressione alla fine del platter è che tutto sia stato deciso a tavolino: mi vedo già il video su MTV, il singolo orecchiabile e le orde di ragazzine al concerto. Non di certo un prodotto da consigliare, visto soprattutto il gran numero di lavori molto più validi in circolazione oggigiorno.



VOTO RECENSORE
49
VOTO LETTORI
21.42 su 14 voti [ VOTA]
Listick
Lunedì 1 Agosto 2011, 12.21.13
3
Se ti riferisci alla band amercicana e non al supergruppo con Page e Alan White allora si è proprio lui!
Joe Chrome
Lunedì 1 Agosto 2011, 0.46.19
2
Ma è lo stesso Terry Ilous, voce degli inossidabili XYZ?? Se è così ascolterò e poi valuterò
Hangar1893
Venerdì 29 Luglio 2011, 1.09.54
1
"Sicuramente, questo è il pezzo più pesante della release e forse anche il più riuscito, ulteriore conferma che per trovare qualcosa di buono su questo platter bisogna che non sia stata composta dai Bridger" No cioè, bellissimo... rofl
INFORMAZIONI
2011
Escape Music
Hard Rock
Tracklist
1. Tuesday Afternoon
2. How Long
3. On The Ledge
4. Don't Push Me
5. Without a Sound
6. Free
7. Live For The Moment
8. Good To Be Home
9. Gonna Get Better
10. Once In a Lifetime
11. Heaven And Hell
Line Up
Terry Ilous (Voce)
Glen Bridger (Chitarra)
Sam McCaslin (Tastiere)
Greg Manahan (Basso)
Danzoid (Batteria)
 
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