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Elixir - The Son of Odin
( 2341 letture )
Nel 1986 volgeva ormai al termine uno dei momenti più prolifici e straordinari della storia del metal, la NWOBHM. Proprio in quell’anno il quintetto londinese degli Elixir pubblicò, a proprie spese, The Son Of Odin, album destinato a diventare un cult per gli amanti dell’heavy metal ottantiano. La band inglese sembra costituire una fortunata via di mezzo fra Iron Maiden e Omen, rispetto ai quali mette però in mostra un maggiore tocco epico.
La produzione, nonostante l’autofinanziamento, non lascia troppo a desiderare e questa è già una notizia: tutti gli strumenti sono chiaramente udibili, il mixaggio è di buon livello e la voce non si perde tra le linee strumentali; siamo insomma di fronte ad un evento quasi insperato se pensiamo alle registrazioni di band emergenti metal di quegli anni (ricordo, ad esempio, Battle Cry dei già citati Omen, pubblicato nel 1984 e dotato di una qualità sonora sicuramente inferiore).
Una curiosità: nel platter successivo, ossia Lethal Potion del 1990, i nostri poterono contare, per quanto riguarda la batteria, sui servigi di un certo Clive Burr. Vi dice qualcosa questo nome?

The Son Of Odin non trovò mai un grande riscontro di pubblico né una grande fortuna economica ma restò, anzi resta tuttora, un album di nicchia, riservato a pochi intenditori che non si fermano ai grandi classici dell’heavy ma sono sempre alla ricerca di qualche nuova chicca da aggiungere alla propria collezione. Anche in questo caso continuo a trovare somiglianze con gli Omen, mai riusciti a sfondare realmente nonostante prodotti di altissimo livello; potremmo quasi dire che gli Elixir sono una sorta di fratelli europei del combo californiano.
L’atmosfera che percorre The Son Of Odin è duplice e costituisce forse la forza stessa del prodotto finale: da un lato si avvertono potenza e rabbia pure, come è giusto che sia in un buon album NWOBHM, dall’altro disagio e oscurità, come suggerisce fin da subito la bellissima copertina. Il punto debole è rappresentato dall’eccessiva somiglianza fra le tracce: ad un primo ascolto, molto spesso, si tende ad etichettare questo disco come mediocre e banale; servono infatti ripetuti passaggi per comprenderlo totalmente, lasciandosi cullare dalle sue atmosfere e dai suoi riff forse un po’ troppo monotoni ma sicuramente coinvolgenti e rocciosi al punto giusto.
I vari brani sembrano anche essere legati da una sorta di percorso che parte dall’oscurità e dal mistero e giunge finalmente alla luce ed alla speranza solo con la title-track, ispirata alla leggenda del Ragnarok che narra le vicissitudini dei figli di Odino, Vidar e Vali, tematiche molto care, come ben saprete, ai Manowar.

In conclusione, The Son Of Odin è un disco assai interessante e sicuramente meritevole di maggiore attenzione; tuttavia mentirei se vi dicessi che ci troviamo di fronte ad un capolavoro assoluto. È comunque caldamente consigliato agli irriducibili della NWOBHM, della quale gli Elixir furono, in ordine cronologico, gli ultimi degni rappresentanti.
Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza della band, sappia che essa è ancora sulle scene con la formazione originale ed è arrivata nel 2010 alla pubblicazione del quinto album, All Hallows Eve.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
31.25 su 20 voti [ VOTA]
InvictuSteele
Venerdì 14 Ottobre 2016, 21.01.52
3
FENOMENALE. VOTO 85
Rob Fleming
Venerdì 22 Gennaio 2016, 15.31.47
2
Epicissimo heavy metal, arrivato probabilmente son 5 anni di ritardo sul mercato. Altrimenti la TT, The star of Beshaan, la galoppante Hold high the flame e Pandora's box avrebbero incendiato parecchi cuori. 75
The Nightcomer
Venerdì 18 Novembre 2011, 12.49.28
1
Il contenuto della recensione mi trova d'accordo; Son of Odin è un buon disco. Purtroppo è anche vero che albums come questo restano inevitabilmente relegati in un settore di nicchia e non solo a causa della non facile reperibilità... Comunque, visto che in diversi casi ho letto giudizi molto generosi sul valore di alcuni albums, anche meno rilevanti di questo (a volte i gusti fanno un pò prendere la mano agli ascoltatori), spezzo idealmente una lancia in suo favore.
INFORMAZIONI
1986
Autoprodotto
NWOBHM
Tracklist
1. The Star of Beshaan
2. Pandora's Box
3. Hold High the Flame
4. Chariot of the Gods
5. Children of Tomorrow
6. Trial by Fire
7. Starflight
8. Dead Man's Gold
9. Treachery
10. Son of Odin
Line Up
Paul Taylor (Voce)
Norman Gordon (Chitarra)
Phil Denton (Chitarra)
Kevin Dobbs (Basso)
Nigel Dobbs (Batteria)
 
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