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Sutuana - Araba Fenice
( 3137 letture )
A volte le disgrazie ci rendono vulnerabili, poco disposti a credere ancora nei sogni, alle illusioni. A volte sono la classica goccia che fa traboccare il vaso e mettono fine a storie e progetti. I dubbi a volte diventano pressanti di fronte ad eventi imprevedibili e catastrofici, spingendoci a cambiare strada. Altre volte, invece, le avversità ti fanno riconsiderare ciò che sei e quello che conta davvero per te e questa consapevolezza ti dona una forza ed una convinzione che prima non avevi. Questo è, superficialmente, quello che è successo ai Sutuana, band esistente dal 2006 ed oggi giunta al secondo album, dopo il debut PerdutaMente del gennaio 2009. La disgrazia in questione è l’incendio che ha completamente distrutto la sala prove del gruppo. Un evento drammatico al quale la band ha reagito decidendo di credere ancora nel proprio sogno, trovando ispirazione proprio da questa avversità ed arrivando così alla pubblicazione del presente Araba Fenice. Il riferimento al mitologico uccello che rinasce dal fuoco delle proprie ceneri è, in questo caso, quanto mai chiaro e significativo.

L’album si compone di dodici tracce originali, genericamente ascrivibili al genere hard rock. In realtà, la band inserisce numerose influenze all’interno delle proprie composizioni, che richiamano sia l’heavy metal che soluzioni più “moderne” e vicine a band alternative rock quali, ad esempio, i Muse e gli italiani Timoria. Purtroppo, non sempre l’intenzione della band riesce a condurre a composizioni equilibrate e di buon livello. La tracklist risulta così fin troppo variegata e, quel che è peggio, di ispirazione decisamente diseguale, in particolare nella prima parte del CD. Il gruppo riesce a dimostrare, nel tessuto dell’album, una buona padronanza tecnica in tutti i suoi elementi, con un ottimo lavoro di chitarra, specialmente negli assoli, ed una sezione ritmica presente e variegata che, come prima accennato, non si limita ai cliché del genere ma arriva ad esplorare anche soluzioni tipiche dell’alternative rock. Quel che manca a questa Araba Fenice è la coerenza interna: troppe sfaccettature si susseguono nei brani senza renderli compiuti ed interessanti. Spesso manca lo spunto vincente, quello che trasforma una sequenza di riff in un brano compiuto e la sincerità che traspare da ogni parola non basta a colmare certe mancanze. La bella voce di Diego Boschini, capace di raggiungere vette notevoli, manca poi di controllo, risultando in qualche episodio fin troppo sopra le righe, come nel caso dell’opener ArdenteMente (esplicitamente dedicata alla tragica distruzione della sala prova) o in Sogni (brano decisamente debitore delle atmosfere del gruppo di Matthew Bellamy). Canzoni queste che già di per sé non funzionano come dovrebbero e costituiscono il lato meno riuscito di Araba Fenice, compromettendo in maniera decisiva le sorti dell’album. La sensazione è che i brani manchino di un’identità comune e così anche i buoni spunti di Crescere, la fusione tra riff alla Van Halen e furiose ritmiche metal di Distante e Libera, sembrano sempre il prologo di qualcosa che non arriva mai, puntualmente bloccato da quello che segue. Il disco comincia a girare davvero solo da System Failure in poi, quando il gruppo imbocca una linea più dura e quasi oscura, riuscendo finalmente a dimostrare le proprie capacità ed anche una bella personalità, al di là dell’amore per la musica che esprime con convinzione per tutta la durata dell’album. Sotto questo aspetto, la scelta di proporre testi in italiano, come si sa, può essere vincente oppure decisamente frustrante: sappiamo tutti che testi spesso ridicoli finiscono per essere digeribili se cantati in inglese o in un’altra lingua straniera. Quando invece si sceglie la propria lingua madre, occorre fare uno sforzo in più e nel caso dei Sutuana, purtroppo, non siamo nel campo dell’eccellenza, anche se è lodevole il percorso lirico che si snoda lungo l’album, il quale segue la maturazione degli eventi occorsi alla band (molto significativo, in questo senso, il testo di Crescere). Altro punto a sfavore è la produzione: il suono è chiaro e nitido, gli strumenti tutti perfettamente udibili, ma la sensazione che il livello sia quello di un buon demo non si supera mai e questo non gioca a favore di un album che sconta diverse ingenuità. Le cose cambiano nella seconda parte, che offre brani di livello omogeneo, ben strutturati e composti. Un miglioramento deciso che, senza raggiungere mai vette assolute, mostra una linea evolutiva ed un margine di miglioramento notevole, che accresce il rammarico per un risultato complessivo che, seppur di poco, non raggiunge la sufficienza. Ben altro dovrebbe essere messo in campo da un gruppo di questa esperienza per raggiungere un traguardo che, è giusto ribadirlo, appare comunque più che alla sua portata.

Le esperienze negative possono mettere fine a storie troppo danneggiate e doloranti, o a convinzioni non radicate. Non è questo il caso dei Sutuana, band capace di rinascere e trovare la determinazione per affermare con forza la propria esistenza. Da tanta giusta rabbia nasce Araba Fenice, un album purtroppo non riuscito: troppo disomogeneo, troppo diseguale, ancora carico di ingenuità che dovrebbero essere superate alla seconda prova ed ancora, di conseguenza, privo di una linea chiara e definita che scandisca con forza la personalità della band. Per avere una conferma di ciò basta mettere a confronto la prima traccia ArdenteMente con le ultime quattro, che sembrano tratte da Viaggio Senza Vento o da 2020:Speedball, compianti album dei bresciani Timoria: troverete due band diverse, quasi irriducibili l’una all’altra, distanti per ispirazione e qualità di scrittura. Un vero peccato: spiace non premiare tanta costanza e sincerità, in un gruppo dotato di buone capacità tecniche e di chiaro talento, ma se un album non riesce ad essere all’altezza dei sogni di chi lo compone, è giusto dire le cose come stanno e darsi appuntamento alla prossima occasione.



VOTO RECENSORE
58
VOTO LETTORI
34 su 20 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2011
SG Records
Hard Rock
Tracklist
1. ArdenteMente
2. Senza Identità
3. Crescere
4. Distante
5. Libera
6. Sogni
7. System Failure
8. Sleaze
9. Fuoco
10. Follia
11. TraDito
12. Marcio Funebre
Line Up
Diego Boschini (Voce)
Lorenzo Zagni (Chitarra)
Marco Nicoli (Basso)
Gianluca Montanari (Batteria)
 
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