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Jarle H. Olsen - Quadrasonic
( 3489 letture )
Quadrasonic è l'ennesima prova che il nord Europa è una delle zone più prolifiche e con più talento del mondo per quel che riguarda il metal. Se questa tesi scaturisce dall'ascolto di album come quelli dei progetti Ayreon e Avantasia o pensando a chitarristi come Yngwie Malmsteen ed Alexi Laiho, essa trova la conferma definitiva di fronte a un disco come quello in esame. Jarle H. Olsen, giovane chitarrista norvegese, che presenta in questa sede il suo primo disco ufficiale, è infatti la prova vivente di quanto appena detto. Nei 54 minuti che compongono il disco, grazie a un team affiatato e supportato da due guest star quali Jan Martin Kleveland e Manuel Soto, il Nostro riesce a coprire tutte le sfumature dello spettro disponibile da una formazione classica come chitarra, batteria, basso e tastiera. Salta subito all'orecchio la presenza di quest'ultima, che anche grazie a synth e affini, propone un sottofondo adatto alle evoluzioni tecniche di Olsen abbandonando a volte il ruolo di semplice accompagnatrice.

Una tecnica impeccabile quindi non solo per le protagoniste di questo lavoro (le chitarre Carvin del quale il nostro è affezionato utilizzatore), ma anche per tutto il lotto, che in 10 tracce sprigiona una potenza e un controllo totale, senza per questo sacrificare però l'anima. Se infatti le influenze prevalenti sono evidentemente costituite dai Dream Theater e dai Symphony X, alcuni brani contengono anche qualcosa di gruppi meno "asettici".
Dopo una breve intro si parte con una velocissima Pro 10, traccia che delinea subito quale sarà il gusto dell'opera: uno shredding pulito, incredibilmente veloce e tecnico ma al contempo orecchiabile. Dark Matter, terzo brano del platter, richiama appunto la formazione di John Petrucci e James LaBrie in più occasioni, con suoni un po' più d'atmosfera, e rappresenta una traccia che non sfigurerebbe, assieme a un buon testo, in un disco dei Dream Theater. Enigmatic Mind parte da subito in maniera più ritmata, pesante ed incisiva, per cambiare totalmente tono e cadenza dopo il secondo minuto; si continua con una cavalcata incredibile fatta di palm muting e sweep per tornare ad un richiamo dei riff iniziali e concludere con violenza (da non confondere con ignoranza o grettitudine).
E se From Deep Within potrebbe essere benissimo un brano tratto da Seventh Son Of A Seventh Son degli Iron Maiden per tono ed epos della "narrazione", per la fantascientifica Event Horizon troviamo sonorità molto simili a quel capolavoro che è 01011001 dei succitati Ayreon di Arjen A. Lucassen, il cui sound futuristico non è dato solo dalle tastiere ma anche dalla chitarra del Nostro, maestosa e minacciosa allo stesso tempo, con una sezione ritmica serrata e una solista raddoppiata. Raddoppio però interrotto da un intermezzo tastiere/piano molto d'atmosfera che si trasforma poi in un vero duetto chitarra-tastiera molto efficace che non rappresenta solo un divertissement quanto un vero e proprio espediente, che si integra perfettamente con il resto dello splendido brano.

Settimo e ultimo pezzo del disco, prima della tripletta costituita da Osiris, Chimerical Moments inizia in maniera totalmente diversa, quasi soft, ingannando facilmente chi si aspetta però una ballad. C'è da dire che anche qui l'influenza di Petrucci e dei Dream Theater è evidente, e anche se non si tratta di un pezzo lento, è il brano che più si avvicina al "romanticismo" di pezzi come One Last Time e Hollow Years di LaBrie e soci. Per concludere, troviamo una suite di 14 minuti circa, divisa in tre parti: si tratta di Osiris, track che giustifica la cover del disco e che si era già fatta apprezzare tempo addietro sotto forma di demo in rete. Un'atmosfera strana, a metà tra il futuristico di tutto il resto del disco ed un sound più classico, con dei riff ancora più vicini a quelli degli Iron Maiden di Powerslave per ovvi motivi tematici rappresentano i tratti distintivi della prima parte (The Omnipotence). Due minuti appena per The Reawakening, che ancora più del resto si avvicina ai suoni tipici da colonna sonora di film, con un crescendo quasi commovente che introduce Journey To Duat, il finale esplosivo di questo tour de force della 6 corde.

Insomma, se non si fosse capito, in Quadrasonic ce n'è per tutti i gusti. Strizzatine d'occhio (o citazioni?) ai maestri del genere, brani più originali e meno scontati, composizioni articolate ma mai troppo caotiche, eseguite tutte in maniera egregia e che denotano una cura particolare al song-writing lo rendono un disco da avere assolutamente se siete appassionati. Un lavoro splendido, davvero, per un artista da tenere sicuramente d'occhio.



VOTO RECENSORE
91
VOTO LETTORI
39.81 su 22 voti [ VOTA]
Teo
Martedì 3 Marzo 2015, 17.49.11
2
Uno degli artisti più sottovalutati che abbia mai ascoltato. L'album è stupendo sia che si guardi il punto di vista tecnico sia le atmosfere che riesce a regalare. Peccato solo non sia presente la demo originale di "Osiris", interpretata con una maestria rara da trovare. Spero che Jarle ci regali un altro splendido album.
Enrico
Sabato 27 Agosto 2011, 16.13.00
1
Ragazzi... Eh... che dire... CAPOLAVORO!
INFORMAZIONI
2011
Guitar Nine Records
Shred/Metal
Tracklist
01 - Exordium
02 - Pro-10
03 - Dark Matter
04 - Enigmatic Mind
05 - From Deep Within
06 - Event Horizon
07 - Chimerical Moments
08 - Osiris - The Omnipotence
09 - Osiris - Reawakening
10 - Osiris - Journey To Duat
Line Up
Jarle H. Olsen - Guitars
Alex Argento - Keyboards
Rodrigo Garcia - Bass
Bjarte K. Helland - Drums

Special Guests
Jan Martin Kleveland
Manuel Soto - Keyboards
 
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Intervista
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La nascita e lo sviluppo di 'Quadrasonic'
 
 
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