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Faun - Eden
( 3954 letture )
Quando la passione per una cultura passata diviene qualcosa di più di una semplice peculiarità artistica, ma un vero e proprio stile di vita musicale, si raggiungono risultati simili a Eden. Si tratta dell'ultima ispirazione dei tedeschi Faun, una delle band migliori del panorama folk, sfortunatamente poco conosciuti in Italia; si cominci col dire che non si tratta di un caso isolato, poichè anche band come Saltatio Mortis o Subway To Sally (stesso paese d'origine, stesso genere) soffrono del problema della poca notorietà nel nostro panorama. Anche se non c'è una spiegazione unanime, la chiusura culturale ed intellettuale voluta dai due gruppi citati può essere indicativa. Ma è proprio per questo motivo che i Faun dovrebbero avere più seguito anche da noi: la bellezza della loro musica è semplice ed immediata ed appare chiara dopo pochi ascolti (ovviamente per gli amanti del genere) anche perchè si apprezza la loro ricercatezza, quasi maniacale, per i dettagli anche in confronto a gruppi più blasonati come i Blackmore's Night.

Nati nel 2002 a Monaco, la loro musica è un trionfo di suggestione celtica e sassone, basata però su strumenti insoliti e piuttosto complicati provenienti da altre parti del mondo: poca chitarra elettrica o batteria, ma piuttosto violini, bouzouki (una chitarra antica di origine greca), scacciapensieri (dette anche arpe ebraiche, di tradizione italiana), cornamuse, darabouke (tamburelli dell'area nord africana), riqq (antico tamburello egiziano) e molti altri. La poliedricità della musica si mescola alle voci delle due componenti femminili Sandra Elfein e Fiona Rüggeberg e del leader del gruppo Oliver "Sa Tyr" Pade che si occupa anche di molti degli strumenti a corda; il gruppo si avvale anche di un ampio carnet di suoni provenienti da sintetizzatori e campionatori, che vanno da cori gregoriani a rumori di un bosco pieno di animali (di cui si occupa Niel Mitra). Per aggiungere ricchezza al loro già particolare stile, bisogna aggiungere che i loro testi spaziano dal tedesco attuale a quello arcaico, dall'ungherese al finlandese, dal latino all'islandese (della serie "scusateci se è poco...")

Cercare di spiegare i Faun a parole equivale a sminuirli; le particolarità e i dettagli della loro produzione sono talmente numerose e sottili che qualcosa resta sempre fuori ed è solo nell'ascoltarli che si riesce a percepire quella volontà di incantare e stupire allo stesso tempo, senza però mai lasciare nulla di casuale. La loro musica evoca un rapporto con un passato nascosto, ma non morto, e fa propria l'ingenuità "sacra" con cui i popoli antichi guardavano alla natura e alla ritualità pagana. Partendo proprio dal nome dell'album, Eden, l'obiettivo è la ricreazione di un piccolo paradiso incontaminato di musica e sensazioni impossibili da ricreare oggigiorno, sempre con un rapporto intrinseco con tutto ciò che era la natura per i popoli antichi. Lupercalia è la prima traccia, il cui nome richiama l'antica festività romana in onore del dio protettore del bestiame. Percussioni lente, flauti di legno e voci oracolari in sottofondo per una musica che avvolge la mente e fa immaginare uno stato di mistica ebrezza all'interno di un rito vero e proprio.Iduna -nome anglicizzato della dea norrena Iðunn, protettrice della primavera e dei frutti, un po' come la romana Pomona- inizia con una base di cornamusa leggera, per lasciare le due voci femminili libere in una danza di propiziazione allegra e fluttuante (nei brani dei Faun si avverte sempre una componente mistica e/o misteriosa). The Butterfly è la dolcezza di un flauto senza troppe pretese o altri orpelli, ed introduce Adam Lay Bounden, che parte molto bene basandosi sulle linee musicali morbide del brano appena trascorso, scivolando però un paio di volte su un ritornello banale da spot. Tuttavia è ottimo l'incastro delle due voci protagoniste che entrano ed escono con calcolata armonia. Hymn To Pan è una doppia celebrazione: tanto al dio fauno, -di cui il gruppo è ovviamente debitore- quanto al leader Oliver Pade che per onorare lo stile del suo gruppo (parlando di stile di vita ) ha aggiunto "Sa Tyr" al suo nome. Qui è lui che si immedesima nel dio e canta lentamente, invitando ad ascoltare il mondo naturale tutt'intorno; quest'ultimo viene creato da una musica che ricorda i nativi americani. Oyneng yar è un altro rito, ma stavolta meno allegro e coinvolgente; le percussioni pesanti e il cantato simile ad una litania ricordano una preghiera del mondo arabo ma ciononostante è un brano musicalmente corposo e che suscita degna curiosità (almeno per quanto riguarda il testo). Ynis Avalach è un brano strumentale splendidamente anacronistico (ovvero, non sembra avere nulla a che fare con il nostro tempo) dove il liuto, il flauto, la ciaramella e accenni di chitarra creano un ambiente cortese di rara finezza; si ispira probabilmente al ciclo di Pendragon - una serie di libri basati a loro volta sul ciclo Arturiano- di cui Ynis Avallach è appunto uno dei personaggi. The Market Song inizia con il riqq e poi diviene una allegra melodia in cui a cantare sono tutti e tre: si tratta di una risposta moderna a Scarborough Fair con in più la descrizione di un mercato fuori dal tempo, dove nulla sarà più come prima. Il tutto accompagnato da musica sognante che cresce e si intensifica man mano che il brano va avanti.
Infine, l'album presenta il simbolo per eccellenza dell'Eden con il brano The Golden Apples; se tuttavia l'albero di mele è l'immagine del giardino paradisiaco, il dettaglio delle mele dorate si lega con il giardino pagano delle Esperidi, creando un magnifico incontro tra il sacro ed il pagano che, come si è visto fin dall'inizio, è una delle peculiarità del gruppo: il pezzo è di nuovo cosparso di quella musica ambient già trovata in Hymn To Pan, ma il testo è ripetitivo e senza particolare mordente. L'idea è buona, ma il contenuto lascia un po' insoddisfatti dopo tanta bellezza...

E' tuttavia impossibile non carpire l'armonia che viene raggiunta tra musica, storia, cultura e suggestione nell'album intero. Ai più scettici del genere potrà per lo meno nascere la curiosità nel vedere, sulla copertina dell'album, un albero in fiore che ricorda un arazzo Gobelins... e in generale si tratta di un'opera che merita ammirazione e rispetto, così come i Faun meriterebbero un seguito maggiore. Musica che ti porta altrove.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
43.47 su 21 voti [ VOTA]
Persephone
Mercoledì 8 Febbraio 2012, 13.59.50
10
Li adoro! Bellissima recensione, brava Valkyria!
Valkyria Celtica
Sabato 3 Settembre 2011, 1.37.48
9
Ringrazio tutti! Quando gli album sono questi, per me è solo che un piacere
One~Eye
Venerdì 2 Settembre 2011, 13.25.22
8
Buona recensione... conosco i loro lavori precedenti e ascolterò anche questo, meritano.
enry
Giovedì 1 Settembre 2011, 19.12.37
7
Disco prenotato. Mi unisco ai complimenti per la recensione.
sonny73
Giovedì 1 Settembre 2011, 15.19.55
6
...dimenticavo, complimenti per la recensione.
sonny73
Giovedì 1 Settembre 2011, 15.18.44
5
mi piacciono molto, mi ricordano a tratti (sopratutto nelle sonorità orientaleggianti) Loreena McKennit. Conoscendo la lingua tedesca li apprezzo ancora di più. Concordo con l'aggettivo "eleganti", lo sono davvero.
Valkyria Celtica
Mercoledì 31 Agosto 2011, 9.49.31
4
Eleganti è la parola giusta... anche se forse avrei dovuto marcare di più la differenza tra il loro folk quasi puro e quello dei StS che è folk metal. In ogni caso sono incantevoli
enry
Mercoledì 31 Agosto 2011, 9.27.20
3
Tra l'altro a me piacciono decisamente di più loro e i Qntal rispetto a Subway e Saltatio, li trovo più eleganti e raffinati.
Valkyria Celtica
Mercoledì 31 Agosto 2011, 1.13.14
2
Io di certo, anche se magari sono di parte >.
enry
Martedì 30 Agosto 2011, 20.57.14
1
"Totem" mi è piaciuto un casino, lo prenderò il prima possibile.
INFORMAZIONI
2011
Noir Records
Folk
Tracklist
1. Lupercalia
2. Zeitgeist
3. Iduna
4. The Butterfly
5. Adam Lay Bounden
6. Hymn to Pan
7. Pearl
8. Oyneng yar
9. Polska FrÂn Anderson
10. Alba
11. Ynis Avalach
12. Arcadia
13. The Market Song
14. Golden Apples
Line Up
Oliver "Sa Tyr" Pade - vocals, bouzouki, nyckelharpa, celtic harp, jaw harp
Sandra Elflein - vocals, violin
Fiona Rüggeberg - vocals, recorders, whistles, bagpipes, seljefloyte
Rüdiger Maul - tar, riq, davul, panriqello, darabukka, timba, gaxixi
Niel Mitra - sequencer, sampler, synthesizer, granular synthesis, folder synthesis, feedbacks, sounds taken from nature and everyday life
Margareta "Rairda" Aibl - vocals, harp, various flutes and percussion instruments, hurdy-gurdy, piano
 
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