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Chimaira - The Age Of Hell
( 4240 letture )
“E’ vero che un gruppo attraverso la propria musica può durare in eterno, ma con tali prodotti si rischia di passare eternamente inosservati”.

I Chimaira sono uno di quei gruppi in pista da anni, del quale molti conoscono il nome ma pochi ricordano altro.
Con la precedente frase si potrebbe sintetizzare la storia della band, cominciata a Cleveland nel 2000 e corredata di numerose uscite. Tra i meriti va sicuramente annoverata la caparbia e ricordato l’impegno materiale con cui i membri del gruppo sono sempre andati avanti; non è cosa da molti realizzare ben sette dischi in così poco tempo. Di certo nessuno potrà incolparli di svogliatezza o lassismo.
Fautori di un sound in linea coi tempi, i Chimaira hanno attraversato l’epopea nu metal – post/thrash, per poi spostarsi verso lidi groove e lì sono rimasti. In più però, recentemente, hanno subito molteplici cambiamenti nella line up. Stravolgimenti del genere possono portare alla fine di un gruppo, eppure i nostri, malgrado le recenti defezioni del batterista, del bassista e del tastierista, sono ancora lì e per di più con un nuovo disco. Non sarà solo la passione a muoverli, anche perché i riscontri in madre patria sono stati sempre positivi, eppure la caparbia nell’andare avanti è qualità che va riconosciuta, sempre.

Fatta la premessa, è bene passare a parlare del nuovo prodotto, The Age Of Hell, anche perché la frase iniziale va motivata.
Il disco si apre bene, la titletrack è la tipica traccia spaccaossa che parte e prosegue sparata, a cavallo tra thrash moderno e groove. L’originalità è altro, ma come coerenza ci siamo.
Clockwork sposta in su l’asticella del groove, la cui presenza è mitigata da una parentesi atmosferica e da un refrain che la guida favorendone il ricordo. A seguire c’è Losing My Mind -titolo quanto mai appropriato- e si comincia a percepire un senso di noia, indi per cui, vuoi per il mid tempo costante, vuoi per la monotonia del songwriting, si rischia di perdere più che la testa, la pazienza. Con Time Is Running Out le cose non migliorano, e, se inizialmente la canzone sembra carpire l’attenzione, poi questa va scemando a causa del ripetersi degli stessi giri, inutilmente. Finalmente arriva il momento della traccia da cui è stato tratto il video, Year Of The Snake. I Chimaira si ricordano di avere le capacità per fare di meglio ed infatti la canzone fa riprendere dal torpore in cui si era piombati. Niente di miracoloso, l’effetto è quello di un caffè discreto quando ci si risveglia da un sonno profondo; sempre meglio di niente. Siamo al giro di boa, e con Beyond The Grave la band propone una ballad, o qualcosa che le si avvicina molto. La canzone non è male, anzi dimostra che il gruppo abbia quasi più confidenza con la melodia che con altro. Il problema è che da qui in avanti il climax non muterà di una virgola, rimarrà quello stesso medesimo che ha caratterizzato la prima metà dell’album, fatta eccezione per la conclusiva Samsara. Ecco quindi qualche altro sussulto (pochi a dire il vero) e moltissime idee buttate lì a caso.

Il problema è che quando non c’è costanza nel songwriting, la tensione cala. Non basta un sobbalzo ogni tanto, cosi come non è sufficiente la coerenza e la devozione verso il groove. Ci vorrebbe altro e molto di più per ricavare un disco di spessore. Invece no, si continua a stare a metà strada tra il sound dei primi Coal Chamber e la ruvidezza degli ultimi Devildriver. Purtroppo per i Chimaira, non si hanno a disposizione né il gusto innovativo della prima band, né tantomeno l’irruenza tecnica della seconda, perciò tutto si perde lungo l’ascolto, accontentandosi di una sufficienza risicata.
Non basta nemmeno la produzione, assolutamente curata, o l’esperienza dei musicisti. Sarebbe opportuno darsi una mossa dal punto di vista creativo, perché altrimenti un album può essere dimenticato un attimo dopo, come ad esempio è capitato al sottoscritto.

Concludendo, complimenti per la caparbietà, per la voglia di continuare e di non arrendersi alle avversità. In futuro però, consiglierei di non trascurare il gusto creativo, la fantasia, l’ingegno compositivo, perché è vero che un gruppo attraverso la propria musica può durare in eterno, ma con tali prodotti si rischia di passare eternamente inosservati.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
35.96 su 26 voti [ VOTA]
Andrew94
Martedì 28 Aprile 2015, 11.34.42
17
Ragazzi loro una delle colonne portanti del NWOAHM, pochi cazzi. Il disco non sarà epocale e va beh, ma che passi inosservato è esagerato! Ci sono pezzi che abbattono i muri (Year of the snake in primis). Voto 75
Macca
Domenica 23 Settembre 2012, 18.00.51
16
Conosco poco dei Chimaira, ma a me questo disco proprio non prende per niente...
Metal Maniac
Domenica 5 Agosto 2012, 20.17.19
15
hai ragione alex ve, sai com'è, ho solo dedotto che essendo un disco del 2011 non possa c'entrare niente coi coal chamber... se riesco lo ascolto, in ogni caso se tu dici che le assonanze ci sono allora mi fido!
Alex Ve
Domenica 5 Agosto 2012, 18.04.40
14
Metal Maniac: il tuo incipit è stato "non conosco il disco in questione..". Ascoltalo e ne riparliamo (sempre che nel frattempo non siamo andati tutti e due al mare )
Metal Maniac
Domenica 5 Agosto 2012, 17.56.28
13
se non erro il recensore parla dei chimaira del 2011, quindi non c'entrano niente coi coal chamber... i chimaira hanno fatto solo un album nu metal, pass out of existence, al limite la somiglianza c'era lì... da impossibility of reason in poi hanno cambiato genere.
freedom
Domenica 5 Agosto 2012, 17.06.38
12
E invece c'entrano eccome. Soprattutto nei primi album l'influenza c'è e si sente, qui un po' meno. Del resto sono nati in un periodo di forte transizione, in quegli anni si passava infatti dal Numetal al Metalcore e cose del genere.
Metal Maniac
Domenica 5 Agosto 2012, 15.49.10
11
non conosco il disco in questione ma conoscendo invece bene "resurrection" forse il vostro giudizio nei loro confronti è un po' troppo severo... era proprio un gran bel disco, almeno a me sembrava così... ma poi non capisco, che c'entrano i coal chamber coi chimaira?!? ok per i devildriver, come sound siamo più o meno lì, ma i primi coal chamber assomigliavano ai primi korn e basta! come paragone lo vedo quanto mai fuori luogo...
freedom
Sabato 14 Aprile 2012, 9.42.09
10
I primi lavori erano buoni, poi la noia più totale. Un disco di quelli che ascolti una o due volte per poi dimenticarlo in qualche angolo della stanza a prendere polvere. Inutile. Ah e i Coal Chamber avevano molto più da dire rispetto a loro...
-Ruck-
Sabato 14 Aprile 2012, 6.29.28
9
Per me non ha senso ascoltare questo cd. Semplicemente senza Spicuzza, LaMarca, Herrick e Arnold non sono più i Chimaira. Stop. Sembrano diventati piuttosto un side-project dei Daath che riempe le scalette dei concerti con materiale non proprio.
-Ruck-
Sabato 14 Aprile 2012, 6.29.24
8
Per me non ha senso ascoltare questo cd. Semplicemente senza Spicuzza, LaMarca, Herrick e Arnold non sono più i Chimaira. Stop. Sembrano diventati piuttosto un side-project dei Daath che riempe le scalette dei concerti con materiale non proprio.
conte mascetti
Giovedì 26 Gennaio 2012, 21.12.28
7
a me hanno stufato...vendo la loro discografia compreso quest'ultimo
Psycroptic
Lunedì 12 Settembre 2011, 4.08.36
6
Seguo i Chimaira dal loro primo disco, e posso dire che non mi hanno mai deluso. I miei preferiti rimangono "The Impossibility of Reason" e "Chimaira", ma anche questo è un buon album. Una traccia davvero notevole è "Born In Blood" in collaborazione con Phil Bozeman dei Whitechapel, e la strumentale "Samsara". Voto 75 ....almeno per adesso.
tribal axis
Venerdì 9 Settembre 2011, 20.46.16
5
il precedente mi era piaciuto abbastanza. questo ancora non lo so. forse è vero: non ti lascia niente a parte la title track che trovo ottima. devo ascoltarlo ancora un po'. per quanto riguarda cola chamber e devildriver d'accordissimo con alex ve: tutto su un altro pianeta, decisamente superiori.
Alex Ve
Venerdì 9 Settembre 2011, 8.03.36
4
Daniele: non preoccuparti, nessuna offesa Ho ascoltato i lavori dei Chimaira ed eccetto i primi due dischi, non mi comunicano nulla in particolare, quando ai Coal Chamber, dal punto di vista della creatività, li ritengo superiori, per non parlare dei Devildriver, di un altro pianeta rispetto a loro. Comunque sia sono gusti, ognuno ha i propri!
Daniele
Giovedì 8 Settembre 2011, 23.00.07
3
Senza offesa,ma sono in totale disaccordo con la recensione. Un consiglio,ascolta il precedente The Infection e noterai le tante differenze con l'ultimo album. Se non bastasse,ti consiglio anche Resurrection,capolavoro assoluto,un prodotto qust'ultimo,che forze sarà passato inosservato per voi. Per chiudere lasciamo perdere i Coal Chamber per carità,credo che per i Chimaira sia un'offesa tale paragone.
Alex Ve
Giovedì 8 Settembre 2011, 20.47.35
2
Infatti, non si può dire che sia brutto, però dopo che lo hai ascoltato non ti rimane niente o quasi. Mah...
Flag Of Hate
Giovedì 8 Settembre 2011, 20.41.58
1
D'accordo con la recensione di Alex. Fossero tutte come la prima "The age of Hell" andrebbe pure bene, ma ci sono troppi cali, troppe tracce filler (anzi, la maggioranza dell'album è composta da filler). Un disco che scorre via senza lasciar traccia: in questo è molto simile all'ultimo dei Cavalera Conspiracy. Regalo una sufficienza tiratissima, che vale quanto la classica pedata nel sedere, tenendo conto anche del periodo travagliato che hanno passato. 60/100 (ma che cuore d'oro che ho...)
INFORMAZIONI
2011
Long Branch Records
Post Thrash
Tracklist
01. The Age of Hell
02. Clockwork
03. Losing My Mind
04. Time Is Running Out
05. Year of the Snake
06. Beyond the Grave
07. Born In Blood
08. Stoma
09. Powerless
10. Trigger Finger
11. Scapegoat
12. Samsara
Line Up
Mark Hunter - Vocals
Rob Arnold - Guitars
Matt DeVries - Guitars
Emil Werstler - Bass
Sean Zatorsky - Keyboards
Austin D'Amond - Drums
 
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