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Falconer - Grime Vs. Grandeur
( 1300 letture )
Se esiste un raggruppamento all’interno del quale troviamo le band che si sono dimostrate delle buone realtà esecutrici, pur non innovando alcun genere, allora al suo interno vedremo sicuramente spuntare il nome dei Falconer di Stefan Weinerhall. Il power metal messo in campo dal quintetto svedese è di stampo classico, con una soffusa impronta folk che deriva dalla band precedente del chitarrista, i Mithotyn, senza tuttavia creare un vero e proprio ibrido che avrebbe potuto rendere la proposta se non più interessante, almeno più caratterizzata. Certo, non sarebbe sicuramente onesto definire i Falconer come una band scontata o evitabile, soprattutto parlando di questo Grime Vs. Grandeur che è, a senso unico, il disco più debole dell’intera produzione del gruppo svedese e che non rappresenta minimamente l’onorevole percorso imbroccato dalla band di Stefan Weinerhall. Infatti, dischi come Armod, Northwind, il debut self-titled e il più recente Black Moon Rising sono album in grado di sollazzare i palati più fini dediti al power metal.

Grime Vs. Grandeur inizia con Emotional Skies brano tiratissimo che mette in mostra una certa attitudine della band a pestare sull’acceleratore, come il power d’autore impone, pur mantenendo un certo riguardo per le linee melodiche. Ed è forse questa la croce e la delizia della band svedese, con riff potenti ma un po’ troppo piatti e poco vari, creando una struttura che è molto semplice e scontata: fraseggio ritmico, linea vocale, batteria che varia il suo incedere pur mantenendo una struttura quadrata, quindi le armonizzazioni soliste che hanno il compito di rendere i brani un po’ più melodici. Purgatory Time mantiene stabile il bilanciamento di questi elementi che si dimostreranno portanti per tutta la durata dell’album; le chitarre ritmiche sono taglienti, aggressive anche se risultano stucchevoli a lungo andare, soprattutto quando sovrastate dalla voce di Kristoffer Göbel, dalla timbrica scontata che non è all’altezza di quella molto più particolare ed interessante di Mathias Blad. Questo difetto è ulteriormente evidenziabile nella successiva I Refuse, mid-tempo dedito all’headbangin’ sul quale le linee vocali del frontman diventano quasi fastidiose, nella loro pedissequa -e blanda- imitazione degli stilemi teorici del power metal. Nella setlist che si compone di dieci brani, bisogna scorrere sino a The Assailant per trovare uno dei pezzi più riusciti, dove il riffing di chitarra è trascinante ed il solismo esaltante, anche se con una certa caduta di stile quando richiama fin troppo da vicino Tornado of Souls. In ogni caso, il fatto che uno dei brani più riusciti, insieme a Jack the Knife, sia quello più breve, che si attesta intorno ai tre minuti e mezzo, fa capire di come i Falconer dovessero affrontare in quel preciso periodo della loro storia, una certa difficoltà di songwriting che ha finito con il costruire pezzi triti e ritriti, trascinati per i capelli sino a raggiungere ragguardevoli durate, andando di conseguenza a rendere il tutto pesante e difficilmente digeribile. Ne è un chiaro esempio Power, brano che contiene alcune ottime idee ma che viene rovinato da una durata superiore ai sei minuti; sicuramente, un taglio deciso ad alcune strutture portanti ripetute più volte, poteva giovare al tutto.

Il discorso con band come i Falconer è sempre lo stesso. Il gruppo è solido, compone pezzi tirati che strizzano l’occhio alle realtà storiche del power metal, aggiungendovi saltuariamente lungo la propria discografia più o meno elementi folkeggianti. Eppure in album come il qui presente Grime Vs. Grandeur troviamo tutte le limitazioni che comporta una pedante riproposizione poco personalizzata di un genere musicale, a differenza di altri dischi succitati che hanno raggiunto qualità più che buone. Le prestazioni strumentali fini a se stesse del quintetto sono valide, supportate da una competenza tecnica tutt’altro che scarsa, tuttavia in questo album che compie ormai un decennio, ciò che manca sono la qualità e la freschezza compositiva che spicca in album come Chapters from a Vale Forlorn e Northwind. Oltretutto, l’assenza del personalissimo Mathias Blad si fa sentire, dato che le vocals di Kristoffer Göbel rendono ulteriormente pesanti ed indigesti i brani tirati più per i capelli, con un rapporto idee/durata del brano davvero scarso. In conclusione, possiamo affermare che Grime vs. Grandeur è un disco tralasciabile della discografia dei Falconer, capace di soddisfare esclusivamente gli irriducibili amanti del genere ed i fan più imperterriti del combo svedese. Per tutti gli altri, sia quelli che apprezzano il power metal classico, sia coloro che conoscono approfonditamente la discografia della band in questione, si tratta di una caduta qualitativa non da poco, anche se probabilmente l’unica in sedici anni di onorata carriera. In ogni caso, se ancora non conoscete i Falconer, vi conviene scoprirli con altri album della loro discografia.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
57.14 su 63 voti [ VOTA]
warrior63
Sabato 4 Luglio 2020, 23.58.21
1
bah.. a me non pare così male...
INFORMAZIONI
2005
Metal Blade Records
Power
Tracklist
1. Emotional Skies
2. Purgatory Time
3. I Refuse
4. Humanity Overdose
5. The Assailant
6. Power
7. No Tears for Strangers
8. The Return
9. Jack the Knife
10. Child of the Wild
Line Up
Kristoffer Göbel (Voce) Stefan Weinerhall (Chitarra, Cori) Jimmy Hedlund (Chitarra, Cori) Magnus Linhardt (Basso) Kirsten Larsson (Batteria)
 
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