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Strings 24 - Speak
( 1988 letture )
Tornano alla carica gli Strings 24, la band che nel 2009 aveva dato la scossa ai sopiti cuori di tanti shredders con il bellissimo ed ormai già classico self-titled; monchi della perdita del geniale Gianluca Ferro, i nostri trovano un validissimo sostituto nella persona di Gianni 'Jana' Rojatti, che si inserisce perfettamente nel contesto particolare del gruppo, che fa dello sfruttamento di otto corde e tre chitarristi il proprio marchio di fabbrica. Caratterizzato da una produzione cristallina, l'album vede anche il ritorno del batterista Roberto Gualdi, una vera garanzia per quanto riguarda il gusto, la dinamica e la presenza dello strumento all'interno delle dodici composizioni qui incluse; a ciò si aggiunga la presenza di diversi guest, tra cui i prestigiosi chitarristi Andy Timmons, Kiko Loureiro, Mattias IA Eklundh e Rob Balducci, che qui prestano la propria arte solista ciascuno su un pezzo in un certo senso a lui dedicato, ed ecco che il quadro è chiaro. Non ci troviamo semplicemente di fronte a "24 corde", come avvenne due anni or sono, ma a qualcosa di diverso.

Certo, la formula è pressapoco la stessa: con l'eccezione di Take My Hand ed I Love Me abbiamo un album interamente strumentale, che fa grande sfoggio delle influenze rock e metal dei suoi autori e che fa immergere l'ascoltatore nel mare espressivo creato dai solos dei bravissimi chitarristi qui coinvolti. Ancora una volta vediamo le linee soliste intersecarsi: finisce una melodia di chitarra su un canale e, sulla sua scia, ne parte un'altra sul canale ad esso opposto, creando non solo tridimensionalità ma anche e soprattutto profondità. Le chitarre sono corpose, grosse, incazzose: a piegarne l'attitudine è sempre e solo la mano del musicista, che ora le fa gridare, poi le fa piangere, dopo le le fa vibrare, squittire, miagolare e poi di nuovo gioire. Come già avvenuto in passato le tematiche affrontate dai nostri sono tra loro molto diverse: Escape è pesante, molto groove, mentre Take My Hand è solare ed ottimista; Here Comes The Light è hard rock in alcuni punti e neoclassica in altri, mentre Over The Hills è perfetta nella sua natura semiacustica (merito, me lo si conceda, anche e soprattutto del tocco di Roberto Gualdi: non tutti i batteristi sarebbero stati in grado di reggere così bene sotto un brano del genere); Willy The Dog è quasi divertente nel rapporto tra la sezione ritmica (spessissimo sulla più grave delle corde) e quella solista (quasi sempre sulle ottave più alte raggiungibili dalla chitarra), mentre Burned Wood -se non il pezzo più bello del disco, poco ci manca- è quasi commovente nel suo incedere così caldo, così blues, soprattutto all'attacco del primo assolo... roba da infarto ragazzi, ascoltare per credere. E il bello è che potrei andare avanti a descrivervi minuziosamente tutti i pezzi per ore, tante sono le cose che si possono dire.

Eppure alla fine di tutti i discorsi, nel confronto col precedente e già citato self-titled, comunque si ravvisa una qualche differenza di base: ci ho messo parecchio a capire cosa fosse che non mi tornava, dato che -come già spiegato- sono moltissimi i punti in comune tra i due platter, specie guardando allo stile chitarristico ed esecutivo. A differenza del precedente Strings 24, di fatto, questa volta il risultato complessivo è meno organico: l'impressione che ho avuto è che i pezzi siano stati scritti in periodi diversi -forse anche per progetti diversi- data comunque l'inassociabilità stilistica di brani come il già citato Burned Wood, la cavalcata neoclassical/power metal di Fire Revenge o le melodie orientali, figlie dello stile che Marty Friedman fece definitivamente proprio in Scenes, di Far East. Questo naturalmente non costituisce un problema -a scanso di equivoci vorrei sottolineare che stiamo parlando di brani criticamente inattaccabili sotto tutti i profili- solo probabilmente io mi sarei aspettato qualcosa di diverso, di più vicino al primo disco.

Tuttavia credo che proprio la differenza col passato, questo aspetto che nei suoi primi ascolti mi aveva quasi fatto dubitare della bontà del disco, sia il pregio maggiore di Speak. Perchè gli Strings 24 avrebbero forse potuto scegliere di ripetere la stessa, identica formula che nel 2009 gli aveva fatto riscuotere tanti consensi sia di pubblico che di critica, invece ci ritroviamo non solo con la line-up rinnovata, ma anche con un rinnovato approccio al medesimo stile musicale. Un traguardo ragguardevole dal punto di vista artistico e che costituisce un plus per coloro che già possiedono il debutto del gruppo. Quindi, volendo riassumere questa recensione in poche parole, che voi siate già amanti degli Strings 24 o che sia la prima volta che ne sentite parlare, comprate Speak: la grande musica non ha prezzo.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
20 su 15 voti [ VOTA]
Jimi The Ghost
Mercoledì 1 Febbraio 2012, 16.57.32
15
Sono riuscito finalmente ad a scolarlo tutto e come dico io: con calma e attenzione. Bellissima "Over The Hills", spettacolo "Life Clock",ma è fantastica con le sue sfumature "Burned Wood", non smetterò di dirlo caspita quando mi piace Andy Timmons....e si è unico, unico in tutto con il suo feeling: è la traccia che ho apprezzato maggiormente. Dino D'autorio e Rob Balducci non scherzano mica, come la tecnica su Fire Revenge, ineccepibile. Un disco stupendo. Da scena mondiale...quando vorrei un live....Jimi TG
Jimi The Ghost
Sabato 10 Settembre 2011, 0.40.40
14
Seguo la scia...Topic freddo e puramente tecnico: per quanto mi riguarda oggi parliamo in termini di produzione di guitars in modelli metal/hard/shred, dato da questi 7 principali elementi: 1)Suono, 2)comodità di esecuzione, 3)legno, 4)meccaniche, 5)manico, 5)pick up, 6)corde. 7)Taglio body e look. Poi tutto passa dalla tecnica del chitarrista,con il suo stile (non si studia lo shred, si perfezione la tecnica esecutiva...!) e la fusione dei suoi stili con l'ampli ed FX....ma è una storia lunga che deve assolutamente trovare il tempo per raccontarla il buon vecchio (anagraficamente parlando...) Khaine. Jimi TG
Khaine
Venerdì 9 Settembre 2011, 23.41.46
13
Se per PRO intendi quello che capisco io allora si non vorrei però che si creassero incomprensioni. Per me Eric Clapton è tanto PRO quanto Malmsteen (certo, forse non è un funambolo di tecnica, ma è comunque un chitarrista di altissimo livello...)
Flag Of Hate
Venerdì 9 Settembre 2011, 23.40.03
12
In pratica, gli shredders sono i PRO della chitarra
Khaine
Venerdì 9 Settembre 2011, 23.33.04
11
ovviamente il fatto che ci siano artisti tra loro diversissimi che hanno un'unica cosa in comune può ricondursi (e secondo alcuni lo fa) all'esistenza di un vero e proprio genere di musica.
Khaine
Venerdì 9 Settembre 2011, 23.32.04
10
A beneficio di coloro che se lo stessero chiedendo, lo shred NON è comunemente considerato come un genere musicale. Solitamente si associa la parola "shred" o il verbo "shredding" all'esecuzione rapida di determinati artisti solisti (in prevalenza chitarristi, ma non solo, ci sono anche bassisti e tastieristi). Lo "shred" indica ed implica la presenza di virtuosismi, tecnicismi, cose che i musicisti di norma non fanno. Malmsteen, Vai, Satriani, Moore, Friedman, Becker, Laiho e tanti altri sono spessissimo (quasi sempre) considerati shredders; ci sono etichette discografiche che hanno prodotto quasi esclusivamente artisti di questo genere. Che poi il genere di musica sia inquadrabile come "neoclassico", "hard rock", "rock", "metal", "thrash" e chi più ne ha più ne metta è un altro paio di maniche
Mambo
Venerdì 9 Settembre 2011, 22.26.21
9
@HyperX Diciamo che sì, è una boiata Lo sweep picking in se è una tecnica, lo shred (cercherò di spiegarlo, ma purtroppo non è un compito facile) è un genere musicale in cui la chitarra prevale sugli altri strumenti diventando lo strumento principale e solitamente chi suona questo genere è maestro dello strumento e di tutte le conoscenze pratiche e teoriche che ne conseguono. Non sempre si parla di metal ovviamente. E poi basta, che ho letto solo adesso della storiella che Khaine vuole raccontare.
HyperX
Venerdì 9 Settembre 2011, 21.45.51
8
ma lo shred non è una tecnica chitarristica ben precisa? Se non erro è quando si fa un uso massivo dello sweep picking. Ma posso dire una boiata, qualcuno me lo dica please che interessa pure a me...
xutij
Venerdì 9 Settembre 2011, 18.52.33
7
bene, ancora meglio
Khaine
Venerdì 9 Settembre 2011, 18.50.46
6
NO! Ho un'impegno con me stesso: prima o poi ci scrivo un articolo
xutij
Venerdì 9 Settembre 2011, 18.50.29
5
Khaine, racconta, racconta, è sempre un piacere ampliare la propia cultura musicale e non
Mavel
Venerdì 9 Settembre 2011, 18.49.27
4
Be' raccontacela!
Khaine
Venerdì 9 Settembre 2011, 18.34.46
3
Letteralmente dici? Significa "fare a brandelli", "sbriciolare", "sminuzzare". In linguaggio chitarristico con la parola "shred" si indicano quei chitarristi che fanno uso di tanta tecnica e tanta velocità. Anche se ci sarebbe una storiella da raccontare...
Fede
Venerdì 9 Settembre 2011, 18.08.34
2
Scusate l'ignoranza. Ma che cosa significa shred?
Jimi The Ghost
Venerdì 9 Settembre 2011, 17.30.25
1
Socmel Khaine! Hai intenzione di far impazzire i folli della chitarra???? String 24 e il grande Fiorenza...DUE BOMBE TERMONUCLEARI A CATENA. Bellissimi. Fantastici. Grande Khaine...Jimi TG guitar my love.
INFORMAZIONI
2011
Videoradio
Shred/Metal
Tracklist
01 Here Comes The Light
02 Take My Hand
03 Escape
04 Over The Hills
05 Willy The Dog
06 Life Clock
07 Burned Wood
08 I Love Me
09 Far East
10 Bloody Hammer
11 Coast To Coast
12 Fire Revenge
Line Up
Frank Caruso - Chitarra
Stefano "Sebo" Xotta - Chitarra
Gianni "Jana" Rojatti - Chitarra
Gabriele Baroni - Basso
Roberto Gualdi - Batteria

Musicisti ospiti
Guido Block - Voce su traccia 2
Enzo Caruso - Voce su traccia 8
Dino D'autorio - Basso su tracce 2 e 4
Lorenzo Feliciati - Basso su traccia 7
Andy Timmons - Assolo di chitarra su traccia 7
Mattias IA Eklundh - Assolo di chitarra su traccia 5
Kiko Loureiro - Assolo di chitarra su traccia 12
Rob Balducci - Assolo di chitarra su traccia 6
 
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