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David Bowie - The Man Who Sold the World
( 6552 letture )
C’è la Old Wave, c’è la New Wave e c’è David Bowie.

Cantante, polistrumentista, compositore, attore. David Bowie, uno degli artisti più poliedrici della storia del rock, è stato tutto questo, ma anche molto di più: capace di attraversare quattro decenni di storia della musica spaziando dal folk all’elettronica, dal glam rock al rock psichedelico di matrice tedesca, è via via assurto a figura leggendaria non solo in ambito musicale, ma anche culturale, divenendo di fatto un’icona al pari di figure immortali come i Beatles. Come sintetizza efficacemente la citazione sopra riportata -utilizzata dalla RCA come slogan promozionale per il capolavoro dell’artista londinese, Heroes, risalente al 1977-, David Bowie non è inquadrabile in un preciso genere musicale, perché è lui stesso a determinare il proprio genere e ad affascinare milioni di fan, molto più interessati a godersi la sua musica che ad etichettarlo come artista di questa o quella corrente musicale. Heroes, non a caso, rimane ancora oggi uno degli album più apprezzati della storia della musica ed il capolavoro di un artista tuttora in attività e che riscuote ancor oggi un ampio successo derivante da pubblico e critica.

Ma, ancora prima del 1977 e di quello storico album, David Bowie si era imposto all’attenzione del pubblico con altri due lavori, ancora acerbi ma non per questo meno affascinanti: il primo di questi era Space Oddity, del 1969, secondo album del cantante, che stupì tutti per la sua varietà: si passava infatti tranquillamente dalla psichedelia al glam, conditi da una vena folk acustica che dava all’insieme quella melodia vagamente malinconica che sarebbe divenuta tipica delle sue opere migliori. All’anno successivo, invece, risale un altro album di grande successo del musicista londinese, un lavoro che, nonostante un cambio di genere abbastanza importante -si passa da un rock psichedelico ad un rock piuttosto vigoroso-, cattura ancor di più l’attenzione di critica e pubblico. Sto parlando di The Man Who Sold the World, da più parti considerato il primo vero capolavoro di Bowie, un album che innanzitutto sorprende per la sua maturità lirica: i testi spaziano difatti dalla follia dell’uomo alla falsità di coloro che promettono rosei aldilà, dalla critica ai totalitarismi alla doppiezza sia sessuale che psichica. Intenzione del musicista -come disse lui stesso- era quella di ampliare la propria prospettiva esplorando un microcosmo ricolmo di sfaccettature, senza essere legato ad alcun tipo di stilema classico. Gettiamoci dunque più a fondo in questo universo, per certi versi fantascientifico e per altri molto vivo e reale, costruito dal cantante britannico e dal suo gruppo.

The Width of a Circle inizia con una malinconica intro, affidata ad una chitarra acustica e ad una elettrica, che ci introduce poi al brano vero e proprio: musicalmente si tratta di un vero e proprio capolavoro, sorretto com’è dalla notevole sezione ritmica di Tony Visconti e Mick Woodmansey ed arricchito dalla fulminante chitarra di Mick Ronson; ma anche i testi rivelano subito l’attenzione di Bowie per le sfaccettature ed i problemi della mente umana, nonché per tematiche riconducibili alla filosofia nietzschiana con versi come:

Then I ran across a monster who was sleeping by a tree,
and I looked and frowned and the monster was me

All the Madmen, come dice il titolo stesso, tratta nuovamente il tema della follia umana, particolarmente caro al cantante anche a causa del fratellastro Terry, ricoverato due anni prima in un ospedale psichiatrico; David Bowie ci canta pertanto (sostenuto nuovamente da un gruppo assolutamente eccezionale) le sofferenze dei malati, emarginati dalla società, schierandosi al loro fianco e confessando che preferirebbe rimanere tutta la vita con loro piuttosto che con coloro che vagano tristemente nel mondo esterno.
Black Country Rock è invece un brano sorprendentemente allegro che parla di viaggi on the road e la cui atmosfera generale somiglia a quella di un brano dal sapore country; è divertente e, come al solito, suonata in modo perfetto, ma onestamente dopo i due brani precedenti rischia di stonare un po’.
Con After All torniamo sulle tematiche care al cantante quali paranoia ed isolamento sociale e ad una canzone malinconica, sorretta dalla chitarra acustica e dal basso in un secondo momento. I cori in sottofondo contribuiscono a dare all’insieme un’atmosfera di malinconia e l’idea che, alla fine di tutto, il suggerimento che Bowie ci da è quello di vivere facendo ciò che vogliamo fino alla nostra futura rinascita.
Running Gun Blues si presenta come una canzone di protesta alla Bob Dylan; il cantante, facendo un uso del falsetto che a tratti risulta un po’ irritante (molto meglio l’armonica in sottofondo, altro accorgimento “rubato” al cantautore del Minnesota), ci narra la storia di un soldato americano che, tornato dal Vietnam, è incapace di riprendere la vita precedente (di nuovo il tema dell’alienazione e della follia) e si trasforma pertanto in un assassino.
Saviour Machine riprende l’atmosfera di protesta del brano che lo precede, per poi sfumare in un racconto dal sapore fantascientifico: per tentare di salvare l’umanità dai suoi governanti corrotti e malvagi, un uomo affida le sorti dell’umanità ad un super computer che, però, come nel classico di Kubrick “2001: Odissea nello Spazio”, risalente a 2 anni prima, finisce per ribellarsi al suo creatore.
She Shook Me Cold si apre con la distorta chitarra blueseggiante di Mick Ronson e mantiene per tutta la sua durata un incedere che ricorda vagamente i Cream, evidenziandosi per l’ennesimo bellissimo assolo di chitarra.
La title-track, resa molto celebre negli anni ’90 dalla cover che ne fecero i Nirvana, è un altro grande classico della carriera di David Bowie: musicalmente è il consueto capolavoro, sostenuto da una linea di basso meravigliosa e da una tastiera malinconica, quasi evanescente. Il testo, come già in altre canzoni, riguarda invece lo sdoppiamento di personalità.

Who wknows me? Not me.
I never lost control
You’re face to face
With the man who sold the world


Chiude il disco The Supermen, un ritorno alle tematiche nietzschiane trattate nella prima traccia dell’album (una sorta di cerchio che si chiude, dunque): qui si parla infatti -come dice il titolo stesso- dell’uomo che, incapace di rassegnarsi ad essere imprigionato in questo mondo e nella sua falsa morale, tende invece all’infinito, ad elevarsi dal mondo e ad assurgere al livello di superuomo, in una drammatica sfida col mondo, ma prima di tutto con se stesso.

Per concludere, posiamo affermare senza ombra di dubbio che The Man Who Sold the World tiene fede alla fama che si guadagnò al momento della sua uscita. Non è ancora l’album perfetto, vi sono alcuni passaggi meno riusciti di altri ed alcune sporadiche parti leggermente grezze rispetto a quello che sarà lo stile pienamente maturo di David Bowie. Ma, nel complesso, se si considera l’enorme varietà musicale e lirica trattata, non può non esser chiaro a chiunque lo ascolti anche solo una volta come questo album sia a tutti gli effetti un capolavoro del rock e della musica in generale: i testi, mai banali, trattano argomenti di maturità sconcertante per un artista che all’epoca era ancora molto giovane, così come la musica, da lui stesso composta, è di livello assolutamente superiore. Da avere a tutti i costi anche se non siete amanti del “Duca Bianco” o, forse, proprio per scoprire la prima pietra miliare della straordinaria discografia di un grande artista.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
68.15 su 46 voti [ VOTA]
Giaxomo
Lunedì 30 Gennaio 2017, 22.18.07
11
Album che mi fu consigliato dalla mia prof. di lingua inglese delle superiori, anglista DOC, solita a dirmi "Giacomo io continuo ad ubriacarmi col Duca Bianco", consigliato qualche tempo dopo dalla mia attuale ragazza, figlia di un rocker vecchia scuola e fan incallita di Bowie. Ahimé, ama solo Bowie. Bowie e monnezza da discoteca. E proprio per questo motivo ne sono sempre stato alla larga...e cosa mi son perso, da buon bigotto quale ero. Qui il 90 assegnato è più che giusto, meritatissimo. Rock onirico altamente bluesaggiante con i Beatles come numi tutelari. "The Width of a Circle" e poi è un highlight dietro l'altro. La title-track credo la conoscano anche i sassi. Non vedo l'ora di proseguire con la scoperta di questo artista. Per il momento pienamente soddisfatto.
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 12.10.16
10
Bellissimo. Inizia la sua maturazione. Ricco di canzoni stupefacenti (The Width of a Circle; The Man Who Sold the World su tutte). Un album quasi zeppeliniano per come passa dall'acustico, all'hard rock, al blues. voto: 80
Alexi Laiho
Lunedì 11 Gennaio 2016, 9.27.36
9
Riposa in pace David...disco importantissimo per la storia del rock, anche per me 90
simo
Martedì 5 Gennaio 2016, 23.25.46
8
A me servirebbe un consiglio spassionato dato che nonostante la musica sia una parte importante della mia vita ho un mucchio di altri interessi, volendo seguire coerentemente il percorso artistico di Bowie c'è qualche album trascurabile o devo proprio ascoltarmi tutta la discografia dall'inizio?
sandoom
Martedì 5 Gennaio 2016, 23.19.02
7
.... uno dei miei preferiti
Electric Warrior
Lunedì 19 Settembre 2011, 10.55.41
6
@ Wizard: non te ne pentirai! David da Space Oddity fino a Let's Dance ha sfornato solo capolavori.
wizard
Domenica 18 Settembre 2011, 19.48.35
5
L'entusiasmo e la passione che traspaiono da questa interessante recensione mi hanno fatto venir voglia di conoscere meglio questo grande artista. Che scoperta! Grazie a Metallized ed a tutti coloro che vi collaborano!
wizard
Domenica 18 Settembre 2011, 19.48.30
4
L'entusiasmo e la passione che traspaiono da questa interessante recensione mi hanno fatto venir voglia di conoscere meglio questo grande artista. Che scoperta! Grazie a Metallized ed a tutti coloro che vi collaborano!
lino
Venerdì 16 Settembre 2011, 15.57.50
3
Complimenti, si tratta di una magnifica recensione sia per lo stile sia per i contenuti
Electric Warrior
Venerdì 16 Settembre 2011, 10.38.09
2
CAPOLAVORO!!!!!!
AdemaFilth
Venerdì 16 Settembre 2011, 1.22.50
1
Disco immenso per un artista immenso, da qui in poi passerà molto tempo prima di poter parlare di lavori sottotono, tenendo comunque conto che vere e proprie cadute di stile non ce ne sono ma state. Certo per quanto mi riguarda, Ziggy Stardust rimane sempre un gradino più in alto rispetto all'olimpo, talmente superbo da rendere la parola capolavoro un semplice eufemismo. We must have died alone, a long long time ago.
INFORMAZIONI
1970
Mercury Records
Rock
Tracklist
1. The Width of a Circle
2. All the Madmen
3. Black Country Rock
4. After All
5. Running Gun Blues
6. Saviour Machine
7. She Shook Me Cold
8. The Man Who Sold the World
9. The Supermen
Line Up
David Bowie (Voce, chitarra, stilofono)
Mick Ronson (Chitarra)
Tony Visconti (Chitarra, basso, pianoforte)
Ralph Mace (Sintetizzatore)
Mick Woodmansey (Batteria)
 
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