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Ozzy Osbourne - Tribute
( 6751 letture )
"Fu come se Dio entrasse nella mia vita". Ecco come Ozzy descriverà l'incontro, avvenuto nel 1979 su suggerimento di Dana Strum (Slaughter), con Randy Rhoads, talentuoso chitarrista americano nato a Santa Monica 23 anni prima, ed all'epoca membro dei Quiet Riot. Dopo la dipartita dai Black Sabbath, avvenuta non senza turbolenze, Randy era la persona giusta per portare l'equilibrio e la stabilità necessarie per convincere il frontman che una carriera solista era possibile. E così fu: la condivisione dello stesso appartamento a Londra fu la base per la creazione di Blizzard Of Ozz e Diary Of A Madman, i due album che avrebbero definitivamente affrancato Ozzy dal passato con i Sabbath. Quello tra il cantante di Birmingham ed il chitarrista californiano è un sodalizio forte, un'amicizia sincera, un feeling artistico ed intenso, perchè è proprio in esso che l'inglese ripone tutte le speranze per un futuro artistico di successo. In quell'appartamento di Chelsea nasce un rapporto fatto di stima, di reciproche interdipendenze e di frizione fervida e prolifica tra lo stile compassato del cantato ed una chitarra che, se le circostanze non lo impongono, proprio non ne vuole sapere di assecondare rimanendo in secondo piano. Le sei corde di Rhoads celebrate da questo Tribute sono una seconda voce, per presenza e volumi, che realizzano una sorta di stereofonia e stereoscopia, creando con la loro straripante presenza uno spettacolo nello spettacolo, due esibizioni che varrebbero ciascuna il prezzo del biglietto, ognuna col suo protagonista ed il suo modo di servire il Metal. Siamo di fronte a costruzioni parallele che potrebbero essere ascoltate separatamente dalla linea melodica mantenendo una pienezza, un'armonia creativa ed uno spessore difficilmente riscontrabile altrove. Più disciplinato e canterino Ozzy, attento alla metrica, a tratti sottilmente cantilenante (Iron Man): sanguigno e ribelle Randy, incontenibile, ingombrante, straripante, furioso. E' nella chimica sottile di questa coesistenza che si realizza la rispettiva e complementare grandezza, nel procedere ciascuno per la propria strada senza politiche e senza concessioni, nel dare ciascuno il massimo per servire la canzone, nel non assegnarsi le battute secondo un copione ma nel viverle, tutte, fino all'ultimo respiro. Rhoads è sfrigolante e ribelle, in due parole un vero protagonista, che mai rinuncia al suo stile fatto di fraseggi, di strutture di botta e risposta, di composizioni musicali auto-conclusive -canzone nella canzone- e riff che trovano da soli un inizio ed una fine, delineando un percorso. Il traguardo di questa ricerca è arte che osa presentare al pubblico il suo volto più spontaneo e fragile: ascoltando il doppio vinile si ha una meravigliosa impressione di precarietà, di equilibrio instabile, di movimento incontrollato, di assenza di un deus ex machina che cala dall'alto, cosa che fa l'esperienza più immediata e diretta, illudendo l'ascoltatore di esserci, in quelle infuocate sere di Cleveland, Montreal e Southampton. Lo spazio creativo di cui gode Randy nelle selezioni di questo disco è enorme: tra lunghi assoli e suoni in primo piano si avverte una funzionalità corretta ed intelligente al suo stile, ripagata da un impegno ed una dedizione di meravigliosa natura artistica. Nello stile non c'è contratto, partitura, ruolo, non ci sono barriere nè rigide assegnazioni: tutta la band sembra orientata a raccogliere i frutti di questo albero generoso, coraggiosamente arrendevole e quasi consapevole di vivere un momento che in una sciagurata mattina di marzo andrà ad esaurirsi. Quello di Ozzy e Randy è un magnifico duetto, consacrato dalla bella foto di copertina, una coproduzione nella quale è la collaborazione non strutturata a dare il frutto più selvatico, inatteso e saporito. In questo senso il disco è davvero un tributo, tanto importante è la ribalta alla quale viene portata la chitarra: ingestibile, ribelle, impreziosita ad ogni battuta da una cesellatura importante, risulta evidente come lo stile di Rhoads fosse in grado di attribuire alle composizioni di Ozzy un carattere unico. Dinamismo, spinta, oscurità sono pulsioni e stati dell'animo resi con facilità disarmante, senza tralasciare le innegabili qualità intrinseche delle canzoni sulle quali questi contributi preziosi si innestavano.

La dimensione live di I don't know, con l'intro O Fortuna -tratta dai Carmina Burana di Orff- ed Ozzy che esclama "Are you ready?" e "Rock'n'roll!!!" è quanto di più verace e hard-rock si possa chiedere. E' antologia, sussidiario, Bignami, pizzino, metal prima del metal, semplice mattone che diventa pietra miliare ogni volta che lo si riascolta. Il basso di Rudy Sarzo e la chitarra di Rhoads appaiono da subito uno spaventoso macigno contro il quale persino la voce può poco: essi sono la premessa, lo svolgimento e la conclusione di ogni movimento, di ogni incalzante suggestione, di ogni immagine rabbiosa e complice che questo metal, innegabilmente figlio dell'esperienza Sabbath, sa costruire. E' solo nelle parti più lente e meditate che il singer di Birmingham riesce a riappropriasi di un briciolo di canzone, innestando quell'irresistibile venatura malinconica e perdente, di una polemicità rassegnata, che ne caratterizza il cantato e l'atteggiamento. Sui singoli assoli di chitarra ogni parola rischierebbe di suonare superflua, inutilmente descrittiva e riduttiva: lo stile di Rhoads attinge dalla tecnica della musica classica e dal blues (No Bone Movies ha il sapore dell'honky-tonky), da Eddie Van Halen ad Andy Summers dei Police, passando per Pat Metheny e Leslie West, Ritchie Blackmore, Michael Schenker, Steve Lukather e B.B. King. Bending, vibrato ed un lavoro di rifinitura incessante confermano una creatività continua e straripante, una vitalità rabbiosa che deriva dalla sicurezza tecnica, dalla mano ferma e dal poter dare libero spazio ad ogni afflato compositivo o improvvisativo. Randy ha un'indiavolata attitudine rock'n'roll, già presente ai tempi dei Quiet Riot, ed è compito esclusivo della sua chitarra creare avvitamenti, salite vertiginose e salti nel vuoto, spinti dalla gravità delle note, felicemente spossati dalla rincorsa e sollevati quando il lungo assolo di batteria di Tommy Aldridge sembra arrivare per concederci un attimo di tregua. E. Di. Punteggiatura. Questa raccolta, per la convincente dimensione live, per la performance di Rhoads e della band che gli vuole bene, costituisce un documento, un pezzo di storia, un tributo alle più belle canzoni di Ozzy da interpretare come singole dediche ad un artista scomparso e la testimonianza, che adoriamo fingere diretta, di un momento che è evento: tra i solchi del disco si respira la libertà, esaltata da una produzione dai suoni classicheggianti, terribilmente sbilanciata ma partecipe in maniera profonda dell'evento, appagante ed incurante di rivolgere la sua attenzione a ciò che lo spettatore, in fondo, chiede. Duttile è solo uno degli aggettivi che potrebbe definire il talento di Rhoads: epico e drammatico, veloce e pesante, solare e lieve, misurato e rockeggiante, disimpegnato e svagato, il musicista è comunque puntuale nel decorare ogni singola battuta con riff e tecniche diverse. L'arpeggio delicato e sporco di Revelation ed il successivo duetto con il pianoforte ci fanno passare dalle luci di Flying High Again ad un'atmosfera crepuscolare, introspettiva, ricreando il vuoto dell'abbandono, la paura del crescere e di consegnare un mondo peggiore ai nostri figli ("To fight each other, there's no one winning, We must fight all the hate"), ed è come se tutte le risposte fossero racchiuse nell'energia liberata dall'inatteso assolo finale, carico e sinfonico. Persino nella brevità asciutta di Paranoid Rhoads riesce e mettere del suo: la ritmica è una svisata continua, una sperimentazione progressiva, una struttura che si fa ora possente ed ora agile come un riccio di capelli disubbidiente, in un'alternanza continua che conduce ad un assolo originale e tecnico. Goodbye To Romance, semplicemente, "è" Randy Rhoads: sensibilità, colore, armonia ed accenti sono solo alcune delle figure retoriche ora delicate ed ora viscerali con le quali il chitarrista di Santa Monica si mostra a suo agio con ogni genere di sensibilità. Più funzionale alla canzone e meno ribelle, nelle pennate ci sono profumi e visione, l'assolo è struggente e malinconico, tra i più personali dell'intero album, e sembra perdersi tra le note del chorus come un ricordo che sfuma. Dee, infine, è una perla acustica che non si può non menzionare: registrata in studio dallo stesso Rhoads, con le indicazioni del produttore che arrivano in cuffia al chitarrista ("rolling!"), il disco si chiude con un pezzo di chitarra classica inizialmente imperfetto ed improvvisato, abbozzato e censurato dallo stesso chitarrista ("beeeeps"), alla ricerca maniacale di qualcosa che suoni più delicato e fluido. Tra un Goodbye To Romance arpeggiato, pizzicato e consegnato alla memoria nella sua imperfezione più autentica, ed un tiro di sigaretta, si assiste ad una travolgente progressione, un procedere per tentativi e continue limature degne di Michelangelo che conduce ai minuti finali, finalmente soddisfacenti ("it's not bad, it's getting smoother now"). Ed è come se entrassimo anche noi in studio di registrazione, partecipi dell'attimo, senza barriere, cercando di vincere l'emozione per carpirne il segreto e la magia.

"Ho suonato con grandi chitarristi in questi anni, non c'è dubbio. Ma Randy era unico", dice Ozzy ricordando l'amico che perse la vita in uno stupido incidente il 19 marzo 1982 (il chitarrista salì su un piccolo aereo da turismo per simulare un attacco in picchiata verso il tour bus nel quale Ozzy stava dormendo, ma qualcosa andò storto e il velivolo si schiantò contro una casa), durante il tour di Diary Of A Madman. "E' come se Randy fosse stato con me per molto più tempo. Ogni tanto penso che sia ancora qui, con me", continua. "Dei chitarristi si dice che considerino lo strumento come un'estensione del proprio pene. Randy, lui era l'estensione del suo strumento. Fa una grande differenza". Pubblicato originariamente a cinque anni dalla morte di Randy, questo Tribute spiega alla perfezione il punto di vista di Ozzy: e quando lo sentiamo ripetere "We love you all", sembra di vederlo ancora sul palco ad abbracciare e proteggere l'amico, rivolto verso di noi che li ammiriamo a migliaia di vite di distanza, con lo sguardo di allora.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
74.06 su 65 voti [ VOTA]
fasanez
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 23.12.58
40
La storia della nostra musica passa di qua, punto. Live Epocale, binomio perfetto, band stellare, pezzi pazzeschi. Tutte le volte che ascolto Mr Crowley penso che dovrebbe essere fatta ascoltare a scuola. Disco da isola deserta. 100.
Mirkorock
Sabato 16 Marzo 2019, 20.23.01
39
Grande Randy ma soprattutto grande ozzy x non aver speculato sulla sua morte
Ste
Domenica 1 Luglio 2018, 15.46.29
38
Non ho mai amato i live, la stessa canzone preferisco ascoltarla nella versione da studio. Il live va vissuto dal vivo, ascoltato da casa non è la stessa cosa, questo per lo meno è sempre stato il mio pensiero. Tribute è l'eccezione che conferma la regola, voto 100. Randy uno dei più grandi chitarristi di sempre, Blizzard of Ozz e Diary of a Madman sono strapieni di riff, assoli e arpeggi da brividi. Da qui passa la storia della musica.
ObscureSolstice
Sabato 2 Giugno 2018, 18.21.03
37
Uno dei live più belli di sempre. Solo Ozzy ha eretto così tante leggende come lui ha potuto fare. L'ultima traccia acustica Dee fa capire quanto era sopraffino e grandioso Rhandy Rhoads, uno dei migliori amici di Osbourne...mai dimenticato...
megna
Sabato 2 Giugno 2018, 18.06.45
36
Eccezionale! Superbo! Tecnicamente perfetto, non c'è una nota stonata manco a pagarla. Ruspante e genuino come non mai. Le versioni live di Paranoid e Children of the Grave valgono da sole l'acquisto!
Aceshigh
Venerdì 24 Novembre 2017, 10.30.13
35
Un album del genere non può che prendere il massimo dei voti... per i classici presenti, per la prestazione superlativa di tutta la band, per la vera sincera passione per il rock che i quattro musicisti trasmettono al pubblico in ogni nanosecondo di questo platter. È così che si sale sul palco. Tribute non deve mancare nelle case di ogni metallaro che si rispetti, per un'infinità di motivi. Ne elenco solo uno: i soli di Mr.Crowley, già storici in studio ma qui ancora più belli, direi quasi... commoventi.
Joe
Lunedì 6 Febbraio 2017, 22.33.18
34
Uno dei miei live preferiti . Un suono potente e selvaggio dove il mixaggio risalta al massimo la chitarra di Randy. Volumi al massimo, distorsione degna di una band di trash metal, velocità esecutiva alle stelle, perfino i classici come children... o paranoid sono stravolti, violentati e suonati sul filo dei 200 allora. Ampio uso di wha wha, bending, tapping e tutto quello che serve per creare un muro di suono pazzesco ed effetti pirotecnici. Il pedale mxr distortion, l'anima di Randy, mi immagino che fumava dopo ogni concerto. Stranamente in studio gli stessi brani non avevano la stessa magia, perché Randy non è un chitarrista da studio di registrazione. Fuori dal palco, diventava un gregario tranquillo e spariva l'impeto che teneva nei concerti. Grande merito al King Van halen , note veloci e distorte uscivano dalla sua chitarra già nel 75 e Randy fu il primo a cogliere quei frutti. Stravolgendoli con una forte dose metallica e uso massiccio di effetti e distorsori. Un vero animale da palcoscenico, chissà cosa sarebbe diventato....ha lasciato un eredità musicale immensa che ha insegnato a decine di chitarristi futuri:jake lee, Brad gillis, Vivian campbel, Vito bratta, George linch, Nuno e molti altri.
Faberxander
Lunedì 12 Dicembre 2016, 10.25.48
33
Ehm...cioè... 88 voto recensione, e 67,58 voto lettori? A questo album? E niente, fatevi curare tutti quanti.
AL
Lunedì 16 Maggio 2016, 21.18.04
32
Quoto il commento precedente. Voto 90. Magia pura
Rob Fleming
Lunedì 1 Febbraio 2016, 18.10.49
31
Un susseguirsi di emozioni senza fine. Ed ogni volta che Randy tocca le corde della sua chitarra è sempre magia. 90
Vitadathrasher
Giovedì 2 Luglio 2015, 14.24.52
30
Van halen e Rhoads, sono chitarristi rivoluzionari e completi, hanno tutto. Gli altri fanno il loro, che non è poco anzi. Personalmente, malmsteen è un virtuoso ma mi dice poco, ricicla tutte scale classiche/ barocche ma poi......Le altre coppie di asce: preferisco Smith/Murray, mi danno il senso di un sound compatto e spesso di buon gusto. I judas nella loro efficacia nell'intrecciare i riff, spesso cadono nel banale. Rhoads nella sua breve (molto breve) carriera ha scritto tra i più bei riff e assoli della storia del metal.
Victim Of Fate
Giovedì 2 Luglio 2015, 12.02.23
29
Dee su questo album, a posteriori, è quanto di più struggente abbia mai sentito inciso in un disco metal. Immenso Randy esaltato da questo live capolavoro. Chitarristi come questo non ne tornano più. In culo allo djent e a tutti sti spara note di ora. Quanto era incazzato e ribelle! La chitarra urlava come solo i grandi maestri sono stati capaci di fare ( Van Halen, Blackmore, Malmsteen, quando ancora suonava da un blues man spaventoso quale è, Page, Smith-Murray, Tipton-Downing e, per quanto mi riguarda, su tutti llui: Randy Rhoads ) \m/ Brividi.
Massimiliano
Venerdì 19 Giugno 2015, 0.41.31
28
Un album immortale, capolavoro inarrivabile. Un doveroso omaggio del grande Ozzy al più talentuoso chitarrista rock che sia mai esistito.
Sandman
Martedì 25 Novembre 2014, 14.39.40
27
Io gli darei 100 a occhi chusi, un album imprescindibile del genere hard and heavy Solo per il fatto che alla 6 corde ci sia qual mostro di Randy Rhoads che ritengo uno dei miglliori chiarristi rock di sempre, meglio di Vai, di Satriani, di Malmsteen, direi a livello di Van Halen un caposcuola che ha saputo ereditare al meglio le insegnanze di Sua Maestà Ritchie Blackmore. Tutti i pezzi sono eccelsi, I Don't Know, Crazy Train, Mr Crowley su tutti Amici, sempre ovviamente a mio aviso
markko
Lunedì 20 Ottobre 2014, 9.28.27
26
C'è veramente poco da dire....CAPOLAVORO PER I SENSI. emozione allo stato puro
Philosopher3815
Lunedì 28 Luglio 2014, 10.03.21
25
Documento imperdibile per chiunque ami la musica vera!
venom
Giovedì 24 Luglio 2014, 2.07.02
24
un live fantastico!pieno di energia e grande tecnica di rhoads giusto tributo ad un grande della 6 corde ed ennesimo capolavoro del piu grande artista metal di tutti i tempi OZZY OSBOURNE
Francesco
Lunedì 6 Maggio 2013, 19.50.07
23
A quando una recensione degli album dei Quiet Riot, il gruppo in cui ha militato Randy Rhoads agli esordi?
Francesco
Lunedì 6 Maggio 2013, 19.50.07
22
A quando una recensione degli album dei Quiet Riot, il gruppo in cui ha militato Randy Rhoads agli esordi?
blackie
Domenica 28 Aprile 2013, 3.13.57
21
disco di un altro pianeta 100 e anche poco energia da vendere ozzy spettacolare randy divino!questo disco e dawero il live per eccellenza grandissimo!
dugazzei
Lunedì 17 Ottobre 2011, 18.17.15
20
Grande recensione. In Mr.Crowley uno dei migliori assoli di tutti i tempi.
BILLOROCK fci
Martedì 27 Settembre 2011, 15.50.00
19
Magnifica interpretazione chitarristica di Randy, l assolo in Suicide solution, fa venire i brividi, virtuosismo allo stato puro..
Guappo o cartone
Venerdì 23 Settembre 2011, 21.20.19
18
bellissimo..ottima recensione
BILLOROCK fci
Giovedì 22 Settembre 2011, 15.27.30
17
piazzato in auto stamattina.... ho ascoltato fino alla nausea. suicide solution.....e paranoid..... che roba gente !!
jek
Mercoledì 21 Settembre 2011, 20.19.49
16
Complimenti Marco per la splendida recensione, mi hai spinto a ripescare un disco che non ascoltavo da una vita. Questo disco è veramente un ottimo tributo a uno tra i migliori chitarristi della storia dell'hard'n'metal
HeroOfSand_14
Mercoledì 21 Settembre 2011, 18.42.52
15
Assolutamente impossibile dimenticare un cd così "unico". Ozzy si, era nel pieno delle sue energie ma Randy, ragazzi che potenza! Sarà sempre uno di quei chitarristi che mi emozionano solo dal nome..un uomo che ha dato troppo poco alla storia della musica, considerando il suo innato talento..i suoi riff e i suoi indimentacabili assoli di Crazy Train, GTR e Mr. Crowley sono delle pietre del metal che non potranno mai essere scalfite! RIP mitico Randy Rhoads
N.I.B.
Martedì 20 Settembre 2011, 18.56.29
14
Come dar torto all'affermazione di Ozzy ...???? Ogni volta che voglio ascoltare questo Album, devo prima sentire "Dee" almeno un paio di volte... Grazie Randy... R.I.P. ...!!
BILLOROCK fci
Martedì 20 Settembre 2011, 14.26.12
13
straquoto il tuo post Radamanthis e una tracks list da urlo !!
Radamanthis
Martedì 20 Settembre 2011, 10.45.51
12
Ozzy Osbourne (Voce) e Randy Rhoads (Chitarra) un binomio perfetto come pochi altri nella storia dell'hard rock / metal! Disco sublime, voto 95
BILLOROCK fci.
Lunedì 19 Settembre 2011, 18.22.23
11
basta guardare la cover per assaporare da subito una scarica di puro hard rock ; Randy Rhoads all apice del virtuosismo musicale !!voto 90
Maurizio
Lunedì 19 Settembre 2011, 17.33.53
10
Da una recensione così accorata mi aspettavo un 99....riguardo al platter eccezionale testimonianza delle capacità immense di Randy, ma ho sempre avuto il sospetto che questa fosse una trovata poco spontanea dell'entourage di Ozzy per vendere. Sound non perfetto ma tutte le volte che lo ascolti pensi a cosa avrebbe potuto essere se non ci si fosse messo di mezzo il fato.
Screamforme77
Lunedì 19 Settembre 2011, 13.23.00
9
L'ho comprato poche settimane fa.Album Live fantastico,ha un gran tiro !!!!!
luca
Sabato 17 Settembre 2011, 17.09.31
8
Semplicemente un must. CAPOLAVORO .
Frankiss
Sabato 17 Settembre 2011, 16.18.16
7
Pur non amando particolarmente Ozzy...questo è un album stupendo...Randy era davvero unico!!!
luci di ferro
Sabato 17 Settembre 2011, 14.47.30
6
Questo è il miglior album dal vivo di Ozzy Osbourne. Bellissima serie di canzoni, le prestazioni, ottime di tutti i membri della band con un STRATOSFERICO Randy Rhoads,ma anche Ozzy non scherza alla voce. La profondità e l'umore della band che suona a meraviglia. Setlist Killer, Da Blizzard Of Ozz, Diary Of A Madman e da alcuni dei primi album dei Black sabbath. Dopo l'onda d'urto di I Dont Know, Crazy Train i migliori brani della prima serie. E la selezione delle tracce è brillante, da Believer / Mr.Crowley / Flying High Again/ Suicide Solution/ Goodbye To Romance , che si fondono piacevolmente insieme. Suicide Solution e Children Of The Grave sono due grandi brani della colonna portante dell' HEAVY METAL . Ci sono assoli di batteria e chitarra entrambi stupendi, che si miscelano alla perfezione in un live. Il disco si chiude con 'Dee' versione in sala di registrazione dove si sente la voce di Randy Rhoads, una delle mie canzoni strumentali preferite di sempre. 91/100
AdemaFilth
Sabato 17 Settembre 2011, 13.40.11
5
Un chitarrista che ci ha regalato pezzi immortali insieme ad Ozzy. Basti pensare al mitico Zakk Wylde per confermare il fatto che di chitarristi con gli attributi ce ne sono stati eccome nella carriera del madman, ma per quanto mi riguarda, rimpiangerò sempre almeno un pò quel crazy bastard di Randy Rhoads. Recensione stupenda, degna della sua memoria.
ozzMadman
Sabato 17 Settembre 2011, 12.18.34
4
bellissima recensione...finale da pelle d'oca
Metal4ever90
Sabato 17 Settembre 2011, 12.16.28
3
Cd preso qualche settimana fa da mio fratello. Un Live stupendo! Rhoads R.i.p
NoRemorse
Sabato 17 Settembre 2011, 11.12.53
2
Metallized al sabato mi riempie la mattina...grazie!!! Grandissima recensione (il finale mi ha emozionato) e disco davvero storico...pensare che quando me l'avevano regalato ho pensato che non fosse un album ufficiale di ozzy...immenso
Hellion
Sabato 17 Settembre 2011, 11.08.39
1
..quando l'uscita di un disco era una cosa epocale, questa è Storia!
INFORMAZIONI
1987
Sony Music
Heavy
Tracklist
1. I Don't Know
2. Crazy Train
3. Believer
4. Mr. Crowley
5. Flying High Again
6. Revelation  (Mother Earth)
7. Steal Away (The Night)
8. Suicide Solution
9. Iron Man
10. Children Of The Grave
11. Paranoid
12. Goodbye To Romance
13. No Bone Movies
14. Dee *

* studio out-takes
Line Up
Ozzy Osbourne (Voce)
Randy Rhoads (Chitarra)
Rudy Sarzo (Basso)
Bob Daisley (Basso su tracce 12 e 13)
Don Airey (Tastiere)
Tommy Aldridge (Batteria)
Lee Kerslake (Batteria su tracce 12 e 13)
 
RECENSIONI
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