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Nachtblut - Antik
( 2620 letture )
Perplessità.
Mi viene difficile non cominciare a scrivere questa recensione senza mettere nero su bianco la primissima impressione derivatami dall'ascolto del secondo studio album dei tedeschi Nachtblut.
Una perplessità all'apparenza priva di spiegazioni: forse causata dalla scarsa dimestichezza del sottoscritto con la lingua di Goethe o forse da qualcos'altro di non ancora ben focalizzato.
Ma andiamo con ordine: i Nachtblut sono un giovane gruppo di Osnabrück autodefinitosi (senza troppi fronzoli) “dark metal” che ha auto-prodotto il presente disco nel 2009; vi chiederete allora : “come mai sto leggendo questa recensione tra le nuove uscite del 2011?“
Presto detto: la Napalm Records è venuta in possesso di Antik solo quest'anno e ha deciso di produrlo su larga scala, dando la possibilità a questa band proveniente dalla Germania nord-occidentale di portare la propria musica anche al di là dei patrii confini, nonostante il cantato totalmente in lingua madre (ultimamente prediletto da un numero sempre maggiore di gruppi teutonici).
Occasione offerta dalla Napalm per gentilezza, buon cuore o fiducia nel valore delle bands della propria area culturale? (non posso scrivere patria perché la Napalm è di fatto austriaca, anche se i confini tra i due paesi in campo musicale sono pressoché inesistenti).
Ma non pensateci nemmeno! (ok, forse la terza sì... ma non divaghiamo).
La realtà è che gli austriaci hanno intuito che i Nachtblut sono un prodotto estremamente vendibile, e si sa in tempo di crisi...
Da quando però un gruppo melodic black (perché al di là del “dark metal”, questo suonano) risulta un prodotto facilmente vendibile potreste dire voi?
Da quando sotto una scorza apparentemente dura si nascondono determinati elementi stilistici (non per forza premeditati) che andranno a colpire gli ascoltatori meno intransigenti della musica oscura in “punti” che attiveranno inesorabili i processi di estrazione del portafoglio e acquisto del cd.
Insomma, liberissimi di considerarlo un paradosso ma qualcuno è riuscito a scrivere un disco commerciale facendo black metal e cantando in tedesco!
Ma approfondiamo l'analisi per capire meglio.
La prima cosa che colpisce l'ascoltatore è il riffing tipicamente “tanz” della chitarra di Greif, monolitica, compressa e ritmicamente orecchiabile, nel giro di pochissimo tempo vi ritroverete a seguirla scapocciando e questo nonostante svariate pecche: a partire dalle combinazioni degli accordi di quinta utilizzate, che alla lunga suonano ripetitive e già sentite (per non parlare delle “impennate” con l'aiuto della tremolo bar che fanno tanto “cattivo”), aggiungendo a tutto ciò la totale assenza di solismi – o comunque di una qualsiasi parte tecnicamente impegnativa - che avrebbero sicuramente aiutato a rendere il sound più interessante ed eterogeneo.
Il resto della sezione ritmica è piuttosto sbilanciato verso la batteria di Skoll, che mesce abilmente accompagnamenti più sobri a sezioni tirate - invero più rare - che includono anche alcune tra le più comuni figure del metal estremo (soprattutto blast beat).
Il basso di Sacerdos invece, pur rimanendo ben udibile in ogni momento con il suo suono profondo e sfumato (pochissimi medi e probabilmente accordatura abbassata), segue pedissequamente le linee della chitarra (che come dicevamo prima non è che siano particolarmente complesse), prendendosi qualche piccola libertà unicamente quando si trova da solo insieme alle tastiere; un “lavoro” piuttosto nella media insomma.
Discorso un po' più complesso per quanto riguarda le tastiere della bella Lymania: anche qui, non ci troviamo certo davanti ad una musicista con un livello tecnico trascendentale, però non si può dire che questa ragazza – oltre ad essere in grado di sfruttare efficacemente un'enorme gamma di suoni che vanno dal piano e i classici archi ad un elettronica quasi industrial - non abbia un certo gusto per le melodie, tutte molto azzeccate (e catchy), sentire gli string ensemble in Kreuzigung per credere; d'altro canto però qualche volta si ha l'impressione che le sue linee siano come slegate dal contesto generale e messe lì solamente per aggiungere quel “qualcosa” di sottofondo alla canzone.
Su tutto questo si staglia lo screaming acidissimo (e a volte effettato) di Askeroth, che, supportato da una lingua “spigolosa” ed aggressiva come il tedesco riesce a trasmettere la giusta dose di cattiveria pur senza particolari sforzi a livello di estensione o variazioni stilistiche nel cantato; piccola ma doverosa citazione anche per le sporadiche backing vocals del bassista Sacerdos che contribuisce ad alcuni passaggi più narrati con la sua voce bassa ma piuttosto evocativa.

Se l'intero album si mantiene abbastanza uniforme a livello stilistico, senza particolari variazioni o cambi di atmosfera tra un pezzo e l'altro, alcune tracce riescono ad emergere più di altre: Gedenket Den Toten, con il suo riff azzeccatissmo e gli stacchi vagamente epici; Kreuzigung, con i già citati giri di archi delle tastiere e una delle interpretazioni più sofferenti di Askeroth e per finire Hexe, forse la più completa ed accattivante di tutte, con inserti elettronici che vanno ad arricchire una delle ritmiche più aggressive e riuscite che troverete in tutto Antik.

Insomma, un'opera con alcune buone idee e tantissimi difetti (specie sul piano compositivo) ma che riesce a far leva su alcuni clichès più che collaudati in modo incredibilmente efficace; cosa che ritengo ne decreterà il successo presso un'ampia fascia di ascoltatori (certo, perlopiù tedeschi) che amano ascoltare atmosfere oscure ed estreme senza troppo impegno, mentre sicuramente i puristi del black lo liquideranno senza pietà.
Io personalmente mi posiziono nel mezzo: soggettivamente non ho apprezzato molte delle scelte e non sono rimasto particolarmente colpito dalla proposta, ma oggettivamente non si può negare che in questo disco ci siano dei buoni spunti da cui partire per realizzare lavori ancora più elaborati e solide basi per un successo commerciale (ovvio rapportato al piccolo ambiente del metal con attitudine dark).
Ragion per cui: sufficienza raggiunta!



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
21.6 su 20 voti [ VOTA]
Bloody Karma
Lunedì 26 Settembre 2011, 13.13.30
1
mamma mia che copertina tamarra...
INFORMAZIONI
2011
Napalm Records
Melodic Black
Tracklist
1. Antik
2. Ijobs Botschaf
3. Die Blutgräfin
4. Gedenket Den Toten
5. Die Mutter Die Ihr Kind Verlor
6. Sturz Des Ikarus
7. Kreuzigung
8. Hexe
9. Des Menschens Kunst Blindheit Zu Säen
10. Kreuzritter
Line Up
Askeroth - Vocals
Greif – Guitars
Sacerdos – Bass & Backing Vocals
Lymania – Keyboards
Skoll - Drums
 
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