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Waldgefluster - Femundsmarka - Eine Reise in drei Kapiteln
( 1738 letture )
Tra la miriade di uscite discografiche di questo 2011, spicca sicuramente il secondo album dei tedeschi Waldgeflüster. Per chi non li conoscesse questo progetto nasce circa sei anni fa per merito di Winterherz, già attivo nella progressive black metal band Scarcross. Tre anni dopo l’uscita del demo Stimmen im Wind, datato 2006, esce l’album di debutto, Herbstklagen, che mette subito in risalto le qualità della (one-man) band.
Il loro sound è caratterizzato da lunghe composizioni di stampo black metal, accompagnate da delicati innesti folkloristici che “rievocano” musicalmente le liriche. Possiamo infatti notare come i temi trattati si rivolgano principalmente alla natura e al paganesimo.

Ed eccoci, a distanza di due anni dal precedente Herbstklagen, a parlare di Femundsmarka – Eine Reise in drei Kapiteln, seconda fatica del combo. Per questo album i Waldgeflüster sono ufficialmente diventati un duo, infatti a Winterherz si è aggiunto il fratello, P.. L’idea del concept è nata da un viaggio nella regione norvegese dell’Endergal, più precisamente nel parco nazionale di Femundsmarka, dove l’impatto con la natura più incontaminata ha ispirato i due musicisti.

Musicalmente questo album si snoda lungo cinquanta minuti abbondanti, divisi in tre capitoli intervallati da un prologo, un paio di interludi, ed un epilogo.
Parliamo di Prolog: Aufbruch, un’introduzione delicata ed elegante, completamente eseguita da una chitarra acustica. La prima vera traccia, Kapitel I: Seenland, parte aggressiva e decisa, ma le melodie conservano una vaga sensazione di delicatezza e leggerezza, la stessa respirata durante il prologo. Sono proprio le melodie e i semplici assoli di chitarra a rendere interessanti le composizioni dei Waldgeflüster. In seguito il brano rallenta, lasciando il sottofondo a qualche accordo di chitarra acustica, prima di ripartire tra potenti blast beats e cori, dove il cantato in pulito e in screaming si sovrappongono creando un notevole effetto sonoro. Questa è senza dubbio la canzone meglio riuscita dell’album, mai noiosa nonostante gli oltre dieci minuti di durata, dove le due diverse voci – in particolare lo scream – si sposano molto bene con l’accompagnamento strumentale.
Le note del pianoforte – suonato per l’occasione da Max-Emanuel Vingerhoets – costituiscono la base del successivo Interludium I: Rast, oltretutto caratterizzato da elementi ambient e acustici. Il risultato è di classe, non c’è che dire. La quarta traccia Kapitel II: Steinwüsten si mostra più lenta e melodica, con la ritmica continuamente scandita dalla doppia cassa. Questo secondo capitolo però, pur rimanendo esteticamente eccellente, non prende come il primo. Verso metà brano la band tende a peccare in ripetitività, stendendo una trama chitarristica eccessivamente lunga. Nei pressi dei minuti finali assistiamo ad un netto stop ritmico, tra spezzoni acustici e cori evocativi. Il secondo interludio (Interludium II: Nacht) può essere benissimo catalogato come un brano depressive black. Un lento e straziante (in senso buono) arpeggio si ripete per poco meno di un minuto, prima di cedere il posto a riff e screaming tipici del depressive, in cui le parole lasciano il posto a veri e propri urli di disperazione: una suite veramente azzeccata e piacevole per chi, come me, ama questo particolare tipo di sonorità, specialmente se accompagnate da arpeggi acustici che rendono l’atmosfera maggiormente suggestiva e misteriosa. Nel terzo capitolo (Kapitel III: Fichtenhain) i Waldgeflüster proseguono decisi per la loro strada, facendo delle melodie il proprio cavallo di battaglia. Durante la canzone ricompaiono frasi cantate dove clean vocals e screaming si sovrappongono: come sempre si rivelano ben riuscite e perfette all’interno del contesto musicale proposto dalla band. Purtroppo il brano non aggiunge nulla di particolarmente nuovo, ma si limita a ripetere soluzioni già sperimentate in precedenza. Il risultato è più che buono, certo, ma qualcosa in più è lecito aspettarselo. A concludere il tutto ci pensa Epilog: Heimkehr, anch’essa completamente acustica in modo da dare un raffinato colpo finale.

Veniamo al dunque, il lavoro è ottimo e questi ragazzi ci sanno decisamente fare. La band deve comunque migliorare in alcuni punti, magari variando maggiormente alcune soluzioni stilistiche, ma nel complesso non è nulla di grave. Per il resto i Waldgeflüster hanno tutte le carte in regola per spiccare tra centinaia di altre band e sono sicuro che in futuro ci sapranno sorprendere.

Per il momento godiamoci questo ottimo album: largamente promossi!



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
45.57 su 21 voti [ VOTA]
Todbringer83
Lunedì 26 Giugno 2017, 23.12.10
1
Più che un passo in avanti rispetto all'esordio. I brani risultano decisamente più incisivi, il tutto è più diretto e compatto, il songwriting è di ottimo livello e anche la voce mi è sembrata più equilibrata e introspettiva. Qui rispetto a Herbstklagen è regitrata anche la traccia di basso e si sente. Dopo tre ascolti lo ritengo abbondantemente promosso, mi convince parecchio. Album da 80 e più
INFORMAZIONI
2011
Black Blood Records
Black
Tracklist
1. Prolog: Aufbruch
2. Kapitel I: Seenland
3. Interludium I: Rast
4. Kapitel II: Steinwüsten
5. Interludium II: Nacht
6. Kapitel III: Fichtenhain
7. Epilog: Heimkehr
Line Up
Winterherz: voce, chitarra, basso
P.: voce, chitarra

session musicians:
Thomas Birkmaier: batteria
Max-Emanuel Vingerhoets: piano
 
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70
 
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