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Nightrage - Insidious
( 2973 letture )
Un piacevole ritorno al passato recente.

Dalla terra natale per la Democrazia, patria di concetti filosofici essenziali per lo sviluppo del pensiero moderno, da quella stessa terra -che ora si trova ad essere l’epicentro per la crisi economica- arrivano i Nightrage, anzi, tornano, e per la quinta volta.

Di questa band si può ricordare il passato travagliato, consistente tanto nella difficoltà di conservare una line up fissa quanto nel confronto con un mercato discografico schiavo del trend. I greci però procedono per la propria strada, noncuranti delle movenze a senso unico che dirigono il sound verso l’omogeneità più prevedibile.
Del gruppo originario è rimasto il solo Marios Iliopoulos, chitarrista e master mind della formazione -in parte- ellenica. La componente che ne caratterizza le sfaccettature sonore è sempre la medesima degli inizi, il death melodico.

I Nightrage perseverano e non ne vogliono sapere di cambiare rotta. Per loro il faro è quel sound sviluppatosi a metà anni novanta nel Nord Europa, e che man mano ha fatto proseliti nel mondo. Nel frattempo le cose sono cambiate, il genere di riferimento è stato modificato e tutte le band che hanno contribuito alla sua genesi sono passate -trapassate in alcuni casi- ad occuparsi di altro.
Gli In Flames giochicchiano a fare gli americani con alterne fortune, i Dark Tranquillity sono diventati un ibrido tra quel che era e quel che nemmeno loro sanno. Gli Arch Enemy hanno capito come fare soldi (non pochi, maledetti e subito), i The Crown, mai troppo rimpianti, pare stiano per tornare.
Nell’attesa che qualcosa cambi in meglio o quantomeno cambi e basta, i Nightrage provano a tenere a galla le quotazioni di un sound tradito da tanti, cavandosela più che egregiamente.

Dato che si parla di un qualcosa di cui è già stato scritto tutto sarebbe opinabile gridare al miracolo compositivo. Eppure Insidious è un buon album. Non perché riesca a dare uno scossone ad un movimento creativo che da anni ha esaurito la capacità propulsiva, ma perché il risultato finale è soddisfacente.
Già da Delirium Of The Fallen si ha la sensazione nostalgica di un ritorno al passato recente, quello stesso che ha guidato le prime opere degli In Flames. La cura per la melodia infatti non è similare a quanto riprodotto ultimamente dall’evoluzione del death melodico, il deathcore, ma ripercorre spasmodicamente gli anni ’90, quasi a costituirne un veloce riassunto. Con l’andare delle tracce quella stessa sensazione si fa più forte, vive nei fraseggi delle chitarre, negli arpeggi ricercati che di tanto in tanto compaiono a distendere il climax, ed in particolare nell’assenza dei troppi break fatti col copia e incolla che hanno portato alla deriva di un sound.
Tra i tanti gruppi che hanno ispirato ed ispirano tuttora i Nigthrage, senza dubbio la band di Anders Fridén è il primo riferimento. Non l’unico, anche perché Insidious concede non poco a sonorità classicheggianti e più heavy di quanto realizzato nei primi anni dalla celebre band svedese. Quando però c’è da pestare i nostri lo fanno, eccome. La collaborazione con Tomas Tompa Lindberg ne è chiara testimonianza.

Concludendo, si può affermare che Insidious sia prodotto e suonato bene, curato in ogni dettaglio e pregno di atmosfere che richiamano un passato forse abbandonato con troppa fretta. Perfino i suoni della registrazione ne reclamano la presenza, ricordando insistentemente determinati lavori. Quelli dei The Crown su tutti.

Nell’insieme penso che questo album possa dare una bella rinfrescata auricolare a tanti ascoltatori che agli albori del death melodico hanno cominciato il proprio rapporto col metallico mondo.
Un idillio che perdura tuttora e che probabilmente avrebbe bisogno di una scossa. Se questa non arriva dalle nuove leve, forse la si può ricercare in una band esperta che meriterebbe una sorte migliore ed un riscontro maggiore rispetto all’ennesima deathcore band che si specchia in altre mille.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
34.95 su 22 voti [ VOTA]
d.r.i.
Giovedì 20 Ottobre 2011, 16.04.42
6
Per me un bel disco, mi ha preso da subito. Un generoso 85 lo merita.
Flag Of Hate
Giovedì 13 Ottobre 2011, 22.23.17
5
Menzione d'onore per la prova vocale del buon Antony, coinvolgente e funzionale.
ratt
Domenica 2 Ottobre 2011, 9.03.31
4
BO !
HH_desgn
Mercoledì 28 Settembre 2011, 14.47.53
3
sicuramente gli ultimi due album dei nightrage son validissimi, WAMC ho penato un anno per comprarlo, ma han un unico difetto... 2-3 canzoni sempre di troppo e palesemente un rempitivo!!!!! 15 min in meno e un 80 l'avrebbero preso!
Flag Of Hate
Martedì 27 Settembre 2011, 22.11.06
2
Bella recensione, Alex: molto equilibrata e condivisibile. Se guardiamo le parabole discendenti (e decadenti) di mostri sacri come CoB, IF, AE e compagnia, questo disco (che ascolto da poco, a dire il vero) appare come una piccola perla che risalta nella bigiotteria made in Taiwan. Nulla di nuovo, la solita zuppa... ma cucinata bene, saporita e gustosa. Veleggia sul 75/100. Aspettiamo gli Insomnium, adesso.
Undercover
Martedì 27 Settembre 2011, 21.18.17
1
Sono una sicurezza da sempre non sono dei mostri ma non ne hanno toppato uno.
INFORMAZIONI
2011
Lifeforce Records
Melodic Death
Tracklist
01. So Far Away (intro)
02. Delirium Of The Fallen
03. Insidious (Tomas Lindberg
04. Wrapped In Deceitful Dreams
05. Hate Turns Black
06. Sham Piety 07. Cloaked In Wolf Skin
08. This World Is Coming To An End
09. Utmost Ends Of Pain
10. Poignant Memories
11. Hush Of Night
12. Poisoned Pawn
13. Solar Eclipse (Prelude)
14. Solar Corona
15. Emblem Of Light (outro)
Line Up
Antony Hämäläinen - vocals
Marios Iliopoulos - guitar
Olof Morck - guitar
Jo Nunez - drums
Anders Hammer - bass
 
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