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Better Tomorrow - Home Is Where Your Heart Is
( 1409 letture )
“Musica rock moderna e varia di grande spessore”. Bene, dimenticatelo. Contrariamente a quanto pomposamente strombazzato sulla cartella stampa (in Italia si segnalerebbe la frase all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), “spessore” esprime con ammirevole sintesi tutto ciò che Home Is Where Your Heart Is non è. Il fatto che gli aneddoti principali riguardanti la produzione dell'album riguardino la scelta tra l'utilizzo della lingua inglese piuttosto che di quella tedesca o la cura certosina riposta dal batterista/grafico per ogni singolo pixel dell'artwork, sembrano anticipare al recensore che di profondità, ivi, ne incontrerà assai pochina. Ed infatti il pop rock di questa band, attiva dal 2009, è “giovanilisticamericaneggiante”, carico di strofe stentate e confuse fatte apposta per scivolare via come esotiche schiume sotto la doccia, e introdurre ritornelli di cori sovrapposti senza disciplina. Il cantato di Sebastian Jager, melodico, professionale e pulito, sembra accarezzare a tratti l'idea di piazzare uno screaming -che chiameremo affettuosamente urletto-, salvo poi riassumere la veste più rassicurante e televisiva del bravo ragazzo. Il trionfo di voci effettate, incolori passaggi sui tom e tastiere ossessive testimoniano come, nello sbrigativo avvicinarsi a ritornelli non esaltanti, la band non riesca ad imbastire nulla di meglio. Il pianoforte di Save Me, sempre uguale fino alla prevedibile esplosione del chorus, testimonia una mancanza di idee al sapore di mondo dopo il Big Bang: la grinta e l'energia delle quali questo debutto vorrebbe essere intriso si perdono in un'approssimazione compositiva incapace di produrre una canzone completa, crescente, autonoma e riconoscibile.

La strada romantica si concretizza anch'essa in un esperimento elettronico di poca fortuna: misto di filastrocca elementare e struggimento pop, il sentimento al tempo dei Better Tomorrow si regge su una struttura debole e poco ispirata. Languide parti parlate, messaggi in segreteria telefonica che i Queensryche lasciavano ai tempi di Empire, anacronistiche cornette ed un giro di tastiera che si rigenera minuto dopo minuto, completano un quadretto che mi porta ad accostare l'appetibilità di Home Is Where Your Heart Is al più insapore dei menu ospedalieri. Con un pensiero ed un incitamento al lettore che questo menu di prosciutto e mela cotti lo gusta davvero. L'album, dicevamo, suona poco pensato, poco ponderato, poco amato: come se nessuno avesse voluto svettare nella generale mediocrità, ogni contributo si mantiene prudentemente approssimativo nelle intenzioni e nell'esecuzione, slegato, scomposto, di un'ingenuità che insospettisce ulteriormente leggendo di un “centodiecipercento” profuso dalla band al completo. Tanto impegno non basta a rendere il disco evocativo, brillante, colorato, al punto che tra i meandri delle sue dodici tracce risulta complicato salvare qualcosa: il coretto anni novanta di Trippin', forse, il risveglio tardivo di Salt My Wounds, forse, il basso di Astronauts, forse, ed il breve assolo di Shoot The Moon, forse, non sembrano sufficienti a conferire al disco un'identità per la quale valga la pena leggere una critica compiuta. Solo Better Tomorrow, nonostante i suoni arroganti, marchio di fabbrica di una produzione che, nel dubbio, sceglie di portare tutti democraticamente in primo piano, riesce a trascinare per qualche secondo, introducendo una varietà di suoni, di ritmica e di cori che, per quanto ascoltato finora, suona di una freschezza e di un'originalità inaudite.
Tra i meriti dei Better Tomorrow annoveriamo almeno quello di non insistere, di non voler inculcare, di non violentare l'ascoltatore poco convinto: le canzoni si attestano infatti sui novanta secondi, sfuggenti come insignificanti pioggerelle estive che non bagnano davvero, e dalle quali ci aspetteremmo un raffrescamento che non arriva. Detta brevità, trattandosi di una musica dai ritmi non particolarmente veloci, è essa stessa indice d’incapacità, o poca volontà, di proporre una costruzione più profonda ed articolata, che sappia suscitare una reazione, stimolare un riflesso e raccontare una storia. Home Is Where Your Heart Is si conferma dunque un disco privo di contrasti e di complessità umana, bidimensionale e sconfortante come alcune delle sue canzoni (Stargazer, Trippin', Captivated) delle quali, pur sforzandosi, non si saprebbe cosa scrivere. L'abuso di echi e riverberi, di urla quando il testo non lo giustifica, di basi programmate e finte, sembrano il tentativo kitsch di riprodurre la profondità marina assemblando alla meno peggio una cornice azzurra, una stella marina ed una composizione di conchiglie nell'angolo: l'ascolto si rivela un trionfo di plastica indifferenza ed ignoranza musicale, privo di citazione e di radici, cantore indeciso di un patinato nulla, copia di un modello che non esiste, sfavillante demo da boy-band o sforzo fatto così, tanto per vedere quanto si è capaci di spingere. In un marasma di ritornelli urlacchiati, tastiere invadenti e ritmi irrisolti, è facile accogliere con un sospiro il momento di banale e cantabile riconoscibilità contenuto nell'acustica Isolation: prodotta senza grazia, la traccia propone un delicato duetto vocale, che l'ascoltatore dovrà farsi bastare, non proponendo altrove i tedeschi una singola melodia capace di interessare.

E verrebbe voglia di concludere la recensione troncandola, con la stessa maleducazione con la quale si congeda da noi il disco: ma troppo sottile, life's too short not to, è il piacere di ribadire che quello che confezionano i Better Tomorrow è un minestrone di spunti che altrove avrebbero costituito special, bridge e parti per spezzare, piuttosto che costruire. Il disco è opera (prima) di continua interdizione, di spezzettamento inutile, giacché manca una struttura di riferimento da decomporre, destrutturare, ricomporre, mashare. Il crescendo corale che aleggia su gran parte dei brani si avviluppa senza direzione, senza percorso, all'insegna di una produzione che, sforzandosi di essere moderna, perde completamente personalità: il disco suona luminoso ma privo di dinamiche e di passaggi, coerente con un messaggio musicale incapace di cogliere la variazione, la gradazione ed il tono. I suoni sono banalmente impacchettati, accostati con violenza e mai integrati, la costruzione è meccanica e l'ascolto lascia con l'amaro in bocca, ed una domanda: Better Tomorrow, warum?



VOTO RECENSORE
52
VOTO LETTORI
22.10 su 19 voti [ VOTA]
anvil
Domenica 2 Ottobre 2011, 9.00.35
1
voto 30
INFORMAZIONI
2011
SAOL
Alternative Rock
Tracklist
1. Relentless
2. Save Me
3. Speedrace
4. Tonight
5. Better Tomorrow
6. Isolation
7. Astronauts
8. Stargazer
9. Trippin'
10. Captivated
11. Salt My Wounds
12. Shoot the Moon
Line Up
Sebastian Jager (Voce, chitarra)
Martin Grosse (Chitarra, voce)
Julian Eitel (Basso)
Markus Jager (Batteria)
 
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