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Gotthard - Homegrown - Live in Lugano
( 2848 letture )
Compito in parte ingrato quello che mi attende oggi, dato che parlare dei Gotthard significa inevitabilmente parlare della morte prematura di Steve Lee, correndo inoltre il rischio di non riuscire a giudicare oggettivamente questo live, lasciandosi trascinare dall'emotività e fornendo un giudizio falsato su Homegrown - Live in Lugano. Per cercare di evitare almeno in parte questo rischio e dato che al di là di quanto accaduto i dischi si pagano cari, ed il mio giudizio deve pertanto cercare di dirvi su questo è un album che vale o meno la pena di comprare, ho deciso di procedere in maniera quanto più possibile asettica, anche se so già che la mia mission non sarà portata a termine in maniera impeccabile. La registrazione dell'album è stata effetuata il 17 luglio 2010 a Lugano, a casa dei Gotthard quindi, ed esce per scelta nel giorno del primo anniversario della morte di Steve. Si è trattato di una serata molto speciale, sia per il loro ritorno a Lugano, sia per la presenza di una fortissima pioggia che ha ritardato l'inizio dello show e lo ha messo lungamente in forse ed, infine, per la strana elettricità che si è venuta a creare quella sera tra la band, impegnata a cercare di dare il massimo senza dare l'impressione di essere troppo "fighetta" ed un pubblico, composto anche da un club di Harleysti, evidentemente molto ricettivo nei loro confronti.

Sarà stato per il modo in cui i Gotthard si sono posti, sarà stato perchè il pubblico non attendeva altro che di sentirli, sarà stato per le avversità atmosferiche, fatto sta che quello che ne è venuto fuori è un gran bell'album. Sapete? Più che i pezzi, la tracklist, i suoni, gli effetti, quello che viene fuori in maniera prepotente, incontenibile, è la qualità migliore che un live deve avere, perchè da Homegrown si sente la voglia spasmodica di suonare da parte del gruppo e, di conseguenza, il divertimento nel farlo, lo stupore per la risposta del pubblico; insomma: l'atmosfera magica che si crea in certi serate è stata perfettamente catturata. L'inizio è semplicemente fulminante: dopo il brevissimo intro di rito, i primi cinque pezzi sono da knock out. Le versioni live di Unspoken Words, Gone Too Far, Top Of The World (all'inizio della quale risuonano le prime parole in italiano di Steve), Need To Believe e la cover di Hush -con Steve sorpreso dai cori spontanei e poi divertito nel dividere il pubblico tra ragazze e ragazzi- sono veramente trascinanti, ed anche se, come per le versioni in studio, non possono certo essere indicate come esempio di composizioni moderne ed originali, colpiscono veramente nel segno; impossibile non farsi trascinare dal ritmo. Segue il rallentamento di Unconditional Faith, che precede un medley acustico con Steve a chiedere al pubblico cosa vuol sentire, che funge anche da parte centrale dell'album. La seconda parte è aperta da Shangri La: non mi aveva convinto nemmeno su Need To Believe, ed anche se dal vivo migliora, non posso considerarla la più riuscita di Homegrown. Ritmo che risale con il blues che odora di Whitesnake di I Don't Mind, la quale cede il passo al lentone Heaven. Immagino che nel DVD attualmente in fase di stampa si vedranno gli astanti agitare gli accendini o roba simile, ma certamente per conto mio è alta la tentazione di skippare, anche se il pubblico d'elezione dei Gotthard la apprezzerà senz'altro più del sottoscritto. Molto meglio il chorus scontato ma irresistibile di The Oscar Goes To You e la ruffianeria di Lift U Up, concepita proprio per situazioni come questa. Segue il pezzo forte di ogni tradizionale hard rock live album: la sfida chitarra-voce/Leo/Steve, un classico. Poi atmosfere southern con Sister Moon, prima di andare a concludere col pathos di Anytime Anywhere. Si chiude qui la parte live, ma prima di arrivare all fine c'è ancora spazio per il singolo The Train, delicata ballad che rappresenta un po' il testamento di Lee ed il cui testo suona quasi sinistro alla luce di quanto sarebbe accaduto di lì a poco.

Circa i motivi per cui questo disco viene edito e viene edito adesso, meglio lasciare che sia la band a spiegare. Quello che posso dirvi è che -pur non essendo perfetto- Homegrown è un bel live, onesto, sincero e divertente, senza sovrastrutture. Solo una band che ha voglia di suonare ed un pubblico che ha voglia di ascoltare. Forse una delle cose più strane è sentire per larghi tratti l'uso dell'italiano nel presentare i pezzi, su un disco hard rock di un gruppo che ha ormai una dimensione internazionale consolidata, ma anche questo serve a capire meglio quanto quella sera ci si sia divertiti, visto che i toni e le inflessioni sono decisamente più decodificabili per noi. Solo un favore vi chiedo: non compratelo perchè c'è un morto di mezzo, tristissima consuetudine che si rinnova ogni volta che qualche musicista ci lascia. Compratelo perchè vi piace o non compratelo se non vi piace, perchè credo che chi non c'è più meriti questo gesto di rispetto. La moltiplicazione dei fans e degli espertoni a posteriori lasciamola ad altri settori pieni di "miracolatori" d'accatto, se riusciamo.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
26.54 su 22 voti [ VOTA]
Sonny
Venerdì 28 Febbraio 2014, 14.34.48
1
Ti faccio i complimenti per la recensione, ero presente (sono luganese) ed il termine "elettricità" lo trovo azzeccatissimo. Un concerto incredibile in un contesto veramente rock che, grazie agli Harley Days, ha cambiato volto alla città per un paio di giorni... È stato magnificamente surreale!
INFORMAZIONI
2011
Nuclear Blast
Hard Rock
Tracklist
1. Unspoken Words
2. Gone Too Far
3. Top of the World
4. Need to Believe
5. Hush
6. Unconditional Faith
7. Acoustic Medley 2010
8. Shangri La
9. I don´t mind
10. Heaven
11. The Oscar goes to
12. Lift u up
13. Leo vs. Steve (guitar-/-vocal solo)
14. Sister Moon
15. Anytime Anywhere
16. The Train (unreleased studio track)
Line Up
Steve Lee (Voce)
Leo Leoni (Chitarra)
Freddy Scherer (Chitarra)
Marc Lynn (Basso)
Hena Habegger (Batteria)
 
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