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Textures - Dualism
( 3798 letture )
“Preserva l'Uno dimorando nelle due anime: sei capace di non farle separare?”
(Lao Tzu)


Il 2011 segna il ritorno arrembante degli olandesi Textures, band che dai tempi del debutto Polars ha costantemente evoluto il proprio sound riuscendo a conformare un trademark sonoro, consolidandolo con quello che finora è senza dubbio il proprio apice creativo, ovvero Silhoutte.
Il sestetto di Tilburg per questo Dualism vede l’ingresso nel ruolo di vocalist di Daniël De Jongh, in sostituzione di Eric Kalsbeek, e di Uri Dijk ai synth al posto dell’uscente Richard Rietdijk. Se quest’ultimo avvicendamento poco incide sulla conformazione generale del sound dei Textures, certamente De Jongh segna una svolta, che forse si sarebbe comunque verificata, nell’equilibrio creatosi negli anni, uscita dopo uscita, tra l’uso del growl e delle clean vocals.

I Nostri orange ripartono idealmente da dove ci avevano lasciati, con le loro ritmiche math, sviluppi progressive, groove, break tellurici, il solito growl corposo, atomosfere raffinate e sognanti, clean vocals mai banali. Tutto quello che serve a formare il Textures-sound c’è e si sente. Eppure Dualism non suona già sentito e soprattutto delinea punti di contatto evidenti con il precedente disco senza per questo evidenziare somiglianze formali.

Arms Of The Sea è la perfetta sintesi di quanto proposto fino ad oggi dalla band di Jochem Jacobs, autentico mastermind del gruppo, ed assurge a perfetto punto di contatto e distacco, ribadendo che si tratta pur sempre di un distacco di forma e non di sostanza. Black Horses Stampede nel suo andamento piuttosto cadenzato ed uniforme ci pone dinanzi ad un brano semplice, per gli standard della band s’intende, che ammicca un po’ troppo ad una certa platea d’oltreoceano. Segue il singolo Reaching Home, brano melodico, con il suo tema catchy, un cantato pulito ben memorizzabile e le classiche variazioni dinamiche e ritmiche che hanno fatto la fortuna dei Textures. Sicuramente, in quanto tale, un singolo riuscitissimo, per niente stucchevole, diretto ma non privo dei giusti richiami e dell’attitudine pregnante della band. Sanguine Draws The Oath ipnotizza con il suo groove spezzato, sormontato dai pattern chitarristici e dai vocalizzi di De Jongh. Con la successiva Consonant Hemispheres abbiamo forse il primo vero elemento di “novità” del disco. La traccia è definibile come una sorta di hard rock song alla Textures, accordi aperti, il solito andamento di battere e levare di Broks, accenti non proprio regolari, timbro e linee vocali con chiari rimchiami bluesy.
Si passa alla strumentale e atmosferica Burning The Midnight Oil, compendio del nuovelle Textures sound per poi essere ricatapultati, come dal nulla, indietro nel tempo con Singularity. Brano perfettamente in linea con la precedente produzione, certamente più riflessivo e meno serrato strumentalmente, ma lungi dall’essere una mera riproposizione melodica di quanto fatto su Silhoutte. Ritornello spettacolare.
Singularity apre la strada alla traccia più pesante delle undici proposte, Minor Earth, Major Skies. Qui forse l’inserimento, seppur timido, delle clean vocals risulta poco funzionale, complice una componente melodica ben contestualizzata a livello strumentale e non necessitava di un ulteriore alleggerimento.
Stoic Resignation nulla aggiunge e nulla toglie a quanto già sentito, brano ben concepito, lontano dall’essere definito un filler ma che presenta, per la prima volta, un certo “riciclo” di idee e soluzioni. Il fade-out di Stoic Resignation lascia spazio all’intro effettata di Foreclosure , ballata atipica, in quanto introduzione alla traccia finale, ma pur sempre tale e che mette in evidenza le ottime doti di arrangiatori dei Textures. Il crescendo strumentale è confezionato da manuale, con l’ingresso della voce e dei cori nella parte conclusiva a trasportarci nelle spire di Sketches From A Motionless Statue, brano mutevole, dai diversi umori e dalle contorte articolazioni ritmiche e vocali. Decisamente un finale con il botto.

Inutile disquisire sulla produzione ad opera del chitarrista Jacobs presso i suoi Split Second Sound Studio, brillante, bilanciata, nitida e cristallina. Inutile altresì parlare della prestazione a livello meramente tecnico dei musicisti in questione, tutti preparatissimi e dotati, se non per sottolineare l’ennesima, solita, enorme prova di Stef Broks dietro le pelli (sentire il debut album degli Exivious per comprendere la caratura del batterista in questione, nda).

In summa i Textures non deludo ma non riescono nel tentativo di migliorare, o se non altro, replicare quanto erano riuscita a fare con Silhoutte. I motivi a monte di questa “involuzione”, se così possiamo chiamarla (fossero tutte così le involuzioni, nda), sono molti e non tutti completamente imputabili alla band, almeno non direttamente. L’atteso nuovo vocalist sforna una prova inappuntabile, ricca di pathos, elegante e ricca di spunti decisamente sopra la media ma è semplicemente colpevole di non essere Eric Kalsbeek (autore tra l’altro dell’artwork del disco assieme al bassista Remko Tielemans). Non è il solito discorso da dietrologi incontentabili, ma una riflessione ben più definita e dettata dalla sensibilità (Awake è il manifesto di quanto vado dicendo). Secondariamente, l’effetto sorpresa, di Drawing Circles prima e Silhoutte dopo, è ovviamente svanito ed i nostri non hanno nemmeno tentato di spingersi oltre un certo confine, semplicemente hanno lecitamente snellito (forse troppo) gli elementi incorporati sino ad ora al proprio sound.
Un disco probabilmente di assestamento, chissà, comunque della caratura a cui gli orange ci hanno abituati in ormai un decennio di carriera.

“Poiché tutto è pura unità, ogni dualità è qui inconcepibile, per cui non ha senso dire io e tu. L'interminabile scala della creazione si snoda attraverso infiniti io e noi, e per questo è così facile cadere dai suoi gradini.”
(Farī al-Dī Muhammad ibn Ibrāī al-ʿttā, poeta e mistico persiano)



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
54.37 su 29 voti [ VOTA]
Uncle Ben
Martedì 10 Marzo 2015, 14.44.42
14
Destrage innocui e noiosi???? Are you kidding?!?!?!? Tornatene nel tuo chiosco a vendere falafel, va la'…
Macca
Martedì 10 Marzo 2015, 13.15.08
13
Acquistato per 6 € dopo aver sentito molto parlare della band, devo dire che è un buon album. Voto 77
NagasH
Giovedì 23 Febbraio 2012, 11.58.32
12
I Destrage...l'ultima volta che li ho visti sono stati innocui e noiosi, speriamo in bene.
EilFaas
Martedì 14 Febbraio 2012, 11.57.33
11
Io credo che sia un disco stupendo, sì melodico ma che melodie gente, per me sono dei genii....e tra due settimane fanno tappa alla rock'n'Roll Arena di romagnano sesia a Novara....con i Sylosis e i Destrage. Data pazzesca a 18€ di biglietto, anzi su Ticktone costa tipo 17....l'ho già preso
Skøgarmaidür
Giovedì 26 Gennaio 2012, 15.31.04
10
Io ho davvero poco da dire. Le melodie, sono ricercate e mai banali. Non c'è un calo in tutto il disco, il nuovo singer si presta benissimo al "nuovo" Textures sound... più di così! Noto una vera ricerca nel voler proporre musica originale.. e credetemi, i Textures non sono ruffiani. Oltretutto ottima produzione e ultimo, ma non meno importante, artwork geniale!
Aelfwine
Giovedì 15 Dicembre 2011, 13.42.50
9
Dopo tanti anni di metal, sto cominciando a riscoprire la melodia. E ciò mi è agevolato anche da dischi come questo. Dualism non mi sembra né stucchevole, né commerciale, anzi trovo che questo snellimento dia valore al loro sound. Non riesco a smettere di ascoltarlo. Voglio però aggiungere che, anche se avrei dato qualche punto in più, la recensione di Nagash è davvero fantastica in ogni parola.
NagasH
Giovedì 3 Novembre 2011, 18.45.15
8
Personalmente Undercover, non credo. Io parlando con Broks quando lo vidi con gli Exivious già faceva intendere che era loro intenzione snellire il proprio sound. Francamente la resa mi sembra più dovuta alla sensibilità stessa del singer che a differenza di Kalsbeek nasce più orientato sul melodico e forse meno abituato ai passaggi math più serrati in growl.
Undercover
Giovedì 3 Novembre 2011, 17.40.21
7
Secondo voi è un caso come faceva notare @gama, il fatto che le scelte siano più "ruffiane e melodiche" rispetto al passato con l'entrata a far parte del roster Nuclearblast? Se non vendi non vinci... mi sa che lo zampino della label c'è sotto, potrei anche sbagliarmi ma non mi convince quest'album.
gama
Giovedì 3 Novembre 2011, 15.09.55
6
Un po' di amaro in bocca...bo troppo troppo troppo ruffiano e melodico..suoni da paura invece...ma a livello qualitativo dei brani ben lontani da drawing circle e silhouettes..il punto debole a mio avviso è proprio nel nuovo singer,sembra una brutta copia del precedente...
d.r.i.
Mercoledì 2 Novembre 2011, 10.40.35
5
A me onestamente piace, un bel disco ben suonato e non noioso!
ROSSMETAL65
Mercoledì 2 Novembre 2011, 0.27.30
4
Ottimo disco,comunque molto al di sopra delle ultime,generali,uscite.
HH_desgn
Martedì 1 Novembre 2011, 14.05.27
3
il primo lo comprai e vendetti subito, silhouettes nemmeno avvicinato, questo ho voluto ridargli una possibilità e comprato una settimana fà... di quanto l'abbia già ascoltato mi lascia però sempre l'amaro in bocca... un tocco di sale in più servirebbe.... vorrei ma non posso altrimenti chissà che pensano... 7.5
Lizard
Martedì 1 Novembre 2011, 14.04.02
2
Perdonate il commento "leggero" ma adoro l'artwork di questo album, fantastico!
tribal axis
Martedì 1 Novembre 2011, 13.51.10
1
secondo me è il primo mezzo passo falso degli olandesi. i pezzi in clean sono un po' noiosi... speriamo sia un disco di "assestamento" come dice la recensione. mezza delusione, peccato.
INFORMAZIONI
2011
Nuclear Blast
Prog Metal
Tracklist
01. Arms Of The Sea
02. Black Horses Stampede
03. Reaching Home
04. Sanguine Draws The Oath
05. Consonant Hemispheres
06. Burning The Midnight Oil
07. Singularity
08. Minor Earth, Major Skies
09. Stoic Resignation
10. Foreclosure
11. Sketches From A Motionless Statue
Line Up
Daniël De Jongh - Vocals
Jochem Jacobs – Guitar/Vocals
Bart Hennephof – Guitar/Vocals
Uri Dijk – Synth/Keyboards
Remko Tielemans - Bass
Stef Broks - Drums
 
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