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Absu - Abzu
( 4986 letture )
L’ultimo Absu e la maestosa decadenza del vespro in quel della spartana Taranto. Un singolare contesto per l’ascolto del nuovo, fiammante Abzu, secondo capitolo di una trilogia che, iniziata nel 2009 con il disco omonimo della band, continua ad indagare le segrete oscurità di un concept interamente basato sul fumoso universo della magia e dell’occultismo, addentrandosi, nella fattispecie, oltre che nelle più celate sfere dell’Inferiore Mondo di Enki (il sumerico Signore della Terra, in seguito identificato con Ea), anche nei quanto mai intricati percorsi filosofici che regolano quel complesso sistema di prodigiosa suggestione, meglio noto come ordine thelemico/enochiano. A questo proposito, apro una rapida parentesi: s’intende per ordine enochiano, un tipo di sistema magico-rituale che, codificato sulla base delle diciannove Chiavi in lingua angelica destinate all’invocazione delle Gerarchie Spirituali, deve la sua diffusione a John Dee, astrologo della Regina Elisabetta, e a Sir Edward Kelly, suo fidato assistente. Ne fece uso, modificandolo secondo i dettami dell’imperativo “fa ciò che vuoi” (da thelema che in greco vuol dire volontà), anche lo stesso Aleister Crowley, il cui nome non ha certo bisogno di ulteriori presentazioni. Chiusa parentesi.

Deposti gli strumenti dell’archeologo su quel che resta di un antico edificio sacro, l’occhio della mente spazia su una baia – quella di Saturo – che, soggiaciuta, forse, un tempo al severo sguardo di Atena, concilia, direi, appieno le arcane elucubrazioni suggerite dal seducente ermetismo delle lyrics dei nostri…qui, circondata dalle rovine che insistono da secoli sulla ventosa cima della cosiddetta acropoli, abbandono la coscienza alle staffilate sonore con le quali, sin da subito, si definisce l’essenza dell’ormai sperimentata formula Absu: un furibondo mix di black e thrash che, sparato a velocità iperbolica e condito da intermezzi strumentali melodici, crea un groove tra il turbolento ed il nevrotico, il cui marchio di fabbrica rimane sempre e comunque oltremodo riconoscibile.

La formazione, guidata dall’indiscusso mastermind Proscriptor, unico membro originario della band, da sempre impegnato in una maniacale opera dietro le pelli, si è arricchita per l’occasione delle ascie targate Vis Crom, new entry di questo sesto full-lenght firmato dai texani Absu. Notevole anche il lavoro di tessitura delle linee vocali che si avvale, nel caso di Abzu, del variegato intreccio di trame elaborate dal graffiante solista Proscriptor, il tutto, non di rado, incastonato nelle perfettamente simbiotiche strutture dei cori killer ad opera del bassista Ezezu.

Si dia, dunque, voce a quest’oceano sotterraneo che, arcana visione direttamente rievocata dalle più cupe profondità del mito mesopotamico, si personifica nella figura del divino Absu. L’opener Earth Ripper esplode letteralmente in un acuto “strappa-ugola” dall’inconfondibile gusto retrò: come non rammentare talune classiche sonorità del buon vecchio heavy ottantiano? Uno screaming corrosivo che vomita senza posa di abissi e terre squarciate, appoggiandosi su un dissennato tappeto di cambi ritmici al limite tra il forsennato e l’imprevedibile. Ed è la volta di Circles Of The Oath, brano dal sapore più black, devastante catena rituale a base di tonanti blast-beat e tetri riffing, chiusi a sorpresa dalle malinconiche atmosfere del luminoso arpeggio finale. Altro ragguardevole e spedito cazzotto sonoro è la seguente Abraxas Connexus, pezzo ispirato alla tradizione filosofico-religiosa di derivazione gnostica: fu Abraxas nientemeno che una delle varie emanazioni del Dio primo, meglio note come Eoni e qui celebrate da un tripudio di velocità ad intensità intermittente energicamente condito da un robusto corpus di vigorose distorsioni, a tratti scandite ed incalzanti, a tratti tenebrose e sfuggenti. La massiccia Skrying In The Spirit Vision prosegue l'arzigogolato delirio di spiazzanti mutazioni acustiche all’insegna di un unico dio: quello delle partiture impazzite a velocità supersonica (!). Altra sferzata è Ontologically, It Became Time & Space, penultima caotica track che non fa che confermare la sguisciante agilità di un ormai assodato modus operandi, qui quasi vorticoso specchio della furia stessa degli elementi. Chiude l’infinita A Song For Ea, complesso ed imponente magnificat scritto in onore della mesopotamica divinità delle acque: quasi quindici minuti di atavica ferocia sonora per un totale di sei diverse progressioni… si tratta della vera e propria summa dell’album, un ruvido calderone di black e thrash primigenio che, frammisto a brevi pause atmosferiche, rivela, in taluni casi, risvolti dal carattere sorprendentemente nostalgico e struggente.

Sono, quindi, circa trentasette i minuti di questa cervellotica aggressione, la cui travolgente efficacia è da ravvedersi anche in un più maturo lavoro in sede di produzione. Registrato presso i Nomad Recording Studios di Carrollton (Texas), Abzu, frutto del mix di J.T. Longoria (King Diamond, Solitude Aeternus), presenta un sound selvaggio e potente, quello che, in fin dei conti, potremmo definire un lavoro dannatamente ben fatto.

Se un difetto c’è, però, altri non è da ravvedersi se non nelle monotone derive alle quali, alle volte, l’eccessiva prorompenza dell’album parrebbe condurre: Abzu, infatti, riflette il peso di un’incontenibile tendenza allo strafare, una sorta di elogio alla velocità dinamica che, presa a piccole dosi, non dispiace, ma spinta all’eccesso, poco manca che s’imparenti con lo spettro di un’inesorabile stanchezza. Come di consueto, dunque, vincit omnia la perduta saggezza dell’antico detto: de gustibus (non sputacchiandum est)…(!)

Absu, Abzu e prossimamente Apsu: nell’attesa del sibillino epilogo dell’occulta trilogia, non resta che godersi questo buon mediano di mischia, senza disturbarne ulteriormente le torbide acque… d’altronde, si sa, lungi dall’oceano mostrare segni di fretta…



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
77.75 su 77 voti [ VOTA]
LexLutor
Martedì 28 Aprile 2020, 14.29.10
15
Persé.....ma che mi***ia hai detto??! .. Sarà mai possibile esigere da parte di chi scrive un commento di un album (perché questa matassa di parole non è una recensione), mettere 4 parole in croce, che siano chiare, precise, non sgrammaticate, che abbiano un senso compiuto, cioè una testa, un corpo e una coda (grammatica, logica, semantica, retorica)? Quando la smetteremo di spennellare astratti panegirici infarciti di orpelli pseudo colti e quando inizieremo invece a concentrarci sulla musica con piena e profonda cognizione di causa?
Doomale
Giovedì 25 Febbraio 2016, 18.34.43
14
Buon album, ma comunque della ultima triologia preferisco il precedente Absu che conservava più elementi del glorioso passato. Questo sicuramente e' più Black thrash in senso totale. Ma va bene! Quello che mi fa ben sperare e' che per l'ultimo capitolo si stanno prendendo parecchio tempo quindi chissa' che sia in arrivo un discone. A quando pero' le rece dei classici????
Breadinho
Venerdì 2 Dicembre 2011, 17.07.12
13
Innanzitutto perdonami, ma ho dovuto rileggere più volte per capire che la band in realtà non è originaria di Taranto, ma del Tevas...ma va beh, può essere un problema di lettura mio questo... Poi virgola, tralasciando la supercazzola prematurata enochiana con scappellamento magico-rituale, Mesopotamia e oceano sono due parole che creano un conflitto di interessi... non c'è un oceano confinante in Mesopotamia neanche a pagarlo, ergo non ci potrà mai scorrere sotto un oceano anche se vuole essere chiaramente usato in senso figurato... Forsennato = fuori di senno ergo già di per se un forsennato è imprevedibile, no? ... Quindi l'album fammi capire è: furibondo,veloce,iperbolico, turbolento, nevrotico, forsennato, imprevedibile, malinconico, caotico, feroce, arzigogolato, nostalgico... siamo a quota 12, mancanto ancora 7 aggettivi per arrivare alle 19 chiavi in lingua angelica Antani prematuratis supercazzolis ritualis... Comunque le mie torbide meningi dicono 75... sono i gradi della temperatura della mia febbre post lettura... quando guarirò ascolterò l'album lo prometto!...
enry
Martedì 8 Novembre 2011, 21.05.35
12
Fino a Tara per me sono tutti disconi da avere, leggera preferenza per The Sun. Dopo sono calati, ma i loro dischi li prendo sempre volentieri, sotto una certa soglia (per me più che dignitosa) non si scende mai.
andrea
Martedì 8 Novembre 2011, 20.26.35
11
hab666, bellissimo anche Third Storm, che discorsi! la copertina di Tiphareth mi ha sempre ricordato quelle dei bal-sagoth, e viceversa! comunque non ho commentato la cosa più importante, cioè questo disco che devo ancora sentire. voglio sperare di poterlo comprare presto, anche perché l'ulteriore buona conferma di alice mi fa ben sperare anche a livello personale.
Hab666
Martedì 8 Novembre 2011, 20.04.05
10
Andrò controcorrente, ma il mio preferito è "The Third Storm of Cythraul". Epico di maledetto! A "The Sun of Tiphareth" la palma della migliore copertina...una delle mie preferite in assoluto.
andrea
Martedì 8 Novembre 2011, 19.31.30
9
cazzo che gruppo gli absu! io continuo e continuerò sempre a sostenere la causa del black americano! tra l'altro, mi son finalmente preso the sun of tiphareth giusto qualche settimana fa. grasso che cola!
Roberto 70
Martedì 8 Novembre 2011, 19.08.07
8
Mi associo a Bloody Karma e Undercover gli Absu il loro periodo d' oro l' hanno avuto....qualsiasi cosa anche se di buona fattura e' superflua....personalissima opinione.
Michele
Martedì 8 Novembre 2011, 18.55.10
7
Saturo ** che bel posto
DIMMONIU73
Martedì 8 Novembre 2011, 12.59.14
6
Beh, a me il nuovo corso degli Absu piace un botto, infatti anche abzu sarà mioooo!!!
Doomale
Martedì 8 Novembre 2011, 12.58.08
5
Recensione interessante e che indubbiamente invoglia ad ascoltare l'album in questione. Diciamo che per me gli Absu non avranno più la magia di 15 anni fà, ma ancora si sanno difendere bene! Per concludere invoco la recensione di "The sun of Tipharet" vero masterpiece del gruppo...Un album che non può mancare nella ricca enciclopedia di Metallized!
enry
Martedì 8 Novembre 2011, 11.44.14
4
Le superbe atmosfere epiche ed evocative dei primi lavori sono andate quasi del tutto perse, purtroppo. Buon disco comunque, andrebbero ascoltati anche solo per il fenomenale drumming di Proscriptor. Brano preferito 'A song for Ea'. Grosso modo d'accordo con rece e voto.
Bloody Karma
Martedì 8 Novembre 2011, 11.24.10
3
conocordo con undercover, sicuramente più concentrato e definito del come-back, ma i brani tendono ad appiattirsi tra di loro. Inoltre, sono sempre più convinto che Proscriptor debba lasciare il microfono ad un altro vocalist e da Tara che risulta sempre più svociato...mi tengo largo con un 65...
Undercover
Martedì 8 Novembre 2011, 10.49.03
2
Meglio del precedente abbastana piatto, un ritorno evidente a certe sonorità di "Tara" ma onestamente siamo lontanissimi dai livelli del passato. Quasi in linea col voto, 70.
fabriziomagno
Martedì 8 Novembre 2011, 10.36.46
1
ci è voluto del tempo, ma ne è decisamente valsa la pena!
INFORMAZIONI
2011
Candlelight Records
Black
Tracklist
1. Earth Ripper
2. Circles Of The Oath
3. Abraxas Connexus
4. Skrying In The Spirit Vision
5. Ontologically, It Became Time & Space
6. A Song For Ea
Line Up
Proscriptor McGovern – drums, vocals
Vis Crom – guitars
Ezezu – bass, backing vocals
 
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