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Magnum - Evolution
( 2989 letture )
Battere il ferro finché è caldo: questo dev’essere stato il primo pensiero delle teste d’uovo della SPV/Steamhammer appena hanno visto che i Magnum, col loro ultimo ed ottimo album The Visitation, avevano finalmente centrato non solo la qualità, ma anche il riscontro di pubblico. Ovvia quindi la necessità di occupare il mercato con una nuova uscita, in attesa di un nuovo album. Attenzione però, perché detto questo non deve passare in secondo piano che non stiamo parlando di una band qualsiasi, ma dei Magnum e, di conseguenza, parlare di operazione commerciale non ha necessariamente una connotazione negativa. L’idea è piuttosto semplice: si scelgono alcuni brani dal recente passato -quello targato SPV, ovviamente- e si fanno riarrangiare, parzialmente risuonare e totalmente remixare dalla band, aggiungendo due inediti e sbattendo su l’evocativo titolo Evolution. Un’operazione che si estrinseca quindi nella scelta di due canzoni per ciascuno dei cinque album prodotti dalla band a partire da Breath of Life, album del 2002, fino appunto all’ultimo The Visitation del 2011. Le canzoni sono presentate in ordine cronologico di pubblicazione, fino alle conclusive The Fall e Do You Know Who You Are?, i due inediti. In questo senso, non si può definire Evolution un semplice Best Of, dato che l’impegno profuso dalla band si rivela senz’altro superiore, offrendo un’unitarietà d’intenti ed un’omogeneità di resa finale che normalmente una raccolta non offre. La scelta dei brani diventa quindi fondamentale non tanto e non solo ai fini di evidenziare gli episodi migliori dei singoli album, quanto a quello di offrire un ascolto che fosse ragionato e sequenziale, come si trattasse di un “vero” album. Operazione che rende lecita, di conseguenza, anche una particolare attenzione alla prestazione della band ed alle singole canzoni, compresi i due inediti. Quanto alla confezione finale del tutto, qualcuno ha forse dei dubbi sull’eccelsa qualità di produzione ed arrangiamento, piuttosto che di mixaggio?

Il risultato di questo lavoro di preparazione rende Evolution un album che intriga nonostante la sua natura di operazione commerciale, indubbiamente degno di interessare i fans accaniti del gruppo inglese, coloro che hanno conosciuto questa magnifica band grazie all'ultimo album, oppure i semplici curiosi. Preme sottolineare un dato immediatamente chiaro fin dal primo ascolto: la qualità dei brani qui presentati è semplicemente strepitosa, con pochissime e rare cadute di tono (All My Bridges, un po’ troppo ottantiana nei suoni e fin troppo convergente con gli ultimi Deep Purple), ma quello che colpisce veramente è la qualità elevatissima di questi musicisti. Imbarazza dover sottolineare queste cose, visto che parliamo di una band che ha una carriera quarantennale alle spalle, tra le più rispettate e meritevoli dell’intero panorama europeo. Eppure la verità è che sentendo non solo il livello di songwriting qua contenuto, ma la prestazione semplicemente entusiasmante di tutta la band, con un Clarkin stordente per qualità e gusto ed assoluto protagonista dell’intero album, ci si domanda davvero con quale sorta di colpevole leggerezza si possa regalare attenzione a band che a malapena sanno tenere in mano uno strumento e non tributare una standing ovation a questi interpreti magnifici. Perché, diciamolo chiaro: qua siamo di fronte a musicisti di un livello sublime, capaci di parlare linguaggi affini eppure diversi come hard rock, prog ed AOR mantenendo sempre un’impronta “inglese” elegantissima che si spinge verso connotazioni “epiche” e folk, con una padronanza che pochissimi possiedono e che quasi nessuno ha saputo mantenere viva per un periodo di tempo così lungo. Innegabile che non tutti i loro dischi siano ugualmente ispirati o di livello sempre costante, anche al proprio interno, ma è chiaro che lo spessore musicale di questa band merita ben altro riconoscimento. Sullo stato di forma non credo di dover spendere altre parole, anche perché i due inediti parlano da soli: The Fall è un travolgente hard rock tendente al pomp rock, tutto centrato sulla melodia chitarristica di Clarkin e sull’ottimo lavoro degli altri, a partire da un Catley semplicemente fantastico per calore timbrico e qualità interpretative; più tendente all’hard rock FM americano Do You Know Who You Are?, che potrebbe quasi sembrare un brano dei Foreigner. Sui brani già editi poco da dire, visto che metterne in luce uno piuttosto che un altro avrebbe davvero poco senso, anche se resta innegabile che canzoni come Brand New Morning e Immigrant Son valgono da sole l’acquisto. Il lavoro della band in studio, come già anticipato, riesce a rendere il disco molto omogeneo ed i molti passaggi hard rock danno un grosso contributo a mantenere sempre ben desta l’attenzione, mentre risultano leggermente più sacrificate le pulsioni prog e folk tipiche della band, che trovano comunque il loro percorso all’interno dei sontuosi arrangiamenti. Si tratta, in ogni caso, di aspetti secondari di una release che convince e conquista.

Evolution conferma in pieno lo stato di grazia attuale dei Magnum, una band dalla longevità stupefacente che ha saputo mantenere un livello qualitativo altissimo senza rincorrere la grandezza altrui, ma credendo fermamente nella propria identità e nella profondità della propria proposta musicale. Poche band hanno saputo fare altrettanto e sono oggi capaci di festeggiare gli ultimi dieci anni della propria carriera con un disco di livello tale da figurare splendidamente accanto ai classici d’inizio carriera. Certo, parliamo di un’operazione commerciale, che nulla toglie alla giusta priorità da tributare agli album in studio. Eppure, come detto, visti l’altissima qualità complessiva dell’album, l’ottimo lavoro di riarrangiamento e remixaggio e la presenza di due inediti di buon livello, Evolution si rivela lavoro che può interessare davvero tutti, sempre che non stiate cercando novità a tutti i costi, ma ottimo ed ispirato hard rock di stampo melodico e progressivo, proposto da interpreti d’eccezione.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
30.1 su 20 voti [ VOTA]
zerba
Martedì 15 Novembre 2011, 1.44.15
5
una grande band, il loro ultimo disco "The Visitation" musica di grande qualità
Raw Caress
Lunedì 14 Novembre 2011, 21.23.15
4
idoli!!
Davide
Lunedì 14 Novembre 2011, 20.46.23
3
Devo cominciare ad ascoltare questa band, il solo fatto che vengano definiti rock melodico (così leggo da tutte le parti) mi interessa moltissimo!
Lizard
Lunedì 14 Novembre 2011, 18.51.58
2
Ottima disamina Fabio!! Se non hai gli ultimi dischi e vuoi un buon sunto direi che l'acquisto vale la pena. Altrimenti puoi rifarti su The Visitation che e' un buonissimo album come dice il nostro Flight 666 nella recensione!
fabio II
Lunedì 14 Novembre 2011, 17.16.50
1
Lizard questo lo devo recuperare, dai Magnum ho tutti i dischi storici, mi mancano le ultime cose. Hai centrato il punto: la band di Catley è sempre stata maestra nel fondere diversi stili in un unico sound: le vestige medioevali tipiche dell'epic/fantasy, l'hard rock '70 ed i giri armonici di derivazione folk ( celtico ); sino all'aor più intimista. Da mettere nell'albero genealogico come figli dei Thin Lizzy, prima dei Dare; eppoi nei '90 di un'infinità di replicanti, esempio i Ten.
INFORMAZIONI
2011
SPV/Steamhammer
Hard Rock
Tracklist
1. That Holy Touch
2. Just Like January
3. Brand New Morning
4. Immigrant Son
5. When We Were Younger
6. Out of the Shadows
7. All My Bridges
8. Blood on Your Barbed Wire Thorns
9. The Visitation
10. Wild Angels
11. The Fall
12. Do You Know Who You Are?
Line Up
Bob Catley (Voce)
Tony Clarkin (Chitarra)
Mark Stanway (Tastiera)
Al Barrow (Basso)
Harry James (Batteria)
 
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