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Killswitch Engage - The End Of Heartache
( 6419 letture )
Un album che comprende la nascita e il destino di tutto un genere.

I dati oggettivi.
The End Of Heartache è l’album metalcore che ha venduto più di tutti. Ha lanciato la band che lo ha prodotto tra i grandi nomi del panorama musicale. Ha sdoganato definitivamente un genere -allora nascente- amplificandone a dismisura la portata. I Killswitch Engage, da realtà promettente ma tutt’altro che mainstream, nel 2004 diventano riferimento per milioni di ragazzi, garantiscono cospicui guadagni per la Roadrunner Records (imbattibile nell’intuire gli affari) e suonano ovunque passando da un palco all’altro del globo.
La band, originaria di Westfield (Massachusetts), si era già fatta notare in precedenza per l’ottimo Alive Or Just Breathing, seguente ad un debutto solo discreto ma già innovativo. Malgrado ciò il botto a seguire non era prevedibile.

Facciamo un passo indietro.
Nonostante un secondo lavoro qualitativamente eccelso, le cose parevano non mettersi al meglio. Jesse Leach -cantante originario- nel 2002 mollava gli altri componenti per questioni personali. Il gruppo, già sotto contratto Roadrunner, rischiava di perdere l’occasione della vita. Avete presente il fischio del capotreno quando il convoglio si presta a lasciare la stazione e voi siete ancora ad obliterare il biglietto? Ecco, i Killswitch Engage avevano già il biglietto in mano ma erano ancora a terra, rischiando così di abbandonare in partenza il viaggio della vita. La fortuna non voltò loro le spalle e l’incontro con Howard Jones fu decisivo. Il nuovo singer, assolutamente fuori dagli stereotipi -anche estetici- allora presenti nel metal, si palesava quale giovane ometto di colore, tarchiato e dalla voce estremamente modulabile. Passava con estrema facilità dalle clean vocals più complesse e dilatate allo scream più furioso. Era esattamente ciò che serviva e quello che avrebbero voluto i fan. I fatti lo confermarono e The End Of Heartache fu uno scossone planetario. A quel punto, una band già ottima, raggiungeva lo stato di perfezione formale. Jones, meno rabbioso e poco incline all’hardcore tout court, favoriva lo spunto necessario per distinguersi definitivamente nel mare magnum del “core-qualcosa”. Gli altri membri, tutti tecnicamente dotati, lasciavano gran parte della scrittura ad Adam Dutkiewicz, prima batterista e poi definitivamente chitarrista e mastermind della band. L’album rappresentava finalmente il passaggio definitivo verso un genere nuovo. Di lì in poi il boom. Le colonne sonore per i film, i dati di vendita in continua crescita, le ospitate in radio e tv, i concerti, i festival, le copertine dei giornali e i soldi. Cinque ragazzi della provincia americana sparati a velocità fotonica nell’ogni dove del sogno americano.

L’album.
Premesso che The End Of Heartache ha fomentato la nascita di cloni che perdura a distanza di anni, e che per tale motivo la band è tuttora schifata da un buon numero di metallari, è bene chiedersi il perché di quel successo ma anche delle critiche.

Di stroncature se ne sono sentite tante negli anni. Ci sono stati quelli che non hanno mai digerito il cambiamento con Howard Jones, altri che hanno imputato eccessi melodici nella costruzione della canzoni. Non ultimi, sono arrivati i soliti detrattori per partito preso, i quali hanno avanzato “notevoli” tesi che si abbattono a cadenza regolare verso chiunque osi aprire alle novità. Le si possono sintetizzare in un unico pensiero che così recita: “I Killswitch Engage non sono ‘true’”. Tralasciando la “brillante” teoria, sostenuta con forza dagli odierni discepoli di Torquemada, e manifestatasi in altri settori già ai tempi di Giordano Bruno e compagnia eretica, è necessario verificare sia l’importanza del nuovo singer nel gruppo sia il cambiamento che ne è derivato.

Jesse Leach aveva un approccio differente, e, anche a causa di una buona estensione vocale nello scream ma deficitaria nel pulito, non poteva spingersi oltre il prevedibile. Urla furenti e voce rabbiosa di chiara derivazione hardcore, semplice e diretta. Il sound doveva seguire e assecondare quelle linee. Il medesimo modus operandi si è manifestato per The End Of Heartache. Anche in tal caso i membri del gruppo hanno seguito le capacità del singer. Jones però ne aveva di più. Maggiore varietà nel pulito e scream più esteso, caratteristiche queste, che riducevano -senza eliminarlo- il deficit di istintività e spontaneità nei confronti di Leach.
Adam Dutkiewicz, a mio modo di vedere il vero talento della band, si diede subito da fare, e intuendo le molteplici possibilità che gli si manifestavano, costruì un album su misura per il nuovo cantante.

Da queste motivazioni, non ultima l’evidente influenza che alcune band europee hanno avuto nella formazione musicale dei Killswitch Engage, deriva il dualismo che percorre tutto l’album. Melodia e aggressione sonora si passano il testimone continuamente, l’una è la gemmazione dell’altra. Ecco quindi palesarsi dall’inizio -con A Bid Farewell- i pochi ma fondamentali ingredienti del disco. Riff, break, ritornello e linee di chitarra che in Europa sentiamo da quindici anni. Tutti assieme, appassionatamente (cit.). Discorso analogo per le tracce a venire. In alcuni casi il refrain precede il riff portante, in altri è sorretto dai break, ma gli elementi rimangono pressoché gli stessi, motivo per cui escludo dalla recensione un noiosissimo track by track. La vera differenza è che, oltre ad essere il primo prodotto davvero efficace nel genere e quindi godere dell’effetto novità, The End Of Heartache è contrassegnato da un songwriting particolarmente ispirato. E’ vero che la melodia non manchi, anzi è tanto uno dei collanti che identifica la forma nel proprio insieme, quanto un motivo di critica ulteriore per chi lo detesta. Però bisogna ammettere come sia proprio la melodia ad essere gestita in maniera esemplare.
Piaccia o meno l’album, sfido chiunque ad ascoltarne la maggior parte delle tracce senza che qualche giro non rimanga immediatamente fissato nella memoria. Dal punto di vista tecnico ognuno dei musicisti dà l’impressione di sapere perfettamente quel che vuole realizzare. Un ulteriore punto di forza del disco è che trasmette la percezione di quanto i cinque americani siano preparati, senza però avere a che fare con inutili virtuosismi. I nostri suonano bene ma badano al concreto. Anche una buona sostanza ha bisogno di una forma di pari livello. Ecco perché The End Of Eartache è registrato ottimamente. Certo, con la Roadrunner alle spalle questo è un atto dovuto e non un merito, ciò nonostante è bene segnalarlo.

Che altro aggiungere? The End Of Heartache segna l’inizio del successo per un genere, e questo ne varrebbe a prescindere un ascolto, se non altro per amplificare la propria cultura musicale. I gusti rimangono come gli attributi, ognuno ha i propri (cit.), ergo chiunque potrà farsi l’idea che ritiene opportuna. L’importante sarà non sottovalutare la portata di questo album. Un lavoro discografico in cui due generi connessi al proprio territorio di origine, alla propria tradizione contenutistica di suoni, immagini e simboli, assieme hanno formato un’ amalgama riuscita. Di tentativi ce n’erano stati anche nel passato recente, ad esempio col numetal e ne arriveranno in futuro. I Killswitch Engage non ne hanno più bissato la qualità espressiva, e i troppi cloni a venire ne hanno corrotto la longevità d’ascolto. Malgrado ciò si può scommettere che The End Of Heartache rimarrà un piacevole ricordo per molti. Anche per alcuni insospettabili, tutti “grugniti e blastbeats” che, ai tempi -sotto la doccia e con la spugna come microfono- si lanciavano in improbabili imitazioni al grido di:
I will biiiid, Faaaaarewell... Sever the tieeeeeeeeees



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
59.80 su 63 voti [ VOTA]
Silvia
Lunedì 8 Ottobre 2018, 19.15.14
30
No, infatti parlo solo dei cori e delle aperture melodiche e x emo intendo gli esordi, bands come Sunny Day Real Estate, Christie Front Drive, Mineral etc etc. x questo ho scritto "Le melodie inseguono un po' quello che ****un tempo**** si chiamava emocore. Ovviamente questo non e' affatto un disco emocore, ne'secondo la definizione di oggi ne' secondo quella di allora! Negli anni 90 ascoltavo anche un sacco di hardcore/punk quindi la mia prospettiva su questo gruppo arriva da li', oltre che dal metal. x me qua c'e' una forte matrice hardcore new school, come si chiamavano un tempo le bands della Victory, x dire
Earthformer
Lunedì 8 Ottobre 2018, 18.57.21
29
Emocore??? Seriamente???? Mi sa che hai sbagliato gruppo 😐
Silvia
Venerdì 21 Settembre 2018, 12.36.23
28
x qualche strano motivo le registrazioni non rendono giustizia a questo gruppo che ho visto dal vivo nel tour di questo disco in uno spettacolo strepitoso. Le melodie inseguono un po' quello che un tempo si chiamava emocore e paradossalmente, x il mio gusto personale, sono il punto debole di questo album, anche se riconosco che hanno contribuito al successo. Secondo me Howard Jones col suo timbro piu' profondo sia sul pulito che sullo scream (fino a spingersi nel growl) ha portato grande personalita' anche al gruppo, distinguendolo da tutti gli altri, oltre ad essere un vero animale da palco che catalizza l'attenzione. Il mese scorso ha fatto un'emozionante comparsata dal vivo su The End Of Heartache che merita davvero l'ascolto e la visione (si trova su YouTube in buona qualita'). Qualcuno forse all'epoca non accetto' il nuovo cantante ma oggi la grande maggioranza dei fans ne reclama il ritorno ed un disco a due voci sembra molto probabile
earthformer
Domenica 8 Aprile 2018, 20.50.45
27
media dei lettori 56...... ma vuoi siete fuori come delle capanne. ma vabbò non mi posso aspettare altro da gente che blasona all'infinito le solite band, epoi manda a cagare le gemme del metal moderno, mah.....
Havismat
Lunedì 21 Novembre 2016, 21.22.24
26
Non sono un appassionato del metal-core, tutt'altro: è una delle poche sfumature del metal/rock che non digerisco; ma devo dire che questo disco merita, ci sono molti pezzi davvero ben riusciti, soprattutto la title-track.
gianmetal
Mercoledì 27 Aprile 2016, 15.49.02
25
d'accordo con @Metal Shock
Metal Shock
Domenica 3 Gennaio 2016, 17.48.18
24
Tutte queste band di metalcore con questi ritornelli melodici non mi sono mai piaciuti. Anche i Killswitch sono nello stesso calderone: magari fanno buone canzoni come musica, ma poi arrivano i chorus melodici che rovinano il tutto. Per non dire del fatto che la maggior parte fanno brani tutti uguali. Boh, c'è chi li apprezza ma non fanno per me
Free Jazz
Domenica 3 Gennaio 2016, 15.27.34
23
Metalcore fatto pre vendere? ma che Metalcore conosci tu, è un genere sviluppatosi negli anni 90 grazie a band come Integrity, Converge, Hatebreed et similia di quei tempi, e tral'altrola peculiarità di aggiungerci ritornelli Melodici e ruffiani è nata nel 2000, per questo il Metalcore è così odiato, perchè si conoscono band come i ballet for mai valentina ed altre cessate invece delle succitate da me nel genere, riguardo a loro li sto ascoltando, le parti Core non sono male, ma il clean che utilizzano è a dir poco ruffiano
R
Venerdì 16 Ottobre 2015, 13.41.37
22
oddio, preferisco as daylight dies, è più ragionato ed equilibrato (tra qualità e commerciale intendo). E' vero che restano una band fatta per VENDERE in quanto il metalcore all'epoca poteva puntare solo ed esclusivamente su questi clichè... ma a mio avviso rimangono una delle band metalcore più talentuose di sempre, soprattutto grazie al chitarrista Adam D, che non ha eguali. Alcune canzoni sono vergognose, ma altre sono memorabili.
Michele
Giovedì 5 Aprile 2012, 9.46.59
21
Ok, lo sto ascoltando da un paio di giorni. Il disco mi è piaciuto tantissimo, suona ancora fresco nonostante tutte le cose che sono venute dopo Io preferisco i gruppi a la As I Lay Dying, quelli più urla e meno melodia, però anche questi qui sanno di certo il fatto loro! Concordo pienamente con il recensore: la voce di Howard Jones è bellissima!
Finntrollfan
Mercoledì 8 Febbraio 2012, 13.03.48
20
Quoto Cuordipietra al commento 3: non potevano darsi all'ippica invece di mettersi a scrivere sto cazzo di album!!!
Hellion
Mercoledì 23 Novembre 2011, 18.30.10
19
@Undercover...io intendo la VERA What is love...ahahah!
Undercover
Martedì 22 Novembre 2011, 23.34.29
18
Ci mancherebbe, quelle sono due band con i contro , buonaserata allora!!!
Flag Of Hate
Martedì 22 Novembre 2011, 23.31.20
17
Ciao Undercover, prima o poi darò un ascolto pure ai loro primi due dischi (erano due, vero?), adesso sono "impegnato" musicalmente nel recuperare i dischi degli Agent Steel e dei Metal Church che, scelleratamente, non ho mai affrontato con la dovuta attenzione. Devo colmare le mie lacune!! Grazie per il consiglio
Undercover
Martedì 22 Novembre 2011, 23.26.08
16
@Flag Of Hate, io ti consiglierei di darlo un ascolto al periodo con Jesse alla voce, non dico che ti farà cambiare idea ma la qualità è decisamente diversa, quella è musica, questa un'accozzaglia insignificante di tendenze musicali.
Flag Of Hate
Martedì 22 Novembre 2011, 23.22.49
15
Questo è un genere costruito a tavolino, fatto apposta per vendere: un poco di rabbia farlocca qui, un pizzichino di death metal copiato dai poveri svedesi là, hardcore edulcorato quanto basta, urla messe a casaccio e soprattutto tanti, tanti ritornelli alla Backstreet Boys, abbigliamento modaiolo e....art attack riuscito! Milioni di ragazzetti in crisi ormonale sono soddisfatti. E la Roadrunner ancora di più $$$$$
Munte
Martedì 22 Novembre 2011, 22.48.36
14
Quoto in pieno "Cuordipietra", fanno davvero schifo, così come tutto il metalcore in generale. Non riesco a capire il motivo di tanto successo commerciale..
Michele
Martedì 22 Novembre 2011, 19.54.29
13
Complimenti per la recensione, davvero bella :O Il disco non l'ho ascoltato, anche se il metalcore ultimamente lo sto ascoltando abbastanza spesso :3 E' un genere da approfondire, comunque, e questo mi manca D:
Undercover
Martedì 22 Novembre 2011, 12.31.17
12
@Hellion, fosse stato davvero lui, si potrebbe dire che Haddaway è invecchiato davvero male
Doomale
Martedì 22 Novembre 2011, 11.57.53
11
Il genere può piacere o fare schifo..come tutti gli altri stili del resto!Ma comunque questo è un grande Album...forse uno dei migliori del genere..e personalmente lo ritengo migliore del già suo ottimo predecessore!!! E comunque lo dico da metallaro cresciuto a pane e Death metal nella prima metà anni '90. When Darkness falls............Whe are rebornnnnnnnnnnnnnnnnnnnn!!!
Alex Ve
Lunedì 21 Novembre 2011, 13.52.24
10
@marduk: ad esempio? -- @Hellion: haahahahahahahahah
marduk
Lunedì 21 Novembre 2011, 12.47.31
9
non mi han mai convinto i killswitch engage...secondo me sono uno dei peggiori gruppi metalcore di sempre...nel panorama si trova estremamente di meglio
Hellion
Domenica 20 Novembre 2011, 18.00.33
8
..lo preferivo quando cantava What is love!!! )))
Alex
Domenica 20 Novembre 2011, 14.23.49
7
Straquoto ogni singola parola...questo è l'album numero 1 metalcore che verrà ricordato negli anni futuri...potenza e melodia non hai mai raggiunto livellli di simbiosi così elevati dopo questo cd
Vittorio
Sabato 19 Novembre 2011, 14.58.11
6
Semplicemente, il miglior album Metalcore mai fatto. In questo periodo erano in stato di grazia (consiglio il DVD live di questo tour). Dopodiché, un po' di nebbia.
tribal axis
Sabato 19 Novembre 2011, 14.13.55
5
d'accordo con Undercover, con l'altro cantante era tutta un'altra storia...
Alex Ve
Sabato 19 Novembre 2011, 12.54.49
4
Il disco si chiama The End Of Heartache ed è uscito nel 2004 (a breve verrà corretta l'indicazione nella colonna di destra). Cuordipietra: beh, diciamo che hanno ingranato il disco del successo, se è piaciuto a milioni di persone, fossi in te, me la prenderei con loro più che col gruppo
Cuordipietra
Sabato 19 Novembre 2011, 12.45.31
3
Andrebbero messi al rogo solo perchè hanno plasmato questo genere DEMMERDA (tutto attaccato, perchè se lo merita.).
Undercover
Sabato 19 Novembre 2011, 12.43.17
2
Secondo me da quando è entrato Howard Jones in formazione non ne hanno beccato uno che si possa definire disco per intero, Jesse aveva un'altro passo e un 'altro carisma, dava ai pezzi quel qualcosa in più che non ho mai percepito nelle prove del suddetto visto o meglio sopportato anche in sede live (ah le ragazze che stronzate ti fanno fare... meglio comunque di vedere la Pausini). Per quanto riguarda le stroncature delle quali Alex parla nel testo, io sono uno di quelli che ha mal digerito il cambio dietro il microfono, che è stato tramortito da quelle cazzo di melodie sovrabbondanti e spesso inutili, non ne discuto le qualità tecniche ma più "roccia" e meno "canto d'uccellini" a me non sarebbe affato dispiaciuto, abbandonati a quel tempo e "ringrazio" Mtv per aver martellato le palle con i pezzi di quest'album...
Ste 90
Sabato 19 Novembre 2011, 12.23.10
1
Non mi ha mai convinto del tutto questo album, per me "Alive or Just Breathing" è nettamente migliore
INFORMAZIONI
2004
Roadrunner Records
Metal Core
Tracklist
1. A Bid Farewell
2. Take This Oath
3. When Darkness Falls
4. Rose Of Sharyn
5. Inhale
6. Breathe Life
7. The End Of Heartache
8. Declaration
9. World Ablaze
10. And Embers Rise
11. Wasted Sacrifice
12. Hope Is...
Line Up
Howard Jones - Vocals
Adam Dutkiewicz - Guitars, backing vocals
Joel Stroetzel - Guitars
Mike D'Antonio - Bass
Justin Foley - Drums
 
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