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Deathstars - The Greatest Hits On Earth
( 3013 letture )
Greatest Hits, Best of, raccolte, chiamateli come vi pare, per me la loro esistenza è fondamentalmente insopportabile. Sarebbe però ingiusto giudicare un prodotto soltanto secondo la mia visione personale della cosa, cercherò quindi di fare appello a tutta la mia obbiettività per descrivere al meglio il fenomeno e le sue caratteristiche. La necessità di una raccolta di brani, in un’epoca in cui per ascoltare una canzone non c’è neanche più bisogno di scomodarsi a scaricala, appare oggettivamente marginale, se non nulla. Tuttavia il fenomeno sembra paradossalmente in aumento rispetto al passato, a dimostrazione del fatto che il mercato discografico, anziché tentare di riparare agli errori commessi in passato, continua a proliferare nella sua politica di “spremitura” dei pochissimi appassionati (a questo punto penso che possiamo definirci a buon diritto collezionisti…). Ma al di là dell’aspetto commerciale, che cos’è che rappresenta una raccolta di successi? A mio parere il coronamento di una carriera, un momento di autocelebrazione dopo un percorso ricco e nutrito di emozioni e qualità. Questo almeno nella migliore delle ipotesi, nella maggior parte dei casi invece possiamo essere già abbastanza “contenti” se la raccolta arriva come sintesi di un’epoca che ha segnato in modo sostanziale una band o il singolo artista. Ma come dobbiamo comportarci se una raccolta viene editata dopo una manciata di dischi giusto discreti o poco più?

E questo il caso dei Deathstars, che di certo non peccano di modestia con la loro ultima uscita. Già dal titolo, The Greatest Hits On Earth appare audace e pomposo, e, manco a dirlo, si rivela subito futile e fastidioso. La raccolta propone brani estratti da tutti e tre i dischi all’attivo, con l’aggiunta di due inediti, il classico espediente per rendere un minimo appetitosa la release, e magari anche per giustificarne l’esistenza. Death Is Wasted On The Dead e Metal falliscono nel proprio compito, presentandosi come i poco esaltanti scarti dell’ultimo disco (che già di per sé non brilla particolarmente). Il problema è quello che affligge la band dall’esordio, ossia la ripetitività ossessiva delle strutture delle canzoni, le due song non sarebbero neanche tanto male se fossero i singoli di un debutto, ma dopo tre dischi pieni di episodi al limite del monolitico la cosa inizia a diventare un problema serio. Per il resto il disco adempie al suo dovere, ossia quello di essere un contenitore di quanto finora proposto dalla band. Se alcune formazioni, dopo lustri e lustri di carriera, si trova spesso di fronte al problema dell’imbarazzo della scelta, gli svedesi rovesciano lo stereotipo con il quasi inedito problema di una discografia sin troppo rosicata per giustificare una raccolta. Il risultato è che il The Best of si trasforma in un The Least Worst. Non riuscendo a colmare il vuoto con i singoloni da classifica come l’ottima Cyanide o la superorecchiabile Death Dies Hard, la band è costretta a infilare anche pezzi dal valore squisitamente mediocre, come Blood Stains Blondes o Play God, il che non fa altro che abbassare il tiro del disco, nonché il numero di motivi che potrebbero indurci ad acquistare il prodotto (fra cui annotto l’essere sotto effetto di sostanze stupefacenti).

Volendo essere schietti, questa raccolta serve solo a fare il paio con quella dei Rammstein, in modo da poterle esibire in coppia nel tour di supporto agli stessi. I Rammstein però hanno diversi anni e capolavori alle loro spalle, e se un disco auto celebrativo se lo possono pure permettere, lo stesso non si può dire per i Deathstars, che possono certamente vantare ottimi pezzi nella loro discografia, ma di capolavori ad essere sincero non ne vedo neanche l’ombra. Tutto sa fin troppo di pressapochismo, persino la copertina sembra presa dagli scatti promozionali dell’ultimo disco in studio. I nostri vogliono fare i furboni e cavalcare l’onda, buon per loro se riescono a mettere qualcosa in più in cassa, ma tutto questo ha un suo costo, che si calcola nella qualità e nel rispetto per i fan, tutte cose che vanno a farsi benedire. Potrebbe non avere troppa rilevanza dare un voto a una raccolta, ma i Deathstars se lo meritano, mentre, fidatevi, il vostro portafoglio non se lo merita proprio di essere maltrattato in questo modo.



VOTO RECENSORE
45
VOTO LETTORI
25.30 su 26 voti [ VOTA]
enry
Sabato 10 Dicembre 2011, 7.12.37
6
Alcuni pezzi carini con longevità ridotta a qualche mese e altri di una noia mortale. Almeno i Rammstein, che i Deathstars li battono 10 a 0, hanno aspettato 15 anni per il best of.
AdemaFilth
Sabato 10 Dicembre 2011, 0.41.19
5
Ma si dai mi trovate d'accordissimo sul fatto che di pezzi belli ne hanno fatti, però li trovo fin troppo ripetitivi e derivati. Bravi si, ma grandi no
Radamanthis
Venerdì 9 Dicembre 2011, 23.58.59
4
Hola mariamaligno, todo bien? Ti quoto il tuo post!
mariamaligno
Venerdì 9 Dicembre 2011, 23.48.12
3
Concordo pienamente sull'arroganza e l'inutilita' del best of ma spezzo una lancia in favore di una band che secondo me ha partorito tre ottimi dischi e spero si mantenga sugli stessi standard per il prossimo
AdemaFilth
Venerdì 9 Dicembre 2011, 22.52.07
2
Tre album, ma il tuo commento va bene lo stesso
Davide
Venerdì 9 Dicembre 2011, 22.03.47
1
Una compilation dopo solo due album?! Serve una sola parola: INUTILE!
INFORMAZIONI
2011
Nuclear Blast
Industrial
Tracklist
01. Death Is Wasted On The Dead
02. Metal
03. Death Dies Hard
04. Blitzkrieg
05. Motherzone
06. Synthetic Generation
07. Tongues
08. Blood Stains Blondes
09. Cyanide
10. New Dead Nation
11. The Mark Of The Gun
12. Chertograd
13. Semi-Automatic
14. Syndrome
15. Play God
16. Opium
Line Up
Andreas "Whiplasher Bernadotte" Bergh - lead vocals
Jonas "Skinny Disco" Kangur - bass guitar, backing vocals
Emil "Nightmare Industries" Nödtveidt - rhythm guitar, keyboards
Eric "Cat Casino" Bäckman - lead guitar
Oscar "Vice" Leander - drums
 
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