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Acherontas - Vamachara
( 3030 letture )
Essere greci e discorrere con relativa tranquillità di filosofia indiana non è semplice. Non è nemmeno agevole proporre l’argomento in modo da conquistare cuore, padiglioni auricolari e psiche di chi incappa nel suddetto ibrido. Ebbene, gli Acherontas, probabilmente il miglior act ateniese, se non dell’Ellade intera, simboli di una scena bistrattata e, spesso, colpevolmente dimenticata, riescono, invece, nel compito, svelando un talento finissimo, che al terzo full lenght suona, non solo come una sonante conferma di un periodo, il 2011, di forma smagliante (un EP ed una compilation per i quindici anni di attività), ma anche come una sorta di legittimazione di un ormai solido dominio musicale in terra natia, quasi incontrastato.
Ponendo il titolo estremamente fascinoso di Vamachara, i nostri ammantano di significati mistici la loro opera. Per comprendere meglio, vi basti sapere che il titolo si riferisce alla cosiddetta “Via della Mano Sinistra”, ramo opposto, seppure con le stesse finalità, alla “Via della Mano Destra”, che si colloca nella complessa lettura del Tantrismo operata dagli occultisti occidentali a cavallo fra XIX e XX secolo. Tale via viene considerata la strada in cui, elevando il proprio Sé, si giunge in anticipo all’Illuminazione, sfuggendo ai precisi codici etico-morali tipici della Destra. E’ interessante mettere in luce il parallelismo, solo in veste di nota a margine, fra la Sinistra cristiana e la Sinistra tantrica, strettamente legate: non a caso uno dei maggiori conoscitori della dottrina, che, rammento, in Occidente assunse la connotazione di un rituale mistico-sessuale, fu Crowley, considerato padre sia dell’occultismo moderno, sia, da alcuni, del satanismo. Questo, comunque, è un discorso troppo vasto per essere sviluppato in poche righe…
Tornando alla nostra forma d’arte preferita, fin dall’inizio i figli di Ercole, premessa un’introduzione recitata, mettono le cose in chiaro: riff circolari di rara metodicità, su cui si inerpica, in stile assai bluesy, una chitarra solista, la quale sarà nostra compagna prediletta per tutta la durata del plot. Si tratta del magico inizio di Blood Current Illumination. All’eterno ritorno della progressione armonica ecco una sezione ritmica solida, poderosa, che si destreggia fra violenti tappeti di doppio pedale, blast beats estremamente eleganti, gioco di piatti, senza mai risultare invadente. A donare ulteriore valore, l’ugola del singer, celebrante il nostro misterioso rituale, accompagnato nelle fasi più oscure da rallentamenti atmosferici, cori e brevi inserti melodici. Non si poteva domandare di più. A rafforzare le già positive sensazioni giunge, successiva alla “delicata” Abraxas, dall’arpeggio dissonante conclusivo di rara bellezza, la title track, con il suo incedere maestoso come il carro di Apollo.
Medesime caratteristiche delle sue sorelle, offre una delle migliori parti solistiche del platter, posta verso il minuto conclusivo, comparendo di tanto in tanto a supportare una chitarra ritmica mai in affanno. E’ infatti la varietà nel campo delle partiture il punto di forza autentico: non stiamo ascoltando un’opera composta dai soliti quattro accordi, ma una vera e propria fonte inesauribile di ispirazione, la quale pesca dal progressive rock e dal rock psichedelico, pur non valicando mai il confine della sperimentazione fine a se stessa.
I nostri mostrano un’attitudine spiccata anche quando si tratta di sciorinare un’introspettiva strumentale, quale è Ohm Krim Kali, invocazione al supremo fuoco. Tale titolo deriva da uno dei mantra più celebri dell’induismo, ed io, per appagare la vostra, probabile, curiosità, ve lo riporto (al giorno d’oggi un po’ di spiritualità certamente non nuoce!):
Om Krim Kaliyai namah
Om Hrim Srim Krim Parameshwari Kalike Swaha
Probabilmente queste sono anche le parole ripetute ciclicamente in sottofondo, mentre una chitarra impegnata nel simulare strumenti tipici indiani, intesse un velo con pochi, misurati accordi, abbinati a razionali inserti elettronici.
Chiudono la nostra analisi, gli ultimi due episodi di questo interessante viaggio: Beyond the Mazeways to Ophidian Gnosis e Drakonian Womb. La prima si presenta con un riff speculare a Blood Current Illumination risultando, in ogni caso trascinante, in virtù di un assolo da brividi collocato proprio in medias res. La seconda annuncia, con nostra suprema disperazione, il termine dell’esperienza estatica e lo predice, simile all’oracolo di Delfi, regalandoci l’ultimo urlo eroico della sei corde solista, assoluta protagonista della tragedia diretta dagli abili membri degli Acherontas. Una sorta di deus ex machina che piomba, con coscienza di superiorità, per risolvere, alla maniera dell’Olimpo, un superlativo esempio di Ritual Black Metal.
Nulla da eccepire riguardo la produzione, che è in grado di restituire ogni dettaglio comunicato dagli strumentisti. Forse si poteva dar maggior risalto alla voce, a sprazzi leggermente sommersa dall’avvicendarsi sulla scena dei diversi timbri dei talentuosi musicisti, ma rimane una sbavatura marginale, niente che abbia la forza di intaccare un lavoro nel complesso fra i migliori dell’annata. Da segnalare l’abilità da semi-dei (giusto per restare in tema), dei componenti dell’ensemble: raro è scoprire una simile affinità elettiva, una simile coordinazione, in modo da estrarre da tutti il meglio possibile.
Un rimpianto, che, terminati gli innumerevoli giri di giostra dedicati all’oggetto della recensione, è la mancanza dei testi, scritti da un membro esterno alla band. Con tutta sicurezza avrebbero permesso una conoscenza approfondita delle tematiche trattate, così solo intuibili attraverso i titoli.
In chiusura, visto che sento di aver abusato della vostra pazienza avendo battuto caratteri su caratteri in modo compulsivo, suggerisco l’acquisto immediato di Vamachara: un album che saprà trasmettere emozioni nel tempo, privo di punti deboli sostanziali, conoscibile ed apprezzabile battendo strade diverse da soggetto a soggetto.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
30.95 su 21 voti [ VOTA]
Doom
Sabato 21 Ottobre 2017, 18.33.39
5
Come diceva Undercover anni fa', uni dei migliori act della seconda ondata Ellenica. Anche per me non hanno toppato nulla. Album sempre molto articolati e vari con soluzioni inusuali, mantenendo comunque il taglio "grezzo" del Black. Questo e Ma-ion forse sono al top, ma anche l'ultimo Amarta non scherza.
Bloody Karma
Martedì 27 Dicembre 2011, 13.56.24
4
beh la grecia è stata una bella fucina di talenti sin dai primi anni '90, proponendo un sound più sulfureo ed esoterico rispetto a quello norvegese...ed anche tra le nuove leve ci sta qualche bella realtà come questi acherontas...
spadaccinonero
Lunedì 26 Dicembre 2011, 23.49.39
3
85 c sta ttto... il black lo sanno fare molto bene nonostante nn vengano dalla Norvegia
Macbeth
Domenica 25 Dicembre 2011, 22.49.53
2
Auguri di Buon Natale!
Undercover
Venerdì 23 Dicembre 2011, 14.37.09
1
Su di loro spendo poche parole, sono una garanzia ormai da anni, non credo che abbiano toppato nulla, nel movimento greco sono fra le migliori realtà in assoluto.
INFORMAZIONI
2011
Agonia Records
Black
Tracklist
1. Opening the Eye of the Storm
2. Blood Current Illumination
3. Abraxas
4. Vamachara
5. Ohm Krim Kali
6. Beyond the Mazeways to Ophidian Gnosis
7. Drakonian Womb (Double Mem and Single Aleph)
Line Up
Acherontas V.P. 9 - Guitars, vocals
Parfaxitas 450 - Guitars
Akhkhar - Bass
C. Docre - Drums
V. Adept Kadmos - Lyrics
 
RECENSIONI
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