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Taake - Nattestid Ser Porten Vid
( 5865 letture )
Era il 1999… ed era già successo tutto. Dead suicida, Darkthrone, Satyricon, Emperor e Mayem avevano già pubblicato i loro migliori album, l’Helvete Record Shop aveva chiuso definitivamente i suoi battenti nel 1993, Varg Vikeners aveva ucciso Euronomyous e molte chiese erano bruciate…
La scena black norvegese sembrava ormai costretta a vivere nel ricordo di se stessa, tristemente in declino, incapace di ritrovare le glorie passate, destinata, forse, e già condannata all’oblio e a lasciare spazio a nuove, impetuose realtà che avanzavano furiosamente da altre latitudini.

Era il 1999… e la Wounded Love Records pubblicava Nattestid Ser Porten Vid, opera prima dei Taake, oscura e maligna creatura di Hoest, autore di testi e musica, con Frostein "Tundra" Arctander alla batteria e basso, connubio frutto di un incontro casuale e mai tanto fortunato, destinato a far tremare le membra di un gigante in agonia.

Nattestid Ser Porten Vid si compone di sette brani, così come tutti gli album dei Taake. Sette come le colline che circondano Bergen, città natale di Hoest, cui ogni album è in qualche modo un tributo. I meravigliosi, desolati e freddi paesaggi norvegesi, la nebbia che avvolge le colline, le tradizioni dei padri, tutti indissolubilmente legati al black metal spietato, nostalgico ma anche poeticamente melodico dei Taake. Sette brani che non hanno un titolo specifico, sono semplicemente chiamati parti, capitoli, o meglio Vid, da 1 a 7. All’interno del booklet tutti i brani sono trascritti in un alfabeto dai caratteri runici, nessun altra informazione viene fornita.
È la musica a parlare.

Le note che aprono l’album sono di quelle che rimangono incise sulla pelle, scolpite in maniera indelebile. Un riff di chitarra dalla distorsione tipicamente black, sporca e graffiante, disegna una melodia epica, malinconica e toccante, che contrasta con i blast beats di una batteria infernale e uno screaming, quello di Hoest, abrasivo e velenoso. L’effetto è disarmante, di una bellezza senza tempo, struggente, accentuata da un chorus epico che si eleva maestosamente sulle note del brano regalando un tocco di pathos davvero unico.
Vid II esplode come una furia trascinata da una batteria sempre molto varia che delinea la base di appoggio per un riff malinconico, di esaltante bellezza, con una magnifica apertura epica nella parte centrale del pezzo. La voce di Hoest esprime dolore e sofferenza, trascinando il brano fino ad un finale travolgente introdotto da un gelido arpeggio di chitarra, uno stillicidio di note che sono come gocce di acqua ghiacciata che colano lungo la schiena.
Vid III è un brano che attraversa diversi momenti, parte da una sfuriata che è puro odio con una batteria incalzante e riff che trasudano odio e malvagità e poi ci sono passaggi più lenti e introspettivi. La struttura è complessa, mai scontata né prevedibile.
C’è poi la parentesi strumentale di Vid IV, in cui viene data notevole rilevanza alle parti di basso. Sembra in realtà solo una lunga introduzione a Vid V, brano che è un salto nel buio, un esplorazione di antri orridi e spaventevoli in una notte di tempesta. Tutti gli strumenti sembrano voler trasmettere la furia incontrastata della natura, con una batteria micidiale che non vede un momento di pausa, neanche nel finale, quando le chitarre cambiano ritmo e si esprimono in un lamento doloroso, con un riff di un incanto desolante.
Vid VI è una versione più raffinata di Blant Soelv Og Gull I Morket, brano già apparso nell’EP Koldbrann I Jesu Marg, arricchito da colpi potenti alle pelli della batteria che sembrano un violento deflagrare di tuoni. Impossibile non citare il riff finale, uno dei più malinconici di tutto l’album, lasciando l’ascoltatore pervaso da un senso di grande mestizia e afflizione.
L’ultimo brano, il più lungo con i suoi oltre 9 minuti, è la summa di tutto ciò che offre il full-lenght. Riff potenti e articolati, gelidi arpeggi di chitarra, batteria aggressiva, voce rabbiosa, graffiante, urlata, in un album che lascia spazio a momenti epici e maestosi, a sfuriate black ma molto anche alla melodia.

I brani mutano continuamente, le strutture sono sempre ottimamente congeniate, non c’è un momento di calo, ogni passaggio è perfetto. Tutto si integra alla perfezione, grazia e brutalità, malinconia e rabbia. La bellezza di quest’album, la sua singolarità e unicità sta proprio in questo, nel saper unire in una formula immediatamente riconoscibile melodie epiche e nostalgiche con la violenza e la disperazione.

Era il 1999… ed era già successo tutto. Poi è uscito Nattestid Ser Porten Vid, uno degli album più belli del true norvegian black metal.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
67.43 su 41 voti [ VOTA]
DavidHolocSpeedFuck
Mercoledì 4 Aprile 2012, 15.12.38
11
nel 99 chi se lo aspettava un disco del genere? Assurdo, ogni volta che lo ascolto mi regala sempre un' emozione indescrivibile. Ascoltato poi con le cuffie e al buio della tua stanza entri prorpio in un altro mondo, vieni trasportato nelle lande gelide e ghiacciate nella norvegia, capolavoro. 95.
A____H
Venerdì 13 Gennaio 2012, 0.49.31
10
la frase finale della recensione dice già tutto... un dei più belli MAI CREATI.... un capolavoro
spadaccinonero
Martedì 10 Gennaio 2012, 21.59.15
9
@Vesper-Jana anche qui 95 perchè i Taake sono i miei preferiti p.s. ottima recensione anche se avrei preferito farla io (:
spadaccinonero
Domenica 8 Gennaio 2012, 0.21.59
8
Hoest-Taake best black metal act in assoluto. nient'altro da aggiungere
Sorath
Sabato 7 Gennaio 2012, 16.29.31
7
L'ultimo vero e grande capitolo di un'epoca
Arvssynd
Sabato 7 Gennaio 2012, 15.39.06
6
Grandissimo disco, anche se il mio preferito rimane Over Bjoergvin
piggod
Sabato 7 Gennaio 2012, 15.26.50
5
Album stupendo e capisaldo del black metal norvegese, bisogna però ammettere che la produzione non è delle migliori e penalizza l'album. Probabilmente di tale problema si è reso conto anche Hoest, dato che i successivi album vantano una produzione all'altezza.
Vesper-Jana
Sabato 7 Gennaio 2012, 15.13.36
4
E' vero.. non lo avremmo voluto in nessun altro modo che questo..
Undercover
Sabato 7 Gennaio 2012, 14.00.03
3
Il loro punto più alto, la produzione a me piace così com'è.
enry
Sabato 7 Gennaio 2012, 12.44.17
2
Niente da aggiungere, ottima rece e voto giusto. Forse si può discutere sulla produzione che non è certo il massimo, ma parliamo di black nudo e crudo senza orpelli e menate varie, quindi, almeno per me, va bene anche così.
Bloody Karma
Sabato 7 Gennaio 2012, 12.43.37
1
forse uno dei mgliori dischi della seconda onda black metal norvegese...sebbene preferisca di gran lunga doedskvad
INFORMAZIONI
1999
Wounded Love Records
Black
Tracklist
1. Vid I
2. Vid II
3. Vid III
4. Vid IV
5. Vid V
6. Vid VI
7. Vid VII
Line Up
Hoest – Vocals, Guitars
Frostein "Tundra" Arctander – Drums, Bass, Vocals
 
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