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Opera IX - Strix Maledictae In Aeternum
( 7121 letture )
A sette anni dalla pubblicazione di Anphisbena torna a farsi sentire la voce dei nostrani Opera IX, band dalla carriera ormai ultra ventennale che non necessita di verbosi preamboli dato il proprio contributo alla storia del black metal tricolore. Con l'uscita di Strix Maledictae In Aeternum, terzo capitolo e conclusione della trilogia sulla stregoneria concepita dal chitarrista e compositore Ossian, l'act piemontese punta a riaffermare il proprio nome nella scena italica con il proprio black metal sinfonico, condito da elementi pagani e filosofia esoterica.
Non posso negare di essermi inizialmente sentito in imbarazzo nel trattare un'uscita di questo tipo, perché non si sa mai quale sia il punto di vista più adeguato per valutare l'operato di un nome di tale calibro. È giusto lasciarsi influenzare dal passato e dall'importanza storica, considerando tali carte come un lasciapassare, anche se a doppio taglio dato che può spingere a fare scomodi paragoni? Sarebbe altrettanto corretto confrontare l'operato di un nome attivo da così tanti anni con i risultati raggiunti dai concorrenti a livello internazionale nati nello stesso periodo?
Così come sarebbe omertoso il primo atteggiamento, sarebbe altrettanto impietoso ricadere nel secondo tipo di approccio perché significherebbe una sicura condanna per i nostri.
Dunque quale miglior modo di analizzare Strix Maledictae In Aeternum, se non considerando l'album in sé e valutandone ogni singolo aspetto a dispetto di ogni confronto?

Questo terzo tassello che chiude il ciclo sulla stregoneria si compone di dodici capitoli, suddivisibili entro tre partizioni segnate dalla presenza delle altrettante introduzioni Strix: The Prologue,Vox In Rama (Part 1) ed Ecate - The Ritual, proponendo più di un'ora di musica oscura e disturbante. Le coordinate stilistiche rimangono ancorate ad una miscela di black con ampie digressioni thrash ed il ricorrente inserimento di tastiere sinfoniche che contribuiscono notevolmente a plasmare l'aspetto esoterico delle composizioni, tuttavia non bisogna considerare nessuna di queste categorizzazioni in senso stretto. Il modo in cui si presenta questa commistione di generi è ancora una volta personale e riconoscibile nel trademark storico degli Opera IX, così come la durata media dei brani, si mantiene sempre su tempistiche medio-lunghe, proponendo strutture articolate e che contengono diversi cambi tempo.

Dopo la suggestiva introduzione ad opera di una seducente voce femminile, tocca a 1313 dare inizio al rituale richiamando le oscure forze al cospetto dell'imponente ministro del culto M The Bard, il nuovo vocalist della band. Non c'è però il tempo di lasciarsi trasportare completamente all'interno della cerimonia, che compaiono i primi elementi dubbi a turbare l'ascolto: dai fraseggi solistici di Ossian si avvertono diverse note fuori posto, penalizzate inoltre da una scarsa valorizzazione del suono della chitarra, che contribuisce alla sensazione che manchi qualcosa per ottenere un insieme sonoro robusto in cui si distinguano i singoli protagonisti. Purtroppo l'episodio non si dimostra una svista unica, ma è destinato a ripetersi, facendo avanzare ulteriori dubbi con Vox In Rama (Part 1) e con il riff d'apertura di Mandragora, frangenti in cui la chitarra solista sembra ancora una volta in impaccio. Va puntualizzato inoltre che anche le sezioni ritmiche non sono esenti dal commettere qualche imprecisione, tuttavia messa in secondo piano dalla presenza delle tastiere e della voce.
A braccetto con qualche svista in fase di esecuzione si accompagna la perplessità sulla produzione, che potrebbe valorizzare maggiormente le ritmiche più serrate e donare definizione al suono di chitarra, in quest'occasione invece molto fumoso e gonfio di basse frequenze a scapito della nitidezza della singola pennata. Esempio calzante è l'uso di molte ritmiche a colpi lenti, in cui le chiusure non sempre sono sincrone e “friggono” dando una sensazione di non perfetto abbinamento le une con le altre. Fortunatamente l'intervento delle tastiere altisonanti e solenni non si limita solamente a donare un'aura maligna alle composizioni, ma riesce anche a fungere da buon diversivo distogliendo l'attenzione da episodi non del tutto convincenti.
Infine è lecito avanzare qualche perplessità sull'aspetto compositivo, in quanto viene fatto larghissimo uso di mid tempos e strutture ripetitive che, dopo i primi brani, finiscono per risultare eccessivamente ridondanti. Chiaramente una scelta di questo tipo è consapevole e punta probabilmente ad aumentare l'atmosfera claustrofobica del rituale messo in piedi dagli Opera IX, obiettivo in parte centrato se non fosse che spesso è la noia a prendere il sopravvento sul senso d'inquietudine. Allo stesso modo sono presenti riff in cui l'unione delle chitarre e dei suoni di tastiera sembra non essere molto armoniosa (vedasi ad esempio in Earth And Fire) anche se non è possibile distinguere se si tratti di sviste a livello di accordatura oppure di scelte armoniche poco azzeccate.
L'impressione globale dinanzi a quest'elenco di punti dubbi è che la band voglia mettere un sacco di ingredienti diversi in pentola, finendo per perdere quel senso di continuità e il filo compositivo che potrebbe portare a risolvere un brano senza troppi vaneggiamenti e permettendo alla composizione di lasciare un segno in breve tempo. Molto spesso è un riff convincente a catturare l'ascoltatore, un arrangiamento azzeccato oppure una linea vocale semplice (ma ad effetto) a far ricordare un brano. Invece, in questo caso, l'insistere ossessivo di certe partiture e la necessità di lasciare troppi dei singoli contributi strumentali senza semplificarne l'accompagnamento, finisce per creare confusione e disorientare. Si fatica a ricordare un singolo brano e sorge il dubbio se alcuni passaggi siano davvero necessari, se non fosse possibile esprimere gli stessi concetti giungendo al punto in modo più efficace e conciso.

Inutile spingere ulteriormente il dito nella piaga dopo quanto esposto sopra: Strix Maledictae In Aeternum non è un disco convincente. Peccato perché dal punto di vista atmosferico la strada intrapresa è interessante: l'utilizzo delle parti corali, unite a scansioni ritmiche di tamburelli che aggiungono quel tocco di folklore medievale, sono un buon tappeto su cui aggiungere le invocazioni di M The Bard. Ma un'esecuzione poco accurata, accompagnata da produzione mediocre, così come rappresentano la rovina di molte band emergenti, possono rovinare anche l'operato di nomi collaudati ed ormai a lungo rodati.
Sarebbe inoltre lecito aspettarsi da una band in circolazione da così lungo tempo un salto di qualità al di fuori di quella dimensione indefinita a cavallo tra underground e notorietà, lontano dal preconcetto che basti un nome celebre a far vendere un disco. In questi ultimi sette anni il tempo per provvedere a migliorare gli aspetti critici di questa uscita c'era tutto, eppure rimangono ancora diverse lacune da colmare per far risultare Strix Maledictae In Aeternum un lavoro vincente.
Ma non perdiamo la speranza: sicuri che gli Opera IX sapranno far tesoro dei propri passi falsi, attendiamo una presa di posizione che sancisca una volta per tutte se mantenere la band nell'olimpo dei grandi nomi oppure se è davvero l'ambiente oscuro e nascosto dell'underground il teatro ideale per officiare i sabbatici rituali.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
61.48 su 39 voti [ VOTA]
zzz
Giovedì 5 Dicembre 2013, 23.26.31
16
bella tettone e bel disco nonostante sia anni luce distante da Black Opera
kroky78
Lunedì 14 Gennaio 2013, 21.42.15
15
Veramente un ottimo disco secondo me, fatto di un songwriting fresco e ispirato e calzante a pennello col concept che gli Opera IX vogliono musicare: la stregoneria. Le atmosfere sono cupe, inquietanti e solenni allo stesso tempo, merito anche delle tastiere, usate con intelligenza, mai invadenti e mai banali. Un plauso va poi fatto per la scelta di trattare i miti e le leggende nostrane e l' uso nei due pezzi conclusivi del cantato in italiano (oltre all' intro). Secondo me va segnalata in particolare la superlativa "Nemus Tempora Maleficarum", vero e proprio climax dell' album per intensità e phatos. Il pezzo si stampa immediatamente nella mente dell' ascoltatore, grazie all' atmosfera mistica che ricrea e al testo in italiano veramente emozionante. Poco importa al cospetto di un lavoro così se "le chiusure friggono", anche se devo ammettere, se proprio si deve trovare il difetto, che in fase di produzione si poteva fare meglio. Probabilmente se gli Opera IX si fossero rivolti ad uno studio e a dei tecnici professionali, sarebbe scaturito una pietra miliare del black metal occulto/esoterico, immune da qualsiasi critica. Non basta questo, comunque, a scalfire il valore di un album memorabile, uno dei migliori nella discografia di questa inestimabile band.
andrea
Sabato 18 Febbraio 2012, 20.21.54
14
cazzo che delusione. l'ho ascoltato ieri e l'ho trovato semplicemente noioso, punto. ma nient'altro. tutto quest'odio verso le loro cover?! quella di bela lugosi's dead (e lo dice un amante dei bauhaus stessi) è una delle cover più riuscite che abbia mai sentito! secondo me ovviamente. non capisco una cosa però: dovrebbe essere strix maledictA... così sarebbe strega maledettE in eterno, non ha senso. che ci sia lo zampino dei dark funeral?!
big Hunter
Lunedì 23 Gennaio 2012, 11.58.56
13
lho sentita in qualke altra canzone di un altro gruppo, ma come sai che taglio la legna mi spii?
Nightblast
Venerdì 20 Gennaio 2012, 15.39.20
12
Un unico disco buono, quel Call of the wood del '94.
STORMLORD
Venerdì 20 Gennaio 2012, 15.39.05
11
@ Big Hunter: si mentre tagliavi la legna hai tirato il bestemmione in latino... ma dai!! PS: stronzate a parte non so neanche cosa voglia dire, per me il latino è arabo
big Hunter
Venerdì 20 Gennaio 2012, 15.35.08
10
Maledictae In Aeternum...io questa frase gia lho sentita
the blade
Venerdì 20 Gennaio 2012, 15.26.27
9
ma è che sta cafonata, andassero a zappare
STORMLORD
Venerdì 20 Gennaio 2012, 15.24.58
8
D'accordo con Finntrollfan e AdemaFilth: le cover di questa band fanno oggettivamente schifo!! PS: la foto dove c'è lei che mostra la mercanzia è davvero di pessimo gusto!! Ma dico.... è una band metal o un cast porno? Ma dai proprio pessimi!!
AdemaFilth
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 13.50.45
7
Senza dimenticare l'oscena Bela Lugosi's Dead dei Bauhaus, oltre alle cover però non mi sento di giudicare una band che fa un genere che non amo particolarmente. Per quanto riguarda l'ultimo quesito posto in giudizio, personalmente penso che gli Opera IX siano una band che esprime il meglio di sè segregata nell'ambiente underground piuttosto che sui grandi palchi.
Finntrollfan
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 13.17.39
6
Non li posso vedere e se volete vi dico anche perchè: a suo tempo hanno fatto una cover oscena (o almeno così la pensa la stragrande maggioranza delle persone che l'hanno sentita, ME compreso) della mitica One Road to Asa Bay dei Bathory!!!
BILLOROCK fci.
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 13.13.44
5
però se quella bella figliola mora mostra la mercanzia così.... scatena la "belva"....
GioMasteR
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 11.16.56
4
Allora attendo la tua opinione nei commenti, appena avrai sentito il disco. Tuttavia non demoralizzarti, l'anno è appena cominciato e scommetto che le sorprese non mancheranno!
sans
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 11.12.41
3
grazie! visto che sul precedente siamo d'accordo, temo che mi trtroverò concorde anche su questo... peccato, perchè lo attendevo con ansia!
GioMasteR
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 11.08.00
2
Caro sans, ben vengano le divergenze di opinione! Non ho avuto il tempo per approfondire in toto la discografia della band ma gli album della trilogia li ho ascoltati a dovere. Senza scendere in dettagli numerici, ti posso dire riguardo Anphisbena che a livello compositivo secondo me contiene delle idee azzeccate, sarà per la forte presenza della componente folkloristica e per i connotati sinfonico/epici che tendo spesso ad apprezzare, valorizzate da una produzione ed un esecuzione a mio avviso superiori a quelle della nuova uscita. C'è però un anello di congiunzione tra i due album ed è inerente al discorso sulla necessità di mettere così tanta carne al fuoco, sono convinto che anche in Anphisbena talvolta la band tenda a perdere di vista la linea conduttrice di un brano, anche se non in modo compromettente come in Strix Maledictae In Aeternum. Concludendo: la mia valutazione sul predecessore sarebbe positiva e ampiamente sufficiente.
sans
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 10.45.44
1
Non ho ascoltato l'album, ma questa recensione è una pugnalata al cuore, per me che amo questa band.... una domanda al recensore, però, per inquadrare meglio la sua valutazione: come valuti il precedente Anphisbena? Comunque spero vivamente di trovarmi in disaccordo con Giomaster dopo l'ascolto....
INFORMAZIONI
2012
Agonia Records
Black
Tracklist
01. Strix The Prologue (Intro)
02. 1313 (Eradicate The False Idols)
03. Dead Tree Ballad
04. Vox In Rama (Part 1)
05. Vox In Rama (Part 2)
06. Mandragora
07. Eyes In The Wheel
08. Earth And Fire
09. Ecate - The Ritual (Intro)
10. Ecate
11. Nemus Tempora Maleficarum
12. Historia Nocturna
Line Up
M The Bard - Vocals
Ossian - Guitars
Vlad - Bass
Dalamar - Drum
 
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