Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Immolation
Atonement
Demo

Mindlane
Unspoken Silence
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

24/02/17
STEEL PANTHER
Lower The Bar

24/02/17
THE PARASITE SYNDICATE
The Parasite Syndicate

24/02/17
A BREACH OF SILENCE
Secrets

24/02/17
BATHSHEBA
Servus

24/02/17
BORN AGAIN
Strike With Power

24/02/17
SUICIDE SILENCE
Suicide Silence

24/02/17
TOKYO MOTOR FIST
Tokyo Motor Fist

24/02/17
BORN OF OSIRIS
The Eternal Reign

24/02/17
STRIKER
Striker

24/02/17
MIKE TRAMP
Maybe Tomorrow

CONCERTI

24/02/17
NODE
ROCK LEGEND PUB - SAN VITTORE OLONA (VA)

24/02/17
NOCTIFER + URNAA + GRIMWALD
JEM MUSIC CLUB - TORINO

24/02/17
STONEDRIFT + PRIMITIVE MULE
GGIOVANE CORTE LIVE - SABBIONETA (MN)

24/02/17
ESSENZA + MACARIA
BARRAOTTANTAQUATTRO - NOCIGLIA (LE)

24/02/17
RUSSELL ALLEN
GARAGESOUND - BARI

24/02/17
DECLAPIDE + JOHN PALMUTE
SHABBA CLUB - CANTU' (CO)

25/02/17
DEATHLESS LEGACY + REGARDLESS OF ME + BEYOND THE FALLEN
TRAFFIC CLUB - ROMA

25/02/17
MORTUARY DRAPE + ABYSMAL GRIEF + MACABRO GENOCIDIO + DAEMONIAC + DI AUL
ELYON CLUB - ROZZANO (MI)

25/02/17
RUSSELL ALLEN
CLUBHOUSE INDIAN BIKERS MC - FOGGIA

25/02/17
BLUE HOUR GHOSTS + AQUIVER
BE MOVIE - SANT'ILARIO D'ENZA (RE)

Lee Small - Jamaica Inn
( 1830 letture )
Ci sono album che sono una vera oasi nel deserto. Luoghi senza tempo, ristoratori ed avulsi dal contesto di squallore e morte che li circonda. Oasi di buongusto, capacità tecniche, feeling, songwriting di livello superiore per intenditori, come di melodie ricercate eppure apparentemente facili e scorrevoli per chi ha solo il tempo distratto di un ascolto superficiale. Album che si compongono essenzialmente di grandi canzoni, prestazioni individuali tutte votate alla qualità assoluta, alla capacità di emozionare ed al saper suonare, arte ormai quasi dimenticata, sostituita in toto dall’applicazione di regole ferree e schemi standard ai quali i mediocri si attaccano disperatamente per fare quadrato attorno a produzioni che fanno solo numero, ingolfando il mercato con la loro inutile presenza. Jamaica Inn è, a tutti gli effetti, uno di questi album quasi magici, che capitano poche volte alle orecchie e non vengono mai sostenuti né pubblicizzati da alcuna fazione, perché non appartengono al triste mondo degli standard e sfuggono alle categorie pur parlando una lingua talmente radicata nel lessico musicale moderno da apparire familiare e confortevole. Una musica che assorbe il rock, il blues, l’AOR ed un pizzico di pop e li coniuga assieme, come solo i migliori Toto sapevano fare, andando a lambire orizzonti di ispirazione praticamente infiniti, quasi impalpabili, eppure sempre ben sotto il controllo di songwriters d’esperienza e di musicisti nel vero senso della parola, capaci di donare emozioni a non finire con strutture e partiture all’apparenza semplici ed avulse dalla mera esibizione tecnica e che rivelano invece non solo una levatura superiore a livello strumentale, ma una conoscenza della materia musicale ben lontana dalla media. Onore al merito a Lee Small, cantante di Shy e Phenomena, per aver messo su un disco di così alto e piacevolissimo livello, centrato sulla sua voce splendida (per quanto, in questo campo, John Waite resti su livelli irraggiungibili) come sull’apporto essenziale di un grandissimo quanto inaspettato Martin Kronlund (Gypsy Rose) e di un essenziale Paul Bradden (Saracen) alle tastiere. Pur ascrivibile ad un generico orientamento blues rock, la stella polare di Jamaica Inn restano i Toto, proprio per l’idea di supergruppo messo al servizio di composizioni superbe ma accoglienti, che sanno evocare orizzonti diversi. Sembra realmente di ascoltare brani sentiti mille volte, eppure è impossibile non notarne subito l’eccelso lavoro di arrangiamento e la strepitosa prestazione degli interpreti, che li rendono freschi e nuovi, perché dotati di una personalità e di un tasso di godibilità assoluti.

Non si avverte la necessità di procedere con un lungo ed estenuante elenco di brani, perché la qualità qua è talmente alta e diffusa che risulterebbe imbarazzante dover scegliere il meglio. Nessun assalto all’arma bianca, nessuna urgenza, nessun bisogno di stupire con effetti speciali, solo grande musica, placida ma non vuota, calorosa e corroborante ed al tempo stesso malinconica e stordente come una giornata di sole a fine estate. Il mare è infatti il trait d’union dell’intero lavoro e ne ispira umori e temi, andamento e colori, rimandando ad un immaginario piratesco che, in teoria, parrebbe stridere con i fondamentali blues rock dell’album e si rivela invece terreno fertile per l’ispirazione della musica. Basta la doppietta iniziale per chiarire subito l’atmosfera rilassata e soffusa dell’album, con Kronlund che prende poi il timone delle canzoni, innalzandone il livello adrenalinico grazie ad interventi sempre mirati e di ottimo spessore tecnico, mentre anche la sezione ritmica si ritaglia un lavoro incessante di tessitura che mantiene le tracce su groove dinamici e mai spenti. Tenere le redini della tensione su partiture così dilatate indica chiaramente lo spessore di questa compagine di musicisti, mentre Small si staglia su tutto con una timbrica calda e vicina al rock come al soul, che potrebbe ricordare a tratti Paul Rodgers e perfino un Glenn Hughes meno pirotecnico e più concentrato sul singolo brano. Il ritmo torna a crescere con Black Bess e, nella sua piacevolezza, questo risulterà alla fine il brano che colpisce meno, forse a causa di un refrain eccessivamente di “maniera”. Boogie rock da taverna su Walk the Plank ed il disco riprende subito il suo ondeggiare, per non dimenticarci che sempre di un disco rock parliamo. Da qui in avanti l’album rientra nel suo mood sognante e morbido, regalando ottime canzoni a cui manca forse solo quella strana magia inesplicabile per diventare immortali e regalarci il capolavoro che sembrava alla portata di questo Jamaica Inn. Citerei ancora l’anomala e riuscita I Am the Sea, Voyager, brano virtualmente perfetto e Smugglers Blues, esempio di semiballata da tramandare ai posteri, mentre il gospel soul conclusivo di End of the Road pur emozionante e perfetto in chiusura, sembra ancora leggermente di maniera. Tra rimandi (lo “scherzo” conclusivo Renegade Acordion Player dovrebbe farvi saltare sulla sedia), citazioni continue e momenti di ottimo intrattenimento, il disco scorre via mantenendo una gradevolezza inesausta, che spinge anche ad un ascolto rinnovato, in cerca di quei particolari sfuggiti la prima volta e che si dispiegano generosi all’orecchio di chi ha familiarità con questo tipo di sonorità.

Inutile sottolineare la produzione stellare, come il mixaggio bilanciato e profondo, che consente alla musica di espandersi nello spettro sonoro, invece di essere inutilmente compattata e sparata in faccia come avviene di sovente nelle produzioni moderne, potenti e schiacciasassi ma anche unidimensionali ed a lungo andare piatte e stereotipate, prive di dinamica come un blocco di cemento. Jamaica Inn è un disco per cittadini in cerca di sogni, per pomeriggi uggiosi in cerca di avventure esotiche, per inguaribili viaggiatori del pensiero. Non possiede i crismi del capolavoro, perché l’alto livello di songwriting manca della magia finale, dello scatto in avanti proprio solo dei campioni assoluti, eppure è un disco eccellente sotto ogni punto di vista. Non passerà alla storia, probabilmente, perché fin troppo elegante per il mondo in cui esce e forse ancora privo di una forza interiore che lo elevi tra i masterpiece di genere, anche a causa di due o tre brani non irresistibili, seppur formalmente inattaccabili. Manca solo la scintilla del genio e certo non è poco, ma Lee Small e soci possono andare fieri di aver realizzato un disco raro e prezioso, che toccherà il cuore di tutti gli amanti del genere e potrebbe stregare anche quanti sono in cerca di musica con la “m” maiuscola, lontana dal mondo, dalle mode e da faticosi quanto limitanti ostacoli di genere. Gran disco, un piccolo gioiello.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
17.64 su 17 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2012
Escape Music
Rock
Tracklist
1. Jamaica Inn
2. The Captains Quarters
3. Black Bess
4. Walk the Plank
5. Shine a Light
6. Dead Man Walking
7. Voyager
8. I Am the Sea
9. Smugglers Blues
10. Waiting for the Hangman
11. End of the Road
12. Renegade Acordion Player
Line Up
Lee Small (Voce, basso, chitarra)
Martin Kronlund (Chitarra)
Carl Anthony Wright (Chitarra)
Des Sherwood (Chitarra)
Paul Bradder (Tastiera)
Imre Daun (Batteria)
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]