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Ebony Lake - In Swathes of Brooding Light
( 2018 letture )
Il monicker Ebony Lake, frutto delle menti eccentriche degli inglesi Ophelius e Mass, risorge dalle ceneri dopo la bellezza di una dozzina d’anni. Tutto ebbe inizio nel 1997 con l’incisione, presso gli Academy Studios, del demo As Ghost We Dance In Thashing Seas, mai prodotto sinora e non a caso qui menzionato, dato che gli ultimi quattro brani di questo nuovo full-lenght (che, per inciso, sono bonus track) rappresentano in realtà una riproposizione di quelle registrazioni originali. Per sgombrare da subito il campo da possibili malintesi, si puntualizza pertanto che nel prosieguo la valutazione complessiva e la descrizione dettagliata si riferiranno essenzialmente al materiale nuovo, vale a dire ai primi sei brani. Questa premessa è fondamentale, dato che il divario stilistico e qualitativo tra le due sezioni è fin troppo evidente, come vedremo meglio nel prosieguo. Al demo iniziale seguì il debut album della band, cioè On The Eve Of The Grimly Inventive, uscito due anni dopo per la nota Cacophonous Records. Cosa abbiano combinato nel frattempo i due bizzarri e misteriosi protagonisti di questa storia non è fondamentale saperlo, sta di fatto che sono ritornati e sembra che il tempo trascorso abbia segnato un solco profondo in loro, trascinandoli verso una deriva avanguardistica alquanto oltranzista.

Tentare di descrivere i contenuti di questo platter è compito arduo, dato che si ha a che fare con un lavoro abbastanza insolito. Iniziando dalla linea vocale, si può certamente affermare che in genere essa viene relegata in secondo piano. In verità il cantato, se così può essere definito, consta spesso di versi inumani e assolutamente inintelligibili, quasi animaleschi, elefantiaci. Poi si odono voci fuori campo (anche femminili) sovente altrettanto incomprensibili, confuse o spiritate, dal tono alquanto minaccioso e perentorio, quasi a voler avvertire di un pericolo imminente. Di rado si apprezzano anche malefici simil-scream, una sorta di urlati con voce roca, ma il focus è incentrato fondamentalmente sulle parti strumentali. A tale proposito, massiccio risulta l'impiego di inquietanti orchestrazioni ed arrangiamenti, sebbene disposti alla rinfusa per accrescere lo stato di confusione generale. Spiccano in particolare suoni mastodontici di ottoni, che irrompono spesso sulla scena intensificando inaspettatamente e prepotentemente le tonalità basse. Il ritmo si fa di frequente martellante e persino devastante, ma talvolta viene interrotto da brusche pause, anche quando ha già raggiunto il suo livello massimo di intensità, per poi sfociare in repentine ripartenze immediatamente dopo. Tuttavia esso cambia di rado, piuttosto si avvita su se stesso in una spirale vorticosa quasi surreale. Lo stesso dicasi per il riffing che, quando è presente, risulta fortemente distorto e si ripete ciclicamente in maniera ossessiva. Per non parlare di quell'insieme di tasti di piano pigiati sempre nella stessa estenuante sequenza, all'infinito, apparentemente senza alcun significato e assolutamente slegati da qualsiasi possibile accenno melodico. Il tutto è imperniato sull'impiego massivo o, per meglio dire, sull'abuso della dissonanza e della disarmonia. Inoltre non è difficile cogliere influenze vagamente “industrial”, mai così evidenti nei lavori precedenti.

Non si può certo dire che tutto ciò non sia shockante: sicuramente al duo non manca il coraggio di proporre sonorità assolutamente inusuali e per certi versi sconvolgenti. Peccato che complessivamente si abbia l’impressione di trovarsi nel bel mezzo di un trambusto infernale, almeno apparentemente privo di alcun senso logico e perfino di musicalità. Sembra piuttosto un miscuglio artefatto di suoni e passaggi ritmici ripetitivi ed ossessionanti. Per inciso, l'assenza di un batterista nella line-up e la palese meccanicità nell’esecuzione fa ipotizzare che ci sia dietro l’utilizzo di una drum machine. Insomma, tutto sembra costruito a tavolino, senza voler far trasparire un briciolo di umanità, ma solo per sortire l’effetto di disorientare e lasciare attonito l’ascoltatore, che se non fosse in grado di sintonizzarsi con un simile contesto, ne verrebbe travolto e si ritroverebbe a viverlo con estrema sofferenza.

Quanto ai brani, rispetto alla media complessiva tutto sommato eleverei la psicotica I Painted the Suicide of Neptune e porrei un gradino al di sotto di essa In Swathes of Brooding Light Skeletal Birds Scratch at Broken Windows, in cui si apprezza anche il gradevole suono di un clavicembalo; mentre personalmente ritengo il brano pseudo-strumentale Human Mannequin Puppeteer un evitabile riempitivo. Discorso a parte va dedicato a Licking at the Nesting's of Young Fledglings, della durata complessiva di una decina di minuti: dopo un’introduzione relativamente mesta, intorno al secondo minuto e mezzo si arriva alla parte più interessante dell’intero album, in cui due voci partono a raffica, seguite da riff di slayeriana memoria. Tuttavia questa scarica di violenza dura soltanto un paio di minuti, per lasciare spazio ad un interminabile ed insensata bufera ed effetti sonori soffusi e sinistri. Un finale prolisso ed assolutamente inutile per un brano pronto a decollare ed a cui troppo presto vengono inspiegabilmente tarpate le ali.

La conclusione che si può trarre da una disamina del materiale proposto è che la forsennata ed ostentata ricerca di forme artistiche innovative, si ritorca contro gli autori stessi quasi come un boomerang, risultando piuttosto in una ingloriosa involuzione della loro espressività musicale ed in un mancato ricorso alle loro reali potenzialità. In sintesi, la sensazione che ne deriva è che si badi più alla forma ed all’effetto che alla pura e semplice sostanza. Allora il consiglio è quello di non comprare il disco? La risposta è negativa e mi sento di poterlo asserire senza correre il rischio di cadere in contraddizione, pur per delle ragioni (anche queste) insolite: le bonus track. L’inserto del demo nella parte finale dà infatti la possibilità di assaporare un avantgarde black dalle accese tinte dark che, pur continuando a mostrarsi al contempo bizzarro ed inquietante, quantomeno segue un filo logico ben definito e appare perfino sublime e lineare se paragonato alle nuove proposte. Sottolineo dunque che la valutazione non si riferisce al demo e aggiungo che sarebbe assolutamente ingenerosa se applicata ad esso. Se in futuro riuscissero a riprendere il filo del discorso lasciato in sospeso durante il lungo silenzio di questi anni, magari aggiungendo solo in parte gli elementi decorativi e schizofrenici di questo lavoro, ne potrebbe uscire fuori qualcosa di veramente interessante ed avvincente, ma al momento il giudizio non può essere affatto positivo.



VOTO RECENSORE
45
VOTO LETTORI
20.43 su 23 voti [ VOTA]
Bag
Giovedì 2 Agosto 2012, 0.36.29
4
Mah, io ho il primo disco originale, comprato appena uscito, e sempre piaciuto sin dal primo ascolto. Questo non è un capolavoro, però è un bel disco. Sono sempre stati originali e dissonanti, e in musica spesso anche la forma è sostanza. Inoltre a me non sembrano affatto così incomprensibili come voi dite.
andrea
Giovedì 2 Febbraio 2012, 18.01.44
3
mi prendo la briga di commentare solo perché non vorrei che qualcuno ripetesse il mio stesso errore: pagare 10 euro per il primo album di 'sti sfigati a una bancarella del gods 2009. a quanto vedo non è cambiato nulla. non si può nemmeno dire "pagliacci", oppure "magari sono così bravi e sperimentali che siamo noi che non capiamo un cazzo di musica". no. fanno vomitare. voto 0 per scoraggiare eventuali impavidi una volta in più.
Vincenzo
Lunedì 30 Gennaio 2012, 19.45.56
2
Di sicuro il commento di GioMasteR mi ha fatto morire dal ridere e insieme alla recensione sono riusciti a suscitarmi la curiosita' di ascoltare questo disco ammesso che riesca a trovarlo in negozio!!!
GioMasteR
Domenica 29 Gennaio 2012, 21.26.31
1
Ci ho provato, riprovato e ho concesso pure la terza occasione al disco. Ma è più semplice digerire della ghisa ingoiata a forza che tutto questo trambusto cacofonico.
INFORMAZIONI
2011
Les Acteurs De L’Ombre Productions
Inclassificabile
Tracklist
1. And From the Seas the Sickening Things
2. I Painted the Suicide of Neptune
3. The Curious Cave of Deformities
4. In Swathes of Brooding Light Skeletal Birds Scratch at Broken Windows
5. Human Mannequin Puppeteer
6. Licking at the Nesting's of Young Fledglings

Bonus tracks:
7. Amethyst Lung Concerto
8. Within Deepest Red (The Opening Of…)
9. The Theory of Sexual Carvings
10. A Voice in the Piano
Line Up
Ophelius – Vocals, Guitars, Keyboards
Mass – Vocals, Guitars, Keyboards
Guests:
W. Nikizumias – Female Vocals and Chants
K. Zarlenea – Female Vocals and Chants
 
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