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The Rolling Stones - Goats Head Soup
( 9470 letture )
Passata la "sbornia da gloria" post-Exile On Main St. e relativo trionfale (ed estenuante) tour, i Rolling Stones si ritrovano a fare i conti con l'altra faccia della medaglia, in quanto lo stress comincia a farsi sentire e all'interno del gruppo si manifestano alcune frizioni: da un lato abbiamo un Mick Jagger più snob che "ragazzaccio ribelle", perfettamente calato nella parte di uomo-copertina e assiduo frequentatore del jet set insieme alla moglie Bianca, dall'altro un Keith Richards alle prese con seri problemi di tossicodipendenza da eroina; a questo si aggiunga il malcontento di Mick Taylor, che continua a vedersi "depredato" delle sue composizioni dai dispotici Glimmer Twins, ed il non troppo esaltante quadro è completo. Per cercare di ritrovare un po' della serenità perduta l'entourage della band propone quindi ai suoi pupilli di recarsi in Giamaica, più precisamente a Kingston, presso i Dynamic Sound Studios. Proprio questa scelta influenzerà il titolo del nuovo album Goats Head Soup -infatti la "zuppa di testa di capra" è un piatto tipico dell'Isola. L'artwork (le fotografie sono opera di David Bailey) presenta una particolarità: la foto nel retro-copertina che ritrae Richards appare disomogenea rispetto a quelle dei compagni, ciò è dovuto al fatto che il chitarrista -a causa dei succitati problemi di droga- semplicemente non si presentò alle session fotografiche; una menzione particolare la merita anche l'inner sleeve del LP, la quale altro non è se non una divertente quanto inquietante raffigurazione del titolo del disco.

Ultimo album degli Stones prodotto da Jimmy Miller, Goats Head Soup si apre con Dancing With Mr. D in cui l'iniziale arpeggio di chitarra, subito seguito dalla batteria e dal basso -qui curiosamente suonato da Taylor- sfocia presto in un ritmo suadente che ipnotizza ed avviluppa l'ascoltatore, mentre Jagger vaneggia di una macabra danza con un misterioso e sulfureo "signor D" (Devil? Death? ascoltando il testo entrambe le opzioni sembrano plausibili); ottimo inizio, non c'è che dire. Molto bella anche 100 Years Ago, le cui sonorità funky-rock sono implementate da una pregevole jazz guitar che dà un'impronta marcata al pezzo, rendendo la song sempre più frenetica grazie anche all'apporto del clavinet; ma è la terza canzone che si rivela una vera e propria sorpresa: Coming Down Again (la quale vede alla voce un ispiratissimo Keith Richards e ai cori Jagger e Taylor) è una perla di rara bellezza, una ballad stupenda sorretta dal piano di Nicky Hopkins e che trova nel sublime e sognante "dialogo" di sax a metà canzone il proprio culmine; a parere del sottoscritto il miglior brano dell'album. Il testo tratta della relazione sentimentale che lo stesso Keith ebbe con Anita Pallenberg, "soffiata" all'amico ed ex-bandmate Brian Jones, tragicamente scomparso pochi anni prima. Tipico sound Seventies per il rock blueseggiante di Heartbreaker, dove è la sezione fiati a farla da padrone; una grande song che divenne il secondo singolo estratto dall'album (il primo era Angie). A proposito di questa dolce ballata, basata su chitarra acustica e pianoforte, va detto che il pezzo -al contrario di quanto comunemente si crede- non si riferisce al presunto amore per Angela (la prima moglie di David Bowie) bensì a quello ben più evidente per l'eroina, come dichiarato dal suo stesso compositore Keith Richards che la scrisse durante un periodo in cui stava tentando di disintossicarsi dalla droga. Ritmi rock con una spruzzata country per la successiva Silver Train, dove oltre allo slide del talentuoso Mick Taylor possiamo apprezzare l'armonica di Mick Jagger a imitare il fischio di un vecchio treno a vapore, un'esecuzione davvero riuscita. Buona ma non trascendentale Hide Your Love, un po' più interessante Can You Hear the Music, che risulta essere più sperimentale rispetto agli altri brani grazie all'utilizzo di campanelli e flauti sparsi qua e là. È con Winter che il disco si risolleva nuovamente, grazie alla magnifica interpretazione del cantante e soprattutto all'esecuzione di Taylor (anche qui, come in altre song, Keith è completamente assente); nonostante i credits della release attribuiscano tutte le composizioni al duo Jagger/Richards, Winter è una creatura del "nuovo" chitarrista che come detto si sentirà molto frustrato dai tirannici atteggiamenti della coppia leader degli Stones (a proposito, non è piuttosto singolare che la prima canzone scritta e registrata in un paradiso tropicale qual è la Giamaica abbia come tema principale il freddo inverno?). Chiude l'album il rock n' roll Sixties-style di Star Star, il cui titolo definitivo è dovuto alla censura della label, che ebbe da ridire sull'originale Starfucker : un pezzo trascinante, che ben si adatta a fungere da finale per l'ennesima fatica della band britannica. Da segnalare infine che durante le session dell'album videro la luce, tra gli altri, due brani che verranno poi riproposti qualche anno dopo all'interno di Tattoo You, le bellissime Tops e Waiting on a Friend.

Goats Head Soup è un disco per certi versi introspettivo e permeato di un leggero velo di malinconia, meno votato a sonorità travolgenti rispetto ad altri capitoli della band e ricco di ballad evocative: il rischio è che rimanga nell'immaginario collettivo come "l'album di Angie", la qual cosa sarebbe una vera ingiustizia nei confronti di un'opera che, pur non essendo oggettivamente un masterpiece assoluto, rimane comunque un ottimo esempio delle capacità compositive ed esecutive dei Rolling Stones. Da riscoprire; dategli una possibilità, ne vale davvero la pena.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
51.74 su 39 voti [ VOTA]
DEEP BLUE
Venerdì 18 Settembre 2020, 13.52.44
18
Comincio con il dire che paragonare Angie degli Stones alla Let it Be dei Beatles non è possibile, parlo sia della versione di Let it Be live sia di quella di G. Martin sul 45 giri. Angie è inascoltabile. Il disco in questione parte subito male, il primo pezzo sembra quello di una band che imita gli Stones. Poi ci sono dei pezzi bellissimi ma sono pochi rispetto ai filler. È il disco che segna un periodo particolare degli Stones che terminerà con Tattoo you. In questo periodo avremo ottimi album intercalati con altri inascoltabili.
ObscureSolstice
Sabato 28 Settembre 2019, 16.07.52
17
Punti di vista: la strumentazione sotto non mi sembra cosí spicciola o melensa, di cui i testi nel rock mi ha sempre fregato molto poco, ma non sempre riescono cosí bene, come per altre che ne ha sempre scritti sia per lui che per altri. Canzone per ragazze dici se parla di una tizia, invece se parlava di altro è per ragazzi? Potrei fare esempi di altre canzoni anche poco conosciute nello spazio non riservato a lui ma per non fare Ot...uhm ma il tuo ragionamento non mi sconfinfera, beh no, è una canzone per tutti: classica canzone rock con un bel appeal e un bel tiro di chitarra, che può parlare di una donna, o della vita, del mistero o scorribande tra amici, della musica o altro o di niente di rilevante, per quello che nel rock il testo ha una importanza secondaria ma quello che ne fa da padrone è la parte strumentale. Se l'ascolta pure mia nonna dico, rimane sempre tale è quello il punto. La fama non si può precludere. Di certo non mi sembra sia stata rivisitata, riproposta o resa latin american cover per le masse
Rasta
Sabato 28 Settembre 2019, 8.33.23
16
Sono daccordo, VASCO ha cantato la mia generazione meglio di chiunque altro, e milioni di ragazze si sono riconosciute in Albachiara. Il pezzo in questione in se, è grandioso nella sua semplicità (come Angie), xò testo e musica un tantino svenevoli, diventati melensi a causa della troppa propaganda mediatica, Il discorso, di una decade fa e che ho ripreso dal commento 5, verteva su questo. Un saluto!
ObscureSolstice
Sabato 28 Settembre 2019, 5.31.04
15
@14: Noi non siamo mica gli americani (cit.)...o in questo caso gli inglesi, eh beh. O no @Fabio Rasta? Albachiara non direi per nente melensa, penso che sia anche superiore a questo dei Rolling Stones, in questo caso. Secondo me ci sono testi, come canzoni o strumentazioni che non ce li si ricorda neanche talmente da quando non li si ascolta che si sbiascica in uno sminuito parere forse un tantino..direi esagerato, e tante volte, forse, un pó costretto od estremizzato e di forza, soltanto per la fama dello stesso brano (non di certo planetario, magari per noi per una volta tanto). L'aggettivo "melensa" potrebbe essere una degli ultimi prototipi, ma Albachiara proprio no. Per quindi, lancio una sfida a metallized se ne ha il coraggio, di recensire la prima fase del Blasco che di rock ne ha vendere. RECENSITE VASCO ROSSI! Siamo sempre italiani ma dimenticandoci troppo spesso "come fa un Albachiara", o dei bei fatti e capitoli del passato, sarebbe da incoscienti deriderne la qualità con un termine inappropriato, solo questo ecco
Fabio Rasta
Venerdì 27 Settembre 2019, 18.13.18
14
LP che, tutto d'un fiato, mi risulta noioso. Vero che sono gli STONES e la classe si sente, ma il disco di Angie, xchè alla fine, giusto o ingiusto questo rimarrà, è stanco come loro. JPJ, quasi un decennio fa scriveva che Angie è "sputtanata", e Francesco gli chiedeva in che senso. Esemplare la sua risposta al 10. Ancora + eclatante in ambito Italico, rispetto a Nothing Else Matter, (almeno x quelli della mia età), Albachiara di VASCO: canzone un po' melensa (cit. Blackiesan74 al 5) ma che a scriverla non è cosa da cualquier.
Area
Martedì 5 Giugno 2018, 14.48.20
13
A voler essere sinceri questo disco mi piace quasi solo per "100 years ago" ma soprattuto per "Angie".
JPJ
Lunedì 22 Luglio 2013, 1.40.08
12
E' un album al quale Keith non ha legati molti bei ricordi, al di là del fattaccio riguardante Anita, il pezzo cantato da lui, Coming Down Again, è quando di più vicino abbia mai scritto riguardante la sua condizione di tossicodipendente. Ha detto in varie interviste di considerare, a ragione secondo me, Exile On Main St. il suo preferito oltre che il miglior disco degli Stones.
Francesco
Sabato 18 Maggio 2013, 10.06.20
11
Ma è vero che questo è l'album preferito di Keith Richards?
JPJ
Giovedì 28 Giugno 2012, 2.24.39
10
@Francesco Nel senso che è stata diffusa, ascoltata e incensata delle lodi più disparate talmente tante volte che ad oggi risulta una canzone posta ingiustamente a riassunto della carriera e del sound dei Rolling Stones da più parti, ed è colpevole di un generale disinteressamento verso il gruppo da parte di nuovi possibili fan, dato che la sua fama oscura totalmente canzoni migliori che non hanno quell'orecchiabilità e accessibilità, ma che meglio di quella descrivono la musica degli Stones. Un esempio simile è Nothing Else Matters per i Metallica: Ci sono persone che li conoscono solo per quella, non considerando minimamente i 3 (a mio avviso 4) ottimi album precedenti ad essa, facendo perdere credibilità al gruppo soprattutto nei confronti di tutti quegli ascoltatori di Metal che non li conoscono e che hanno quindi un' immagine della band che combacia con quel brano, che rappresenta ben poco quel che furono i Metallica. Ci sono canzoni che, a forza di essere proposte, o diventano immortali o rischiano per contro di perdere la loro bellezza e il loro reale potenziale, cosa che nonostante tutto non succede a Angie, a mio avviso. "Sputtanata" è un modo di dire, abbastanza usato se si parla di musica, per esprimere a seconda dei casi esattamente quello che ho scritto. Spero di essere stato chiaro
Francesco
Lunedì 25 Giugno 2012, 15.09.43
9
In che senso Angie è una canzone "sputtanata"?
JPJ
Mercoledì 11 Aprile 2012, 14.40.17
8
Un disco molto sottovalutato che contiene ottimi spunti. Non è paragonabile nel complesso nemmeno a un Some Girls, figuriamoci ai classicissimi, ma canzoni come 100 Years Ago e la bellissima Coming Down Again lo rendono uno dei dischi più vicini alla musica nera nella sua parte soul (a tratti sembra di sentire pezzi di Wonder, che non a caso firmò una canzone cantata dagli Stones tempo prima) e Heartbreaker, seppur sia un tentativo di tornare al blues caratteristico degli Stones, è un pezzo quasi disco, fatto ben prima che scoppiasse. Angie è per gli Stones ciò che è Let It Be per i Beatles, con la differenza che Angie rimane bellissima anche adesso, per quanto "sputtanata" all'inverosimile.
fabio II
Martedì 7 Febbraio 2012, 14.28.33
7
Manca! è l'unico che non possiedo sino a 'Tattoo You'. Certo che la fragilità emotiva di 'Angie' mi ha sempre rotto i....
Richard
Martedì 7 Febbraio 2012, 14.19.31
6
quasi in fondo alle mie preferenze per quanto riguarda gli Stones . (ho tutta la discografia)
blackiesan74
Venerdì 3 Febbraio 2012, 19.38.34
5
Recensione che non mi trova d'accordo: trovo che in questo disco gli Stones siano stanchi e slegati, per me pezzi come "Dancing..." e "Star Star" sono mediocri; salvo giusto "Doo Doo Doo Doo Doo" e "Angie" che, anche se un po' melensa, è un pezzo magistrale. Per il resto album mediocre.
Agesofrock
Lunedì 30 Gennaio 2012, 19.50.31
4
Bella recensione che fotografa perfettamente la genesi e la produzione del disco, all'epoca un pò snobbato.
BLS Furlan Chapter
Lunedì 30 Gennaio 2012, 11.32.43
3
Concordo pienamente con il giudizio dell'ottima recensione di "Matocc"! Certamente è un buon disco ma forse si perde un po' fra il capolavoro Exile on Main Strett e il successivo It's only Rock n' Roll. Però le versioni live presenti in vari bootleg di Star Star, Dancing with Mr.D e soprattutto di Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker) rendono giustizia a queste perle nascoste con sonorità meno ovattate e a volte anche abbastanza agressive.
hm is the law
Lunedì 30 Gennaio 2012, 11.00.20
2
Disco da riscoiprire concordo con las valutazione di Matocc
BILLOROCK fci.
Lunedì 30 Gennaio 2012, 10.15.07
1
Disco orecchiabile, ma non è un capolavoro !! voto 70
INFORMAZIONI
1973
Rolling Stones/ Atlantic
Rock
Tracklist
1. Dancing with Mr. D
2. 100 Years Ago
3. Coming Down Again
4. Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker)
5. Angie
6. Silver Train
7. Hide Your Love
8. Winter
9. Can You Hear the Music
10. Star Star
Line Up
Mick Jagger (voce, chitarra, armonica, piano)
Keith Richards (chitarra, voce, cori, basso)
Mick Taylor (chitarra, cori, basso)
Bill Wyman (basso)
Charlie Watts (batteria)

Musicisti Ospiti
Billy Preston (piano, clavinet, cori)
Ian Stewart (piano)
Nicky Hopkins (piano)
Bobby Keys (sax)
Jim Horn (sax, flauto)
Chuck Finley (tromba)
Jim Price (corni)
Pascal (percussioni)
Rebop (percussioni)
Jimmy Miller (percussioni)
Nicky Harrison (archi)
 
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