Privacy Policy
 
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
La band
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

26/07/17
ADAGIO
Life

28/07/17
NEXUL
Paradigm of Chaos

28/07/17
SHADOWSIDE
Shades of Humanity

04/08/17
BONEHUNTER
Sexual Panic Human Machine,

04/08/17
CURSED EARTH
Cycles of Grief Volume 1: Growth

04/08/17
THE NIGHTS
The Nights

04/08/17
SEVEN SPIRES
Solveig

11/08/17
THE LURKING FEAR
Out Of The Voiceless Grave

18/08/17
ULVEDHARR
Total War

18/08/17
THE NECROMANCERS
Servants of the Salem Girl

CONCERTI

26/07/17
MARILYN MANSON + GUEST
CASTELLO SCALIGERO - VILLAFRANCA (VR)

26/07/17
UZEDA + SUDOKU KILLER
LA LAMPARA - PESCARA

28/07/17
REBEL CIRCLE FESTIVAL (day 1)
PARCO SAN ROCCO - SANT'ILARIO D'ENZA (RE)

29/07/17
VENOM INC + GUEST TBA
BARDANERIS - THIESI (SS)

29/07/17
PORTO LIVE METAL FEST
PORTO ANTICO - GENOVA

29/07/17
REBEL CIRCLE FESTIVAL (day 2)
PARCO SAN ROCCO - SANT'ILARIO D'ENZA (RE)

29/07/17
BASILICATA METAL FEST
CAVA DEL SOLE - MATERA

29/07/17
MARTYR LUCIFER
WAVE CLUB - MISANO ADRIATICO (RN)

02/08/17
LACUNA COIL + TBA
AREA FESTE - FILAGO (BG)

03/08/17
NIGHT OF MORBID METAL
CAFE' RETRO' - LAMEZIA TERME (CZ)

Al Namrood - Kitab Al Awthan
( 2584 letture )
Abbiamo qui con noi un interessante combo proveniente dal mondo arabo, gli Al Namrood,alfieri di un black metal di stampo piuttosto classico, che richiama sovente il modo di interpretare la materia degli svedesi, con massicce influenze tratte dal loro retroterra culturale.

Non è semplice recensire un gruppo del genere, è necessario dirlo immediatamente: i numerosi elementi presentati rendono la fruizione di questa terza fatica sulla lunga distanza della band, difficile, a volte spiazzante. Perché questo?
Perché l'album non si mostra immediatamente nella sua essenza, preferendo offrire tracce elaborate, lunghi intermezzi strumentali, riff orientaleggianti in cui è fin troppo agevole perdersi.
Partiamo dal lato prettamente tecnico, in modo da inquadrare fin dall'inizio cosa ci viene proposto. Innanzitutto abbiamo una produzione curata in ogni suo aspetto, fin nel minimo dettaglio, quindi potete dimenticarvi quelle orride tastiere dal suono dannatamente fasullo, oppure una drum machine visibilmente meccanica, distante anni luce dal timbro di una vera batteria.
È da sottolineare questo importantissimo aspetto: per quanto oggi ottenere un risultato accettabile non sia un'impresa eroica, ed anzi oso affermare che sia una qualità alla portata di tutti, vediamo ancora con sgomento uscite che sul lato dolente della resa sonora sfigurerebbero con un demo registrato da una sgangherata garage band.
Proseguendo ad analizzare gli strumenti, troviamo chitarre degnamente rese nell'economia del plot, con le corrette impostazioni e le giuste equalizzazioni, mentre il basso, ahimè, non riesce a ritagliarsi uno spazio di rilievo, finendo, come nella maggior parte dei casi, abbandonato sullo sfondo.
Ed è un peccato, in quanto la potenza ritmica di un buon quattro corde dona alla sezione di appartenenza un senso di rotondità, profondità, varietà se vogliamo, complicato da eguagliare. Era lecito attendersi qualcosa di meglio definito nel campo degli strumenti tradizionali: non solo essi sono per la maggior parte riprodotti virtualmente, ma sovente risultano, a differenza del resto della strumentazione, approssimativi, causando più di un rimpianto.
Ultima, ma non meno importante, la voce, penetrante e velenosa, dall'impostazione originale, forse poco presente, rispetto ai contributi dati dai compagni di avventura.

Scivolando via via verso il “lato emotivo”, incontriamo le nove tracce in cui Kitab Al Warthan si articola, otto compiute a cui va sommata l'inevitabile quanto leggermente superflua introduzione, affidata ai due minuti e tre quarti di Mirath Al Shar, che tuttavia, nelle sue semplici partiture strumentali, cala alla perfezione l'ascoltatore nell'atmosfera del disco. La struttura dei brani seguenti resta, come potrebbe essere semplice intuire, schematica: dapprima una progressione armonica o una melodia impostata dagli strumenti acustici, proseguita subito dopo dalla ripresa del tema da parte dei “cugini elettrici”, che prendono sulle loro spalle il compito di condurre le danze. Saltuariamente, mi riferisco alla seconda venuta, la lunga Min Trab Al Jahel, le già precedentemente citate aperture unicamente strumentali, fanno capolino, monopolizzando la scena. Reputo questi passaggi i migliori dell'episodio qui recensito, poiché in essi è possibile comprendere maggiormente il forte legame con la terra natia, e con la necessità di affermare la propria identità artistica. Inoltre si configurano nella veste, se sfruttati a dovere, di rallentamenti dal fortissimo impatto emotivo, ricreando le condizioni per un'immedesimazione nell'opera quanto mai completa. Avete mai provato quella strana sensazione di essere nei luoghi che implicitamente vengono descritti o delineati dalla musica? Ecco, qui potrebbe trattarsi di una cosa di tal genere.
Non mancano però, a soddisfare anche coloro i quali non amano particolarmente le sognanti atmosfere orientali, momenti di vera aggressione sonora, comunque attenuata dall'uso di un particolare tipo di scala, che nel nostro sistema tonale potrebbe essere resa con un modo (il quinto) della scala minore armonica, il quale dona necessariamente colore alla successione suonata. Non è, per intenderci, plasmabile come una comune pentatonica, ma ha dentro di sé una personalità ben definita, inconfondibile. Questa caratteristica, benché moderi sì il potenziale sfruttabile nel momento in cui si desidera martellare i timpani con un po' di sano blast beat abbinato al fedele scudiero tremolo picking, contribuisce a “spostare l'orizzonte” più in là, regalando soluzioni e cadenze melodiche di comprovata originalità.
Ma che i musicisti medio-orientali abbiano talento non è una novità: gli Al Namrood hanno finora tenuto un ruolino di marcia superiore per qualità a molti altri esempi radicati in Europa, conquistandosi sul campo il diritto di diffondere la loro musica in svariati contesti, fra cui proprio nel vecchio continente, e recentemente negli USA, avendo in aggiunta un seguito discreto anche in Germania.

Riprendo un secondo il discorso riguardo alla componente folk: ho purtroppo il sentore che il buon lavoro svolto in questa sede sia un'arma a doppio taglio, perché ciò che qui è accennato, oppure può essere accolto in maniera positiva, rischia, a lungo andare, di logorarsi (è nel destino delle cose). Attenzione quindi: a mio parere è fondamentale non escludere la voce della propria patria, ma va armonizzata, ponderata, approfondita.
Non vorrei che il gruppo si adagiasse sulla riproposizione del concetto di musica tradizionale in modo terribilmente superficiale, allo stesso modo di numerose altre realtà, donando all'ascoltatore non quanto la propria nazione offre, ma quanto il cliente desidera sentire. È un rischio non da poco, che ha già fatto rotolare molteplici teste importanti.
Seguendo la stessa via, è da respingere una conformazione al modello europeo od occidentale in genere, che segue canoni evolutisi attraverso un periodo di tempo abbastanza esteso. Gli Al Namrood però si tengono ben distanti da questa deriva, dando prova di un maturo gusto melodico, che permette di sperare in positivo.

Traendo i responsi, mi ritrovo a consigliare almeno per cultura personale il presente lavoro, in quanto amplia i propri orizzonti verso luoghi e tipologie di approccio all'arte differenti. Non va preso, però, per un episodio catalogabile in strette categorie di genere, essendo esente da etichette di sorta. È, a suo modo, un esempio di come la germinazione della musica non trovi ostacoli, né di religione, né di cultura, e lo capiamo dal nome scelto dai nostri califfi: Al Namrood significa i “non-credenti”, e in un mondo vincolato alla componente islamica è una presa di posizione non di poco conto, quasi a simboleggiare l'impossibilità di catalogare l'arte stessa, e il “piano dell'essere” differente riservato agli artisti di qualsiasi genere.
Se dovessero continuare sulla strada tracciata, senza perdersi in virate commercialmente vantaggiose, ma traditrici sul piano, diciamo etico, questa band ha le qualità per imporsi, portando con sé le altre voci dei musicisti della sua terra.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
37.52 su 17 voti [ VOTA]
Doom
Venerdì 30 Giugno 2017, 13.49.16
5
Rimesso su ieri sera dopo tanto...e pensare che li conobbi anni fà proprio con questa recensione. Ma non avevo commentato. Lavoro interessante...forse il migliore della loro discografia che in seguito ha mutato un pò pelle. Su di loro mi sono già espresso sul forum. da lodare.
piggod
Martedì 31 Gennaio 2012, 20.29.25
4
Non ho ancora ascoltato quest'ultima uscita, però devo ammettere che i precedenti lavori erano piuttosto interessanti.
Ahti
Martedì 31 Gennaio 2012, 20.02.46
3
@Lambruscore....mannaggia! Nella mia edizione non c'era!
STORMLORD
Martedì 31 Gennaio 2012, 19.19.33
2
Eh eh Lambruscore, io conosco un marocchino che di cognome fa Al Namrood
LAMBRUSCORE
Martedì 31 Gennaio 2012, 19.14.40
1
esiste un'edizione limitata con un pezzo in più, si chiama " a vag a magner un bel kebab"
INFORMAZIONI
2012
Shaytan Productions
Black
Tracklist
1 Mirath Al Shar
2. Min Trab Al Jahel
3. Hayat Al Khlood
4. Ashab Al Aika
5. Al Quam, Hakem Al Huroob
6. Kiram Al Mataia
7.Ez Al Mulook
8. Bani La'em
9. Wa Ma Kan Lil Sufha Entisar
Line Up
Mephisto - bass, guitars, percussions
Ostron - keys, percussions
Mudamer - vocals

guest:
Learza- vocal
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]