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Castles - You, The Organ Grinder
( 1524 letture )
Parola d’ordine: attacco frontale a rotta di collo!! "Vedrete che piacerà…" sussurrava il manager all’orecchio di questi metallers intenti a provare in uno scantinato umido e fatiscente. I Castles menano forte, energia a palla, chitarre a grattugia, “melodie vocali” inesistenti ma solo screaming e growls, insomma un album da duri e puri puristi del metal ipervitaminizzato e casinista. La band, un duo anche se nelle foto di rito si presentano in tre, è belga e perviene all’esordio grazie alla sponsorizzazione dell’etichetta EyesOfSound Rec. You, The Organ Grinder è la loro prima incisione ufficiale e risulta di proprietà di rockers, come Brit vocalist / guitarist ed Edward Godby (fondatore dei Beecher), i quali ci sbattono sul muso vigoria, violenza sonora e ritmiche spaccaossa, una sorta di compendio tra i primi Metallica e i Pantera. Un incrocio perfetto diranno alcuni di voi. Le composizioni, a tratti, godono di onesta ispirazione, in alcuni casi però si rivelano troppo prolisse e poco focalizzate: una su tutte la breve The Reverand che nonostante il muro sonoro eretto non dice nulla di nuovo, anzi. Ci sono spunti discreti letteralmente investiti dalla ribollita del già sentito che ne inficia fortemente il risultato finale. Il foglietto informativo li definisce letteralmente: "They are rock. They are three. They are heavy. They are intense. They are drums, bass, guitar and the human voice". Tutto vero ragazzi, ma per uscire fuori dalla nicchia dell’heavy a tutti costi, a parere mio ci vuole ben altro. Soprattutto se la miscela sonora sa di stantio e di trito e ritrito. Tanti stereotipi, troppi. Started Rattling è feroce, e bagna gli alluci nella scuola dell’iper pompato heavy-trash d’annata, ci sono soluzioni dissonanti delle chitarre che appaiono attraenti, le ritmiche sono adrenaliniche, la voce strilla rocamente, ma…c’è sempre un ma. Fosse uscito vent’anni fa, un disco del genere, tutti lo avrebbero osannato; oggi i nostri appaiono, mi permetto di dire, una band tra le tante, protese pericolosamente in bilico sul profondo precipizio delle nuove sonorità mischiate alle vecchie tendenze. Che non mettono mai d’accordo nessuno.

Ottimo l’incipit di Diamond Heel, poi si scatena la solita solfa; i Castles, a parte una copertina invero oscena che non attira attenzione del curioso di turno, anzi lo allontana, tendono a dilatare eccessivamente i propri pezzi senza una direzione compiuta. Va bene dare spazio alla musicalità e all’elaborazione strumentale, ma in alcuni brani il singing è minimale e il focus viene smarrito ripetutamente. In Disputed In A, Jérome Considérant alle bacchette, scatena l’armageddon ritmico aiutato da chitarre uscite dal manicomio, ma il tutto si riduce ad un intermezzo di 1:19, insomma o troppo brevi o troppo allungati, non c’è via di mezzo. Il riff ipnotico della seguente Streets, Streams and Shallows (bel titolo) è la cosa migliore dell’intero lavoro e anche lo svolgimento, a tratti neoclassico, si fa apprezzare molto, poi arriva la mazzatona senza direzione e tutto si tramuta in scheggia che deve piacere ai metallari per le stecche sonore che la infarciscono. Un pezzo originale per la scansione, la voce strozzata entra solamente dopo due minuti, ma non convincono le troppe spezzettature. Forse una delle problematiche sta nel tempo di incisione brevissimo di questo CD: solo 5 giorni di lavoro in recording session, dal 6 al 11 di agosto 2011 negli Foel Studios gallesi di Llanfair Caereinion. Forse. Collosus Knut, ad esempio è un residuato bellico inesploso del periodo aureo del thrash mischiato con le nuove tendenze gridate a tutto velopendulo, una sorta di new-old style che non colpisce particolarmente, mentre Transylvania non lascia traccia significativa a parte un’anima spiccata dei Four Horsemen datati, quando facevano godere il popolo metal, e accenni alla Melvins; Twist Your Blood pugnala proditoriamente alle spalle spaziando, anche tediosamente, in un certo tipo di groove che conduce al nonsense. Troppe song sono state scritte con questa caratteristica, all’urlo: il nonsense è la nuova frontiera. Cosa che ovviamente non condivido. Chiude la tracklist Piramids, che si avvicina alle precedenti song e risulta ancora più dispersiva e inefficace; si va verso un sentiero senza sbocchi verso una follia di chitarre ansimanti e una drums che inquieta a tratti.

Un lavoro che potrà piacere solamente a chi ama il genere specifico, al sottoscritto le insalatissime miste con flavour di tutti i tipi non sono mai piaciute. Pare quasi che si siano messi a comporre con una modalità da tavolino: proviamo questo, mettiamoci un misurino di quell’altro, una spruzzatina di vocals così, deragliamo verso l’orizzonte bizantino e non dimentichiamo le chitarre, con quella distorsione piacciono sempre. I grandi album sono altra cosa!



VOTO RECENSORE
46
VOTO LETTORI
28.31 su 22 voti [ VOTA]
K____
Lunedì 13 Febbraio 2012, 16.06.04
1
-3???? Si può votare valori sotto lo 0?
INFORMAZIONI
2012
EyesofSound Rec.
Heavy
Tracklist
1. You, The Organ Grinder
2. The Reverand
3. I Started Rattling
4. Diamond Heel
5. Disputed In A
6. Streets, Streams and Shallows
7. Collosus Knut
8. Twist Your Blood
9. Transylvania
10. Piramids
Line Up
Brit (Voce, Chitarra)
Edward Godby (Chitarra)

Ospite:
Jérome Considérant (Batteria)
 
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