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Rival Sons - Pressure & Time
( 6268 letture )
Quest’album farà letteralmente impazzire tutti gli amanti dell’hard rock anni 70. Quante volte avete sentito o letto questo abusato incipit? Ebbene, poche storie Signori, perché stavolta è arrivato il momento: allargate le magre tasche, frugate nel più riposto antro del vostro portafoglio, rompete l’ultimo porcellino, perché Pressure & Time è l’album che stavate aspettando e di cui avete un gran bisogno e sì, voi tutti sapete di averne un gran bisogno. Musica che proviene da un altro tempo, suonata con la stessa energia, la stessa passione, la stessa ingenua carica eversiva e rivoluzionaria di allora. Humble Pie, MC5, Sir Lord Baltimore, Led Zeppelin, Mountain, Trapeze, Free. Tutti assieme a battere le mani per questo folgorante album dei Rival Sons, band di Los Angeles, curiosamente rilasciato da una quanto mai apparentemente lontana Earache Records (!) Pensate che stia scherzando? Che sia l’ennesima esagerazione di un redattore/imbonitore che cerca di spacciarvi una stanca fotocopia sbiadita per la next big thing di cartone buona per un ascolto frettoloso e sempre più deludente man mano che il minutaggio scorre e la qualità non arriva? Niente di tutto ciò. Pressure & Time è un classico immediato, un album in tutto e per tutto anni 70, ma credibile e vero, pieno di canzoni che fanno la differenza in meglio e gonfio di una carica che le produzioni odierne non sanno e non sapranno mai riprodurre. I Rival Sons ci regalano una macchina del tempo e ci invitano ad una cavalcata nelle praterie elettriche di un decennio omaggiato con una sapienza compositiva assoluta. Non sto parlando di un nuovo Led Zeppelin IV o di un nuovo Kick Out the Jams: quello che è stato in quegli anni non tornerà più ed il tempo non è passato invano. C’è sempre differenza tra chi crea qualcosa e chi lo riproduce, anche nel migliore dei modi. Eppure, dopo aver ascoltato questo disco in lungo e largo, averlo esplorato in tutto e per tutto, quello che resta è un grande album, che non può non entusiasmare. Prendete i migliori Wolfmother, i migliori The Answer, i Silvertide, i Parlor Mob, i Graveyard, insomma, prendete il meglio del retro rock odierno, quello che davvero vi aveva fatto sperare in un possibile ritorno di quelle sonorità polverose eppure mai dimenticate. Poi prendete questi Rival Sons, ascoltateli e domandatevi come avete fatto finora a vivere senza di loro. Siamo su un livello altissimo e parliamo di un album che sarebbe stato un classico anche nel 1971. Magari sconosciuto, sepolto dal tempo, uno di quegli infiniti capolavori che solo pochi appassionati venerano ancora. Ma lo sarebbe stato. Oggi, A. D. 2012 (anche se il disco è uscito già da qualche mese) sarebbe un vero delitto lasciare che questa perla resti splendente sul fondo dell’oceano, lontano dagli occhi di tanti e tanti ascoltatori nati semplicemente troppo tardi, come direbbero i Saint Vitus. Allora fatevi un piacere e fate vostro questo gioiellino di hard rock primigenio, ancora sporco di psichedelia e lambito da tentazioni funk, come da ritmiche protometal e cacofonie seventies.

Guidati da una voce che è un punto di incontro tra Eric Burdon, Steve Marriot, Ashley Holt, John Garner e perfino Jim Morrison e Robert Plant, da una registrazione volutamente low-fi e calda come un valvolare del 1969, confusionaria e sporca, ma anche avvolgente ed a sua volta protagonista, i Rival Sons ci regalano dodici canzoni incendiarie per un totale di trentasette minuti di grande musica. Proprio così: pochi fronzoli, pochissimi ghirigori di inutili note; solo ritmica, melodia e potenza di Kilowatt bradi e sensuali. Grandi assoli, cori psichedelici, Hammond, Wurlitzer e piano a profusione, tutti elementi centrali su cui girano brani quasi tutti guidati dal basso e dalla voce, con una chitarra acidissima e distorta che dà quel valore aggiunto di cattiveria tanto cara agli amanti della versione “dura” del rock. Niente di più, niente di meno. Data la brevità delle canzoni, che non impedisce però una loro caratterizzazione singola, capace di renderle ciascuna protagonista a suo modo, diventa anche inutile stilare un elenco dei migliori episodi. Mi limito a segnalare, lasciando a voi il piacere di cimentarvi nel gioco, i palesi riferimenti contenuti nei brani Save Me e White Noise. Più significativo, forse, indicare come l’album scivoli indolente, nella sua arrogante sicurezza, dal funky di matrice Humble Pie/Trapeze, al garage rock, al beat, alla psichedelia, al soul, senza che nessuna delle componenti prenda il sopravvento sulla natura di furibonda macchina rock ad altissimo voltaggio chiamata Rival Sons. Unico vero appunto che si può muovere a questo disco, oltre allo scontato e mai come in questo caso inutile accenno alla mancanza di originalità della proposta, è l’assenza di due-tre brani di livello superiore. L’alta qualità compositiva riscontrabile in tutto l’album non riesce però a garantirne il salto nell’Olimpo, proprio a causa di canzoni filologicamente splendide (basti ascoltare una Only One, che farà l’invidia di Glenn Hughes e Paul Rodgers), ma ancora mancanti del crisma proprio solo delle più grandi stelle, con l’eccezione -non piccola- della strepitosa Face of Light. Detto questo, se messo su Pressure & Time una lacrima non solca il vostro viso ed il piedino non comincia a scuotersi, allora non avete bisogno di alcun dottore (chi coglierà mai questa citazione?) perché siete già morti.

Pressure & Time è un album di hard rock’n’roll fiammante che scotta al solo toccarlo, statene certi. La sua natura di omaggio a sonorità passate è così sfacciata, scoperta, aperta e salvifica da rendere superflua ogni considerazione sulla sua totale derivazione dai dischi del periodo 1969-1972. Per una volta, lasciamo perdere questo tipo di considerazione e lasciamo che sia la musica a fare il resto. Pressure & Time è un disco da sparare a volumi esasperanti, da godere, pregno com’è di umori e ricordi legati ad una stagione tra le più belle della musica che allora si definiva “giovanile” e che oggi è diventata classic rock. Fatevi un regalo ed iniziate il viaggio, guidati da uno degli album di retro rock dell’anno (passato). Ultima nota: la copertina, non riuscitissima a dire il vero, è opera del grande Storm Thorgenson (Pink Floyd, Led Zeppelin, Black Sabbath,10cc, Dream Theater, The Mars Volta, tanto per dirne un paio).



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
60.06 su 48 voti [ VOTA]
Alex
Mercoledì 1 Gennaio 2020, 12.53.13
14
Voto dei lettori impietosamente basso. Questo è un disco assolutamente eccezionale, creativo, energico, le tracce scivolano via e nemmeno te ne accorgi. Corey Taylor lo ha recentemente definito il suo disco preferito del decennio 2010-2020. Fantastico è dir poco.
Rob Fleming
Sabato 6 Febbraio 2016, 19.07.42
13
Buon esordio con punte massime nella zeppeliniana Pressure and Time, la sorniona Only One (Free?) e l'elettrica Save me sono pezzi ottimi. 75
ozzy27
Mercoledì 18 Novembre 2015, 22.38.02
12
Li adoro! Amo i Rival Sons. Una delle migliori retro rock band moderne e questo è un discone davvero forte
Nameless
Lunedì 1 Giugno 2015, 21.18.51
11
Voto lettori davvero troppo basso, non sara un capolavoro, ma 48 non se lo merita, questo e un disco da minimo 75.
Lizard
Venerdì 10 Febbraio 2012, 18.56.57
10
Giustissimo edylc, grazie per la precisazione: il gruppo ha un disco precedente venduto solo su internet.
Edylc
Venerdì 10 Febbraio 2012, 18.34.49
9
Il primo è altrettanto bello, recuperatelo
Lizard
Venerdì 10 Febbraio 2012, 17.40.35
8
Diciamo che la matrice principale e' quella che viaggia tra Led Zeppelin/Humble Pie/Trapeze ma con un tiro ed una grinta notevoli che richiamano nello spirito le band che ti hanno colpito.
fabio II
Venerdì 10 Febbraio 2012, 17.01.26
7
Lizard questi voglio ascoltarmeli, mai sentiti nominare, se mi parli dei furore iconoclasta degli Mc5....e di bands alla Sir Lord Baltimore siamo nei reami della grande musica. C'è anche un ulteriore Buchanan, vabbè non chitarrista.... comunque. Grazie e bella recensione
marduk
Venerdì 10 Febbraio 2012, 15.41.50
6
che siano bravi è indubbio...ma non mi colpirono particolarmente...sarà perchè mi son passato tutto quel giorno con un mal di testa epico e han suonato prestissimo XD
Lizard
Venerdì 10 Febbraio 2012, 7.42.27
5
Speravo in un tuo commento Witchcraft @marduk: si' la matrice e' indubbiamente quella, ma saper scrivere grandi canzoni non lo impari col bilancino e loro sono dannatamente bravi!
Witchcraft
Venerdì 10 Febbraio 2012, 0.53.27
4
Enormi.....................
marduk
Giovedì 9 Febbraio 2012, 19.25.17
3
erano anche al sonisphere il 2 giorno mi pare....non mi erano sembrati male...ma troppo led zeppelin però
Er Trucido
Giovedì 9 Febbraio 2012, 16.58.14
2
Fa veramente strano leggere hard rock nel genere ed Earache Records nell'etichetta O_o 25 anni fa nessuno se lo sarebbe immaginato
conte mascetti
Giovedì 9 Febbraio 2012, 16.46.52
1
ho preso il disco appena uscito...forti questi ragazzi...lo ascolto molto e volentieri!
INFORMAZIONI
2011
Earache Records
Hard Rock
Tracklist
1. All Over the Road
2. Young Love
3. Pressure and Time
4. Only One
5. Get Mine
6. Burn Down Los Angeles
7. Save Me
8. Gypsy Heart
9. White Noise
10. Face of Light
11. Company Man (Bonus Track)
12. This Life on the Road (Bonus Track)
Line Up
Jay Buchanan (Voce)
Scott Holiday (Chitarra)
Robin Everhart (Basso)
Mike Miley (Batteria)
 
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