Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Falconer
From a Dying Ember
Demo

Chaosaint
In the Name of
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

13/07/20
AGONY FACE
IV Time Totems

14/07/20
INISANS/SEPULCHRAL FROST
Death Fire Darkness

15/07/20
EISENKULT
...gedenken wir der Finsternis

15/07/20
THE FUNERAL ORCHESTRA
Negative Evocation Rites

16/07/20
NOCTEM AETERNUS
Landscape of Discord

17/07/20
KANSAS
The Absence of Presence (Nuova data)

17/07/20
THYRANT
Katabasis

17/07/20
WORSHIP
Tunnels

17/07/20
SERENE DARK
Enantiodromia

17/07/20
ZOMBI
2020

CONCERTI

13/07/20
KISS (SOSPESO)
ARENA - VERONA

17/07/20
GIACOMO VOLI + EMPATHICA
THE FACTORY - S. MARTINO BUON ALBERGO (VR)

23/07/20
INSUBRIA FESTIVAL
PARCO GHIOTTI - MARCALLO CON CASONE (MI)

24/07/20
INSUBRIA FESTIVAL
PARCO GHIOTTI - MARCALLO CON CASONE (MI)

25/07/20
INSUBRIA FESTIVAL
PARCO GHIOTTI - MARCALLO CON CASONE (MI)

26/07/20
INSUBRIA FESTIVAL
PARCO GHIOTTI - MARCALLO CON CASONE (MI)

29/07/20
DROPKICK MURPHYS
FESTIVAL DI MAJANO - MAJANO (UD)

07/08/20
KORPIKLAANI
MONTELAGO CELTIC FESTIVAL - SERRAVALLE (MC)

07/08/20
SUMMER METAL 2020
LONCA DI CODROIPO (UD)

08/08/20
SUMMER METAL 2020
LONCA DI CODROIPO (UD)

Drakkar - When Lightning Strikes
( 4228 letture )
Formati in Lombardia nel 1995 ed annoverabili a pieno diritto tra i veterani della scena power metal italiana, in (buona) compagnia di Rhapsody of Fire e Labyrinth, i Drakkar pubblicano due demo tra il 1996 ed il 1997, che valgono loro un contratto con Dragonheart Records. Il primo full-length, intitolato Quest for Glory, viene pubblicato nel 1998, con il successivo e parimenti apprezzato Gemini che vede la luce nel 2000. Nonostante l'ingresso in formazione del cantante Davide Dell'Orto, al debutto su Razorblade God due anni più tardi, permetta ai Drakkar di ottenere un suono ancora più personale, potente, melodico, epico ed aggressivo, per una serie di circostanze -compreso l'abbandono in successione di due validi batteristi- la band si vede costretta a rallentare la propria attività. Bisogna quindi attendere il 2007 per rivederli all'opera sulle quattro tracce di Classified (scaricabile gratuitamente dalla pagina del gruppo su MySpace) ed il 2010 perché vengano avviate le registrazioni dell'album recensito oggi, che segna il ritorno della banda dei cinque sulla lunga distanza. Registrato e mixato dal batterista Mattia Stancioiu (Labyrinth, Vision Divine, Mandragora Scream) e masterizzato da Jurgen Lusky (Angra, Pink Cream 69), il disco solletica l'interesse della nostrana My Kingdom Music, che predispone un contratto discografico subito accettato.

Che quello dei Drakkar sia un power moderno ed articolato lo si intuisce dalle prime note di The Armageddon Machine: lungo i cinquantasei minuti di esecuzione incontreremo infatti ritmiche piuttosto varie, complesse orchestrazioni, cori alle prese con tonalità minori, parti parlate in giapponese, lunghi assoli ed intermezzi rallentati, con il vivace Stancioiu (sempre di gran classe il suo contributo, Salvation ne è uno degli esempi più ispirati) a rendere coeso il tutto con una batteria cadenzata ed in primo piano. Si intuisce che l'esigenza prevalente avvertita dai milanesi è quella di raccontare nel dettaglio, prendendosi il tempo necessario e sacrificando la forma tipica della canzone a favore di uno sviluppo più colorato ed articolato, teatrale, drammatico: l'ambizione è quella di dare vita ed artistico respiro ad un'opera rock che, forte di una trama non banale (e dagli interessanti risvolti filosofeggianti), sappia andare oltre l'etichetta di un power metal scintillante e di facciata. Mescolando con sapienza le influenze, ma senza nascondersi dietro ad esse, i Drakkar mostrano rispetto e devozione nei confronti dell'heavy metal classico e tradizionale (We Ride), citando Blind Guardian, Helloween, Jag Panzer e Vicious Rumors: allo stesso tempo When Lightning Strikes si offre all'ascolto come un concept album dalle atmosfere epiche e dai riff potenti, con una genuina attitudine metallara al servizio di una storia scritta dal chitarrista Dario Beretta. Lo sbarco degli alieni su New York ed il rapimento del pilota Hal Gardner da parte dei Guardiani delle Stelle diventano quindi l'originale pretesto per comporre un racconto affascinante, che all'interno di una generica cornice fantascientifica, alla quale non sono estranee sonorità acustiche e neoclassiche alla John Williams (Hyperspace e Day of the Gods), spazia lungo i temi della reincarnazione, dell'anima e dell'energia, della libertà e del controllo delle specie. E' vero che, come rilevato, i Drakkar pagano volentieri dazio all'heavy metal dei grandi classici: lo si avverte nelle ritmiche, nell'impostazione degli assoli, e nei suoni rotondi piuttosto che taglienti. E' altrettanto vero, però, che il gusto per la melodia ed una certa propensione prog anni settanta, che caratterizza parti nelle quali è più evidente l'intenzione di ricercare musicalmente, rendono il disco della band di Milano originale e riconoscibile. Il risultato è un power di spessore, molto attento alla sostanza ed al contenuto, formalmente corretto, ma non eccessivamente patinato, né legato allo schema (si veda la curiosa marcetta sfrontatamente incastonata in Winter Soldiers) né brillante a tutti i costi: When Lightning Strikes può invece essere definito come un prodotto complesso ma dalla musicalità accessibile, un viaggio -coerente con la sua trama- nei misteri della storia e nell'incertezza di un futuro che dipende, solo in parte, dalla volontà della specie umana. A caratterizzare ulteriormente il sound del quintetto c'è una ricerca armonica costante, per quanto frammentata: la voce di Davide Dell'Orto è pulita ed espressiva, estesa ma senza indugiare in acuti scontati che farebbero tanto “heavitalianattillato”, a suo agio nelle tonalità gutturali e sussurrate che scandiscono, ad esempio, l'inizio della potente Revenge Is Done. L'imprevedibilità di come alcuni momenti si succedono, la potenza del drumming ed un'idea di costante movimento ed ideale progressione degli eventi, rendono in modo convincente l'atmosfera del conflitto, della paura nei confronti dell'aggressore, del coraggio col quale l'eroe si lancia in una futuristica battaglia: l'album va quindi apprezzato come un intero racconto della durata di un'ora, che richiede impegno ed immedesimazione complice per essere vissuto appieno. Un'esperienza intensa e realmente sinfonica (caratteristica non strombazzata, con rara ed ammirevole sobrietà, dai nostri), coesa e rocciosa, in grado di conferire al termine “epico” un senso contemporaneo ed uno sviluppo genuino, un incidere sicuro al riparo dalle critiche di melodie prevedibili in un inflazionato e medievaleggiante ripetersi.

When Lightning Strikes è un disco pensato e sofferto, desiderato ed atteso come un figlio, instancabile tanto negli episodi più veloci quanto in quelli più cadenzati, mai statico né compiaciuto, nel quale persino agli episodi più lunghi si riesce ad attribuire un evocativo significato. E' bella la sensazione di trovarsi al cospetto di un prodotto che ha qualcosa da dire e che cerca di raccontarlo come sa, che si propone innanzitutto di suonare, ancor prima di apparire: la copertina vichinga (il guerriero disegnato da Alessandro Bragalini è il protagonista del concept nel momento in cui sta per essere rapito dalla razza aliena e solo nel suo riflesso se ne coglie la più appropriata controparte futuristica) e la band-photo archeoindustriale sembrano forse fuori luogo, quasi a dimostrare un'umiltà di fondo o, piuttosto, un parziale disinteresse per gli aspetti più commercialmente intriganti del music business. Il viaggio attraverso il quale ci conduce When Lightning Strikes è un'esperienza completa ed appagante, faticosa ed avvincente fino agli intensi minuti finali dell'accoppiata My Endless Flight e New Frontier: raro per la sua capacità di astrarci dallo scorrere quotidiano del nostro tempo, W.L.S. è fuochi artificiali e laghi ghiacciati, passato e futuro, lieto fine oppure no, fiducia cieca nelle potenzialità umane e, contemporaneamente, frustrazione per un destino che non ci appartiene. Il ritorno sulle scene dei Drakkar esprime la capacità mediterranea di metterci dentro tante cose, e frullare il tutto senza mortificare i sapori: è un disco onesto che lascia un buon ricordo, a disagio con le sue ambizioni e forse nemmeno consapevole delle sue qualità, del quale si raccomanda spontaneamente l'ascolto senza il bisogno di sottolinearne, con un sospiro di infantile sollievo, la generosa provenienza italiana.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
50.55 su 43 voti [ VOTA]
Me Stesso
Sabato 5 Gennaio 2013, 18.25.51
11
Il disco è carino ma nn è a livello di gemini voto:75
Savior
Giovedì 16 Febbraio 2012, 12.56.09
10
Questo disco non l'ho sentito..anche se indubbiamente mi incuriosce perchè mi ricordo i "mitici" Drakkar di Gemini, un disco a mio avviso veramente molto bello, che non ha proprio niente da invidiare a più blasonati act europei di power metal.
Luca Diablo
Martedì 14 Febbraio 2012, 16.30.14
9
indubbiamente i Drakkar sono molto migliorati come musicisti rispetto agli esordi anche se il voto mi pare alquanto azzardato.
witchcult
Lunedì 13 Febbraio 2012, 20.08.48
8
60 a esser buoni e a voler supportare a tutti costi il metal italiano, se no anche qualcosa in meno al voto finale
il vichingo
Lunedì 13 Febbraio 2012, 18.56.21
7
Beh, siamo di fronte ad un'onesta band Power che certo non sarà campione di originalità ma il suo "compitino" lo ha svolto bene. Canzoni come Winter soldiers e Revenge is done sono accattivanti. Certo che un 86 è alquanto esagerato (a mio modesto parere il recensore non è stato molto obiettivo nell'assegnazione del voto) ma tutto sommato si tratta di un lavoro discreto. Voto 70
Armando
Lunedì 13 Febbraio 2012, 18.42.15
6
Copertina orrenda....musica normale....voto 40....poi voglio dirvi che una recensione DEVE essere oculata e non esagerata...la recensione in se stessa è molto buona solo che le composizioni del cd sono davvero mediocri...ma oramai è da quasi un anno che leggo cose realmente poco credibili...
Sbiriguda
Lunedì 13 Febbraio 2012, 13.09.10
5
Sono d'accordo con l'analisi del recensore sull'onestà, godibilità e genuinità dell'album. Per lo stesso motivo, non posso essere d'accordo col voto altissimo che presupporrebbe anche la caratteristica della genialità, di cui obiettivamente non si trova traccia tra i microsolchi di questo disco.
dorian gray
Lunedì 13 Febbraio 2012, 10.29.26
4
voto altissimo!solo perchè sono italiani,penso.è un album da 60,piu o molto meno.mah......86 significa album indimenticabile,voglio vedere chi darà piu di 1-2 ascolti ai drakkar nella propria vita!
LAMBRUSCORE
Domenica 12 Febbraio 2012, 11.32.16
3
Ho ascoltato un paio di pezzi, devo dire che ,per me, non hanno fatto passi in avanti, penso abbiano bisogno di una buona chitarra solista, ma soprattutto di evitare la voce con tonalità troppo bassa. Per il resto non sono malvagi, ma un voto così alto, siamo obbiettivi.....
Celtic Warrior
Domenica 12 Febbraio 2012, 9.24.50
2
Gli darò un ascolto la recensione mi ha convinto !!!!
STORMLORD
Domenica 12 Febbraio 2012, 9.07.26
1
Album interessante... dato che sono italiani, doppiamente interessante
INFORMAZIONI
2012
My Kingdom Music
Power
Tracklist
1. Hyperspace - The Arrival
2. Day of the Gods
3. The Armageddon Machine
4. In the Belly of the Beast
5. Revenge Is Done
6. When Lightning Strikes
7. Winter Soldiers
8. Salvation
9. At the Flaming Shores of Heaven
10. We Ride
11. The Awakening
12. My Endless Flight
13. Aftermath - The Departure
14. Engage!
15. New Frontier
Line Up
Davide Dell'Orto (Voce)
Dario Beretta (Chitarra)
Corrado Solarino (Tastiere)
Simone Cappato (Basso)
Mattia Stancioiu (Batteria)
 
RECENSIONI
86
ARTICOLI
28/02/2012
Intervista
DRAKKAR
Il potere dei fulmini italiani
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]