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The 11th Hour - Lacrima Mortis
( 2595 letture )
Che succede a voler essere ciò che non si è?

È questa la domanda che mi ha assillato sottoponendomi all’ascolto del secondo album dei The 11th Hour del “mago” (delle pelli e non solo) Ed Warby. La voglia dello storico death-drummer, che per il suo progetto solista si occupa anche delle chitarre, del basso, delle tastiere e del clean vocalism, è quella di firmare un sound triste e malinconico di derivazione melodic-doom, tanto per conferire a Lacrima Mortis un’etichetta chiara e ben interpretabile da chiunque. Il prodotto è ben confezionato e ben suonato, ciò nonostante non riesce a colpire nel segno a causa dell’ispirazione costantemente bassa che non consente di apprezzare liriche d’impatto emotivo. Le tracce sono infatti spente, poco coinvolgenti e spesso rovinate dal cantato pulito che, insistito, disarmonizza in molti momenti l’andamento regolare (anche troppo) delle partiture. Peccato, diciamolo subito, perché in questo modo si è sprecata una delle caratteristiche su cui il buon Warby ha lavorato duramente, ossia la stratificazione dell’amalgama.

Dal lato tecnico/stilistico l’azione dei The 11th Hour è molto classica e consueta, strategia che - in teoria - avrebbe dovuto assicurare quantomeno una sufficienza abbondante: le partiture si basano sull’apporto delle sei corde che si armonizzano, frequentemente, con le keys, oltre che tra di loro (molto buono, in questo senso, il disallineamento fornito dalle due linee chitarristiche che produce notevole profondità). Il cantato gioca sullo scambio di due timbriche, quella pulita di Warby e quella distorta fornita dall’amico Pim Blankenstein, vero e proprio mastermind della scena doom olandese che finalmente approda in un progetto di medio/alta risonanza (soprattutto perché supportato dalla Napalm Records): se da un lato Pim esegue il suo “sporco” lavoro come da copione, sfruttando un ringhio corposo ed aggressivo (certamente aiutato dall’effettistica), dall’altro Ed non riesce ad edulcorare il mixage, partendo da tonalità spesso inconsuete e sfoggiando un registro “nasale” che non rafforza a sufficienza i vari brani. L’estensione zoppicante e la mancanza di una modulazione efficace fanno poi sembrare le partiture vocali davvero troppo pretenziose, aspetto che svilisce anche il Warby compositore, oltre che il cantante…
Dal lato ritmico nessuna particolare nota di merito: il basso è suonato in modo inadeguato (troppo simile al guitarism), mentre il drumming rimane costantemente lineare e semplificato, soprattutto se considerate le potenzialità di Ed (ascoltatevi un qualunque disco degli Hail Of Bullets per capire le sue virtù). Alle pelli l’ex Gorefest è come un ordigno bellico affogato nei mid e down-tempos, peraltro non interpretati (stilisticamente) nel migliore dei modi: i rallentamenti blindano infatti i rintocchi in una ripetitività arida ed inoffensiva che peraltro mal si adatta ad un doom dinamico e melodioso come quello offerto dai The 11th Hour. Pensate: mi tocca dire che Ed Warby al drumkit non fa la differenza…
Chi l’avrebbe mai detto?

Nel suo sviluppo, il sound di Lacrima Mortis richiama profondamente quello dei conterranei Officium Triste dei momenti di maggiore stanca, band che per l’appunto soffre di un’incostanza che ne ha impedito tanto la diffusione, quanto il successo nel mainstream metallico. Assomigliare a loro nei lati negativi non è purtroppo un buon presagio…
L’album è dunque una fiamma molto fioca che non riscalda a sufficienza il cuore “malato” dei tanti doomster che puntavano sul moniker The 11th Hour, nonostante il mezzo tradimento del mediocre Burden Of Grief: qualche vampata consolatrice di calore la si può trovare in The Death Of Live e Reunion Illusion, migliori elementi del platter che bastano però solo a non infossare la votazione aritmetica sotto la soglia psicologica del 55. Il resto della tracklist alterna passaggi soddisfacenti a sfiancanti giri melodici (delle chitarre, delle keys e della voce pulita) che per la loro inettitudine non rimangono nella mente nemmeno dopo decine di passaggi. I minutaggi estesi, in tipica tendenza doom, non aiutano poi a smaltire le porzioni più stucchevoli, rendendo così ancora più stantìo ed innocuo il disco. Un maggior “turnover” avrebbe probabilmente aiutato la “digestione” dei sette brani inclusi.

Per quanto mi concerne non ha più nessun senso insistere su questa strada. Ed Warby, durante gli anni ’90, ha firmato decine di brani death metal old school (egli era il principale songwriter dei Gorefest) e quello dovrebbe continuare a fare, qualora il posto di mero esecutore all’interno degli Hail Of Bullets gli stia così stretto.

Capisco la voglia di cambiare ma, a questo prezzo, è meglio non insistere.

Torna in te stesso, Ed! Ti aspettiamo!



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
22.81 su 16 voti [ VOTA]
Alex Metalheart
Giovedì 12 Luglio 2012, 15.21.29
3
Lo trovo un lavoro interessante ed evocativo, straripante di dolore e tristezza. Probabilmente troppo lungo, ma a parte questo non c'è male.
GioMasteR
Mercoledì 22 Febbraio 2012, 19.32.02
2
Concordo in pieno. Clean vocals a dir poco indigeste! Ed a mio avviso cerca di scimmiottare lo stile di Warrel Dane, provando ad introdurlo in un genere estraneo. L'idea sarebbe anche interessante, peccato che l'ascolto si trascini in questo modo.. Non riesco a capire se il pianoforte sia scordato ad hoc oppure no..
BILLOROCK fci.
Martedì 21 Febbraio 2012, 12.36.06
1
Ce l ha su con la morte questo duo, eh?!
INFORMAZIONI
2012
Napalm Records
Doom
Tracklist
1 - We All Die Alone
2 - Rain On Me
3 - The Death Of Live
4 - Tears Of The Bereaved
5 - Reunion Illusion
6 - Nothing But Pain
7 - Bury Me
Line Up
Ed Warby (all instruments, clean vocals)
Pim Blankenstein (harsh vocals)
 
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