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Enthroned - Obsidium
( 2809 letture )
Quanto incide la scomparsa improvvisa di un membro della propria band sul contesto musicale della stessa?
E' la domanda, ancora senza una risposta soddisfacente, che ho iniziato a pormi da quando ho avuto la fortuna di poter porre sul lettore l'ultima opera degli Enthroned, Obsidium.

Rovistando, come mio solito, nella biografia dei suddetti, ho preso in mano le prime uscite: il monumentale Prophecies of Pagan Fire, ancora oggi additato come pietra miliare del genere, che vide la luce in un periodo estremamente fecondo (i magici primi anni ’90) e Towards The Skullthrone of Satan, registrato senza il fondamentale apporto della mente dietro all'intero progetto, quel Cernunnos, il quale omaggiava nello pseudonimo la divinità delle selve celtica (ma anche di altre culture, il “dio cornuto” era alquanto diffuso), impiccatosi inspiegabilmente una settimana prima dell'inizio ufficiale delle registrazioni, completate con l'ausilio determinante delle trascrizioni già effettuate dal batterista-deus ex machina.
Due lavori notevoli, che, figuranti nella lista delle fatiche di un'altra realtà avrebbero permesso la salita verso il gotha del genere per meriti sul campo.

Come sappiamo, il concatenarsi di accadimenti avversi, una line-up altamente instabile (ad oggi nessun membro fondatore figura più in formazione), tour cancellati, supporti economici revocati all'ultimo minuto, impedirono concretamente che la potenza espressiva dei ragazzi di Bruxelles fosse accostabile allo status di divinità che ammantava nomi suggestivi quali Immortal, Dimmu Borgir, Marduk. Il talento, sia ben chiaro, non mancava.

Tornando d'un salto al presente, riprendiamo in mano Obsidium: quindici anni dopo il tragico evento, diciannove anni dopo la fondazione del gruppo, cosa resta di quell'equilibrio magico? Oso rispondere: nulla.
Lungi da me l'operare confronti con un'epoca dai fasti irrecuperabili, un'epoca quasi mitica, leggendaria, ma il suono degli Enthroned sembra essersi via via generalizzato, perdendo la possente dose di inquietudine che in un passato, da cui sembrano effettivamente trascorsi eoni, contraddistingueva la forma mentis del combo belga.
Non che nell'uscita odierna l'oppressione delle tenebre non si avverta sulla pelle, essendo essa oramai una caratteristica endemica.
Piuttosto, la spinta vitale è come esaurita, impantanata, alle spalle di bravura tecnica, consapevolezza dei propri mezzi, maturità artistica, non si nota nessuno slanci emotivo.
Prendiamo i brani che compongono l'album: un insieme di pezzi discreti, improntanti sull'impatto sonoro che non lesina il blast beat, quando invece agli albori si preferiva un elegante up-tempo, inspessiti da granitici break in progressivo rallentamento, in cui il basso svolge un lavoro a dir poco superlativo e coronati da una voce piuttosto espressiva, benché non dissimile da molteplici altre che passano anonimamente nelle nostre cuffie.
La velocità d'esecuzione quindi fa la parte del leone durante i quaranta minuti di Obsidium, incarnandosi nei passaggi al fulmicotone di Petraolevm Salvia, in cui la batteria è lasciata libera di incidere su nastro le oscuri pulsioni che si celano nei suoi tamburi, impedendo, proterva, alle chitarre di svolgere il proprio compito, coperte quali sono dal perpetuo abbattersi di un martello di nordica memoria brandito da fabbro Garghuf, ex membro on stage dei Gorgoroth, che indefesso, percuote le incolpevoli pelli.
E' comunque tutto il nucleo tematico a ruotare attorno al sole delle percussioni: esse scandiscono con precisione chirurgica i momenti dedicati alla atmosfere (Thy Blight Vacuum docet), dettano i tempi quando è necessaria un'iniezione di ferocia, esplodono grazie alla magistrale doppia cassa ad appoggiare la risalita dei demoni dall'Inferno.
Ma nonostante la perfezione formale si annida in me una strana percezione, che vorrei, sinceramente, scacciare, non amo avere la mente, soprattutto allorché il disco inizia ad entrarmi sotto l'epidermide (un fulmineo recitato in latino ha aiutato, lo ammetto!), ingombra di cattivi, o critici pensieri.
Eppure questo figlio illegittimo tormenta il mio sonno chimico causato dal funereo mid tempo di Oblivious Shades (parlavamo del basso? Qui si ode benissimo).
E’ sorto spontaneo il desiderio di andare oltre la patina superficiale, per raggiungere il nocciolo della proposta, superando le tentazioni sobillate dalla produzione eccelsa, dall’ artwork minuziosamente curato.
In effetti, considerando gli elementi nel complesso, la natura magmatica del songwriting del complesso belga, sembra essere irrimediabilmente perduta, sostituito da un rigore matematico, uno studio geometrico.
Obsidium in latino richiama l’idea di prigioniero. Termine adatto agli attuali Enthroned che non fanno nulla per svincolarsi dalla riproposizione di quanto, sotto altre spoglie, avevano già esposto. Una mancanza di spontaneità diventa il filo rosso che collega i diversi momenti di questo lavoro.
Si avvertono sprazzi dell'antico splendore , per esempio nel decadente arpeggio iniziale di Oracle Ov Void, oppure nella minuziosa scelta delle progressioni ritmiche ed armoniche, ma sono privi del mordente originale.
Numerosi sono i cambi di ritmo, benché l'originalità di questi non faccia urlare al miracolo (scarse invece le virate di tonalità, purtroppo abusate, vessate, torturate fino all'estremo delle forze).

Tirando le somme, cosa (mi) resta, scaduto il tempo da dedicare allo studio di Obsidium?
Una forte malinconia, per quello che i ragazzi avrebbero potuto essere e non sono diventati (e mai, ahimè diventeranno), un appagamento proveniente dalla qualità generale superiore alla media (ma non divina).
Forse vedo i buchi creati dalla dipartita delle tastiere maligne degli esordi.
Forse i capolavori dovrebbero occupare una dimensione a parte, evitando di nutrire il corso futuro della band con aspettative frustrate.
Forse non considero come Obsidium sia sotto quasi tutti i punti di vista un'opera migliore della sua antecedente (ci voleva uno sforzo minimo), l'anonima Pentragrammaton, nella quale la creatività degli Enthroned era stata soggetta a sterilizzazione forzata.
Forse lo spirito del dio dalle grandi corna ha abbandonato definitivamente la sala di registrazione, trovando meritato riposo, lasciando i suoi adepti privi di guida.

In conclusione, valuto un gradino più in su della mera, nuda, angosciosa sufficienza l'intera offerta, tenendo silenziosa la voce stridula dell'insicurezza.
Ai posteri l'ardua sentenza.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
37.6 su 15 voti [ VOTA]
Todbringer83
Giovedì 25 Ottobre 2018, 17.28.07
8
L'episodio migliore dopo la dipartita di Lord Sabathan. Sovrasta il poco felice Petagrammaton di cui salvo appena un brano o forse due. Buona e dicisa la voce di Nornagest. Discreta la varietà e la proposta del songwriting. Troppo severa la valutazione. Eleverei di almeno dieci punti in più il voto. 75
d.r.i.
Martedì 20 Marzo 2012, 12.00.51
7
Ascoltandolo cercando di non considerare i dischi passati un 75 lo darei....se mi tornano in mente i vecchi fasti concordo con la recensione per un 65.
piggod
Martedì 6 Marzo 2012, 21.33.09
6
Proverò ad ascoltarlo, grazie comunque per il chiarimento
andrea
Martedì 6 Marzo 2012, 20.25.40
5
mh. devo ancora sentirlo ma ora sono un po' titubante, lo confesso. spero comunque che dal vivo rendano bene. finalmente dovrei riuscire a vederli qua a londra con frostmoon eclipse e gorath!
Ahti
Martedì 6 Marzo 2012, 18.30.51
4
Diciamo che si avvicina un po' alla proposta di quelle uscite. Ma è il mio, qui, da utente, è un giudizio soggettivo.
piggod
Martedì 6 Marzo 2012, 15.57.07
3
Vabbé, le tastiere è da tempo che non le usano più, però se mi dite che è sui livelli di Carnage in worlds beyond e XES Haereticum lo prendo all'istante (nonostante l'assenza di Sabathan).
Ahti
Martedì 6 Marzo 2012, 15.16.27
2
Solitamente evito di "mordere" troppo sui nervi scoperti. Ma il gruppo purtroppo sta scivolando in una spirale di banalità che davvero non rende giustizia a quanto avevan suonato solo un decennio fa.
HeavyGabry
Martedì 6 Marzo 2012, 15.14.29
1
Bella recensione! Feroce... io sono rimasto al precedente (di cui ho sentito un pezzo solo tra l'altro e non mi era piaciuto moltissimo), ma se lo stile e rimasto quello allora non mi sono perso nulla credo. Peccato perché fino a "Tetra Karcist" si erano tenuti su buoni livelli!
INFORMAZIONI
2012
Agonia Records
Black
Tracklist
1. Sepulchred Within Opaque Slumber
2. Nonus Sacramentvm – Obsidium
3. Horns Aflame
4. Deathmoor
5. Oblivious Shades
6. The Final Architect
7. Petraolevm Salvia
8. Oracle ov Void
9. Thy Blight Vacuum
Line Up
Nornagest (Voce, chitarre)
Phorgath (Seconda voce, basso)
Nerath Daemon (Chitarre)
Garghuf (Batteria)
 
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