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Cinderella - Heartbreak Station
( 3832 letture )
Terzo album dei Cinderella, uscito nel 1990 per Vertigo Records, Heartbreak Station è il disco col quale la band di Filadelfia compie una scelta stilistica unica e coraggiosa, affinando il carattere più commerciale ed artificiale dei precedenti Night Songs e Long Cold Winter in favore di un approccio forse meno divertente, ma musicalmente più maturo. Diversamente premiato dalle vendite, e funestato da una serie di sfortunati eventi degna dei racconti di Lemony Snicket (dalla perdita momentanea del batterista Fred Coury ai problemi alla voce di Tom Keifer, passando per il tour di supporto compromesso dallo scoppio della Guerra del Golfo), il disco accoglie tra i suoi solchi diverse influenze della musica tradizionale americana, quasi a voler ribadire la classe autentica del quartetto: i testi si fanno più riflessivi, sottilmente ironici ed intelligenti, l'opera dimostra un carattere eclettico senza mai apparire sconclusionata, le sonorità a base di fiati e slide-guitar ci rimandano alle sicurezze della tradizione, quasi a voler trovare in essa un riparo sicuro dagli eccessi di lustrini e paillettes in voga fino a qualche mese prima.

Heartbreak Station è in splendida forma, come lo ricordavamo: è una cartolina che dipinge una stagione di cambiamenti, piuttosto che un singolo luogo della mente, è un affresco colorato di un modo di intendere la musica fatta col cuore, con il solo fine di divertire e coinvolgere emotivamente con la sua verace carica rock. L'espressione dei Cinderella è acustica e diretta, genuina ed impreziosita da venature ora funky (Love's Got Me Doin' Time) ora blues (Electric Love), irrobustita da una carica di energia, più evidente nelle atmosfere che nei suoni, che non dimentica le difficoltà e le catene, la passione di strada, le infinite e democratiche salite della vita vera. Sono sufficienti le prime note di More Things Change ad omaggiare, con una successione sintetica di strofe e ritornelli, la tradizione rock a stelle e strisce: musica senza artifici, la canzone restituisce degli artisti spontanei e corali, vero esempio di teamwork d'oltreoceano, nel quale la coesione tra i musicisti tratteggia un credibile senso del viaggio, un dinamismo che continuamente si rinnova nella sensibilità con la quale ogni strumento accompagna il cantato. L'autorità con la quale il quartetto di Filadelfia attinge alle sonorità della tradizione fanno dei Cinderella gli autori di una sorta di compendio di storia musicale, più evidente nella seconda parte dell'album, interpretato in delicata chiave hard-rock: Heartbreak Station si spinge dunque molto oltre l'etichetta di pop-metal o hair-metal, in quanto autore di una musica universale (nemmeno i suoni sono invecchiati) che la produzione pulita di John Jansen asseconda, piuttosto che declinare a favore delle mode ai tempi di Italia 90. Dalle chitarre alla Jimi Hendrix ai ritornelli avvolti in fiati di sabbiosità southern, passando per Rolling Stones, sconfinate distese country di silos granai e trattori indaffarati (One For Rock And Roll), suoni folk e piano honky alla Quireboys, l'album è un puro distillato di ispirazione, una continua illusione di spontaneità alla quale non è possibile opporre una lucida resistenza. Le melodie dolcissime e corali, interpretate dalla voce graffiante di Keifer, creano un contrasto magico che ricorda i Tesla di Jeff Keith: un riuscito matrimonio di maturo trasporto e conoscenza musicale del quale viene spontaneo fidarsi, ed in cui la complicità con l'ascoltatore è rappresentata dalla volontà di credere al messaggio e partecipare a momenti di intensità catartica, religiosa, quasi gospel (Shelter Me). Quella di Heartbreak Station è una recensione automatica, che si scrive da sola: basta ascoltare la title-track ed appoggiare le dita sulla tastiera, cogliere sensazioni che affiorano con delicatezza, rivolgere lo sguardo ai tasti e scegliere quali di loro sono in grado di restituire l'emozione, il colore, il mood ora sconfinatamente americano ora da campetto sotto casa che questa musica ispira con invidiabile candore. Tanta è la personalità del disco, che al recensore è richiesto solo lo sforzo di annullarsi, occupandosi di raccordare suoni e testi nel modo più neutrale possibile, per fare in modo che siano solo le note, di costante intensità lungo gli undici brani, a parlare. Lo spettro di emozioni evocate dalla tracklist ci racconta di un album che sa farsi ora grandissimo ora piccolissimo nel giro di una canzone: dal suono pomposo o filiforme, la band sembra solleticare con perizia qualsiasi tipo di suggestione, trasportandoci con un entusiasmo sadico, scavando nel cuore, lasciandoci per un momento soli con i ricordi, per poi salvarci con un successivo episodio più ritmato e rockeggiante. Bastano l'ondeggiare delle note ed il susseguirsi dolce delle parole ("She took the last train out of my heart") per ricordare le giornate di scuola, i pomeriggi trascorsi a contemplare gocce di pioggia sui vetri (Dead Man's Road è stata definita come la risposta a Blaze Of Glory di Bon Jovi), i viaggi in treno del sabato pomeriggio per andare in città a comprare i dischi, le delusioni per quello che -pensavamo- sarebbe potuto accadere, e gli amici che non ci sono più. Malinconia e gioia si susseguono con la leggiadria di veli candidi: basta la cow-bell di Sick For The Cure per passare indenni attraverso una commozione divertita, dal ricordo di un passato che non tornerà alla considerazione delle opportunità che la vita ci regala ogni giorno, e nonostante tutto.

Heartbreak Station, nel suo crudo realismo rock, è quindi un disco di ombre brillanti e luci crepuscolari, che riesce nell'intento di cogliere col mix delle sue componenti una via "normale" alla rappresentazione musicale, mai spiccatamente commerciale e non per questo aliena all'attitudine hard-rock che ci piace ricordare. Riascoltare questi Cinderella, contemporanei e disillusi rispetto all'incredibile successo commerciale di Long Cold Winter, porta a pensare che la polvere su questo disco non si sia mai depositata, tanto universale e più forte del Tempo è la portata del sentimento umano che esso rivela in cinquantaquattro minuti. Ecco allora che ad essere "rispolverati" da questa sezione di Metallized non sono per una volta la singola band o l'album di indelebile successo, ma piuttosto noi stessi, i ricordi che pensavamo di aver accantonato, le umane debolezze e le storie delle quali siamo stati protagonisti, o semplici comparse. E, con esse, la possibilità di riscoprire emozioni giovani attraverso le quali le note finali di Winds Of Change, come l'affetto spavaldo di un fratello maggiore, hanno ancora la capacità di accompagnarci.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
72.80 su 36 voti [ VOTA]
LUCIO 77
Martedì 14 Luglio 2020, 0.37.49
16
Ho la Cassetta.. Ha preso l'ultimo treno lontano dal mio cuore.. Solo sta canzone vale l'Album... Vedere Dal Vivo ancora meglio...
Philosopher3185
Venerdì 13 Settembre 2019, 0.21.51
15
Buon album ma non all'altezza del precedente..ha una prima parte esplosiva e una seconda troppo "soft"..
Shadowplay72
Domenica 26 Novembre 2017, 14.10.29
14
Daddo lo street metal o glam o hair metal era molto vario,cosi come lo e' stato anche il grunge o altri tipi di musica,e i cinderella vanno inseriti in questo filone!
Daddo
Martedì 12 Luglio 2016, 12.20.35
13
Leggendo termini come "glam", "Street" ecc, e vederli associati ai Cinderella, mi viene un po' da ridere. Il primo disco era puro Hard Rock americano, cromato e anthemico, con un paio di incursioni in territori Class Metal; il secondo sterzava verso il blues, pur mantenendo intatta una certa matrice Hot 'n' Heavy riconducibile all'esordio. Glam (Posion, Pretty Boy Floyd) e Street (Guns 'n' Toses, L.A. Guns, Faster) erano generi un po' diversi...
Metal Shock
Martedì 19 Aprile 2016, 21.48.15
12
Il mio secondo album preferito dei Cinderella. Si vede la maturita` raggiunta con un disco pieno di influenze diverse. Un album "americano" a tutto tondo: rock, blues, folk, country, gospel, straordinario. Shelter me la metto al pari di Gypsy road, sublime; One for r`n`r e` un`altra delle mie preferite, ma tutto l`album e` bellissimo. Voto 98
Rob Fleming
Domenica 17 Gennaio 2016, 15.16.03
11
E' strano. Se devo consigliare un album dei Cinderella penso sempre a LCW, ma se devo fare una sorta di analisi dei vari album arrivo sempre alla conclusione che, per me, questo è addirittura meglio del precedente. Il glam/street degli esordi è definitivamente scomparso. Qui (ri)vivono gli Stones di Exile, i Creedence, il blues ed il country. Bellissimo.85
roberto
Mercoledì 28 Gennaio 2015, 0.43.25
10
disco stupendo e bellissima recensione! Molto suggestiva ed emozionante, complimenti ! Per me il disco migliore dei Cinderella è questo, lontano mille miglia dalle hit da classifica del passato e dalle canzoni glam di facile presa. HS è un disco che non conosce il passare del tempo e mostra un'evoluzione di una band forse inaspettata, facendo capire anche il suo spessore.
Galilee
Venerdì 18 Aprile 2014, 15.14.22
9
X radamanthis. Long cold winter cazzone? Il primo ok, ma il secondo ha delle sonorità decisamente adulte e mature. Questo è più blues country è vero. Ma già in long cold winter di happy non ci sento più nulla. Comunque anche still climbing è una figata.
nat 63
Venerdì 18 Aprile 2014, 13.34.32
8
Bello come "Long cold winter", però più maturo,più convincente,più...importante.
blackiesan74
Giovedì 15 Marzo 2012, 20.58.21
7
Album FE-NO-ME-NA-LE!!!!!! Per me entra di diritto nella Top 10 dei dischi hard-rock più belli della storia... Non c'è un brano debole, l'ispirazione è al massimo, la produzione è perfetta per canzoni così blues; sembra di ascoltare i Rolling Stones in versione hard-rock. Eccezionale!
A-Lex
Giovedì 15 Marzo 2012, 15.11.35
6
Sono d'accordo con quanto ha scritto radamanthis qua sotto. dai cinderella i fans dopo i primi due album s'aspettavano qualcosa di simile invece ci fu un cambio non radicale ma quasi...però ad averne di dischi così...mò mica li fanno...
fabio II
Martedì 13 Marzo 2012, 10.20.55
5
Grande disco rock shuffle, percorso a ritroso dei Cindrella che partono dagli esordi alla AC/DC e finiscono dentro la tradizione americana; dal '70 rock degli Aerosmith, a toni più rurali dettati dall'honky tonk piano, honky tonk tra l'altro, in origine, è un termine usato per le distillerie di gin all'epoca del proibizionismo. Beh, più che gin i Cindrella qua sembrano aspettare, come nella pubblicità del Jack Daniel's, che il prodotto invecchi bene. Bravo Marco bella scelta
Oldmetalheart61
Sabato 10 Marzo 2012, 18.39.58
4
bello bello bello bello
Argo
Sabato 10 Marzo 2012, 18.27.06
3
Preso da poco, e lo preferisco di gran lunga al secondo, perchè lo trovo più sincero e immediato, rispetto all'altro che era ancora troppo ancorato al passato. Forse cala un pò nel finale, però canzoni come Sick for the cure valgono il prezzo dell'intero cd.
The Rock
Sabato 10 Marzo 2012, 17.36.47
2
Bell'album, inferiore ai due precedenti però.
Radamanthis
Sabato 10 Marzo 2012, 11.18.41
1
Questa band l'ho sempre apprezzata e ho tutti i dischi che conosco quasi a memoria direi...Night Songs e Long Cold Winter però, devo dire che erano di altra pasta, più "cazzoni", più easy, più divertenti...più Cinderella! Questo album è ottimo dal punto di vista musicale, meglio arrangiato e decisamente più maturo dei precedenti (come del resto il successivo e ancor più maturo Stll climbing che avrà la sfortuna di uscire in piena era-grunge tanto da vendere quasi come il venditore porta a porta delle pizze surgelate...). La pecca è che, a mio parere, oltre a una minore dose di "divertimento" nelle songs a cui la banc ci aveva abituato, nelle tracce si sente sempre meno hair metal e sempre più country e blues. Poi col tempo da me è stato rivalutato ma sarà sempre il terzo album, sia per data d'uscita che per gusti personali! Il voto è difficile da dare perchè se muiscalmente potremmo dargli un 85 dovrei abbassare il voto per ciò che erano i Cinderella di Night Songs e Long Cold Winter (che a sto punto meriterebber 95). Ora che sembra che Tom Keifer abbia risolto definitivamente i problemi alla voce (sarà poi vero?) mi auguro l'uscita di un nuovo disco, ma "cazzone" e diretto come i primi due, anche se anacronistico e troppo hair anni 80 e ciò che io rivorrei dai Cinderella!
INFORMAZIONI
1990
Vertigo
Hard Rock
Tracklist
1. More Things Change
2. Love's Got Me Doin' Time
3. Shelter Me
4. Heartbreak Station
5. Sick For The Cure
6. One For Rock'n'Roll
7. Dead Man's Road
8. Make Your Own Way
9. Electric Love
10. Love Gone Bad
11. Winds Of Change
Line Up
Tom Keifer (Voce, Chitarra)
Jeff LaBar (Chitarra)
Eric Brittingham (Basso)
Fred Coury (Batteria)
 
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