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Enthral - Obtenebrate
( 1716 letture )
Such as I was you are, and such as I am you will be. Wealth, honor and power are of no value at the hour of your Death.

Agli Enthral, trio norvegese dedito al black metal di ampie vedute, è sufficiente un attimo per delineare la forza motrice della loro quarta opera sulla distanza più impegnativa: la morte in tutte le sue accezioni.

Partire però da una frase che, oltre ad essere universalmente conosciuta come memento mori (e manifesto nichilista), è abusata fin al parossismo, essendo appunto un proverbio presente fin dal Medio Evo, non è quello che mi azzarderei a chiamare una mossa azzeccata.

Se poi, sul documento che accompagna la suddetta fatica, troviamo il minaccioso monito riguardante i settanta minuti che diventano magicamente cinquanta all’atto dell’ascolto, qualche abbozzo di scetticismo, - conosciuto con l’altisonante appellativo di “dubbio metodico” -, sorge senza difficoltà.

Vediamo in cosa consiste Obtenebrate: un’introduzione recitata, due minuti e quarantanove secondi, una prima traccia sicuramente coraggiosa, dodici minuti e mezzo, The Gospel Of Woe, la quale nella sua struttura si mostra proteiforme, complessa, a sprazzi vicina a certe divagazioni (timide) avant-garde. Scendendo con lo sguardo (e con i padiglioni auricolari), un gruppo di quattro composizioni, fra cui spiccano gli otto minuti quasi insormontabili di On To The Never, una traccia che ha in sé il talento di attrarre il fruitore, stritolandolo nelle sue volute velenose, ma che, complice uno svilupparsi a tratti incerto oppure sospeso tra la furia (della quale però non sposa la celerità con sufficiente convinzione) ed il mid-tempo (contraddistinto da statiche divagazioni strumentali), rende arduo il mantenere ad un livello decente l’attenzione. Proseguendo nel viaggio, quando la bocca comincia a storcersi in una smorfia di insofferenza, ecco giungere, parziale salvatrice, The 7th Waves, ottima nel suo rinunciare totalmente al compromesso, prefigurandosi dunque come autentica dimostrazione delle qualità della band dei fiordi. Qualche rallentamento non inficia un lavoro possente alle sei corde, pronte ad incidere le carni; le pelli giostrano con estremo piacere per l’appassionato, il quale si smarrisce in mezzo agli arricchimenti dei giri spartani, ma degnamente amministrati. A chiudere elegantemente il cerchio, la voce, uno scream ben impostato, che rimarrà una costante nelle tracce successive.

Il resto del disco, un granitico blocco marmoreo di diciotto minuti abbondanti (e scusatemi queste insistenze sulla durata!), potrebbe essere liberamente soppresso, senza che l’eliminazione forzata di Within The Tomb, Fields Of Dead, Deaths Drum, costituisca un atto incostituzionale. Questo non perché gli episodi in questione non siano, presi singolarmente, validi (in primis l’ultima del terzetto). Piuttosto in quanto non aggiungono nulla a quanto i norvegesi esprimono nella precedente ora (scadendo nella ripetizione).

Un black metal elaborato, sicuramente maturo, è quanto propongono gli Enthral coadiuvato da una preparazione tecnica discreta, sommata ad una produzione estremamente curata nonché attenta (cosa rara) alla buona resa “naturale” dei suoni, quindi rinunciando al malefico accomodamento digitale grazie al quale la dinamica è un ricordo ingiallito e sbiadito.

Un black metal declinato nella sua essenza moderna, in cui la cruenta spinta “dal basso”, tipica delle primissime creazioni, è relegata in un angolo buio e ben nascosto, benché i nostri si siano formati nel contesto dei magici ’90, e siano sulle scene dal 1996, anno di pubblicazione del demo d’esordio. Un black metal che, in linea di principio, avrebbe ottimi argomenti di cui dissertare, o con cui almeno intrattenere con successo la platea.

Un black metal, infine, che in questo lavoro, svela il suo lato intellettuale, o intellettualistico, gettando un numero imprecisato di elementi di cui tener conto durante l’ascolto, rendendo l’amalgama di difficile assimilazione. La “prosa musicale” è infatti, indubbiamente enfatica, criptica, ermetica, peculiarità che contrasta con l’impeto al dialogo con il pubblico, disorientato dalla fondamentale somiglianza di tutti gli episodi.

Nella breve descrizione della tracklist avete potuto notare come, in un’offerta ricca, solamente una piccola parte di essa abbia il vigore per imprimersi nella mente, anche in successione ad un ascolto prolungato.

È ciò che inclina pericolosamente la bilancia: intraprendendo con le migliori intenzioni la via di Obtenebrate, i settanta famosi minuti citati nell’incipit, mutano, si espandono, sembrano abbracciare tutta la stanza. Ed alla fine, sopravvissuti alla mostruosità che si dibatte nell’oceano dipinto dal trio? Incontriamo il fantasma della noia, forse del disgusto, se siete cinici.

Ribadisco in chiusura, nessun appunto da muovere agli eccellenti strumentisti, in grado di reggere con disinvoltura l’architettura sfarzosa da loro stessi innalzata, nonostante sia possibile sostenere l’accusa di prolissità (però è un peccato comune). Il problema si colloca nella struttura interna delle tracce, concepite come un unicum, e poco caratterizzate, mancanza, questa sì, di natura capitale. Un lavoro efficace in sede di post-produzione non tampona le falle, non compie (seppur ad oggi, il passo sia breve) magie capaci di trasformare un’opera che sulle spalle, novella Atlante, si porta i segni del periodare sforzato, di difficile scomposizione (inutile dire che la salvifica forma canzone, qui non trova spazio). Paradossalmente questo capitolo è, sotto alcuni punti di vista, l’apogeo della maturità artistica degli Enthral, dove, a differenza degli antecedenti, le doti espressive hanno raggiunto lo zenit, e si pone come un esempio concreto di metallo estremo, perfettamente consapevole delle realtà circostante. Peccato che tale consapevolezza sia sovente ignorata, o svilita.

Un’occasione smarrita, o se amate i paragoni calcistici, un rigore calciato alle stelle.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
39.85 su 14 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2012
Duplicate Records
Black
Tracklist
01. Obtenebrate
02. The Gospel Of Woe
03. Lay Waste The Crops
04. Pallbearer
05. Sepulchre
06. On To The Never
07. The 7th Wave
08. Within The Tomb
09. Fields Of The Death
10. Deaths Drum
Line Up
Gunnhild Bratset – Guitars
Kjetil Hektoen – Drums, vocals
Kai Åsvik - Bass
 
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