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Poison - Native Tongue
( 3825 letture )
Il glam metal, da sempre, pone gli ascoltatori di fronte ad un bivio: o si ama o si odia. E’ difficile, difatti, trovare una via di mezzo per uno dei sottogeneri più controversi del nostro amato metallo pesante, caratterizzato tanto dalla presenza di riff di chitarra riconducibili all’hard & heavy quanto a tematiche e melodie molto più easy listening ed addirittura tendenti al pop. E la stessa cosa si può dire, chiaramente, delle band che hanno fatto la storia del genere, come i Motley Crue o i Bon Jovi. Peraltro, fra i gruppi di maggior successo venuti fuori dal calderone glam, è impossibile non annoverare i Poison, gruppo originario della Pennsylvania, ma che è stato etichettato come il più classico dei quartetti hollywoodiani, con i chili di lacca ed eyeliner utilizzati dai suoi membri.

Eppure questi ragazzi, pur proponendo certamente un genere di musica smaccatamente improntato alla melodia da classifica, si sono da sempre contraddistinti per una notevole dose di autoironia (qualità che è sempre bene sottolineare, ove essa sia presente) e per l’altrettanto considerevole capacità di sfornare ritornelli orecchiabili ed indimenticabili. Tutto ciò fece guadagnare un consenso ed un seguito strepitosi ai loro primi due album in studio, Look What The Cat Dragged In e Open Up And Say..Ahh!, ma vide ottimi consensi anche per Flesh & Blood, terzo lavoro in studio che, oltre alla consueta atmosfera festaiola tipica del gruppo, introdusse anche tematiche e soluzioni musicali più mature. Tuttavia, dopo la pubblicazione del suddetto album, i Poison si trovarono di fronte all’abbandono di uno dei loro membri, il bravo chitarrista C.C. DeVille, a causa di problemi con il leader Bret Michaels e con qualche sostanza proibita di troppo. Cosa poteva fare un gruppo all’apice del proprio successo, ma che si vedeva privo di uno dei suoi membri più importanti proprio mentre il movimento glam era vicino alla sua morte, spazzato via da grunge e rock alternativo? Chiaramente i nostri amici a stelle e strisce assoldarono un altro axeman, Richie Kotzen, che sarebbe durato a sua volta poco a causa della non molto diplomatica decisione di portarsi a letto la ragazza del batterista Rikki Rockett (così dice la leggenda, almeno), ma che introdusse alcuni elementi nuovi nel sound tipico del gruppo.

Questa lunga introduzione ci porta infine ad analizzare Native Tongue, quarta fatica della band, che, per l’appunto, si caratterizza per la presenza di alcuni elementi di stampo blues e funk introdotti proprio dal nuovo funambolo della sei corde, il quale, dopo l’increscioso episodio del flirt con la ragazza del collega, avrebbe sostituito un certo Paul Gilbert nei Mr. Big. Il disco viene introdotto dalla title-track, che in realtà è una semplice intro incentrata su una partitura di batteria martellante e ripetitiva (primo segnale delle succitate influenze funky?); la prima canzone vera e propria di questo lungo full-length si ha pertanto con The Scream, che rappresenta già un’interessante divagazione rispetto al passato della band. La canzone, difatti, pur mantenendo un approccio abbastanza allegro e movimentato, si caratterizza per dei riff e per un assolo di chitarra decisamente meno diretti e molto più articolati e complessi che in passato. L’intero brano, insomma, è un palcoscenico per il buon Richie Kotzen, che può così mostrare tutto il proprio notevole background musicale, ma anche il vecchio inossidabile Bret Michaels alla voce fa scintille. Stand è un altro brano riuscito, trattandosi di una piacevole ballad dove le chitarre si mescolano a cori dall’inconfondibile sapore gospel. Sono lontani i tempi di Talk Dirty To Me, eh? Ma non abbiate timore, perché i nostri ragazzacci non si sono del tutto dimenticati da dove provengono e ce lo ricordano inserendo anche tracce più classiche come Stay Alive e Body Talk, che forse non saranno ispirate come i loro vecchi capolavori, ma risultano comunque piacevoli. Nel complesso, però, continuano a farla da padrone canzoni di concezione totalmente nuova per la band: ci troviamo così un brano ibrido fra atmosfere cathcy e blues come 7 Days Over You o l’emblematica Bastard Son Of A Thousand Blues, dove assistiamo anche all’introduzione di un’armonica nel sound della band. Oggettivamente queste nuove atmosfere non risultano sempre ben amalgamate con il classico stile dei Poison, nel senso che a tratti l’accostamento blues/funk – glam rock stona un po’, ma il tentativo è sicuramente da ammirare. Comunque, come già detto, se siete fan dello stile classico del gruppo della Pennsylvania avete egualmente tracce con cui soddisfarvi pienamente, come la piacevole ed un po’ ruffiana Ain’t That The Truth e la più classica delle ballad anni ’90, la bellissima Until You Suffer Some (Fire And Ice). Infine, se doveste aver intenzione di saggiare ulteriormente le capacità chitarristiche del nuovo membro del quartetto, potete anche saltare le canzoni che vi ho detto, compresi i loro interludi di chitarra mutati in stile funk, e concentrarvi sulla autoreferenziale Richie’s Acoustic Thang. E’ vero, il nostro da l’idea di essere piuttosto egocentrico e di compiacersi un po’ troppo…ma in fondo, se produce note piacevoli all’ascolto e per di più munite di considerevole rapidità di esecuzione, dov’è il problema?

Questo Native Tongue, in sostanza, è senza ombra di dubbio un buon album: in un’epoca in cui il glam era sul punto di esalare l’ultimo respiro, il gruppo della Pennsylvania riesce ad evolversi ed a produrre canzoni piacevoli e non eccessivamente scontate, senza per questo perdere troppo la propria identità. Al tempo stesso, però, abbiamo già evidenziato come l’accoppiamento non sia sempre ben risucito: è vero, i nostri sanno cavarsela anche quando spremono le proprie doti per creare canzoni più emozionali e ricche di pathos, ma, in fondo, i Poison che tutti noi conosciamo ed apprezziamo sono quelli festaioli e senza pensieri più che quelli intimisti e riflessivi. Non che l’evoluzione delle tematiche sia un male, anzi rappresenta certamente un punto a favore, ma va anche detto che la band ci sembra molto più a suo agio quando tira fuori il proprio lato più autentico e sincero. Questo, insomma, raffredda un po’ gli entusiasmi. Ma, come già detto, non si può non ammettere che l’album sia comunque riuscito.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
55.66 su 33 voti [ VOTA]
Andy
Martedì 17 Luglio 2018, 22.15.41
18
questo e' un notevole album che dimostro' ai detrattori che i poison erano grandi e insospettabili autori! ...il successivo crack a smile con blues saraceno e' forse ancora meglio....funk,blues, rock, ...fantastico!!!
jaw
Giovedì 8 Marzo 2018, 23.52.23
17
Nei commenti infatti anche qui il disco serio dei Poison, ed e' cosi se si snobba il glam rock, ma comunque allora il primo della serie fu bon jovi con New Jersey. Per me e' migliore di F&B. Ma per chi ha vissuto gli anni 80 sa che open up and say e' il disco codificato della band. Pero' posso sempre essere smentito
Rob Fleming
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 16.53.03
16
Kotzen è un chitarrista infinitamente migliore di CC e fin qui ci vuole poco per affermarlo. Quello che la gente non capì - grunge o non grunge - è che Stand è un capolavoro che apre nuovi scenari per il gruppo.
Galilee
Venerdì 8 Maggio 2015, 16.34.28
15
Ottimo disco, diverso dagli altri, ma decisamente valido. Il disco serio dei Poison.
roby
Martedì 10 Luglio 2012, 23.56.30
14
Grande album, che cresce col passare degli anni. Appena uscito non lo considerai bene perchè ero un ragazzino e non riuscivo ad apprezzarlo appieno. Oggi dico che è un ottimo album. Bella recensione. Un paio solo di appunti: influenza FUNKY? mah...io direi blues e in alcuni punti soul ma funky proprio no. La chitarra ha un suono molto hendrixiano, carico di feeling e allo stesso tempo Kotzen tira dei numeri incredibili su un Telecaster. Il pezzo acustico con parti velocissime in sweep sfido chiunque a rifarla pari pari... E nemmeno di glam ha molto, a me pare un robusto hard rock blues con melodie pop..il lato debole sono proprio queste melodie pop non sempre riuscite. Theatre of soul capolavoro. Comunque un disco non da meno degli altri 3... più evoluto, intimista ma di spessore. 85/100. Per la cronaca il "bravo chitarrista" CC Deville da varie riviste di chitarra è stato definito il PEGGIOR CHITARRISTA della storia del rock
blackiesan74
Mercoledì 21 Marzo 2012, 20.37.55
13
@AL... sì, sapevo della morte del buon Germano: R.I.P.
AL
Martedì 20 Marzo 2012, 10.23.05
12
quoto blackiesan... e aggiungo che Germano Mosconi non canterà più "lodi" al Signore.. è morto giorni fa....
blackiesan74
Domenica 18 Marzo 2012, 11.43.34
11
Album sconcertante, che riprende molte soluzioni di "Flesh & Blood" ma senza essere né ispirato né coinvolgente; Kotzen nei Poison è a suo agio come Germano Mosconi in chiesa a cantare le lodi del Signore. Tecnicamente un buon disco, ma i Poison non sono questi; il successivo "Crack A Smile" è molto meglio.
Radamanthis
Sabato 17 Marzo 2012, 14.18.55
10
Hi Hi Hi...Jimi che ridere!
Radamanthis
Sabato 17 Marzo 2012, 14.18.54
9
Hi Hi Hi...Jimi che ridere!
BILLOROCK fci.
Sabato 17 Marzo 2012, 13.50.55
8
ahaha strano che Khaine non abbia obbiezioni ...
Jimi The Ghost
Sabato 17 Marzo 2012, 13.46.39
7
Oh ragazzi! Io sono incluso nella Redazione D che cito tra le altre attività che ci occupiamo: ".....rapporti con l'esterno..." Io rispetto le regole... Billo il mondo è un casino, pensa le tensioni in un piccolo mondo come in una band.... Richie lo avranno massacrato....
BILLOROCK fci.
Sabato 17 Marzo 2012, 13.43.25
6
A-aha Jimi tg !! cmq fidati che in giro cè del marcio che non si vede, ed è anche peggio
Barry
Sabato 17 Marzo 2012, 13.40.46
5
Porca miseria e perché nessuno mi ha detto mai niente di questi scambi?? Grazie mille comunque
Jimi The Ghost
Sabato 17 Marzo 2012, 13.37.40
4
Barry, Richie Kotzen si è portato a letto la ragazza del batterista.....Questa è una cosa risaputa tra le donne che i chitarristi hanno un bel manico a 24 tasti da suonare e i batteristi, purtroppo per loro, hanno delle bacchettine... Chiedilo alla redazione D, a Khaine, che si occupa di chitarrismo che cosa succede dietro le nostre scrivanie A parte gli scherzi, Approfitto per complimentarmi della tua ottimissima recensione che ho letto con molto molto interesse! Jimi TG
Argo
Sabato 17 Marzo 2012, 13.26.20
3
Album che ho amato dal primo ascolto, nonostante all'epoca rimasi molto perplesso riguardo il cambio di rotta dei Poison. Ho votato 99 perchè di per se l'album è stupendo, e tecnicamente il migliore dei Poison, anche se Flesh&Blood è un capolavoro. Native Tongue mantiene tutte le canzoni ad altissimi livelli, anzi, sul finale dove di solito tutti i cd calano, qui si va veramente al top. Bello bello bello!
paolo
Sabato 17 Marzo 2012, 11.37.07
2
mi aveva deluso appena uscito, ma a distanza di anni lo apprezzo moltissimo. 77/100
Radamanthis
Sabato 17 Marzo 2012, 11.20.02
1
"Il glam metal, da sempre, pone gli ascoltatori di fronte ad un bivio: o si ama o si odia": x me si ama e questo disco non fa eccezione!
INFORMAZIONI
1993
Capitol Records
Glam Rock
Tracklist
1. Native Tongue
2. The Scream
3. Stand
4. Stay Alive
5. Until You Suffer Some (Fire And Ice)
6. Body Talk
7. Bring it Home
8. 7 Days Over You
9. Richie's Acoustic Thang
10. Ain't That the Truth
11. Theatre of the Soul
12. Strike Up the Band
13. Ride Child Ride
14. Blind Faith
15. Bastard Son of a Thousand Blues
Line Up
Bret Michaels (Voce)
Richie Kotzen (Chitarra)
Bobby Dall (Basso)
Rikki Rockett (Batteria)
 
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