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The Rolling Stones - Black and Blue
( 7051 letture )
Non credo che sia io a dovervi presentare il gruppo di cui ci occupiamo quest’oggi: stiamo parlando dei Rolling Stones, delle autentiche leggende viventi della musica: attivi ormai da mezzo secolo e per nulla intenzionati a mollare lo scettro di gruppo icona del blues rock, questi eterni ragazzini hanno attraversato intere generazioni non solo musicali, ma anche di costume e di storia, restando sempre e comunque uno dei gruppi più rispettati e di maggior successo di ogni tempo.
Del resto, poche band al mondo possono vantare una serie di canzoni straordinarie quali Satisfaction, Paint It, Black, Get Off of My Cloud, Sympathy for the Devil e potrei continuare ancora per molto. Ma tutti i gruppi del mondo, finanche i più grandi, prima o poi sentono il bisogno di variare qualche elemento all’interno del proprio sound ormai sperimentato e sicuro foriero di successo; tutti, di conseguenza, almeno una volta nella propria carriera scelgono di abbandonare la strada sicura per rischiare. E, naturalmente, una discografia sterminata come quella di Mick Jagger e soci non poteva non trovarsi di fronte ad un bivio del genere, prima o poi.
Oggi, per l’appunto, scegliamo di occuparci proprio di un album del genere. L’anno è il 1976: quattro anni prima il gruppo aveva pubblicato quella pietra miliare che risponde al nome di Exile on Main St., per poi concedersi un disco più morbido come Goats Head Soup e l’interlocutorio It’s Only Rock ‘n’ Roll.
Nell’anno in cui nasce la Apple, invece, i Rolling Stones danno alle stampe Black and Blue, disco registrato in Giamaica e che difatti presenta alcune sensibili influenze reggae. Da segnalare, inoltre, l’ormai definitivo abbandono dello storico secondo chitarrista Mick Taylor, sostituito dal più che capace Ronnie Wood.

Il disco si apre con Hot Stuff, scandita come sempre dalla fantasiosa chitarra di Keith Richards, che più avanti si produce anche in uno splendido assolo. L’atmosfera del brano è estremamente rilassata e non vi si trovano tracce del famoso blues rock grezzo e sporco per cui la band è divenuta tanto celebre; anzi, in alcuni passaggi si ha quasi l’impressione di trovarsi davanti ad un brano pop. Il tutto sarebbe sostanzialmente gradevole, ma convince poco a mio giudizio la linea vocale di Mick Jagger, assai ripetitiva.
Va decisamente meglio con Hand of Fate, che, pur mantenendosi su un piano complessivamente più spensierato rispetto al tipico stile della band, presenta al tempo stesso elementi stilistici legati inconfondibilmente alle nostre amate Pietre Rotolanti.
La prestazione collettiva del gruppo è superba nella sua semplicità ed efficacia e dà luogo, certamente, ad uno dei migliori brani presenti su questo Black and Blue. Cherry Oh Baby è il pezzo più tipicamente reggae dell’album, trattandosi del resto di una cover del musicista reggae Eric Donaldson. La canzone, come le due che la precedono, è scanzonata e senza pensieri e certamente va lodato il coraggio dei Rolling Stones nel misurarsi con un altro genere musicale.
Del resto, come già detto in precedenza, prima o poi ogni gruppo sente il bisogno di sperimentare nuove strade sonore e, in certi casi, l’evoluzione è addirittura indispensabile per il prosieguo della carriera di una band. Tuttavia, in questo caso, l’espediente funziona poco: per quanto il brano sia nel complesso simpatico, difatti, la sua estrema ripetitività rischia di renderlo quasi fastidioso all’ascolto, a meno che chiaramente non siate degli amanti sperticati del reggae. Memory Motel, che si apre col rassicurante rumore delle onde del mare, è una dolce ballad scandita dal suono del pianoforte, sulla scia di quanto proposto dal gruppo in Goats Head Soup. Anche qui gli amanti del suono sporco e maledettamente affascinante degli inglesi potrebbero restare delusi, ma stavolta non si può negare che il brano in sé funzioni ed anzi sia decisamente ben riuscito anche nella sua atipicità. Si torna su lidi vagamente reggae con Hey Negrita e nuovamente la ripetitività della traccia non giova ad una canzone che pure vede una eccellente prestazione collettiva del gruppo. Melody ci riporta all’atmosfera di Memory Motel, ma si tratta di un brano dalle tinte più blues e, per questo, per certi versi meno scontata e più interessante.
Ancor più simile a Memory Motel è la successiva Fool to Cry, l’ennesima ballad per piano di questo album molto leggero. Infine, per chiudere Black and Blue, il gruppo sceglie un brano più classico come Crazy Mama, dove ritroviamo chitarre graffianti e linee vocali sufficientemente grezze da trasmetterci nuovamente il brivido. E’ come se i Nostri volessero tranquillizzarci e dirci: tranquilli, siamo ancora noi.

Nel complesso, però, qualcosa nell’album stona. Come già detto, non si può assolutamente negare il valore di alcune tracce, la bellezza di certe soluzioni musicali, così come la validità della prestazione del gruppo (ma ci mancherebbe altro, non stiamo certo parlando dei primi arrivati).
Al tempo stesso, tuttavia, la ripetitività considerevole delle tracce non aiuta l’ascoltatore, che potrebbe a sua volta sentirsi “tradito” dalla mancanza dei tipici elementi del sound della band, presenti solo in alcuni brani come la già citata Crazy Mama. Non che i Rolling Stones debbano sempre fare blues rock per risultare affascinanti, sia ben chiaro, ma certamente è quella la loro dimensione più grande ed è lì che dettano legge. Il reggae, per quanto loro si sforzino di interpretarlo nel modo adatto, non sembra proprio per loro.
Possiamo quindi dire che Black and Blue sia un grande album? Per come la vedo io, assolutamente no. Ma, al tempo stesso, possiamo dire che Black And Blue sia un album brutto? Ancora una volta, la risposta è no.
Si tratta, molto semplicemente, di un album di transizione, con alcuni elementi poco riusciti ed alcune canzoni che, anche nella loro atipicità, risultano comunque molto gradevoli.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
60.39 su 33 voti [ VOTA]
Area
Venerdì 15 Febbraio 2019, 12.18.52
10
Dopo It's only Rock N Roll ho sempre ascoltato distrattamente ciò che é venuto dopo, questo disco invece devo dire che per me non era così male... quindi per me più che 65 direi un 75.
Litos
Giovedì 14 Febbraio 2019, 18.16.42
9
65 è proprio basso. Certo, non è uno dei migliori dischi degli Stones, e l'ingresso di Ron Wood e il conseguente riassesto della band ha la sfiga di seguire una serie di capolavori che partono da Between the Buttons e arrivano a It's only rock'n roll.. Praticamente un decennio in cui c'è veramente poco da buttare se non addirittura niente. Comunque il disco, dopo l'inevitabile shock del confronto con i precedenti, ad un ascolto più distaccato si fa apprezzare per il suo stile innovativo. Pezzi come Hot stuff, hey negrita sono assolute novità stilistiche e anche ben riuscite. Poi ci sono le ballad, un paio di pezzi stones graffianti. Insomma, a mio parere butterei via solo Cherry oh Baby (sta passione di Richards per il reggae non l'ho mai capita) e se diamo +90 ai capolavori precedenti, questo disco può benissimo valere dagli 80 agli 85.
nat 63
Sabato 1 Novembre 2014, 14.45.11
8
Non sono assolutamente d'accordo nè con il voto nè con la recensione. Gli Stones, in questo disco, si cimentano col reggae vero e proprio solo con "Cherrie oh baby"(che per di più è una cover). E devo ammettere che questo episodio non mi piace più di tanto (anche se sentir suonare gli Stones è sempre un bel sentire). Però gli altri pezzi, atipici (boh...) o meno sono fantastici: Hand of fate, Memory motel, Hey negrita, Fool to cry, Crazy mama e chi più ne ha più ne metta. Bellissimo (e ci mancherebbe altro...) disco. Per me voto 90. Gli Stones nel 1976 fecero il disco che LORO volevano fare, non quello che qualcuno voleva facassero.
Francesco
Domenica 28 Ottobre 2012, 0.10.39
7
voti
Francesco
Domenica 28 Ottobre 2012, 0.10.20
6
65 è una bestemmia! Quest'album merita come minimo 90... Ma come li date i vati?
Francesco
Lunedì 25 Giugno 2012, 15.12.35
5
Assieme a Their satanic majesties request, Goats head soup, Black and blue ed Emotional rescue è uno degli album più sottovalutati della band. Grandissimo lavoro.
Matocc
Lunedì 19 Marzo 2012, 22.03.28
4
decisamente non è un'opera immortale, ma Memory Motel e soprattutto Fool to Cry sono delle ballad bellissime. mi piace anche Hand of Fate mentre Melody sembra una di quelle jam blues improvvisate interminabili (tra l'altro apprezzabilissima)... diciamo che il debutto ufficiale di Ron Wood nella band non è passato agli annali della Storia del Rock. lo riascolto comunque volentieri, anche se Black and Blue non è nella mia top ten degli album targati Stones
fabio II
Lunedì 19 Marzo 2012, 14.10.12
3
A metà anni '70 era una prassi mischiare rock e musica nera ( anche gli Zeppelin d'altronde ), a me 'Black n Blue' è sempre piaciuto proprio per questo, suona Billy Preston, di cui almeno 'Outa Space' è epocale, anche per la costruzione del suddetto lavoro.
blackiesan74
Domenica 18 Marzo 2012, 11.34.29
2
Concordo con il recensore, album di transizione; ma importante perché qui sono presenti anche i primi elementi funky che d'ora in poi caratterizzeranno il gruppo da qui in avanti.
BLS Furlan Chapter
Domenica 18 Marzo 2012, 11.11.34
1
Ho preticamente consumato questo disco a forza di sentirlo, pertanto il mio "75" è un voto col cuore più che con la testa. Comunque pezzi come "hand of Fate", "Crazy Mama" e la stessa "Hot Stuff" rimangono dei classici di "seconda scelta", ma sempre classici! Dal vivo poi nei bootleg del tour rendono al meglio!
INFORMAZIONI
1976
Rolling Stones / Atlantic
Rock
Tracklist
1. Hot Stuff
2. Hand of Fate
3. Cherry Oh Baby
4. Memory Motel
5. Hey Negrita
6. Melody
7. Fool to Cry
8. Crazy Mama
Line Up
Mick Jagger (Voce)
Keith Richards (Chitarra)
Ronnie Wood (Chitarra)
Bill Wyman (Basso)
Charlie Watts (Batteria)
 
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