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Goatwhore - Blood for the Master
( 3651 letture )
Mi trovo a recensire i Goatwhore dopo gli Asphyx con altrettanto sommo, sommissimo godimento.
Sapete già dei Goatwhore?
Rinfrescata veloce?
Dai, avanti.

I nostri nascono nel 1997 a New Orleans; death metal band fondata dal cantante-chitarrista Sammy Duet; pubblicano 5 LP tra il 2000 e il 2012 con cadenza triennale. E ogni volta l'attesa ne è grandemente ripagata.
Tours con grandi nomi, Ozzfest, cambi di line-up, partecipazioni a colonne sonore (Namco Bandai Games): tutto in regola.
Arriviamo quindi a Blood for the Master. Un album che porta già sulle spalle un attivo storico di prodotti mai deludenti ma che fanno smalto al loro blasone.
Un album che, per chi già conosce i Goatwhore, non ha finti stupori né finte sorprese.
Ma garanzie.
Determinazione, attitudine, slancio, propensione, sincronia strumentale anche ai bassi regimi fanno di questo lavoro un manufatto degno delle nostre attenzioni.
Ci ritroviamo schiacciati da una spinta brutale di old thrash metal, black e death primordiale (per intenderci: Slayer, Bathory, Celtic Frost, Morbid Angel)
Con la loro proverbiale ferocia montano un teatro degli orrori che pur nella sua assenza di originalità, apre il sipario su un carisma, un temperamento, una solidità d'intenti che non lascia spazio alle indecisioni: per noi nostalgici, impossibile non amare quest'album.
Onesti? Onesti. Con i Goatwhore non possiamo certo rimanere incantanti di fronte al diamante tecnico.
Lo sappiamo, a loro non è mai interessato nulla di sbrodolamenti ostentati, freddi e poco efficaci (Maionchi mode on: "è bravo, ma non arriva!!")
La cura e la maniacalità esecutiva la ritroviamo nel groove, nelle pulsioni, nella lineare corrispondenza Goatwhore - ascoltatore.
Un'affinatezza musicale che fluidifica e alleggerisce le ritmiche di quest'album pesantissimo senza mai superficializzare o snellirne la violenza.
Niente di orecchiabile, nessun orpello. La genesi del metal estremo che qui straordinariamente si esprime in tutta l'essenzialità della rabbia; incrostazioni di old school death che non hanno intenzione di levigarsi con il tempo che passa, con gli album prodotti, con le mode del momento.
Una semplicità operativa tanto coinvolgente da risultare disarmante e agghiacciante.
Il songwriting è qui più ingiallito dal tempo rispetto ai precedenti lavori: i binari sui quali suona sono binari della primissima generazione thrash metal, lucente nel suo essere torbido e senza fronzoli, preciso e accattivante.
Non troviamo cadute o abbassamenti di tono, una sferragliata di selvaticità - inossidabile da 12 anni - ci assorbe inequivocabilmente nel loro sound.
Il vocalism di Falgout rimane fedele e mai insolvente al sound che ha fatto la nomea del gruppo, raschia, gratta, ferisce senza mai strafare.
Rimane scrupolosamente coordinato nel coerente gioco domino degli strumenti.
Le corde recitano riff affilati e appuntiti; non c'è traccia - e meno male - di virtuosismi con la whammy, vibrazioni onaniche sul manico o assoli quasi tastieristici sui pick up. Ci sono però assoli azzeccati, adeguati, appropriati.
Le pelli di Simmons sono robuste e autorevoli, in esemplare intesa con i colleghi: qui nessuno piscia fuori dal vaso, blast-beats soppesati, grancassa bilanciata, esperta armonia tra un sound apparentemente demodé e passaggi più attuali.
La loro struttura sostiene saldamente le chitarre, mentre un basso corposo e polposo fortifica i lotti ritmici estendendosi lungo tutte le liriche in modo omogeneo e compatto.

La produzione segue la linea semplicistica di tutto lo svolgimento dell'album. Non c'è inflessione debitoria verso alcuno strumento, è netta e consona al genere e all'atmosfera generale dell'intero prodotto.
Con la definizione di uno stile ormai affermato, convenite con me che l'impegno dei nostri non rimaneva che sulle liriche.
Canzoni ben costruite, ben formate da un baricentro stabile e senza mai essere ripetitive.
Collpase in Eternal Worth è un assalto estremo, un muro sbattuto in faccia senza preamboli o avvertimenti; When Steel and Bone Meet si ammorbidisce con influenze più classic; Parasitic Scriptures of the Sacred Word introduce il successivo brano più pesante e rallentato, In Deathless Tradition, che intimidisce con i suoi bassi regimi ai quali non siamo abituati: Simmons si destreggia abilmente in questo cambio repentino di genere e ritmo; Judgement of the Bleeding Crown prosegue con il freno a mano tirato, fino ad arrivare ad Embodiment of This Bitter Chaos, una pista maligna e ben orchestrata.
Beyond the Spell of Discontent, lirica distintiva e a tratti interiore; Death to the Architects of Heaven ci prepara all'assolo classico del seguente An End to Nothing, che ci riporta alle tinture thrash degli Slayer, ferma base sulla quale quest’assetto splende.
My Name is Frightful Among the Believers chiude l'intero lavoro mitragliando velocità altissime in un ritmo psicotico e destabilizzante.

Ieri sera, mentre ero al telefono e si parlava del più e del meno, mi ha chiesto: "e questi Goatwhore ti sono piaciuti?"
E io gli ho risposto: "sì, è un album death come deve essere un album death. Non ti prende per il culo, va diretto a quello che deve dirti, è sincero, duro, è primordiale, si sentono tutte le radici thrash, com'è giusto che ci siano. È tanta roba, anche perchè è un album che non gliene frega un cazzo di cosa tira di più o cosa vende di più. Sì, sì, billu billu!!!"
"Quindi quanto gli dai?"
"Mhà pensavo a un…"



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
35.23 su 21 voti [ VOTA]
Undercover
Venerdì 30 Novembre 2012, 14.31.19
13
fabio II c'è death primordiale e death primordiale questi sono talmente canonici che dopo due pezzi ti sei già rotto le scatole , @freedom con tutta la roba che esce, lo ripeto, è assurdo che questi abbiano un contratto con la Metalblade.
fabio II
Venerdì 30 Novembre 2012, 14.08.24
12
Ah, ok grazie Undercover, ci siamo già intesi!..però si parla di death primordiale nella rece e allora alzo le antenne. Poi sinceramente non li conosco, volevo sentire un pò.
freedom
Venerdì 30 Novembre 2012, 14.06.12
11
Dai un ascoltatina la merita...
Undercover
Venerdì 30 Novembre 2012, 14.00.52
10
fabio puoi anche evitartelo eh
fabio II
Venerdì 30 Novembre 2012, 14.00.09
9
mah con la Metal Blade ci vado piano negli ultimi anni; in campo death l'ultimo che ho comprato sono stati i Black Dahlia Murder di 'Ritual' e visto come erano stati sponsorizzati sono rimasto deluso. Darò un ascolto anche a questo, comunque.
freedom
Venerdì 30 Novembre 2012, 12.36.37
8
Fondamentalmente credo che abbiano ragione sia Undercover che Ad Astra, eppure il disco alla fine si lascia ascoltare risultando molto fluido e scorrevole, questo devo riconoscerlo, e non è poi così poco...
freedom
Venerdì 30 Novembre 2012, 12.14.07
7
Bel disco, ma non gridiamo al miracolo, non è il caso.
sans
Mercoledì 28 Marzo 2012, 12.15.07
6
Bello il disco, condivisibile la recensione, solo, trovo opinabile l'inserimento dei Goatwhore nel genere death metal.... io ci sento più l'influenza black...
brainfucker
Lunedì 26 Marzo 2012, 14.58.05
5
e pensare che sammy prima suonava con i crowbar XD
Danitallica
Venerdì 23 Marzo 2012, 20.55.08
4
Non li conoscevo,dopo aver letto la bella recensione me li sono ascoltati un po'.Belli tosti anche se un pochino blasfemi.......che paura eheh.....voto:6 al gruppo e all'album.
Breadinho
Venerdì 23 Marzo 2012, 2.30.29
3
Concordo con te Ira, un album death, un buon death deve essere diretto, senza orpelli, sincero... Non bisogna pisciare fuori dal vaso, esattamente... e ora direi che posso andare a dormire , buona notte a te Ira e a tutta la redazione che ci allieta sempre con le sue recensioni! .. ... .. .......... ... ......
Undercover
Venerdì 23 Marzo 2012, 2.04.19
2
Band su disco appena sufficiente, live piatta da morire, uno di quei gruppi che ti chiedi: perché c'hanno un contratto con tutto il ben di DIO (quello metallico) che gira? Continuano a produrre pasta e cocuzza di qualità miseramente nella media e dopo cinque dischi la domanda è sempre una WHY? Solo in America possono considerarli dei mostri, ma si sà che gli americani hanno gusti del cazzo e sono modaioli da far schifo anche per quanto riguarda il metal. Voto 60 perché prodotto bene, suonato bene e impostato alla me ne strafotto di tutti ma il risultato sempre poca cosa è.
Ad Astra
Venerdì 23 Marzo 2012, 0.26.00
1
recensione spiega tutto bene, però mi rimane sempre una unica visione su questo gruppo: tolte tutte le distorsioni e gli orpelli vari suonano hard rock , solamente velocizzato, e ancora non comprendo la loro fama... continuo nel mio vivi e lascia vivere
INFORMAZIONI
2012
Metal Blade Records
Death
Tracklist
1. Collapse in Eternal Worth
2. When Steel and Bone Meet
3. Parasitic Scriptures of the Sacred Word
4. In Deathless Tradition
5. Judgement of the Bleeding Crown
6. Embodiment of this Bitter Chaos
7. Beyond the Spell of Discontent
8. Death to the Architects of Heaven
9. An End to Nothing
10. My Name is Frightful Among the Believers
Line Up
L. Ben Falgoust (Voce)
Sammy Pierre Duet (Chitarra, Voce)
James Harvey (Basso)
Zack Simmons (Batteria)
 
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