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Marduk - Those Of The Unlight
( 7957 letture )
Ogni capolavoro ha un incipit indimenticabile: pensate ai Promessi Sposi, all’arpeggio di Stairway To Heaven, ai pochi tratti delle bozze preparatorie dei quadri dei maggiori impressionisti francesi. Qualcosa che, appena terminato di leggere, di ascoltare, di rimirare causi un inconsolabile sconforto. Non saremo mai in grado noi, comuni mortali, di replicare, anche solo in piccola scala l’opera che, fiera, si para dinnanzi a noi. Avvertiamo, addirittura, in noi il desiderio di bruciarla, sfregiarla, distruggerla, tanto sottolinea impietosa la nostra piccolezza (e la nostra assurda presunzione).
Questa “sindrome di Stendhal” mi ha colpito scorrendo il secondo passo verso il gotha del black metal degli svedesi Marduk. Premetto: non sono un adepto della divisone corazzata, ho sempre ritenuto la band meritevole di attenzione, ma non in modo quasi ritualistico, religioso: ad essere pienamente sincero, il mio animo mi trascina verso altri lidi estremi. Però il colpo al cuore generato dalle otto tracce di Those Of the Unlight rimane, indiscutibile: violenza, atmosfera, sincerità d’intenti, incoscienza convergono come ad un gran ballo. E pensare che i giovinastri erano miei coetanei all’epoca della registrazione. L’età anagrafica dev’essere proprio un dato relativo.
Ripassiamo un po’ di storia: i Marduk si formano nel 1990, per volontà di Morgan Hakansson (alias Evil), diciottenne polistrumentista dalla bizzarra personalità, nonché membro degli efferati Abruptum (dal 1991, chiamato dal misterioso IT) con il fine di portare sul palco l’entità più blasfema che i tranquilli paesi nordici avessero mai avuto l’occasione di incontrare. A distanza di un anno vede la luce il famosissimo Ep Fuck Me Jesus, dalla copertina raffigurante uno stretto abbraccio fra erotismo e vilipendio alla religione. Immagino che la ragazza di facili costumi intenta a “giocare” con il simbolo per eccellenza del cristianesimo abbia turbato i sonni di molti. Forti di questa prima fama, i nostri si chiudono in studio per registrare il primo lavoro, ancora venato di rivoli death, Dark Endless. Un’uscita discreta. Ed eccoci al 1993, l’anno domini in cui, dopo il passaggio ai transalpini della Osmose, i quattro svedesi danno alle stampe il rispolverato di oggi.
Ciò che immediatamente scuote l’ascoltatore è il talento dei Marduk dell’epoca di unire elaborati rallentamenti, costruiti attorno a granitici riff, a momenti nei quali la furia cieca - la quale subito rimanda all’origine del loro nome, la divinità omonima del Chaos nel pantheon babilonese - sembra non poter essere con nessuna modalità, limitata. Burn My Coffin è l’epitome di questa dote: l’urlo che squarcia il fruscio che intercorre fra una traccia e l’altra, preludio di una oscura cavalcata, lentamente si stempera dopo aver toccato l’apice dell’espressività, mutando in una progressione la cui guida è la componente melodica. Si tratta di un continuo dialogo fra apollineo e dionisiaco, citando Nietzsche, in cui nessuno dei contendenti riesce a piazzare la stoccata vincente, la battuta sagace. Lo stesso discorso è applicabile a Stone Stands It’s Silent Vigil, aperta da un delicato arpeggio denso di inquietudine sul quale la chitarra solista intesse pregiati, quanto semplici, ricami. È, però, solo una brezza transeunte: ben presto lo spirito della fiera erutta, reso affamato da un prolunga silenzio. Poi la ragione, barcollante, rientra prepotentemente in scena, ponendo un freno all’ebbrezza delle danze. Essa senza indugiare, riporta la composizione su binari tranquilli, posati. Cito questi due episodi per dare al lettore un’idea riguardo agli elementi di cui dovrà comprendere l’essenza. Discorso a parte meritano la poderosa, maestosa title-track, giustamente riconosciuta come uno dei picchi compositivi del gruppo, e l’insolita strumentale, Echoes From The Past, simbolo dell’eclettismo, della versatilità dei giovani musicisti. Partiamo proprio da quest’ultima: la partitura presenta un mondo atavico, accostabile alle immagini tratteggiate anni dopo dall’eremita Shaamatae, dominato dalla legge naturale, di cui l’uomo rispettava rigidamente i precetti. È un tempo felice, sereno, le preoccupazioni e gli affanni dell’”arido vero” non hanno assunto la loro tipica angosciosa fisionomia. L’atmosfera sciamanica stride, ed ecco l’ingresso delle chitarre elettriche subentrate al giro di accordi aperti, con la decadenza del costume moderno: urge un richiamo al passato di cui, tuttavia, è concesso di udire solo l’eco, un’aria lontana, scandita dai tamburi di un culto intimo. Il senso di prostrazione o di annientamento immergendosi nella struttura elementare della traccia è assicurato.
Veniamo a Those Of The Unlight: qui troverete la summa della proposta dei Marduk. Se il pianeta Terra dovesse essere colpito nostro malgrado da un’apocalisse nucleare, e si volesse salvaguardare il messaggio di quegli artisti significativi per l’evoluzione della fiamma nera, non avrei dubbi ad indicare questi cinque minuti come entità da salvare assolutamente, riposte in una capsula del tempo da affidare ai posteri.
Per sostenere un album di tal fatta è necessaria una certa destrezza, una maturità artistica non da poco. Ebbene al quartetto queste qualità non mancavano di certo, anzi le loro mani (e le loro caviglie) sembrano esser state sfiorate dalle labbra di qualche divinità a cui hanno tributato un sacrifico. Non v’è modo, neppure sforzandosi, di sostenere l’esistenza di un passaggio fuori collocazione, di un momento di stanchezza compositiva. Neppure si è nelle condizioni di criticare la produzione, meno tragica di quanto ci si potrebbe attenere, dati l’anno di uscita e la moda del periodo. I suoni, seppur non resi al meglio, hanno sufficiente rotondità, sufficiente personalità per non fondersi generando un caos primordiale di ardua decifrazione.
Un’opera alla quale trovare un difetto è una fatica di Sisifo, un’occupazione futile, un disco a cui bisognerebbe rapportarsi con la dovuta deferenza, l’adeguato rispetto, per non essere accomunati a quelle donne, che in un celebre passo del poeta americano T.S. Eliot, vagano discorrendo di Michelangelo, come se egli fosse un argomento da salotto da due soldi. Con questo non voglio attribuire un’aura di sacralità ad un prodotto che di ieratico, probabilmente, non ha nulla. Solo porre in luce sfolgorante un capitolo imprescindibile per la formazione del “colto” sostenitore del black metal. Essenziale per poter indagare le radici di un gruppo che ha segnato, e segna tutt’ora, il cammino, di un combo che ha cambiato pelle, stile, modo di rapportarsi senza rinunciare a quei capisaldi, ferocia, immediatezza, impatto psicologico, i quali contraddistinguono il metallo nero, e lo rendono, nonostante le critiche, un’esperienza difficilmente replicabile.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
84.77 su 81 voti [ VOTA]
Ezio
Sabato 11 Luglio 2020, 0.38.46
33
Ho riascoltato la discografia dei marduk di recente, pensavo che nigthwing fosse il loro lavoro migliore, ma mi sbagliavo, questo è il loro lavoro migliore e insieme a opus hanno qualcosa in più degli altri a parer mio.
Orexis
Giovedì 5 Dicembre 2019, 0.51.46
32
E' il loro secondo album, il primo è del 1992. Beh siamo nell'ottobre 1993 e prima di questo erano usciti solo 4 o 5 dischi black metal (Bathory, Darkthrone, Immortal, Burzum e l'EP dei Mayhem). Parliamo di pionieri della scena. Disco permeato da un'autentica aura black metal, oggi non più riproducibile. Stupendo. Produzione più pulita e potente rispetto ai colleghi norvegesi del tempo, ma comunque gelida e nera. Cifra stilistica unica e riconoscibile, quando senti un loro disco riconosci che sono loro. Disco dalla grande importanza storica, come anche altri album dei Marduk, per altri motivi. Voto 90.
No Fun
Giovedì 30 Agosto 2018, 21.57.20
31
Non so come sia successo ma il tipo da cui ho comprato questo cd su internet me lo ha rispedito di nuovo dopo un paio di mesi. L'ho regalato a un amico che prendeva per il culo il black metal e che sto cercando di "convertire". Gli è piaciuto un sacco. Ps se quello che mi ha rispedito il disco dovesse leggere... beh niente da fare, ormai è andato.
No Fun
Lunedì 14 Maggio 2018, 21.51.13
30
@Lisa, eh eh, ci puoi contare, anzi Opus l'ho già ascoltato, ero un po' scettico per via della cover che non mi ispirava molto Black (sembra una minchiata ma è così) ma anche questo niente da dire, gran disco, con Materialized in Stone che mi ha fatto lo stesso effetto da Black metal sciamanico di Wolves. Anzi, penso che prima o poi mi riascolto anche Panzer Division...
lisablack
Lunedì 14 Maggio 2018, 21.35.06
29
Fatti sotto con Opus Nocturne, Heaven Shall burn e Nightwing..questi "devono" essere ascoltati, sono il top dei Marduk..insieme a questo capolavoro ovviamente. A me Panzer non mi ha mai fatto impazzire..un buon disco ma inferiore a quelli sopra citati.
No Fun
Lunedì 14 Maggio 2018, 19.30.51
28
Ho scoperto i Marduk praticamente adesso. Un amico mi aveva già fatto sentire appena uscito Panzerdivision, in un periodo in cui ascoltavo altri generi, e non mi aveva detto niente. Quindi, quando una decina di anni fa ho poi cominciato ad ascoltare Black abbastanza regolarmente, ho spaziato un po' dappertutto ma i Marduk li ho sempre evitati pensando che non mi piacessero. Errorissimo. Questo album è un capolavoro e Wolves (che il recensore non cita nemmeno, perché?) è una delle canzoni più belle che abbia mai sentito, non solo Black, ha una atmosfera unica, è cupa, violenta, elegante, è un blues ipnotico per cacciatori delle foreste boreali.
Bestial Invasion 98
Martedì 10 Aprile 2018, 0.42.40
27
Ammetto che ascolto i Marduk da poco (ho ascoltato solo i primi 4 per ora) e questo è quello che più mi piace, veramente bello. Wolves, Burn My Coffin e la Title Track sono tracce tostissime. Poi mi ha colpito molto Echoes of the Past, grande strumentale, la ciliegina sulla torta dell’album. Me lo riascolterò per comprenderlo meglio assieme agli altri album già ascoltati e non dei 90s, poi vedrò se e quando ascoltare quello che è venuto dopo il 2000.
Mulo
Mercoledì 26 Aprile 2017, 16.26.07
26
Molto bello,il mio preferito insieme al successivo.
Philosopher3185
Giovedì 5 Novembre 2015, 17.16.02
25
Gran bell'album.La title track è favolosa.
RedRoger
Giovedì 2 Aprile 2015, 15.13.26
24
Lo ho scoperto da.poco. ..veramente un gran disco,pezzi come Echos form the pasta mi hanno lasciato a bocca aperta. Ed in certi momenti sarà per i suoni o per gli arrangiamenti mi ha fatto pensare ai dark tranquillity di Skidancer...ora lingua temi pure..
Nihilistic decadence
Venerdì 22 Agosto 2014, 1.57.45
23
Questi sono i Marduk, come ha già scritto qualcuno! E concordo anche con coloro che ritengono che questa band non sia stata poi così fondamentale per il genere, almeno all'epoca.. Dark endless era un buon album ma niente di così leggendario, insomma si meriterebbe un 75-80.. Il salto di qualità si ha con quest'album, un salto confermato poi da Opus nocturne: entrambi si meritano 90! Dopo, il periodo Legion, senza offesa, ma lo considero inutile, inutilmente violento e con testi veramente adolescenziali.. Nessun album da Heaven shall burn a World funeral si merita più di 60-65, anche quel tanto idolatrato Panzer division, che di Black metal ha solo il nome, ma non certo l'atmosfera.. La nuova fase con Mortuus è sicuramente inferiore rispetto ai primi tre album, ma comunque buona, considerando la sterilità del Black più ortodosso nell'ultimo decennio; insomma in voti direi 70-80..
Sambalzalzal
Mercoledì 7 Maggio 2014, 18.31.47
22
Questo ancora me lo ricordo quando uscì... una vera bastonata sui reni! Sono passati tanti anni... 21 cazzo ma spacca ancora che è una meraviglia! Questo ed Opus Nocturne sono veramente delle pietre miliari del genere!
Cons
Mercoledì 7 Maggio 2014, 18.27.16
21
Supreme black metal. Capolavoro
Goetia
Giovedì 13 Febbraio 2014, 8.30.55
20
Un vero capolavoro di tecnica black metal . Grandi Marduk!
Giaxomo
Giovedì 26 Settembre 2013, 18.58.10
19
Non voglio rubare il lavoro a coloro che si occupano delle news ma quest'album nel prossimo tour verrà suonato per intero (1993-2013), oltre al panzer division. Un must presenziare.
manaroth85
Sabato 1 Dicembre 2012, 13.29.05
18
capolavoro...A Sculpture Of The Night la mia preferita voto 85...a quando le recensioni di FUCK ME... e DARK ENDLESS????
Gian
Mercoledì 13 Giugno 2012, 14.01.11
17
a mio avviso, senza nulla togliere ai dischi moderni dei Marduk...questi mi sembrano proprio Black Metal PURO!!! irripetibili!!! voto mio: 90/100 ma è un voto che do anche a Dark Endless e Opus Nocturne
piggod
Giovedì 29 Marzo 2012, 12.04.52
16
La sola Burn my coffin vale l'acquisto dell'album. Opera imprescindibile per il black metal e uno dei massimi capolavori dei Marduk.
Bloody Karma
Lunedì 26 Marzo 2012, 14.21.38
15
Il lato più oscuro dei Marduk...il mio preferito insieme ad heaven shall burn (quest'ultimo più feroce e distruttivo)
Malleus
Domenica 25 Marzo 2012, 15.38.43
14
disco veramente splendido -Paolo Megatheriohm Ferrari
Giaxomo
Sabato 24 Marzo 2012, 21.24.19
13
Chiarissimo immaginavo..dont worry
Ahti
Sabato 24 Marzo 2012, 21.01.00
12
Mmh....spero a breve, in quanto nel sito si sente la mancanza delle recensioni riguardanti molti album d'esordio delle band di maggior rilievo. Il punto è che uscendo i rispolverati una volta a settimana, ed essendo i titoli da trattare in gran numero, ci può volere un tempo piuttosto lungo prima di avere l'occasione di scrivere riguardo ad un determinato prodotto che si desidera "riportare alla luce". Non so se mi sono spiegato.
Giaxomo
Sabato 24 Marzo 2012, 19.53.09
11
Ragazzi a quando una bella recensione dell'album di debutto dei Dark Funeral visto che siamo in tema di black di matrice svedese?
enry
Sabato 24 Marzo 2012, 19.28.35
10
Il capolavoro dei Marduk. Purtroppo, pur avendo tutti i loro dischi non mi sono mai innamorato fino in fondo della band. Ma è un discorso più ampio, eccezioni a parte (Dissection per esempio) il black svedese mi è sempre piaciuto molto meno di quello norvegese. Ottimo disco comunque.
il vichingo
Sabato 24 Marzo 2012, 14.11.28
9
Putroppo i Marduk sono una di quelle band che proprio non riesco ad apprezzare. Non disconosco la loro importanza storica ma le loro canzoni mi lasciano poco/niente...
Giaxomo
Sabato 24 Marzo 2012, 13.55.11
8
E gran recensione scusate doppio post
Giaxomo
Sabato 24 Marzo 2012, 13.52.38
7
Il 100 non basterebbe, uno dei miei 10 album preferiti, metal e non. Questi sono i veri Marduk, malvagi e con una sfumatura mistica. Da incorniciare.
Nightblast
Sabato 24 Marzo 2012, 13.41.42
6
Secondo album dei Marduk che acquistai...(il primo fu l'immenso Opus Nocturne)...Un capolavoro unico, malvagio e feroce come pochi...
Doomale
Sabato 24 Marzo 2012, 13.09.06
5
Album mitico e di grandi contenuti!! Spettacolare anche la copertina!
Undercover
Sabato 24 Marzo 2012, 12.16.29
4
Sono di parte, dei Marduk non butto via nulla.
Sorath
Sabato 24 Marzo 2012, 11.45.00
3
Forse uno dei cd black piu' belli che abbia mai ascoltato. Molto probabilmente il vero capolavoro della band svedese
lux chaos
Sabato 24 Marzo 2012, 11.24.40
2
bellissimo, per me il più bello dei marduk...capolavoro veramente
barnaba
Sabato 24 Marzo 2012, 10.36.07
1
ottimo album fondamentale per la band alla pari del successivo "opus nocturne" e "nightwing" in seguito...
INFORMAZIONI
1993
Osmose Production
Black
Tracklist
1. Darkness Breeds Immortality
2. Those Of The Unlight
3. Wolves
4. On Darkened Wings
5. Burn My Coffin
6. A Sculpture Of The Night
7. Echoes From The Past
8. Stone Stands It’s Silent Vigil
Line Up
Af Gravf (vocals, drums)
Devo (guitars)
Evil (guitars)
Bogge (bass)
 
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