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Anvil - Worth The Weight (Reissue)
( 1938 letture )
Con questo Worth The Weight siamo di fronte all'ultima delle recenti riedizioni che hanno riguardato alcuni dei lavori più significativi degli Anvil.
Come già per le due precedenti, non troviamo alcuna menzione particolare riguardo a eventuali remixaggi o nuovi arrangiamenti: i nostri ci offrono l'album praticamente come era uscito nell'ormai lontano 1992.

Il sound è quello classico che ha caratterizzato le precedenti uscite dei metallari canadesi: muri di chitarra, composizioni graffianti, ritmi serrati e riff granitici. Tutto questo godeva di una semplicità di fondo che, nelle release di quest’ultimo periodo, il combo tende a lasciarsi alle spalle, arricchendo le composizioni di intricati passaggi, che allungano i pezzi spesso anche eccessivamente. se questo occasionalmente ci regala canzoni non solo piacevoli all'ascolto, ma anche notevoli dal punto di vista tecnico, più spesso si risolve in una gran confusione che richiede più di un ascolto per essere superata. Non mancano tuttavia casi in cui queste ricercatezza nelle composizioni ci ha regalato sorprese piacevoli e memorabili.

Ne è un esempio l'oscura opener Infanticide, che si rivela uno degli episodi più riusciti del platter, ricco di cambi di atmosfera e con un groove inafferrabile. Anche la seguente On The Way To Hell si conferma su buoni livelli qualitativi pur rallentando il ritmo in favore di una struttura più compatta e solida. Bushpig, violentissima e serrata, pesca a piene mani dal thrash anni '80, anche se alla fine risulta abbastanza sconclusionata e quasi casuale e stessa cosa di può dire per il primo minuto di Embalmer, tranquillamente evitabile, anche se poi il pezzo si sviluppa in maniera piuttosto interessante. Hanno una bella carica Pow Wow, divertente fin da subito e che gode di un riffing riuscito e brillante, e Sins Of The Flesh, anche se quest'ultima non brilla per originalità. Solo in fondo alla scaletta i nostri ci presentano il pezzo più breve del lotto, A.Z. #85, che con i suoi 3 minuti ha, se non altro, il merito di apparire più spontanea rispetto alla totalità dei brani ascoltati finora. Chiude l'album Sadness/Love Me When I'm Dead, forse uno dei pochissimi casi in cui la lunghezza non è a discapito della qualità: una lunga e pregevole introduzione (unico momento di calma, dove gli Anvil lasciano per la prima volta spazio alla melodia) ci conduce in riff oscuri e passaggi claustrofobici cui i nostri ormai ci hanno abituato (e lo hanno senz’altro fatto bene).

A conti fatti, questo Worth The Weight non è nulla di speciale, niente di particolarmente brillante e niente di nemmeno lontanamente originale. Gli inossidabili canadesi si confermano ancora una volta come araldi incrollabili di un heavy metal intransigente nei canoni, abbandonando qualsiasi residua influenza hard rock in sede compositiva in favore di pezzi lunghi e bui, dove l'atmosfera che si respira è di violenza e disillusione, connotati che contribuiscono ad avvicinare questo lavoro a quel thrash di cui già si sentivano echi in lontananza nelle precedenti uscite. La spontaneità (qualità imprescindibile, nell'arte della musica) va scemando in troppi episodi, tuttavia complessivamente l'album risulta godibile e non deluderà di certo i fan degli Anvil e dell'heavy metal in generale, anche se gli uni e gli altri concorderanno sul fatto che il periodo “classico” dei nostri è giunto al termine ed i tempi d'oro sono ormai passati.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
53.14 su 21 voti [ VOTA]
Aceshigh
Mercoledì 11 Marzo 2020, 9.31.30
2
L’album con cui gli Anvil inaugurano gli anni Novanta, che per loro saranno anni di forte crisi (vedasi il documentario The Story of Anvil). Con questo disco, composto con una line up scricchiolante (Allison se ne era andato, sostituito dal poi Overkill Marino, e Dickson se ne andrà dopo quest’album), cercano di proporre qualcosa di diverso rispetto al solito. Sound più cupo e pesante, pezzi più complessi (5 su 8 superano i 6 minuti), pur mantenendo riconoscibile il marchio Anvil a livello di melodie e riff. A volte fanno centro (Infanticide, Pow Wow, Bushpig), altre volte un po’ meno. Nel complesso è un album discreto, si fa ascoltare, più o meno come i due successivi. Reiner sempre sugli scudi. Voto 74
blackiesan74
Martedì 10 Marzo 2020, 10.11.45
1
È un po' che non lo ascolto, ma ricordo che all'epoca dell'uscita mi aveva sorpreso perché era un album praticamente thrash; d'accordo che col thrash avevano sempre più o meno flirtato, ma con questo disco l'indurimento è ancora più esplicito. Devo riascoltarlo.
INFORMAZIONI
2011
SPV Records
Heavy
Tracklist
1. Infanticide
2. On The Way To Hell
3. Bishpig
4. Embalmer
5. Pow Wow
6. Sins Of the Flesh
7. A.Z. #85
8. Sadness/Love Me When I'm Dead
Line Up
Steve Kudlow (Voce, Chitarra)
Sebastian Marino (Chitarra)
Ian Dickson (Basso)
Robb Reiner (Batteria)
 
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