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Monolithe - Interlude Second
( 1338 letture )
Tornano i Monolithe: a 5 anni di distanza da Interlude Premier, i nostri si ripresentano con un nuovo mini intitolato Interlude Second che - almeno dal titolo - dovrebbe rappresentare la logica prosecuzione del precedente lavoro.
Il gruppo francese, per chi avesse la memoria corta, è già attivo da 9 anni, ed è capitanato dal buon Richard Loudin (già vocalist dei Despond) che fino ad oggi con questo moniker ha dato alle stampe 2 full lenght album, un singolo ed il presente ep con soli 2 brani ma dalla generosa durata di circa 35 minuti.

Formalmente l'album è ineccepibile: ottima la registrazione, perfetto il drumming, tutto il resto è confezionato in modo tale da presentare un prodotto competitivo sulla scena doom internazionale; se invece si guarda con attenzione allora le cose cambiano, infatti - da un punto di vista strettamente personale - ritengo di essere al cospetto di un lavoro "di maniera", poco spontaneo e freddo. Molto freddo!
E' come se fossimo di fronte ad un'opera talmente perfetta e ben fatta da perdere la sua componente di spontaneità che la renderebbe reale, lasciandola come un qualcosa di premeditato ed inespressivo. Sicuramente qualcuno avrà di che dissentire su quanto da me appena scritto, e questo è perfettamente lecito, in quanto tengo a sottolineare che si tratta semplicemente di sensazioni che hanno reso l'ascolto di questo maxi ep un'impresa assai ardua.
Chi mi conosce sa bene che sono orientato verso forme di musica ben più ortodosse, e che tengo sempre a specificare a che tipo di pubblico possano essere rivolti i lavori che vado di volta in volta a recensire. In questo caso, pur avendo ascoltato ripetutamente il disco, fatico ad inquadrare il tipo di ascoltatore che possa appassionarsi a questo genere di musica.

I Monolithe del 2012 propongono un genere che, partendo da una base doom Skepticism-oriented, ingloba in sé influenze molto differenti tra loro, come il death metal tecnico, la fusion e qualcosa anche del progressive che, in special modo per quel che riguarda le percussioni e i sintentizzatori, arriva a sfiorare livelli tecnici ben al di sopra della maggior parte delle bands del genere, pur rimanendo sempre su dei territori di confine.
Il risultato - per quanto originale - non sortisce l'effetto desiderato: si rimane sempre ad un passo dal colpaccio che però non arriva mai. Il problema più grave è il fatto che, come si diceva in apertura, si fatica a capire chi sarà il destinatario di questo lavoro: non suona come un album funeral doom, non si tratta di doom/death canonico né tantomeno gothic doom o roba atmosferica, di contro è troppo tecnico per appassionare gli estremisti del doom e troppo lento per appassionare gli amanti della tecnica; insomma, si finisce per non accontentare nessuno nella vana ricerca del nuovo a tutti i costi.

L'ascolto di Interlude Second si apre con la lunghissima Harmony of Null Matter - Section 1, la quale si rivela sin da subito un brano lentissimo, come se si trattasse di un'interminabile intro che non vuole mai decollare, che cresce, cresce ma che non esplode mai. Altro problema di notevole importanza è quello della cosiddetta forma-canzone: non tutte le bands hanno la capacità di saper gestire un minutaggio così importante e di saper mantenere alta l'attenzione dell'ascoltatore. Nella scena doom odierna, pare sia diventata una corsa a chi concepisce il brano più lungo ed estenuante, ma solo in pochi riescono a tenere sotto controllo l'evoluzione dello stesso, magari slegandolo dalla tradizionale forma intro-strofa-assolo-ritornello-strofa-finale, ma comunque capaci di concepire un inizio, una parte centrale ed una coda.
Se ad esempio i maestri Esoteric ci hanno insegnato che l'effettistica assume un ruolo fondamentale nell'economia dei loro brani, altre bands come i mai dimenticati Unholy ci abituarono a lunghe partiture ipnotiche veramente stranianti, oppure ancora i Mournful Congregation all'utilizzo di interminabili soluzioni acustiche (senza poi parlare dello stoner, che ha fatto dell'ossessività un cavallo di battaglia), come vedete, i modi per concepire brani lunghi ed interessanti sono parecchi, ma è sempre indispensabile mantenere un punto di contatto con la terra ferma per non rischiare di perdersi tra le nuvole.

Decisamente migliore la seconda Section 2, un pezzo che gode di una struttura decisamente più convenzionale, grazie alla quale riesce a donarci momenti anche abbastanza interessanti e finalmente fruibili. Il brano è impercettibilmente più lento del precedente ma, come si diceva, la lentezza non è una delle caratteristiche salienti di questa band, mentre invece il lavoro di synth che sorregge tutta la struttura orchestrale è sicuramente degno di nota, così come lo è il drumming che spezzetta tempi quadrati e passaggi molto contorti, e la cosa potrà sicuramente attirare l'attenzione di qualcuno.

Giungendo alle conclusioni, è sempre problematico tradurre i pensieri in numeri, in quanto, se dovessi semplicemente attenermi alle sensazioni che mi hanno suscitato questo Interlude Second, dovrei proprio rimandare la band; dovendo invece fare un resoconto della storia dei nostri, delle notevoli doti tecniche e di tutte le altre tessere che compongo il puzzle, allora il voto risale a livelli d'attenzione.
In attesa di un album più ispirato!



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
31.09 su 11 voti [ VOTA]
foda
Sabato 22 Giugno 2013, 20.59.40
3
ottima recensione!!!!
Ubik
Mercoledì 4 Aprile 2012, 14.40.19
2
Di loro conosco sia i due full-lenght (I ottimo mentre II un pò meno) sia il precedente ep anche se l'ho ascoltato poco. A questo darò un'ascoltata al più presto.
Mickey
Sabato 31 Marzo 2012, 17.35.12
1
Non l'ho ancora sentito,ma so che il cantante dei Blut Aus Nord era nel gruppo...
INFORMAZIONI
2012
Autoprodotto
Doom
Tracklist
1. Harmony Of Null Matter - Section 1
2. Harmony Of Null Matter - Section 2
Line Up
Richard Loudin (vocals)
Sylvain Bégot (guitars, keyboards, programming)
Nicolas Chevrollier (guitar)
Benoît Blin (guitar)
Marc Canlers (bass)
 
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